Grimaldi ha scritto:Egr. signori,
girovagando per i vecchi post del forum ho notato questo vs topic al quale volevo aggiungere qualcosa.....
Vorrei far notare che purtroppo i titoli nobiliari si vendevano! E in particolar modo nel citato Regno di Napoli dal sec. XVII ci fu un decadimento tale che molte famiglie borghesi arricchite si elevarono comprandosi un titolone (venduto da nobili decaduti, con conseguente intercessione di alti uffici per il regio assenso oppure venduti dallo stesso governo vicereale o da intermediatori)..... e questo in particolar modo dal periodo della guerra dei trent'anni, quando il Regno di Napoli fu spremuto come un limone per finanziare la costosissima guerra...
Il paradosso fu che grandi famiglie di antica nobiltà decaddero e furono sconfitte dal sec. XVI dalla reazione annichilente del governo spagnolo (valga per tutti l'esempio del Sanseverino Principe di Salerno), restando di esse spesso solo cadetti e/o rami minori... mentre famiglie di piccola nobiltà o di estrazione borghese (nobili di toga, ovvero giuristi, magistrati o avvocati o nobili di "robe", cioè borghesi arrichiti) si elevarono socialmente comprando titoli, facendo matrimoni prestigiosi ecc.....
Altra considerazione poi quella sull'acquisto di un bene feudale senza titolo feudale. Fino alle leggi borgoniche nel Regno di Napoli il termine "Barone" non era considerato titolo nobiliare ma solo "onorifico".
Inoltre in tale epoca venne poi fatto l'espresso divieto di commerciare i titoli nobiliari.
Queste a grandi linee le note che volevo aggiungere.
Grazie.
È proprio così i titoli nobiliari si vendevano! Almeno in Sicilia.
Li vendeva sia il Re che il privato. Quando la corona vendeva una città, una Università o una Terra si dava la possibilità agli abitanti di poter riscattare il proprio paese versando il corrispettivo (o qualcosa di più) alle casse dello stato, ma questo, di fatto non risolveva il problema, lo rinviava nel tempo, solo poche città non furono rivendute (vedi Acireale).
Il feudo di solito veniva venduto con un semplice atto notarile, si faceva domanda di investitura presso la Conservatoria del Regno, o la Camera Reginale, o il Protonotaro del regno e il Sovrano dava “ESECUTORIA” dietro versamento di relativa tassa di investitura. A ogni passaggio di proprietà o per vendita o per morte dell’investito si doveva versare la tassa di successione, lo stesso accadeva anche quando cambiava il sovrano i possessori di feudo se ne dovevano reinvestire versando relativa tassa.
Quindi più passaggi di mano più soldi per il Sovrano.
Molte famiglie siciliane diventarono Principi di….. Duchi di…., Marchesi di…., acquistando il titolo nobiliare col vil denaro.
Cordialmente Marcello