vorrei sottoporVi oggi una questione forse "de lana caprina", ma che ritengo non del tutto priva d´interesse, se non altro perche´ da´ la misura di quanto cio´ che inerisce la disciplina araldica sia sovente misconosciuto o fatto oggetto d´interpretazioni erronee.
Conversavo, alcuni giorni or sono, con un collega di universita´ il quale, passando per caso mente componevo un messaggio per questo forum, incuriosito mi ha rivolto alcune domande sulle "attivita´ tipiche" dell´appassionato di araldica.
La conversazione, durante la quale ho di buon grado soddisfatto il sincero interesse del mio amico, ha interessato poi la questione degli stemmi di famiglie non nobili (mi guardo bene dall´impiegare la locuzione desueta di "stemmi borghesi" per non incorrere nelle bacchettate, storicamente sacrosante, del nostro dott. degli Uberti
Senonche´ dopo avergli mostrato quello di chi scrive, professando la mia disponibilita´ a rendermi utile ove egli avesse voluto avvicinarsi a questa affascinante materia, il mio gentile interlocutore veniva assalito da amletico dilemma circa l´opportunita´ dell´utilizzo dello "stemma plebeo" (lo chiamo cosi´ permettendomi di mutuare una a mio avviso felicissima definizione proposta tempo addietro dal collega Cravarezza... che spero vorra´ perdonarmi il plagio
Il collega sosteneva infatti esser manifestazione di garbo buona creanza astenersi dall´uso dello stemma personale o familiare nel caso in cui taluno, non nobile, debba rivolgersi a persona, dicamo cosi´, araldicamente referenziata.
La tesi or ora esposta veniva motivata argomentando che in tale frangente l´utilizzo dell´arma personale o familiare "plebea" possa configurarsi come un goffo tentativo di colmare un malcelato senso d´inferiorita´e d´insofferenza nei riguardi del nobile interlocutore.
Insomma... un deprecabile tentativo da arrampicatore sociale che farebbe tanto... voglio, ma non posso.
Quasi pleonastico sarebbe sottolineare il mio tentativo di confutare una simile argomentazione. Garbata, ma ingenerosa poiche´ confina l´araldica in un terreno ch´e´ solo uno tra quelli possibili.
Tanto piu´ che appare con evidenza ad ogni coscienzioso conoscitore come l´utilizzo di uno stemma, nel rispetto di ben precise "regole comportamentali" connaturate alla materia araldica e che inibiscono l´utilizzo di determinata simbologia a chi non ne ha titolo, vale gia´ di per se´ a scagionare il titolare da ogni ipotetica "suspicio".
Abbiamo seguitato lungamente e piacevolmente la discussione di fronte ad una tazzina di caffe´ per separarci alla fine amichevolmente rimanendo tuttavia su pareri discordanti.
M´e´ parso infine doveroso rivolgere anche alla Vs considerazione quanto sopra descritto.
Probabilmente la risposta e´ contenuta nella stessa domanda... spiace tuttavia che (pur essendo spesso salva la buona fede) persistano fraintendimenti di tal genere i quali, a mio modo di vedere, fanno male all´araldica
nell´attesa di conoscere le Vs opinioni vi saluto cordialmente
Michele


si arriva in cielo