da Fabio Cassani Pironti » giovedì 21 giugno 2007, 22:12
Cari amici,
a mio parere non è stata formulata la domanda principale di questo interessante argomento, e cioè: su quali abiti e in quale formato si portano le insegne degli ordini equestri posseduti?
Il formato e le caratteristiche delle insegne che contraddistinguono gli ordini equestri sono mutati nel tempo, per motivi diversi di tipo religioso, visivo, pratico, di costume ecc., adattandosi in ogni epoca alla foggia dell’abbigliamento in voga. D’altra parte, l’evoluzione dell’abito è anch’essa il risultato di uno specifico momento storico e le decorazioni si sono sempre adeguate alle caratteristiche - semplicità o ricercatezza - degli indumenti portati nel tempo.
Nel XII secolo, i primi cavalieri usavano un semplice saio e portavano la “croce” sul lato sinistro, sopra il cuore; essa era di stoffa e di dimensioni notevoli, poiché doveva servire a identificarne immediatamente il portatore. Quest’abitudine si mantenne per lungo tempo fino a quando i cavalieri, sempre più secolarizzati, ne smisero l’uso quotidiano e cominciarono ad usare le insegne ricamate sugli abiti. Con l’evolversi dei costumi e l’utilizzo di tessuti pregiati, la “croce” si ridusse ed incominciò ad essere ricamata sulla giubba. Dopo il rinascimento, il gusto ancora più ricercato degli abiti fece diventare l’insegna un gioiello, realizzato con metalli preziosi. Verso la fine del XV secolo, apparvero le decorazioni metalliche pendenti da catene o cordoni e alla fine del 600 prese piede l’abitudine di portare le insegne all’occhiello della marsina, appese ad un nastro con i colori identificativi dell’ordine. Nei secoli XVII e XVIII, quando l’abbigliamento raggiunse l’apice della ricercatezza e della raffinatezza, le decorazioni presero forma di elaborati collari d’oro e smalti, di grandi croci appese a vistose fasce portate a tracolla sulle preziose marsine di seta ricamate e di grandi placche luccicanti su tessuti dai colori sfavillanti. Alcune insegne furono realizzate con pietre preziose.
Dopo il radicale mutamento della società seguito alla Rivoluzione francese, anche l’abbigliamento mutò in modo sostanziale e di conseguenza le insegne si dovettero adattare alla nuova realtà, questa volta non più di sfarzo ma di discrezione. Il frac, l’abito maschile del XIX secolo, di colore scuro, ovviamente più sobrio delle lussuose marsine del passato, richiedeva un sistema innovativo di decorazioni. Furono create le “miniature”, vere e proprie riduzioni delle insegne e dei nastri, identiche a quelle di grande formato tranne nelle dimensioni. La fascia della gran croce fu indossata sotto la marsina in modo che fuoriuscisse soltanto la parte finale con il fiocco e l’insegna. Tutto più discreto, in consonanza con il nuovo abito.
Con l’ulteriore radicale trasformazione del nostro abbigliamento nel XX secolo, siamo arrivati alla minima espressione delle insegne, vale a dire, la rosetta sull’abito di città.
Mai prima d’ora, si era appuntata una decorazione su di un mantello che non è, almeno in origine, né un saio, né tanto meno un abito da chiesa.
In effetti, le norme codificate nel tempo prevedono che non si devono mai portare decorazioni, di nessun genere e formato, sui cappotti, soprabiti, impermeabili, pellicce, mantelli “laici” ecc. Due sono le ragioni principali che danno origine a questa consuetudine: i capi d’abbigliamento suddetti servono a coprire la persona, non fanno parte integrante dell’abito indossato e, secondo, i soprabiti generalmente si consegnano nel guardaroba del luogo dove ci si reca e, quindi, sarebbe di poco riguardo lasciare la decorazione, che deve essere sempre portata sulla persona del decorato, in mano ad estranei.
Nel caso del Santo Sepolcro assistiamo ad una “sostituzione” dell’uniforme con il mantello dell’Ordine, applicando a quest’ultimo le regole del primo.
Innovazione? Sbaglio?
Aspetto ulteriori vostre opinioni.
Cordiali saluti,
Fabio Cassani Pironti