da De Vineis » venerdì 27 gennaio 2017, 16:52
Mi permetto di intervenire in questa articolata discussione, pur non essendo cavaliere di Malta, ma forse proprio per questo meno influenzato dalle vicende interne dell'Ordine, che neppure conosco: proprio la mia estraneità mi spinge, con tutto il rispetto, a suggerire ai cavalieri di far uso di due virtù spesso dimenticate, la prudenza e la temperanza, che lungi dall'essere sinonimo di codardia o tiepidezza di Fede sono proprie degli animi nobili. Questo perché si rischia di rappresentare all'esterno una visione poco edificante dell'Ordine di Malta, in contraddizione con la realtà e con i buoni intenti dei cavalieri che partecipano alla disamina di questi gravi accadimenti. E preciso che non è mio intento offendere nessuno, ci mancherebbe.
Quanto al profilo strettamente giuridico, vorrei far luce su una circostanza sinora data per presupposta ma mai venuta interamente alla luce durante la discussione. Proprio la storia gloriosa e l'antichità dell'Ordine lo proiettano in un'altra epoca, in cui le distinzioni filosofiche e anche giuridiche scaturite dall'Illuminismo settecentesco non erano neppure contemplate: l'Ordine di Malta nacque e si sviluppò per secoli in una "società organica" (per utilizzare la definizione di Saint Simon), in cui la religione era parte integrante della società, del diritto, della cultura (e viceversa). Senza dilungarmi, l'intervento pontificio di cui oggi si discute, trae il suo fondamento proprio nella storia dell'Ordine e nei secoli gloriosi, quando nessuno metteva in dubbio l'universalità del diritto canonico e la possibilità del pacifico sovrapporsi di più ordinamenti giuridici concorrenti. Il diritto canonico è per sua vocazione universale, e questo stride con la mentalità (giusta o sbagliata) dei nostri tempi; il diritto canonico è cogente per ogni battezzato, ogni civis fidelis si diceva una volta; il diritto canonico convive fisiologicamente con il diritto emanazione di altri ordinamenti (quello statuale, ma anche come in questo caso il diritto internazionale). Lo "scandalo" con cui è vissuto da alcuni l'intervento pontificio, inserito in questa visione storica che vede l'Ordine come una Istituzione che viene dal passato e si gloria delle sue tradizioni, a mio modesto avviso appare più comprensibile: in quest'ottica addirittura non ne lede la sovranità o ne inficia le tradizioni, anzi la fedeltà al Papa non può che sublimarne i meriti (anche e soprattutto quando il Pontefice di turno non piace).
Mi unisco a coloro che pregano per la concordia, tanto più che mentre ci si azzuffa fra buoni cristiani il "vero nemico" della Chiesa e dell'Ordine "tamquam leo rugens circuit quaerens quem devoret"