...e sempre a proposito di questo tema, traggo dalla medesima
Cronaca Numismatica (ma dal n° 67, settembre 1995, pag. 80, articolo
Signorie delle zecche italiane: Seborga) le seguenti notizie sulle vicende del principato (ma quello

"vero", d'epoca storica...):
La zona di Seborga fu antico possesso dei potenti conti di Ventimiglia, che ne fecero il luogo privilegiato per le proprie sepolture (dal che il toponimo
Castrum Sepulcri, poi tramutato in Seborga).
Essi, nel 954, donarono la località ai frati benedettini dell'abbazia di Lerins, i quali ancora nel 1637 menzionavano, per ribadire i loro diritti sulla località, tre documenti risalenti rispettivamente agli anni 1070, 1077 e 1079: ma di nessuno di essi, purtroppo, è rimasta altra traccia.
Pare inoltre che, dopo l'anno Mille, Seborga venne legata al titolo principesco da parte imperiale, ma neanche di questo caso ci è giunta testimonianza diretta. É molto probabile che tali documenti siano andati perduti nelle continue e frequenti invasioni saracene che periodicamente si abbattevano sulla piatta e indifesa isola di Lerins, la prima delle quali si ebbe già nel 732 da parte di un manipolo di precursori di Al-Qaeda... ma questa è un'altra storia!
Torniamo a noi: ad ogni buon conto, gli abati lerinensi esercitarono appieno ogni diritto derivante da tale titolo, nonostante che le scarsissime risorse della località montana fossero di gran lunga inferiori alle spese che essi sostenevano per mantenersela...
noblesse oblige!
Come abbiamo visto in precedenza, nel XVII secolo la parabola dell'abbazia stava volgendo al termine: nel 1697, in particolare, essa stese un accordo con i Savoia per vendere loro Seborga. La cosa venne malvista dalla repubblica di Genova, che non voleva "teste di ponte" sabaude verso il mare, e fra i due litiganti... ci guadagnarono gli abati, che videro aumentare i potenziali compratori (il titolo di
principe faceva gola a parecchi...

) e, quindi, salire il prezzo di vendita del principato di Seborga con inclusi tutti i suoi diritti (compreso quello di zecca).
In tutta questa diatriba, a noi interessa un fatto in particolare: Genova, oculatamente, prima di spendere i propri soldi volle sapere dalla corte imperiale di Vienna se Seborga era davvero "feudo imperiale". E, non avendo ottenuto risposta, alla fin fine lasciò che i Savoia se la comprassero, ma solo dopo aver fatto lievitare ben ben il prezzo!
Il bello è che, poi, nei vari passaggi di proprietà ci si "dimenticò" di trascrivere che trattavasi di titolo principesco... anche perché Vienna continuò sempre a tacere imperterrita!
Bene

valete