da marco foppoli » mercoledì 17 ottobre 2007, 11:16
A corredo di quanto sopra, rilevo dallo "Stemmario Veneziano Orsini De Marzo" - peraltro fonte non citata delle due ultime illustrazioni immesse da "San Marco" in questo topic - quanto a proposito della dolce scrive l'amico Niccolo' Orsini De Marzo, nel suo magistrale saggio, "Ex oriente heraldica, considerazioni sull'araldica veneziana", al paragrafo "Bestiario veneziano di terraferma", p. XXV:
« (...) gioverà segnalare la presenza di un animale chimerico, la dolce, che Antonio Manno nel suo Vocabolario araldico ufficiale (Roma, 1907, ad vocem) dice tipica dell’araldica veneta e dalmata[1], e che altro non sarebbe che una golpe (nome che anticamente veniva pure dato alla volpe, anche in Machiavelli[2]) “rampante e, talora, soffiante fiamme”: questo animale è, come naturale, presente nell’arme, parlante, dei Dolce (p. 70) e pure[3] dei Bolpe (p. 15), ma anche in quella dei Griego (p. 104), dei Maiman (p. 140), dei Pisani (p. 159[4]) e probabilmente[5] in quella dei Lugnani (p. 115); pure un ramo dei Da Mosto, secondo il nostro codice[6], abbandonò l’arma comune agli altri rami: “fo uno S[er] Antonio da Mosto, che volse levare una Dolce, azura con tache zale, nella arma, come fina hora portano alchuni da Cha da mosto”: identica a quella dei citati Maiman che son detti “Signori de Friuli” e di cui ignoriamo gli eventuali rapporti genealogici che la comunanza di stemma potrebbe far sospettare. Analoga alla dolce è infine la zane: così gli Zani (p. 197) portano questa nella propria arme parlante, mentre gli Zanchani (p. 199), fra le due sillabe del proprio nome, paiono aver optato per “el can”.
[1] In realtà, fra quelle qui ricordate, sono di più le famiglie indicate come originariamente estranee a queste aree.
[2] Celebre il passo (capitolo XVIII) in cui il Segretario Fiorentino istruisce Il Principe sul delicato punto In che modo e principi abbino a mantenere la fede: «Sendo adunque uno principe necessitato sapere bene usare la bestia, debbe di quelle pigliare la golpe e il lione; perché il lione non si defende da' lacci, la golpe non si difende da' lupi. Bisogna, adunque, essere golpe a conoscere e lacci, e lione a sbigottire e lupi.»
[3] Si tratta di voce dialettale veneta.
[4] Qui evidentemente vanno invertiti gli stemmi raffigurati alla destra delle due voci identiche: poiché quello inferiore non raffigura “la dolce biancha in Campo azuro”, ma un leone dall’uno all’altro, mentre è l’altro stemma che raffigura l’animale chimerico.
[5] Ove però sarebbe raffigurata uscente dalla partizione.
[6] L’arma è raffigurata alla pagina 83.»
Saluti.
Marco Foppoli