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Salvennor ha scritto:Per leone passante: Grazie per la risposta al mio quesito.
Penso anche io che difficilmente un'appartenente al ramo feudale dei Carroz possa aver esercitato una carica simile.
Più probabilmente era di un'altro ramo Carroz, che magari pur se residente per un periodo nell'isola non ha messo radici. Comunque è un dato da verificare appena posso visionare tale documento.
Si, ero al corrente di un secondo ramo Carroz che veniva se non erro da Milano (di origine iberica ovviamente), e che si stabili in Cagliari e credo anche in Alghero.
E stando a certe notizie, non escludo che nel 600 sia arrivato a Cagliari anche un'ulteriore ramo Carroz, in anno diverso dall'anno di arrivo del già citato secondo ramo.
Infatti conosco una ragazza che discende per via paterna anche da alcuni Carroz presenti a Cagliari almeno dagli ultimissimi anni del 600, e erano citati almeno a volte con l'appellativo di Don davanti al nome.
Io comunque non ho visionato tali documenti, ma mi ha detto che ancora deve iniziare un nuovo periodo di ricerche, in parte già svolte da un suo parente già nei primi decenni del 900, e in parte da lei stessa.
Molto interessante dunque anche questa vicenda del terzo ramo Carroz, anche se non mi sorprendo dato che ne esistevano vari, anche se in generale non è possibile collegarli genealogicamente.
leone passante ha scritto:Riprendo il discorso sui Satta, ragionando sulle fonti e prescindendo dalle proposte di Floris.
Orbene, quel don Angelo Satta che negli ultimi anni del '400 sposò Angelesa de Tola figlia del celebre Leonardo (cfr.testamento) con tutta verosimiglianza è lo stesso Angelo Satta che nel 1502 reggeva la podestaria di Coghinas. Questa carica che risaliva alla signoria doriana era riferita ad un territorio (odierna S. Maria Coghinas) che dal 1421 fu inglobato nel feudo di Anglona che insieme al Monteacuto e ad altri territori faceva parte del complesso feudale dei Centelles, conti di Oliva.
E' quindi verosimile che il Satta, al servizio dei Centelles, si fosse trasferito dal Monteacuto all'Anglona, regioni appartenenti allo stesso complesso feudale (c.d. Stati di Oliva). Avvalora la tesi il fatto che il di lui cognato Salvatore Tola, alcayde di Porto Torres, sposerà Maria de Centelles.
In buona sostanza, detto Angelo potrebbe fondatamente ritenersi il capostipite dei Satta di Ozieri e del Monteacuto (Buddusò e Pattada).
Se detto Angelo Satta, genero di Leonardo de Tola, era effettivamente generoso come si pretenderebbe da parte di qualcuno, potrebbe ritenersi che sia un suo diretto discendente quel Giovanni Satta del Monteacuto ammesso di diritto alle Cortes Bayona nel 1626 nonché quel Francesco Satta del Mestre di Ozieri ammesso alle Cortes Avellano del 1643 che non risulta parimenti sia stato beneficiario di privilegi, ciò che lascia presumere che sia stato ammesso di diritto.
Meno probabile che sia un suo discendente quello Stefano Satta Aquenza che viene creato cavaliere nel 1640 e nobile nel 1644 e pare un "homo novus", iniziatore di una nuova stirpe nobiliare. Costui porta peraltro un secondo cognome compatibile dal punto di vista onomastico sia con Ozieri che con Tempio, sennonché nei QL libri di Tempio non vi è traccia di lui neppure come padrino.
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leone passante ha scritto:Per Destavara
L'osservazione ha un vizio cronologico di fondo: il celebre medico Pietro Aquenza Mossa viene nobilitato nel 1695 mentre Stefano Satta Aquenza al momento della della sua nobilitazione (1640-1644) doveva essere minimo venticinquenne, con il che si arriva minimo al 1615. La madre del nostro Stefano Satta era dunque una donna nata nel '500, ciò che esclude decisamente che potesse essere discendente del celebre medico Aquenza. Senza contare poi che nessuna fonte documenta un trasferimento di detti Aquenza nobili nel Monteacuto (essendo noto solo il trasferimento da Tempio a Sassari) e che si tratta di cognome all'epoca diffuso in quasi tutte le località corsofone della Sardegna. Insomma la madre del nostro non era certamente nobile.
Le tue osservazioni cronologiche sono ovviamnte incontestabili, solo che a me risultava da altra fonte (che stavolta non è F. Floris), che la concessione agli Achenza del 1695 fu un riconoscimento; la qual cosa farebbe pensare a una famiglia più antica, anche se comunque non ho detto da nessuna parte che la madre di Stefano Satta fosse nobile, nè tantomeno che fosse ozierese anche lei. (Destavara)
Ma è altamente improbabile che lo fosse anche il padre:
Se sei a conoscenza di qualche dato concreto in proposito avremmo piacere di conoscerlo, altrimenti è inutile battere questo tasto e per me resta legittimo fare considerazioni attenendomi alle ultime genealogie pubblicate, almeno finchè non salterà fuori nuova pubblicazione discordante, o finchè non avrò la possibilità di fare ricerca diretta. (Destavara)
Le ipotesi che fai sul rinnovo dei privilegi non calzano nel nostro caso. Qui parliamo di una concessione che sarebbe intervenuta a distanza di soli 40 anni da quella a favore del supposto bisavo Antonio Satta (1599). L'esborso da sostenere anche per la sola concessione/rinnovo del privilegio di cavaliere era piuttosto oneroso e il risultato del riconoscimento si sarebbe potuto ottenere in maniera molto più economica chiedendo l'ammissione alle Cortes mediante esibizione delle fedi di battesimo, facilmente reperibili perché nel caso in esame occorreva risalire a sole due generazioni e quindi indietro di pochi decenni.
I casi di autentico rinnovo di privilegi acquisiti in capo ad un avo storicamente documentati (e non supposti dal Floris collegando infondatamente ad una stessa stirpe diversi insigniti) sono davvero pochi: quello dei Serra di Gesturi, che ottengono il rinnovo nel 1780 a distanza di ben tre secoli dal conferimento del privilegio originario di generosità; quello dei Martinez Aragonez, ramo cadetto dei Marchesi di Montemuros che a distanza di due secoli (1825) non erano più in grado di documentare la loro nobiltà; quello di Antonio Guiso di Orosei, che a distanza addirittura di tre secoli dal primo conferimento non sapendo dove reperire le prove documentali si accontenta di una manutenzione nel possesso dello stato nobiliare di cui godeva. A parte ovviamente i casi anomali: quello delle famiglie che ebbero il rilascio di concessioni a buon mercato durante il viceregno Chacòn, costrette ad una nuova richiesta a seguito del diniego di exequatur da parte della R. Udienza; quello dei Quesada decaduti per indegnità e poi reintegrati nei privilegi; infine quello dei Serafino che persero il diploma in un incendio.
A questo elenco che tu ci proponi quasi come chiuso mancano per esempio i casi che conosco io: non fraintendiamoci, sottolineo che alcuni casi sono noti a me che certo non sono un esperto in de quibus, figuriamoci quanti ne potrebbero saltar fuori dai fondi archivistici. (Destavara)
Da ultimo, non si deve trascurare che quando il sovrano riteneva di dover premiare per particolari meriti personali un soggetto già nobile gli conferiva sempre privilegio diverso da quello già in godimento.
Infatti ciò può essere imputabile al fatto che da un primo insignito cav. nob. don. discendevano dei rami che non so per quale motivio finivano a perdere il don, quindi erano reputati solo cavalieri, e con le "nuove concessioni" tornavano a riacquisire il nob.don, rielevandosi col titolo di nobile sardo. (Destavara)
E' emblematico il caso di don Giovanni Valentino di Tempio, reggidore del Marchesato di Orani, che dopo aver sgominato la banda di Monte Cuccaru nel 1749 ebbe in premio la carica di Governatore del Goceano in sopravvivenza di don Carlo Manca " se effettivamente nobile altrimenti ottenga la nobiltà"


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