Davide Shamà ha scritto:
Caro Marco,
ti ringrazio per la precisazione sull'edizione. Ma il mio commento in base ai contenuti non cambia molto, specie dopo che ho visto la copia di una pagina sul sito dell'editore (famiglia Archinto). Se male non leggo, mi sembra di scorgerci una data 1712 e le pagine comprendono una parte riguardante il medioevo e la metà del XVIII secolo. Presumo che il lavoro sia tutto così, sguarnito di dati anagrafici. Come stile e dati non sembra dire molto di più dell'altra edizione, della quale sembra in apparenza una continuazione. Per ulteriori specifiche vanno controllate altre fonti (mi limito agli Archinto, ma penso che il discorso possa essere esteso anche ad altre famiglie se lo stile è così per tutte). Come puoi vedere, il mio discorso è un po' diverso. Ciao Davide
Caro Davide,
Il mio intervento intendeva soprattutto chiarire la differenza dei due repertori genealogici quello già pubblicato e questo ora edito ora dall'Orsini De Marzo con dalla Società Storica Lombarda.
Quanto alla loro tipologia - possedendo entrambe le edizioni e potendo osservare tutte le altre genalogie oltre ai soli Archinto
È proprio la mole del repertorio che - non le ho contate ma direi sono poco più di cinquecento famiglie che, è bene ricordare e ribadire: all'epoca sono ritenute come "nobili" dai compilatori del manoscritto - rappresenta la differenza e l'interesse maggiore di questo volume che offre un'immagine d'insieme del patriziato milanese certo più ampia, sul suo concetto di "nobiltà" nel corso del tempo - a parte le genealogie sono censiti documenti e normative nobiliari milanesi dalla celebre "Matricula", elenchi successivi, estimi, via via, sino al (poco discreto) elenco delle dame escluse dalla corte nel 1771 - insomma, uno "strumento di lavoro" che io riterrei di considerare almeno come utile.
Questo soprattutto grazie all'ampia nota introduttiva della Zanoboni ne fa un esaustivo esame comparativo con similari raccolte coeve e ne fornisce i criteri metodologici che dalla metà del Settecento eruditi e compilatori seguivano in questo genere di raccolte - metodi che iniziavano finalmente ad orientarsi verso una moderna concezione storiografica - oltre che tentare un censimento dei materiali e delle fonti confluiti nella compilazione; un'analisi autorevole insomma che offre allo studioso il quadro preciso di cosa ha tra le mani.
Ecco perchè, detta così sommariamente e senza neppure aver visto il volume, l'impressione che le tue parole suscitano, danno quasi l'idea di poter liquidare questa edizione come una sorta di "doppione", "sguarnito" e poco utile ai fini della ricerca genealogica e storica, un giudizio che mi pare poco appropriato se non quasi ingeneroso.
Riporto infine come pregio del volume la scelta di ripubblicare il sempre illuminate saggio dello storico del diritto Cesare Manaresi "Orientamenti per le ricerche sulla nobiltà originaria lombarda" (Comunicazione letta nell'adunanza della Società Storica Lombarda del 1931), trattazione magistrale, spesso ignorata, che, per quanto attiene alla Lombardia, molte cosa ha da (riba)dire sul concetto della nostra "nobiltà immemoriale" e sulla sua evoluzione ai molti che ancora oggi si interessano al diritto nobiliare ed alle questioni ad esso connesse.
Ti saluto cordialmente,
Marco

