da Antesterione » lunedì 24 settembre 2007, 22:52
Mi ero anch'io espresso già più volte riguardo all'uso del titolo di Cavaliere e della "natura" del Cavalierato.
Una volta proprio in un thread dedicato ai Cavalieri di Colombo mi pare aver sottolineato (non per "citarmi" ma perché il tema mi è sempre stato particolarmente caro) come ormai (sfortunatamente) gli stessi Pontefici usino (riconoscendolo indirettamente) con imprudenza questo titolo e "trattamento" per mere associazioni.
Anch'io mi chiedo se prima o poi, (visto lo squalificarsi di questi titoli), non si finisca per leggere anche di "Principi di X" e "Sovrani di Y", associazione onlus, e non si riesca a farsi appellare con questi titoloni anche da un pontefice... magari appellandosi poi alla "consuetudine".
La consuetudine di "appellare" dei membri di associazioni come "cavalieri" si è fatta di un tale peso che la parola "cavalieri" ormai compare in numero ben minore nelle parole ufficiali rivolte ai veri Ordini Cavallereschi... Mentre invece per gli altri...(suggerisco una veloce ricerca sul sito vatican.va)
Che dire...
Per tornare in tema, il mio pensiero è il seguente:
Questa Militia Templi a mio avviso semplicemente non inventa una successione di gran Maestri (peraltro impossibile), del resto non ne ha bisogno nel momento in cui ha ottenuto un riconoscimento dalla Chiesa Cattolica e non parla esplicitamente della propria fons honorum, ma non posso che notare come per i templari, tuttavia, solitamente basti riallacciarsi probabilmente alle gesta ed alla memoria, nei simboli e nelle insegne, per essere considerati "cavalieri" per eccellenza... nella "cultura popolare"....
Che si tratti di neotemplarismo però, non c'è dubbio. Anzi. Si parla, nel loro sito di "Restaurazione" (come già sapientemente sottolineato). Ciò significa che avuto il riconoscimento per diritto diocesano e affermata l'assenza di una continuità di gran maestri (non ve n'è bisogno se si parla di "restaurazione"...), i professi e gli aderenti a questo Istituto ritengono di costituire il sostanziale ritorno di questa "militia" estinta. Una sua rinascita (e dunque anche una essenziale continuità). Magari potranno anche sostenere il concetto del "cavalierato di spirito" (!), ma non cambia molto alla sostanza. Un riuscito tentativo per legittimare un'associazione neo-templare. Che ora almeno, (e questo è positivo) può essere disciplinato dagli Ordinari. Per poter lucrare legittimamente di qualcosa di più di un semplice appellativo però, ce ne vuole... anche se "nella gente comune" e nell'innumerevole schiera di appassionati... certamente lucreranno un certo "status"...
Castellano, (o.p.) e Bonicelli (già ordinario militare) (conosciuti entrambi personalmente) condividevano in parte una certa visione della figura "episcopale" e soprattutto hanno guidato una realtà divenuta ormai difficile, ove piuttosto "disperatamente" , si cerca di richiamare la gente nella realtà ecclesiale (problema che si ripercuote sulla cronica carenza di vocazioni e di sacerdoti). Una realtà che riflette le estese problematiche della comunità ecclesiale nell'occidente, dove si rende necessario riscoprire ogni ruolo nella vita della Chiesa, non solo quello dei "Cavalieri" (quelli veri).
Da questo punto di vista , che si tratti del trattenere "nell'ovile" una spinta religiosa locale che si era umilmente rivolta al proprio pastore? E/o un tentativo di passare... "alla storia"!?
Questo non posso saperlo ma è il quesito che il mio limitato (curioso e anche un po' ironico) pensiero si pone!
Prima o poi, come dire, qualcuno ci sarebbe riuscito... la persona giusta che si rivolge alla persona giusta nel posto adatto e nell'epoca favorevole.
Mi pare che il Cavalierato in una progressiva generalizzazione (e banalizzazione) e riscoperta stia tornando a ricoprire "popolarmente" dei significati ancestrali che ben si oppongono alla decadenza dei costumi e dei valori di quest'epoca, ma al contempo, nel perdere (raramente) il suo alle volte eccessivo e stonato legame con nastri, gioielli, mantelli, finisca per perdere anche il suo legame con il diritto, appunto, "nobiliare-cavalleresco", che tuttavia mi pare dovrebbe esserne parte integrante e fondante. Diritto che solo può garantire la sopravvivenza e la continuità con il passato e che, a mio umile avviso, non può essere sostituito da altre forme di diritto e legittimazione (tentativo al quale costantemente assistiamo).
In generale, una restaurazione, quella del "Cavaliere senza macchia", che soffre dei vizi e delle contraddizioni di questo tempo.
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Visto che, per tornare allo specifico di questa realtà ecclesiale, godono di un certo riconoscimento, mi auspico che con la guida dell'Ordinario, possano usare al meglio questa possibilità per fare del bene nella Chiesa di Dio, in particolar modo nella diocesi in cui hanno ottenuto questa possibilità. Senza cadere nella tentazione di voler "mostrare la via" agli autentici Ordini Cavallereschi. Riconoscendo che i piani di Dio ci sono ignoti, mi auspico che la loro presenza possa portare un qualche frutto e che magari possa servire a recuperare almeno il concetto di cattolicità che molte associazioni neo-templari non solo non considerano, ma addiruttura sconfessano.
Prego infine perché il Cavalierato, quello degli Ordini Autentici invece, sia riscoperto e ricomunicato con entusiasmo da chi sente tale vocazione, perché alla "dignità", le insegne ed i mantelli sia sempre unita la "consapevolezza" ed il desiderio di testimoniare con coerenza. Solo così, forse, la credibilità non sarà retta da semplici diplomi e riconoscimenti, ed il concetto di Cavalleria sarà più chiaro per i nostri interlocutori. Traggo da un grande Ordine il motto della Carità della Verità. Una carità che non andrebbe mai dimenticata...
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Antesterione il martedì 25 settembre 2007, 9:01, modificato 1 volta in totale.
A l'heure où le mal a si souvent droit de cité parmi les hommes, et jusque dans les plus hautes institutions, le réveil de la vocation chevaleresque est une urgence, à laquelle le ciel n'a jamais tardé à répondre. P. Philippe-Emmanuel RAUSIS o.p.