Duce e figli illegittimi....

Per discutere, di tutto un po' sulle nostre materie / Discussions of a general nature on our topics

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Messaggioda San Celestino » mercoledì 26 gennaio 2005, 16:31

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Se in vita non date un po' di voi agl'altri non rimarrà nulla di voi che valga la pena di vivere!
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Messaggioda fguar » mercoledì 26 gennaio 2005, 16:41

la fonte è abbastanza di parte (si tratta del fratello della sig. DE BLANK) ma chissa...
http://xoomer.virgilio.it/d.deblanck/deBlanck/ricerca.htm

http://xoomer.virgilio.it/d.deblanck/

cmq sono daccordo con la sig.ra di Robilant... la famiglia non è certo ITALIANA.
a presto
Fabio
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Messaggioda Alessio Bruno Bedini » mercoledì 26 gennaio 2005, 16:42

Eccola! Finalmente ho trovato la genealogia... a voi verificare

http://xoomer.virgilio.it/_XOOM/d.deblanck/deBlanck/ricerca.htm

Fa parte del sito della 'casata' de Blanck

http://xoomer.virgilio.it/_XOOM/d.deblanck/index.htm
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Messaggioda San Celestino » mercoledì 26 gennaio 2005, 16:48

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Messaggioda Alessio Bruno Bedini » mercoledì 26 gennaio 2005, 16:51

Bravo fguar .. mi hai preceduto di pochi secondi nell'inserimento del topic :lol: :lol:

La casata secondo queste ricerche (interessanti le fonti :D) risale circa all'800 dc :lol:
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Messaggioda San Celestino » mercoledì 26 gennaio 2005, 17:07

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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » mercoledì 26 gennaio 2005, 17:20

A France', il freddo e il gelo de L'Aquila t'han messo davvero tutta questa voglia di giocare?! :twisted:

Bene :wink: vale
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Messaggioda San Celestino » mercoledì 26 gennaio 2005, 17:22

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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » mercoledì 26 gennaio 2005, 17:29

...France', ho capito, traduco: era il mio parere! :lol:

Bene :D vale
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Messaggioda Alessio Bruno Bedini » mercoledì 26 gennaio 2005, 18:31

Se vogliamo studiare ed approfondire in modo serio tale genealogia va rilevato che specie fino al XIX secolo manca un vero e proprio filo genealogico.

Nella genealogia 'seria' occorre la prova per dirsi discendenti di qualcuno. Considerando poi che il cognome Blanco, Blanc, Bianchi è uno dei più diffusi al mondo, possiamo facilmente capire come non possa bastare una semplice ominimia con personaggi storici per dirsene discendenti.
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Messaggioda Grimaldi » mercoledì 26 gennaio 2005, 18:51

Ma non era
"fustigat ridendo mores"?
Ed allora anche scherzando si può fare seria critica.
Che dire? Ad occhio e croce la genealogia mi pare quanto meno azzardata e non appurata......
Mi inquietano di più le fonti.......
Archivio Storico del Supremo Consiglio del Rito Scozzese......
Archivi dell'Accademia di Alta Cultura.....
Archivi della Massoneria Italiana........
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Messaggioda Messanensis » mercoledì 26 gennaio 2005, 20:29

Questa di sicuro non può essere considerata una genealogia, ma una storia di famiglia (tutta da verificare). Qui si passa da un periodo all'altro senza alcuna connessione genealogica, tranne che nel periodo più recente.
Rosario Basile

Ogni erba si conosce per lo seme.
Dante
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Messaggioda fguar » mercoledì 26 gennaio 2005, 21:11

Alessio Bruno Bedini ha scritto:Bravo fguar .. mi hai preceduto di pochi secondi nell'inserimento del topic :lol: :lol:

La casata secondo queste ricerche (interessanti le fonti :D) risale circa all'800 dc :lol:


Sono stato leggermente più veloce!
cmq, non per offendere nessuno, ma a me questa fantastoria mi pare molto discutibile!
staremo a vedere
Fabio Guarino
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Messaggioda MMT » giovedì 27 gennaio 2005, 0:00

Mi avete preceduto! Avrei voluto aprire questa discussione dopo aver letto un articolo dallo strano titolo sul Corriere della Sera che riporto di seguito.

Dal Corriere della Sera di oggi pag. 21:

PATRIZIA DE BLANCK: SONO LA NIPOTE DI MUSSOLINI – rivelazione della contessa: mio padre naturale era il figlio segreto del Duce
di Costantino Muscau

MILANO — Allora anche lei ha il nonno Duce, o il Duce nonno… Vero, contessa Patrizia De Black? «Ma che contessa o principessa, chiamami pure Patrizia. E quanto al nonno, pare sia cosi…». Come pare? E vero o non e vero che il gerarca fascista Asvero Gravelli, figlio segreto di Mussolini, era il suo papa biologico? II settimanale Oggi in edicola svela il vostro segreto di famiglia…
La risposta della contessa e più fascisteggiante che aristocratica, di certo nello stile colorito per cui la vivace nobildonna e (ri)divenuta famosa grazie al reality show «I1 Ristorante»: «Non me ne può fregar de meno… Volevo dire: non me ne sono mai curata più di tanto. Il padre vero non è quello che ti ha dato la vita e messo al mondo, ma quello che ti ha cresciuta, allevata, educata e ti è stato vicino. E per me è 1’ambasciatore cubano conte Guillermo de Blanck, che, sposando mia madre Lloyd, riconobbe me e mio fratello Dario come figli legittimi. E infatti io non sono italiana, ma cittadina cubana e inglese, perché all’età di 15 anni e mezzo sposai un baronetto britannico. Furono le mie prime nozze, finite dopo 3 mesi perché trovai il maritino a letto con…». …la sua migliore amica, naturalmente. «Errore. Con il mio migliore amico. Comunque, questo non c’entra, la mia vita e tutta un’avventura: i1 mio secondo marito Peppino Drommi aveva sposato in prime nozze Anna Casati Stampa (protagonista e vittima di un celebre giallo nel 1970, ndr); un mio fidanzato è stato Farouk Chourbagi, amante di Claire Bebawi (protagonista di un altro celeberrimo caso nel’64, ndr). Non solo: con Peppino mi sono trovata nel primo sanguinoso dirottamento aereo.
Basta cosi, per carità. Torniamo a suo padre… «Quale? Per me il vero papà è l’ambasciatore». Meno male! Anche perché non ci sarebbe da andare tanto fieri dell’avere come genitore Asvero Gravelli, intimo del 1Duce (come un… figlio), scrittore, giornalista, esponente di un fascismo bellicoso e firmatario del «Manifesto sulla razza» redatto da 10 scienziati italiani e pubblicato su II Giornale d’ltalia il 14 luglio 1938. A questo punto la contessa, del cui e padre biologico aveva appena detto di non essersi mai curata, si impenna: «Eh, no, la Storia è falsa su questo punto: Gravelli o Granelli, per me e lo stesso, era un amico degli ebrei. Mi risulta che litigò con il direttore di quel giornale perché lo aveva messo nella lista del sostenitori della legge razziale. Mia madre mi diceva che salvò tanti ebrei. E poi mio fratello ha sposato un’ebrea». «E vero che mia moglie è ebrea ed è vero che sono profondamente antifascista», chiarisce Dario, 59 anni, pittore, spesso impegnato — dice — anche in battaglie antirazziste e pacifiste, oltre che custode delle memorie paterne. «E mi da molto fastidio — aggiunge — apprendere che il mio genitore biologico risulta in quella lista del sostenitori della legge razziale italiana. Non lo sapevo. Di lui ho conservato foto, lettere, poesie, ritagli. Alla sua morte, nel 1956, era gia venuto fuori che con lui spariva un altro figlio de1 Duce. Quindi nessun segreto svelato, semmai un particolare tenuto riservato, messo nel dimenticatoio per tanto tempo sia per una questione di delicatezza, sia perché ora rischia di diventare un pettegolezzo in questa Italietta di lavandaie».
«Ma si, ma si —interloquisce irrefrenabile la contessa — se io non avessi fatto notizia in tv chi mai si sarebbe curato di quell’uomo dolce e sorridente, che mi prendeva in braccio da bambina e quando alla mamma chiedevo chi fosse, mi sentivo rispondere: lo zio?».


Datemi tempo ed inserirò anche l'articolo tratto da "OGGI" che ho trovato casualmente oggi ( :lol: ) dal barbiere!


Saluti,
MMT
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Messaggioda MMT » giovedì 27 gennaio 2005, 0:39

Come promesso ecco l'altro articolo.

NON POSSO PIU’ TACERE IL DUCE ERA MIO NONNO
di Matilde Amorosi

* PRIMA PUNTATA *
Roma, gennaio.
È vero, la mia famiglia nasconde un segreto che riguarda la nascita mia e di mio fratello Dario. Il nostro vero padre fu il Gerarca fascista Asvero Gravelli, ma noi siamo stati allevati dal conte Guillermo de Blanck y Menocal, il quale sposando mia madre Lloyd, ci riconobbe come suoi figli legittimi. Dario e io ci sentiamo orgogliosi del blasone che i spetta di diritto.
Comunque, non dobbiamo certo vergognarci del nostro vero padre, un uomo onesto, coltissimo, che tutti indicavano cole il figlio segreto di Mussolini».
Patrizia de Blanck conferma la rivelazione de1 nostro giornale che ha scoperto il suo padre naturale in Asvero Gravelli, un personaggio di spicco nel regime fascista (legionario con Gabriele D’Annunzio, volontario in Etiopia e medaglia d’argento nella Guerra di Spagna). E contemporaneamente, ne fa un'altra ancora più clamorosa: lei e Dario, sarebbero i nipoti del Duce. «In famiglia il fatto era dato per scontato e noi non ce ne siamo mai vantati perché esso non aggiunge lustro alla nostra posizione sociale», spiega la contessa de Blanck. Accanto a lei c’è il fratello Dario, pittore di fama i cui quadri sono posti nei più grandi musei del mondo, dal Metropolitan di New York a L’Orangerie di Parigi.
Lui del padre conserva fotografie, lettere e poesie e molti ritagli di giornali celebrativi, tra cui quello che, in occasione della sua morte, nel ’56, parla di lui come del «figlio del Duce». «Nella Roma-bene il fatto che Mussolini fosse il padre Gravelli era dato per scontato», ricorda Dario. Me ne parlarono senza riserve, tanto per fare qualche nome, il poeta Alfonso Gatto e la gallerista Derna Querell. I Gravelli a Predappio possedevano una tipografia frequentata dal Duce che rimase colpito dalla bellezza della moglie del proprietario. La conquistò e dal loro breve incontro nacque Asvero.
Io e Patrizia abbiamo sentito raccontare questa storia molte volte, senza lasciarcene coinvolgere. Infatti, accanto a Guillermo de Blanck che abbiamo sempre considerato nostro padre, siamo cresciuti tra personaggi straordinari come Churchill, spesso nostro ospite a Montecarlo, e che nostro nonno potesse essere il Duce non ci emozionò più di tanto. Era un segreto di famiglia destinato a rimanere tale e ne tarliamo oggi soltanto per tratteggiare meglio la figura di Asvero Gravelli, senza aver mai pensato di trarre vantaggio da questa parentela. È certo che nostro padre fu quasi un angelo custode per Mussolini, godendo della sua incondizionata fiducia. Basti pensare che abitava in via Cornelio Celso, a pochi metri da Villa Torlonia, la residenza ufficiale del Duce, in modo da poterlo raggiungere in qualsiasi ora del giorno e della notte. E se vogliamo parlare di blasoni, a parte la nobiltà di cuore, più importante di qualsiasi titolo, Asvero Gravelli, per il suo valore militare fu nominato principe da Mussolini». […]
«Per capire la nostra saga familiare bisogna, prima di tutto, spiegare, nei limiti del possibile, la personalità di mia madre, un’antesignana del femminismo, in un epoca in cui una bella donna era considerata una preda», racconta.
Mia madre, nata dal matrimonio della marchesa Gerardi e del conte Dario di Venezia, aveva il senso della libertà assoluta, ma si rendeva conto che, ai tempi della sua gioventù una donna non poteva andare avanti senza l’appoggio maschile. Si innamorò perdutamente di Asvero Gravelli un uomo attraente, con in più quell’alone di fascino derivante dall’essere, almeno per l’opinione pubblica, il figlio di Mussolini, e non esitò a unirsi lui e a dargli due figli.
«Credo ci considerasse una sua proprietà privata, una proiezione del suo egocentrismo, in un contesto in cui il padre aveva un ruolo assolutamente marginale. Da bambina ricordo un signore dolce sorridente che veniva a farci visita. Mi prendeva in braccio, mi coccolava e quando mi lasciava aveva lo sguardo malinconico. Se chiedvo alla mamma chi fosse, lei rispondeva che era un amico simpatico e niente di più.
«Col passare degli anni, lo vidi sempre più raramente fino a quando sparì dalla nostra casa. Soltanto in seguito Dario e io scoprimmo la sua vera identità, ma non abbiamo mai condannato la mamma per averci mentito. La sua vita deve essere stata dura, con la responsabilità di due bambini, indicati secondo la morale dell’epoca, come i «figli della colpa».
Nostra madre va capita e, secondo me, per la sua scelta di tenerci lontano da nostro padre, fu in un certo senso, eroica.», interviene Dario. « Col declino del regime fascista essere i figli di un gerarca per noi poteva rappresentare un serio pericolo. Rinnegando nostro padre, fu certa di agire per il nostro bene. E quando incontrò il conte de Blanck, un uomo generoso, pronto a darci il cognome, assicurandoci un’esistenza prestigiosa, lo sposò, soprattutto per garantirci un avvenire sicuro. Non deve essere stato facile, visto che suo unico vero amore era Asvero Gravelli».
Anche Patrizia è convinta che la madre li abbia allontanati dal padre naturale sicura di agire per il loro bene, in una storia densa di intrighi e i «colpi di scena da ti fuilleton», mi fa notare per sdrammatizzare la situazione, con l’ironia tipica del suo carattere. Comunque, nella sua complessa realtà familiare, è evidente che tutti ebbero la loro parte di sofferenza. La bellissima Lloyd, per la decisione di separarsi dal suo grande amore; i figli, privati del vero padre e cresciuti, nella prima parte della o infanzia, in un clima di ambiguità; e anche Asvero Granelli, che si struggeva di nostalgia per i suoi bambini.
A conferma di questo lato insospettabile nel carattere di un gelido gerarca fascista, esiste una lettera custodita da Dario, indirizzata a Patrizia. «Bambina mia», scrive Gravelli. «È il tuo papà che ti parla e ti stringe con Dario in un abbraccio tanto grande e affettuoso. È il Natale del 1946 e il tuo papa è tanto solo e triste perché non può esserti vicino e iniziarti alla vita. Ma tu o ricordi il tuo papa, vero? Egli ti ha accolto quando sei nata, come un sogno e anche Dario ebbe 1’anima mia. Gli altari che accesi allora brillano ancora, perché a Madonna vi protegga, buoni e puri…».
Ancora, sempre in occasione del Natale, Gravelli, autore di circa cento libri storici, esprime in una poesia la sua angoscia: No, non farò quest’anno/l’albero di Natale/Ecco tremo e mi fermo per i miei bimbi lontani. Dio se potessi urlare!/Ma a che vale se non so più neppure piangere? » Ancora, alludendo a Patrizia: «Forse sì, la bambina mi ricorda e piange di nascosto, desolata/e rammenta quando la stringevo tra le braccia…».
In questa vicenda siamo stati feriti tutti, sia pure in maniera diversa», osserva Patrizia. Tuttavia se fossimo stati etichettati come i figli del gerarca figlio naturale di Mussolini e suo braccio destro, chissà quale tragica fine avremmo fatto. Comprendo le ragioni di mia madre, ma certo non posso cancellare quel senso di ansia che mi inculcò per proteggermi da papà. Il quale quando si rese conto che ci stava perdendo inevitabilmente, progettò di rapirci. […]


Perdonate la lunghezza e il taglio di alcuni passi.
Aspetto pareri e commenti in merito.


Michele T.d.S.
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