da MMT » giovedì 27 gennaio 2005, 0:39
Come promesso ecco l'altro articolo.
NON POSSO PIU’ TACERE IL DUCE ERA MIO NONNO
di Matilde Amorosi
* PRIMA PUNTATA *
Roma, gennaio.
È vero, la mia famiglia nasconde un segreto che riguarda la nascita mia e di mio fratello Dario. Il nostro vero padre fu il Gerarca fascista Asvero Gravelli, ma noi siamo stati allevati dal conte Guillermo de Blanck y Menocal, il quale sposando mia madre Lloyd, ci riconobbe come suoi figli legittimi. Dario e io ci sentiamo orgogliosi del blasone che i spetta di diritto.
Comunque, non dobbiamo certo vergognarci del nostro vero padre, un uomo onesto, coltissimo, che tutti indicavano cole il figlio segreto di Mussolini».
Patrizia de Blanck conferma la rivelazione de1 nostro giornale che ha scoperto il suo padre naturale in Asvero Gravelli, un personaggio di spicco nel regime fascista (legionario con Gabriele D’Annunzio, volontario in Etiopia e medaglia d’argento nella Guerra di Spagna). E contemporaneamente, ne fa un'altra ancora più clamorosa: lei e Dario, sarebbero i nipoti del Duce. «In famiglia il fatto era dato per scontato e noi non ce ne siamo mai vantati perché esso non aggiunge lustro alla nostra posizione sociale», spiega la contessa de Blanck. Accanto a lei c’è il fratello Dario, pittore di fama i cui quadri sono posti nei più grandi musei del mondo, dal Metropolitan di New York a L’Orangerie di Parigi.
Lui del padre conserva fotografie, lettere e poesie e molti ritagli di giornali celebrativi, tra cui quello che, in occasione della sua morte, nel ’56, parla di lui come del «figlio del Duce». «Nella Roma-bene il fatto che Mussolini fosse il padre Gravelli era dato per scontato», ricorda Dario. Me ne parlarono senza riserve, tanto per fare qualche nome, il poeta Alfonso Gatto e la gallerista Derna Querell. I Gravelli a Predappio possedevano una tipografia frequentata dal Duce che rimase colpito dalla bellezza della moglie del proprietario. La conquistò e dal loro breve incontro nacque Asvero.
Io e Patrizia abbiamo sentito raccontare questa storia molte volte, senza lasciarcene coinvolgere. Infatti, accanto a Guillermo de Blanck che abbiamo sempre considerato nostro padre, siamo cresciuti tra personaggi straordinari come Churchill, spesso nostro ospite a Montecarlo, e che nostro nonno potesse essere il Duce non ci emozionò più di tanto. Era un segreto di famiglia destinato a rimanere tale e ne tarliamo oggi soltanto per tratteggiare meglio la figura di Asvero Gravelli, senza aver mai pensato di trarre vantaggio da questa parentela. È certo che nostro padre fu quasi un angelo custode per Mussolini, godendo della sua incondizionata fiducia. Basti pensare che abitava in via Cornelio Celso, a pochi metri da Villa Torlonia, la residenza ufficiale del Duce, in modo da poterlo raggiungere in qualsiasi ora del giorno e della notte. E se vogliamo parlare di blasoni, a parte la nobiltà di cuore, più importante di qualsiasi titolo, Asvero Gravelli, per il suo valore militare fu nominato principe da Mussolini». […]
«Per capire la nostra saga familiare bisogna, prima di tutto, spiegare, nei limiti del possibile, la personalità di mia madre, un’antesignana del femminismo, in un epoca in cui una bella donna era considerata una preda», racconta.
Mia madre, nata dal matrimonio della marchesa Gerardi e del conte Dario di Venezia, aveva il senso della libertà assoluta, ma si rendeva conto che, ai tempi della sua gioventù una donna non poteva andare avanti senza l’appoggio maschile. Si innamorò perdutamente di Asvero Gravelli un uomo attraente, con in più quell’alone di fascino derivante dall’essere, almeno per l’opinione pubblica, il figlio di Mussolini, e non esitò a unirsi lui e a dargli due figli.
«Credo ci considerasse una sua proprietà privata, una proiezione del suo egocentrismo, in un contesto in cui il padre aveva un ruolo assolutamente marginale. Da bambina ricordo un signore dolce sorridente che veniva a farci visita. Mi prendeva in braccio, mi coccolava e quando mi lasciava aveva lo sguardo malinconico. Se chiedvo alla mamma chi fosse, lei rispondeva che era un amico simpatico e niente di più.
«Col passare degli anni, lo vidi sempre più raramente fino a quando sparì dalla nostra casa. Soltanto in seguito Dario e io scoprimmo la sua vera identità, ma non abbiamo mai condannato la mamma per averci mentito. La sua vita deve essere stata dura, con la responsabilità di due bambini, indicati secondo la morale dell’epoca, come i «figli della colpa».
Nostra madre va capita e, secondo me, per la sua scelta di tenerci lontano da nostro padre, fu in un certo senso, eroica.», interviene Dario. « Col declino del regime fascista essere i figli di un gerarca per noi poteva rappresentare un serio pericolo. Rinnegando nostro padre, fu certa di agire per il nostro bene. E quando incontrò il conte de Blanck, un uomo generoso, pronto a darci il cognome, assicurandoci un’esistenza prestigiosa, lo sposò, soprattutto per garantirci un avvenire sicuro. Non deve essere stato facile, visto che suo unico vero amore era Asvero Gravelli».
Anche Patrizia è convinta che la madre li abbia allontanati dal padre naturale sicura di agire per il loro bene, in una storia densa di intrighi e i «colpi di scena da ti fuilleton», mi fa notare per sdrammatizzare la situazione, con l’ironia tipica del suo carattere. Comunque, nella sua complessa realtà familiare, è evidente che tutti ebbero la loro parte di sofferenza. La bellissima Lloyd, per la decisione di separarsi dal suo grande amore; i figli, privati del vero padre e cresciuti, nella prima parte della o infanzia, in un clima di ambiguità; e anche Asvero Granelli, che si struggeva di nostalgia per i suoi bambini.
A conferma di questo lato insospettabile nel carattere di un gelido gerarca fascista, esiste una lettera custodita da Dario, indirizzata a Patrizia. «Bambina mia», scrive Gravelli. «È il tuo papà che ti parla e ti stringe con Dario in un abbraccio tanto grande e affettuoso. È il Natale del 1946 e il tuo papa è tanto solo e triste perché non può esserti vicino e iniziarti alla vita. Ma tu o ricordi il tuo papa, vero? Egli ti ha accolto quando sei nata, come un sogno e anche Dario ebbe 1’anima mia. Gli altari che accesi allora brillano ancora, perché a Madonna vi protegga, buoni e puri…».
Ancora, sempre in occasione del Natale, Gravelli, autore di circa cento libri storici, esprime in una poesia la sua angoscia: No, non farò quest’anno/l’albero di Natale/Ecco tremo e mi fermo per i miei bimbi lontani. Dio se potessi urlare!/Ma a che vale se non so più neppure piangere? » Ancora, alludendo a Patrizia: «Forse sì, la bambina mi ricorda e piange di nascosto, desolata/e rammenta quando la stringevo tra le braccia…».
In questa vicenda siamo stati feriti tutti, sia pure in maniera diversa», osserva Patrizia. Tuttavia se fossimo stati etichettati come i figli del gerarca figlio naturale di Mussolini e suo braccio destro, chissà quale tragica fine avremmo fatto. Comprendo le ragioni di mia madre, ma certo non posso cancellare quel senso di ansia che mi inculcò per proteggermi da papà. Il quale quando si rese conto che ci stava perdendo inevitabilmente, progettò di rapirci. […]
Perdonate la lunghezza e il taglio di alcuni passi.
Aspetto pareri e commenti in merito.
Michele T.d.S.