da Antesterione » martedì 22 settembre 2009, 10:51
La regola agostiniana fu adottata da molti ordini religiosi /canonicali e in alcuni casi cavallereschi, perché offriva la possibilità di regolare la vita comunitaria e d'integrare i carismi propri degli ordini.
I Domenicani, per esempio, seguono da sempre la regola di S. Agostino integrata e completata dalle Costituzioni dell'Ordine con gli elementi propri del carisma domenicano.
Essendo la vita comunitaria (innanzitutto e come fondamento di tutto), la sua gestione ed i rapporti che intercorrono tra i membri di un ordine religioso, la rinuncia al possesso di qualsiasi bene e la rinnegazione di sè per i propri fratelli, alcuni degli elementi fondamentali della regola di S. Agostino, essa è sicuramente non adatta all'Ordine Giovannita.
La regola benedettina, è incentrata sulla figura del monaco, il cui ruolo di contemplativo e di consacrato a Dio tramite l'opera della preghiera e del lavoro manuale prevalgono anche sullo stesso sacerdozio e apostolato, che rappresentano elementi minori, necessari e tollerati per esigenza e non vere aspirazioni del benedettino.
Sicuramente è una regola più adatta per ordini in cui possa prevalere un aspetto laico, in cui la preghiera, il vivere del frutto del proprio lavoro e la cooperazione nelle opere dell'ordine, possono trovare una loro specifica espressione senza necessariamente porre l'accento sull'apostolato sacerdotale.
Ad ogni modo, trattandosi entrambe di regole che gestiscono delle comunità basandosi su un principio universalmente applicabile ed evangelico l'una (L'agostiniana) e più specifica e ben delineata l'altra (La benedettina), esse sono oggi a mio avviso entrambe inapplicabili alla figura del Cavaliere dell'Ordinedi S. Giovanni.
La dispensa dalla vita comunitaria ne fa un ordine religioso atipico più simile a quelle forme di consacrazione e professione individuale di singoli laici o a istituti di vita consacrata (ordini secolari, quali esempio quelli delle varie tipologie di "suore laiche") che contemplino la possibilità di vivere nel mondo, del proprio lavoro e senza essere incentrati su una reale vita comunitaria con delle promesse o voti variabili.
Direi che oggi siamo dunque lontanissimi da queste regole.
Direi che Carta costituzione e codice sommati costituiscano l'unica regola giovannita sic et simpliciter, non potendosi più ispirare ad alcuna regola classica adotattata da altri ordini religiosi per via del suo status, della natura di tutti i suoi membri e delle sue attività.
Oggi, in molti aspetti, l'ordine mi fa pensare soprattutto alle Società di Vita Apostolica (tra i primi a rilevare l'esigenza di questa tipologia, ricordo, San Filippo Neri). Ed è maggiormente ad esse a cui guarderei non forse come ispiratrici dell'attuale natura (frutto della naturale evoluzione dell'Ordine che ne ha influenzato anche le scelte incentrandosi maggiormente sulle attività e non sui concetti ispiratori salvo quelli evangelici e cavallereschi di carità, soccorso al povero e l'ammalato come immagine di Cristo ecc.), ma come istituto al quale meglio ricondurre l'Ordine di Malta analizzato da un punto di vista "religioso" e non "secolare".
A l'heure où le mal a si souvent droit de cité parmi les hommes, et jusque dans les plus hautes institutions, le réveil de la vocation chevaleresque est une urgence, à laquelle le ciel n'a jamais tardé à répondre. P. Philippe-Emmanuel RAUSIS o.p.