Da moderatore non dovrei lasciarmi andare agli off topic, ma ritengo che in parte sia inerente all'argomento e in parte... anche io sono uomo e pecco
Il pensiero di Lutero, l’intera sua spiritualità era del tutto cristocentrica: “Ciò che promuove la causa di Cristo” era per Lutero il criterio ermeneutico decisivo nell’interpretazione della Sacra Scrittura. Questo, però, presuppone che Cristo sia il centro della nostra spiritualità e che l’amore per Lui, il vivere insieme con Lui orienti la nostra vita.
Ora forse si potrebbe dire: va bene, ma cosa ha a che fare tutto questo con la nostra situazione ecumenica? Tutto ciò è forse soltanto un tentativo di eludere con tante parole i problemi urgenti, nei quali aspettiamo progressi pratici, risultati concreti? A questo riguardo rispondo: la cosa più necessaria per l’ecumenismo è innanzitutto che, sotto la pressione della secolarizzazione, non perdiamo quasi inavvertitamente le grandi cose che abbiamo in comune, che di per sé ci rendono cristiani e che ci sono restate come dono e compito. È stato l’errore dell’età confessionale aver visto per lo più soltanto ciò che separa, e non aver percepito in modo esistenziale ciò che abbiamo in comune nelle grandi direttive della Sacra Scrittura e nelle professioni di fede del cristianesimo antico. È questo per me il grande progresso ecumenico degli ultimi decenni: che ci siamo resi conto di questa comunione e, nel pregare e cantare insieme, nell’impegno comune per l’ethos cristiano di fronte al mondo, nella comune testimonianza del Dio di Gesù Cristo in questo mondo, riconosciamo tale comunione come il nostro comune fondamento imperituro.
(Benedetto XVI, Incontro con i rappresentanti del Consiglio della Chiesa Evangelica in Germania, Sala del Capitolo dell'ex-Convento degli Agostiniani di Erfurt, 23 settembre 2011)
Non voglio adesso discutere sulla questione Lutero e su altre tematiche teologiche non essendo argomento pertinente al nostro forum.
Semplicemente mi permetto di fare un mea culpa. Io stesso all'inizio di questo pontificato leggevo ogni articolo riguardante il Papa con il "fucile della mente" spianato e pronto a colpire il Papa al primo "errore" che la mia immensa cultura teologica riscontrasse. Poi ho incominciato a leggere i Suoi interventi con animo più sereno, con minori pregiudizi come Lui stesso ha invitato più volte di rapportarci con il nostro prossimo; ho imparato ad approfondire il Suo pensiero e la Sua pastorale e adesso posso davvero chiedere scusa per il mio passato così chiuso e duro nei giudizi.
Poi, per carità, come molti ripetono come un mantra, il Papa è infallibile solo ex cathedra, quindi lo si può criticare per i normali gesti e interventi. Io stesso non condivido alcune Sue scelte in ambito liturgico ed un parlare troppo a braccio e improvviso con il rischio di essere facilmente equivocato. Però è comunque doveroso per un fedele cattolico, prima di criticare aspramente il Papa e i Pastori, domandarsi se ha fatto il possibile per aver davvero compreso il loro messaggio. Senza contare che mi ricordo molti che oggi invocano la libertà di critica al Papa, solo ieri essere molto severi contro chi criticava altri Papi del passato, invocando la "superiorità" del Santo Padre e guai a toccarlo... insomma, la libertà ci fa comodo quando la vogliamo noi e meno comodo quando la invocano gli altri

così come amiamo il pugno duro della Santa Sede contro quegli ordini o associazioni che "ci piacciono di meno" (ma dov'è la tanto invocata autonomia e indipendenza dei fedeli?), l'importante però che Santa Sede e Papa non si immischino nei nostri affari (questo è un discorso generale, solo per far capire che alle volte è utile farci un esame di coscienza e valutare il contesto da più visuali).