Gentilissimo sig. Giovannimaria,
La ringrazio ancora dell'attenzione rivolta ai miei studi.
Concordo non Lei circa la colpevolezza da parte di tutti noi per la frammentazione delle fonti documentarie che, com'è noto, sono di sostanziale importanza per la ricostruzione degli eventi storici.
Le cause, si sa, sono imputabili a fattori diversi: eventi bellici, incuria, burocrazia errata ecc. Il problema è

come fare per evitare ulteriori scempi...

Personalmente credo che alla base di tutto ci debba essere la volontà delle istituzioni, preposte alla tutela ed alla conservazione del ns/ patrimonio documentario, a difendere a spada tratta quello che viene loro affidato. Putrroppo però, sappiamo che così non è. Non tutti i dipendenti di tali strutture hanno voglia e competenze per poter tutelare quello che è patrimonio di tutti. Non solo degli studiosi.
So che sto toccando un argomento difficile da trattare in quanto molto delicato. Mi creda, di archivi e biblioteche ne ho girati tanti e, fatto salvo per qualcuno, nella maggior parte di queste strutture il personale è intento a
far niente ed a coltivare la "
propria ignoranza".
Mi chiedo spesso se sia possibile, lavorando in srutture del genere, disinteressarsi di quello che si ha a disposizione.
Veniamo alla "storica" e "mitica" biblioteca partenopea, vanto della cultura del ns/ Meridione. Non mi sembra giusto che in piena era telematica, i fondi più antichi non siano stati ancora neppure catalogati analiticamente e messi on line, e che per svolgere una ricerca ci si debba recare sul posto con grande dispendio economico. Si pensi ai costi di vitto ed alloggio per i non residenti.
Sono d'accordo con Lei che le cose in Italia debbano essere ridimensionate e che la cultura debba essere finalmente tutelata da tutti.
Il ns/ patrimonio storico-artistico-documentario è un bene prezioso che ci invidiano tutti.
Se pensiamo all'Archivio di Stato di Foggia, la città in cui vivo, esso dispone di circa 10 mila carte inventariate del fondo Dogana della Mena delle Pecore di Puglia che parte dalla metà del 1400, ossia da quando fu istituito il Tribunale della Dogana da Alfonso I d'Aragona, il 1° agosto 1447, per non parlare delle circa 150 mila carte del fondo "Suddelegazione cambi"che, in parte, ausilia quello dell'archivio napoletano distrutto nel rogo del '43, e mi fermo qui...
Quello che voglio dire e che gli archivi e le biblioteche del Meridione d'Italia dovrebbero essere maggiormente disponibili alla messa on line dei documenti superstiti, così come è già avvenuto per alcune biblioteche settentrionali, oppure come hanno già fatto alcuni archivi stranieri, ad es. la Spagna, con l'archivo de la Corona de Aragòn, che ha informatizzato parte della documentazione antica consultabile in rete telematica al link:
http://pares.mcu.es, qui cliccando nelle varie postazioni si potranno trovare i documenti che interessano il periodo storico studiato.
Inutile dire che nel ns/caso per arrivare a questo ne dovranno trascorrere di anni... forse i ns/ figli o i nipoti ne saranno avvantaggiati... chissà...
La vita del ricercatore è dura e difficile. E' vero! Ma è bella ed affascinante se si può, con il proprio lavoro, apportare un contributo alla comunità con l'intento di diffondere la conoscenza del passato, ricco di storia, tradizioni, ed eventi importanti.
Grazie a Lei caro amico, per aver alimentato questo dibattito il cui argomento mi sta molto a cuore.
Cordialmente.
Lucia Lopriore.