Cronache di ordinaria oltreManica

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Cronache di ordinaria oltreManica

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » venerdì 12 dicembre 2003, 21:33

Egregi colleghi,
traggo dalle notizie di oggi la seguente (fonte: ANSA, per il tramite di Virgilio News):

"Il leader dei Rolling Stones, Mick Jagger, e' stato insignito oggi del titolo di 'sir' nel corso di una cerimonia a Buckingham Palace. Cercando di sminuire le polemiche dei giorni scorsi con il suo amico ed ex compagno di band Keith Richards, Jagger ha contenuto il suo entusiasmo. Nemmeno per l'incontro con il principe Carlo Jagger ha rinunciato al suo look da rockettaro.".

Di recente, le cronache d'oltre Manica evidenziano spesso notizie di questo genere, ma stavolta due notiziole di contorno sono quasi più rilevanti di essa:

1) le "polemiche" di cui pudicamente ci riferisce il cronista, in realtà erano frasi pesantemente e volgarmente riferite al valore attribuito dai rockettari più "puri e duri" a tutta la faccenda, e di conseguenza a come essi tuttora vedono e considerano il neoinsignito;

2) Mike Jagger, forse conscio dell'antitesi fra una carriera costruita sul contrasto con il regime e l'essere protagonista di un momento topico del medesimo, ha esplicitamente voluto che non fossero divulgate le immagini relative all'atto dell'investitura da lui ricevuta, atto che lo ha obbligato ad inginocchiarsi dinanzi al principe Carlo...

Bene :? valete, God save :roll: us and the Queen...
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Re: Cronache di ordinaria oltreManica

Messaggioda Ardashir » sabato 13 dicembre 2003, 2:22

Gentilissimo Signor da Ocre,

abbiamo già avuto modo di osservare, ahimè, come sotto il regno di Elisabetta II il conferire cavalierati e titoli nobiliari a personaggi quantomeno discutibili sia diventata una prassi consolidata.
L'esempio che Lei ci presenta, poi, è davvero increscioso dato che il cantante in questione durante tutta la sua vita ha fornito pessimi esempi al suo pubblico conducendo una vita immorale e fuori da qualsiasi logica di stabilità, divulgando messaggi sconvenienti ed improntati ad un ribellismo facile quanto squallido e scontato.
Il suo stesso rifiuto di diffondere le immagini relative alla sua sottomissione cerimoniale, poi, conferma quanto in personaggi simili sia decaduta ogni sensibilità del "carisma" della nobilitazione e di qualsiasi altro rito della vita pubblica o religiosa(non per nulla, una volta, diversi riti in senso più o meno lato legati alla nobilitazione, come il cavalierato ad esempio, erano integrati nella liturgia).

Eppure, non si può negare alla nobilitazione per meriti di servizio una sua indubbia utilità e dignità, qualora essa sia utilizzata e gestita dal Sovrano nella maniera corretta.
Quando i tempi non erano ancora schiavi orgogliosi della propria transitorietà ma osavano ancora appellarsi a valori eterni, nell'Impero d'Austria era normale per un ufficiale civile o militare che arrivasse a buoni livelli professionali e dimostrasse una morale ed una Fede ferrea in Dio e nell'Imperatore ottenere, ad età avanzata, il titolo di freiherr(barone) ad personam o il semplice predicato von.
Tuttavia, una siffatta nobilitazione era legata all'aver tenuto durante tutta la propria vita una condotta al di sopra di qualsiasi sospetto o remora: l'Impero non poteva permettersi di creare nobili che avessero la reputazione macchiata anche solo da un episodio poco chiaro, poichè essi dovevano, al contrario, servire da venerabile esempio ai giovani che si inserivano nella vita pubblica e nella macchina statale di cosa volesse dire collaborare alla vita della comunità costruttivamente e con generale profitto.
Dunque, era lo stesso Sovrano che preservava i criteri costitutivi dell'eventuale nobiltazione, che diveniva così utile strumento per la sacralizzazione della cosa pubblica dato che le sue radici erano esplicitamente poste su quei principi di trascendenza a cui la stessa figura imperiale si appoggiava velatamente. Su che basi avveniva questo processo? Su quelle della Tradizione secolare della nobiltà cristiana che prevedeva come principio basilare quello gerarchico che si concretizzava nel legame diretto e personale fra il sovrano e il servo delegato ad una funzione, relazione questa efficacissima al preservarsi nel sistema statuale della lealtà e della coerenza complessiva.
Così questo legame, espresso nelle epoche precedenti dal sistema feudale, nell'ottocento manteneva ancora una sua validità nell'ambito della nobilitazione per meriti di servizio che legava il Sovrano in modo diretto coi molti alti funzionari che giorno dopo giorno mandavano avanti la macchina statale.

Invece la regina d'Inghilterra, e con lei i monarchi liberali del passato e quelli costituzionali del presente (pur se a livelli molto diversi), trae piacere nel dichiarare fattualmente la natura immanente della propria autorità e lascia che sia la moda e l'opinione delle masse manovrate dai media a ridefinire ora per ora, secondo per secondo, cosa sia questa nobiltà che, perduta in un lampo aura e sacralità, ha sempre più l'aspetto di un naufrago derelitto.

Ora, la mia provocazione è questa: di fronte a monarchi che si lasciano dire dai tempi cosa sia degno e cosa no, che sfruttano la propria prerogativa di fons honorum per puro tornaconto mediatico e non difendono ma anzi costringono in anguste forme la Tradizione che dovrebbero rappresentare è lecito e giusto inchinarsi?

Sperando mi perdoniate il tono polemico, ma confido non offensivo, dell'intervento, Vi saluto cordialmente
Ardashir
 
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Re: Cronache di ordinaria oltreManica

Messaggioda Federica » sabato 13 dicembre 2003, 9:32

Ardashir ha scritto:Gentilissimo Signor da Ocre,

abbiamo già avuto modo di osservare, ahimè, come sotto il regno di Elisabetta II il conferire cavalierati e titoli nobiliari a personaggi quantomeno discutibili sia diventata una prassi consolidata.
L'esempio che Lei ci presenta, poi, è davvero increscioso dato che il cantante in questione durante tutta la sua vita ha fornito pessimi esempi al suo pubblico conducendo una vita immorale e fuori da qualsiasi logica di stabilità, divulgando messaggi sconvenienti ed improntati ad un ribellismo facile quanto squallido e scontato.
Il suo stesso rifiuto di diffondere le immagini relative alla sua sottomissione cerimoniale, poi, conferma quanto in personaggi simili sia decaduta ogni sensibilità del "carisma" della nobilitazione e di qualsiasi altro rito della vita pubblica o religiosa(non per nulla, una volta, diversi riti in senso più o meno lato legati alla nobilitazione, come il cavalierato ad esempio, erano integrati nella liturgia).

Eppure, non si può negare alla nobilitazione per meriti di servizio una sua indubbia utilità e dignità, qualora essa sia utilizzata e gestita dal Sovrano nella maniera corretta.
Quando i tempi non erano ancora schiavi orgogliosi della propria transitorietà ma osavano ancora appellarsi a valori eterni, nell'Impero d'Austria era normale per un ufficiale civile o militare che arrivasse a buoni livelli professionali e dimostrasse una morale ed una Fede ferrea in Dio e nell'Imperatore ottenere, ad età avanzata, il titolo di freiherr(barone) ad personam o il semplice predicato von.
Tuttavia, una siffatta nobilitazione era legata all'aver tenuto durante tutta la propria vita una condotta al di sopra di qualsiasi sospetto o remora: l'Impero non poteva permettersi di creare nobili che avessero la reputazione macchiata anche solo da un episodio poco chiaro, poichè essi dovevano, al contrario, servire da venerabile esempio ai giovani che si inserivano nella vita pubblica e nella macchina statale di cosa volesse dire collaborare alla vita della comunità costruttivamente e con generale profitto.
Dunque, era lo stesso Sovrano che preservava i criteri costitutivi dell'eventuale nobiltazione, che diveniva così utile strumento per la sacralizzazione della cosa pubblica dato che le sue radici erano esplicitamente poste su quei principi di trascendenza a cui la stessa figura imperiale si appoggiava velatamente. Su che basi avveniva questo processo? Su quelle della Tradizione secolare della nobiltà cristiana che prevedeva come principio basilare quello gerarchico che si concretizzava nel legame diretto e personale fra il sovrano e il servo delegato ad una funzione, relazione questa efficacissima al preservarsi nel sistema statuale della lealtà e della coerenza complessiva.
Così questo legame, espresso nelle epoche precedenti dal sistema feudale, nell'ottocento manteneva ancora una sua validità nell'ambito della nobilitazione per meriti di servizio che legava il Sovrano in modo diretto coi molti alti funzionari che giorno dopo giorno mandavano avanti la macchina statale.

Invece la regina d'Inghilterra, e con lei i monarchi liberali del passato e quelli costituzionali del presente (pur se a livelli molto diversi), trae piacere nel dichiarare fattualmente la natura immanente della propria autorità e lascia che sia la moda e l'opinione delle masse manovrate dai media a ridefinire ora per ora, secondo per secondo, cosa sia questa nobiltà che, perduta in un lampo aura e sacralità, ha sempre più l'aspetto di un naufrago derelitto.

Ora, la mia provocazione è questa: di fronte a monarchi che si lasciano dire dai tempi cosa sia degno e cosa no, che sfruttano la propria prerogativa di fons honorum per puro tornaconto mediatico e non difendono ma anzi costringono in anguste forme la Tradizione che dovrebbero rappresentare è lecito e giusto inchinarsi?

Sperando mi perdoniate il tono polemico, ma confido non offensivo,
dell'intervento, Vi saluto cordialmente
:(

:(
Gentile Signor Forlanini,
nonostante il mio tentativo di "stemperare" alcune polemiche sorte dal caso "Parietti" ed il mio parere circa il conferimento di titoli espresso per quanto a Mc Cartney, questa volta non posso non sentirmi avvilita.
Concordavo con T.G. Cravarezza per quanto ai personaggi del mondo dello spettacolo e caldeggiavo il limitarsi al conferimento di titoli più idonei ad ogni altro tipo di personaggio meritevole. Ne esistono tanti oltre al Nobel, mi pare che tra titoli accademici honoris causa e premi praticamente "per categoria" vi sia l'imbarazzo della scelta.
Ma per il caso in oggetto, non ho parole.
La famiglia di mia madre è inglese da sempre e devo molti insegnamenti a mia nonna, ora scomparsa, che, anche raggiunta dall'invalidità della malattia, voleva alzarsi nel momento in cui, per televisione (!), vedeva la Regina o sentiva l'inno nazionale (commovente il "God save the Gracious Queen...").
In una nazione che negli ultimi trenta anni ha dovuto gestire grandi cambiamenti che hanno stravolto molte delle tradizioni britanniche, integrare, con gravi pesi per l'economia, nel proprio tessuto sociale i cittadini delle ex colonie, gestire grandi momenti di crisi tra cui l'annosa questione Irlandese e la chiusura delle miniere di carbone, la Famiglia Reale ha sempre avuto un forte valore di "cemento sociale". Senza quest'ultima, penso non si sarebbe potuta superare "senza morti e feriti" una così grande trasformazione.
Insignire i Beatles del titolo di Baronetti poteva essere ancora un segnale di capacità evolutiva della Reale Famiglia, ma, Mick Jagger...
Che tristezza! Mi auguro che la decisione di non rendere pubblico l'evento sia stata incoraggiata dalla Corona e non solo dal cantante, meglio evitare il rischio di possibili spettacoli scandalosi o choccanti che quest'ultimo avrebbe, a sorpresa, potuto ingaggiare.
Non voglio sembrare classista, snob o altro, ma le assicuro che stamane mi sento profondamente rattristata. Cosa rimane della tradizione britannica?
Un saluto cordiale.
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Messaggioda Franz Joseph von Trotta » sabato 13 dicembre 2003, 17:22

Ma siamo sicuri che il cantante in questione abbia ottenuto il titolo di "baronetto" (Bt.) caratterizzato appunto dall'appellativo "Sir", e non il più generico "Ordine dell'Impero Britannico"?

Noto spesso negli organi di stampa italiani una sostanziale confusione tra le due cose. Non vorrei che anche l'Ansa ci sia cascata.

Saluti, cordialmente Vostro,

Franz Joseph von Trotta.
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Messaggioda Federica » sabato 13 dicembre 2003, 18:35

Ho controllato sul web le notizie internazionali della CNN. Per quanto si parli di" knighthood" riferendosi alla investitura di Jagger, temo non vi siano dubbi. Ho letto su altri giornali, sempre web, dichiarazioni e tutte contengono il riferimento al titolo di "Sir".
Ahimè.
Cordialmente.
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Messaggioda T.G.Cravarezza » sabato 13 dicembre 2003, 19:50

Gentili Signori,
da un po' di tempo a questa parte, lo stimato Signor Forlanini mi anticipa nello scrivere in modo totale, impedendomi così di esprimere un mio pensiero, poichè sembrerebbe una copia di quello del Forlanini e sembrerebbe quasi che io non sia in grado di avere mie opinioni.
Vogliate quindi perdonarmi se, ancora una volta, affermo serenamente che condivido pienamente lo scritto del Signor Forlanini e anche della Signora Olivari.
Già sarei stato contrario, come nel caso del calciatore Beckam, per l'onorificienza dell'ordine dell'Impero Britannico, seppur tale Ordine sia stato creato proprio per insignire personaggi che portano conoscenza dell'Inghilterra nel Mondo. Ma che si arrivi addirittura a nominare Baronetto un cantante come Jaggar (ormai conoscete la mia opinione riguardo agli artisti, quindi fosse stato anche un cantante più "elegante" non sarei stato molto più contento) è davvero la goccia che fa traboccare il vaso.
Me ne dispiaccio molto.
Cordialmente
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Messaggioda omero » sabato 13 dicembre 2003, 20:10

Egregi Signori,

se non altro almeno Keith Richards (il prode compare di Mike Jagger :? ), non ha avuto la stessa onorificenza. Cito testualmente un'intervista rilasciata dallo stesso: "Il rock'n'roll non aveva niente a che fare con accompagnamenti musicali per le cerimonie funebri della famiglia reale, nè con canzoni in memoria di bionde decedute".

Riguardo alla lunga lista di nuovi cavalieri vorrei ricordarvi il giocatore di rugby Johnny Wilkinson (Member Of The Order Of The British Empire) e Sir Elton John.

Multa paucis

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Messaggioda Ardashir » sabato 13 dicembre 2003, 21:20

Gentilissimi Signori,

voglio mettervi a parte di un gustoso episodio riferitomi oggi che, pur non avendo relazione diretta con la nobilitazione del beneamato Jagger, mostra come sia labile l'essenza delle monarchie costituzionali nella sensibilità popolare ed anche, è ciò è più grave, istituzionale: Jeb Bush, fratello del presidente statunitense e governatore della Florida, in un viaggio in Spagna avvenuto lo scorso Febbraio ha visitato Don Juan Carlos. Durante il discorso ufficiale il governatore ha testualmente ringraziato "il qui presente Presidente della Repubblica spagnola" :shock: :lol: :lol: :shock: !

Cordiali (e basiti) saluti
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Messaggioda Federica » sabato 13 dicembre 2003, 22:34

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LONDON, England -- Rock star Mick Jagger and former England manager Bobby Robson have been knighted in the Queen's Birthday Honour's List.

Mick Jagger joined Sir Elton John, Sir Paul McCartney and Sir Bob Geldof among pop music's aristocracy after being given a knighthood by Queen Elizabeth II on Saturday.

Robson, who led England to the semi-finals of the 1990 World Cup, becomes one of the few in British football -- apart from members of the 1966 World Cup winning team -- to receive the honour.

Robson and Jagger received their honours in the queen's Jubilee Birthday Honours List.

Many other leading figures from the worlds of sport, showbusiness, the arts and business appear in the list.

Harold Pinter, 71, one of Britain's greatest post-war playwrights, becomes a Companion of Honour.

There is a knighthood for Jonathan Miller, whose career has spread through many facets of the art world, author, lecturer, TV producer and presenter, theatre, operatic and film director.

A knighthood also goes to Trevor Nunn, who at the age of 28 became the youngest artistic director in the Royal Shakespeare Company's history.

There is a knighthood for artist Peter Blake, who famously designed the Beatles' Sgt Pepper album cover.

Blake said: "It funny to be getting a knighthood at the same time as Mick Jagger. We actually live 50 yards away from each other. It's nice that two Dartford boys are getting honours simultaneously."

Tanto per ampliare la galleria, Vi allego stralci di notizie prese dieci minuti fa da una pagina trovata sul sito CNN.

Continuo a peregrinare tra varie testate giornalistiche e mi pare (magra consolazione) che effettivamente ci sia confusione tra "inserimento nella Honour's List", titolo di Sir e knighthood. Decisamente inquietante la lista degli altri candidati.

Cordialità.

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Messaggioda Federica » sabato 13 dicembre 2003, 23:07

Devo scusarmi con i lettori del forum perchè, a messaggio spedito, mi sono resa conto di avere incollato le notizie come si trovavano, ovvero, in lingua originale.
Anche se ritengo che l'Inglese sia ormai di uso comune, non è stato gentile da parte mia e me ne dispiaccio, posso addurre come attenuante la mia confusione per la notizia in esame?
Sostanzialmente nelle notizie si riporta quanto in questo argomento del Forum discusso, ovvero l'investitura di Mick Jagger; oltre a ciò si cita un altro neo insignito del medesimo titolo, ovvero Bobby Robson (mi pare di capire si tratti di personaggio del mondo del calcio) e, dopo avere enunciato che Jagger si unisce a Elton John, Paul McCartney e Bob Geldof( :evil: ) nel mondo della aristocrazia della musica pop, si elencano i prossimi della lista, tra cui spicca Blake, famoso designer che creò la copertina di un album dei Beatles!
Cordialità.
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Messaggioda Federica » domenica 14 dicembre 2003, 15:25

:roll:

Forse mi arrampico sugli specchi. Ribadisco che la Famiglia Reale ha saputo, negli ultimi anni, tenere compatto il Paese evitandone lo sgretolamento o, peggio, il sollevarsi, di fronte a grandi problemi sociali, politici ed economici.
Leggo la lista dei nuovi Sir e trovo cantanti, calciatori, manager di squadre di calcio, manager televisivi...insomma, "circensi"!
E se fosse una fine applicazione di un antico principio romano per distogliere l'attenzione da altri ben più gravi questioni?
Certo rimane, per noi che osserviamo solo il risultato evidente e parziale, una forte delusione, ma se fossimo quotidianamente calati in quella realtà, forse, ripeto, forse, potremmo avere un punto di vista maggiormente indulgente.
Cordialmente.
Federica Olivari.
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Messaggioda MMT » domenica 14 dicembre 2003, 17:16

Gentilissimi Signori e Signore,
scusate se m'intrometto nella discussione ma vorrei esprimere anch'io la mia opinione forse un tantino più elastica della vostra. Effettivamente sono d'accordo sul fatto che il conferimento di titoli nobiliari a persone che in un certo qual modo non hanno nulla da insegnare o peggio sono dei cattivi esempi da seguire non dovrebbe esserci. Sono però dell'avviso che a persone meritevoli (meritevoli davvero!) in determinati campi (anche politici) non sia malvagio concedere un titolo quale ricompensa del servizio pubblico reso alla patria. Pensiamo che tre (ma anche soltanto un) secoli fa i titoli venivano concessi dai sovrani per l'abilità in diplomazia e per la strategia in guerra e per altri disparati encomiabili servizi resi.
Oggi concedere un titolo è effettivamente più difficile anche perchè sono cambiate molte nostre concezioni e molti nostri parametri di pensiero e valutazione. Inoltre sono cambiate le situazioni, i rapporti fra stati, le varie costituzioni... è certo che non si potrà più vedere un titolo concesso per aver esplorato zone inaccessibili e per aver espanso le colonie! :shock: Insomma anche le monarchie si sono (purtroppo o per fortuna) modernizzate insieme al loro pensiero com'era inevitabile.
Ovviamente non voglio cercare di giustificare nessuno. Anch'io sono del parere che avere ormai una concessione per, ad ex., essere un bravo chitarrista e poi non essere all'altezza di dare un buon (anzio ottimo) esempio ai propri fan entra in contrasto con lo stesso concetto di nobiltà.

C'è da molto da riflettere in fine, a mio avviso, su questa interessantissima domanda posta dalla Signora Olivari:
Federica ha scritto:E se fosse una fine applicazione di un antico principio romano per distogliere l'attenzione da altri ben più gravi questioni?


Saluti a tutti,
Michele M. Tuccimei di Sezze
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Messaggioda T.G.Cravarezza » domenica 14 dicembre 2003, 20:45

Egregio Signor Tuccimei Di Sezze,
ho compreso il Suo discorso, ma non concordo del tutto. Lei ha portato ad esempio i titoli concessi per abilità diplomatiche, militari o economiche. Insomma, abilità che hanno reso un effettivo beneficio alla patria (pensiamo al lavoro dei diplomatici, dei militari...). Ma considerare l'abilità di "cantare bene" o "suonare la chitarra bene"...mi sembrano più abilità da "circenses" che da premiare con titoli nobiliari. Ripeto, io ho un concetto forse eccessivo dei cosiddetti artisti. Un opinione molto simile a quella che avevano gli antichi romani nei confronti dei poeti, commediografi, musici...
Potrei anche magari valutarli meglio, ma addirittura concedere loro un titolo nobiliare. Non è solo appunto, una questione di "esempio" che portano ai giovani, ma proprio non riesco a comprendere il motivo di premiare tali abilità.
Capisco però di essere effettivamente troppo severo nei confronti degli "artisti" :)
Cordialmente
Tomaso Giuseppe Cravarezza
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Messaggioda Ardashir » domenica 14 dicembre 2003, 22:06

Effettivamente sono d'accordo sul fatto che il conferimento di titoli nobiliari a persone che in un certo qual modo non hanno nulla da insegnare o peggio sono dei cattivi esempi da seguire non dovrebbe esserci. Sono però dell'avviso che a persone meritevoli (meritevoli davvero!) in determinati campi (anche politici) non sia malvagio concedere un titolo quale ricompensa del servizio pubblico reso alla patria. Pensiamo che tre (ma anche soltanto un) secoli fa i titoli venivano concessi dai sovrani per l'abilità in diplomazia e per la strategia in guerra e per altri disparati encomiabili servizi resi.



Gentilissimo Signor Tuccimei di Sezze,

Sono pienamente d'accordo con Lei: è più che lecito creare nuovi nobili attingendo ai funzionari statali ed ai personaggi più meritevoli in campo civile e militare (e, come sottolineavo prima, questa pratica fu comune a tutte le monarchie di stampo tradizionale). Stiamo attenti, però: la possibilità di creare nuovi nobili è legittima solo finchè non viene snaturato il concetto di nobiltà stesso e finchè la fons honorum non si prostituisce ai tempi divenendo succube della moda o dei cattivi maestri che tanto male fanno alla cultura attuale.
Passi poi che qualche grandissimo artista, nella storia, sia riuscito ad arrivare alla nobiltà (ricordiamo, ad esempio, la creazione del pittore Arcimboldo a Conte del S.R.I. ad opera di S.M.C. Rodolofo II) ma attenzione: questi artisti lavoravano per celebrare il potere dello Stato e la regalità del Sovrano o della Religione, non certo per distruggere la morale in seno ai sudditi! Creando opere funzionali ai disegni del principe un artista può effettivamente essere utile alla Patria come o più di un buon funzionario, ma non mi par proprio di ravvisare questo genere di utilità nel carissimo Jagger, né nella triste lista di future nobilitazioni fornitaci dalla gentilissima Signora Olivari...

Attenzione dunque: può esser sbagliato censurare a priori tutti gli appartenenti alla fumosa categoria di "artisti" (categoria, ahimè, affollata oggi da persone dal dubbio valore), ma rimane da sottolineare come molti presupposti della cultura moderna che il mondo dell'arte o dello spettacolo (cinema, cabaret e musica qui fanno tutt'uno) prende automaticamente per buoni siano intrinsecamente antitetici alla nobiltà: individualismo, soggettivismo, anticomunitarismo, nichilismo, relativismo etico, blasfemia... come conciliare tutto questo con la missione di servizio alla Fede, al Popolo ed al Sovrano che è la spina dorsale dell'idea stessa di nobiltà?

Cordiali saluti
Ardashir
 
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Messaggioda MMT » domenica 14 dicembre 2003, 22:34

Carissimo Sig. Cravarezza,
effettivamente siamo leggermente in contrasto. Io ho una visione un pochino più elastica della sua, che diciamo tollera certe concessioni ad alcuni VIP a patto che però conducano una vita che sia d'esempio per tutti i loro fan o comunque quelli che li ascoltano, vedono ecc. Mi fa oltremodo piacere discutere con lei riguardo questi concetti anche se con opioni leggermente differenti. :D

Carissimo Sig. Forlanini,
sono d'accordo con lei su molti punti. E' a mio avviso importantissimo non perdere il concetto di nobiltà, intesa come notorietà, una notorietà che deve aspirare a cose superiori, essere d'esempio per tutti. Ovviamente ne consegue che è assurdo persare "nobile" una persona che non serve Dio, la Chiesa, la Patria, il Sovrano entra in contrasto e diventa , come ha giustamente affaermato, antitetico al puro concetto di nobiltà.

Saluti vivissimi,
Michele Tuccimei di Sezze
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