da Grimaldi » martedì 21 dicembre 2004, 14:45
Egr.i sign.i,
ho notato solo oggi questo interessante (ed un pò vecchio) topic, che partendo dal "fons honorum" è dilagato verso ben altro e più vasto campo....
Ne approfitto allora per fare delle osservazioni...
Noto con stupore come sia tanto diffuso il credere che una famiglia possa definirsi e reputarsi “nobile” senza nessun documento storico-genealogico o quasi e che la stessa scienza genealogica è presa a calci dagli “opinionisti”, che riescono a parlare del relativismo del “secondo me” perfino quando si tratta di una scienza.
Qual’era la domanda? Una famiglia quando può dimostrare la sua “nobiltà”? Quando può dimostrare direttamente (con atti ancora esistenti) o indirettamente (con atti che seguivano quelli precedenti, tipo riassunti in atti pubblici, notarili, ecc.) la sua genealogia. Perché debbo purtroppo far notare che lo stesso diritto nobiliare ritiene nobile chi può provare di discendere da un personaggio investito o detentore di una nobiltà.
Come ho ripetuto altrove una documentazione genealogica è un processo storico-giuridico basato su delle prove.
Ovvio è che con il tempo molto materiale originale è stato perso ma per arrogarsi il diritto di dirsi discendente di una famiglia nobile bisogna dimostrarlo.
E fin dove è possibile dimostrare una genealogia fino a quel punto risale l’antichità (ovvero nobiltà storica) di una famiglia.
E’ sicuro poi che non tutti possono rintracciare tutti gli atti che occorrerebbero a dimostrare la loro genealogia, ma laddove questi atti sono stati già raccolti nel passato questo è più facile.
Ad esempio un disceso da un nobile romano moderno (che ad esempio oggi in una monarchia avrebbe diritto al titolo di “principe”) certamente non potrà avere o rintracciare tutti gli atti della sua genealogia centenaria, ma di sicuro potrà dimostrare la genealogia dall’avo titolato di epoca recente, che a sua volta poteva dimostrare la genealogia dal primo titolato e man mano fin dove poteva risalire.
Laddove mancano tali atti manca la prova genealogica e quindi la dimostrazione della nobiltà (che tanto sembra stare a cuore a troppi genealogisti…).
A tale proposito vorrei riportare un fatto personale che potrebbe aiutare a capire la questione.
Tempo fa mi recai alla parrocchia del paese dove per secoli visse la mia famiglia per vedere di persona gli atti antichi della genealogia familiare, farmene rilasciare delle copie e poterle così conservare fra i miei documenti. Il parroco, costernato, mi rivelò che un incendio di inizio secolo li aveva distrutti……
Se io avessi avuto bisogno di tali atti per dimostrare la mia ascendenza essi sembravano non esistere più……
La mia fortuna è stata però che di questa famiglia altri personaggi nei secoli passati si erano occupati di ottenerne delle copie da presentare all’Ordine di Malta (categoria nobile), sottoporre a tribunali del Regno borbonico ecc…. e per fortuna tali copie erano riferite ai miei avi diretti.
Morale? Gli originali di tali atti non sembrano esistere più ma di essi ne sopravvivono copie autentiche nell’archivio dell’Ordine di Malta a Roma, nell’archivio di Stato di Napoli, ecc……
In sostanza questo è accaduto per molti atti antichi. Quindi una genealogia o la si ricostruisce ex novo cercando (ove possibile) tutti gli atti che occorrono oppure si dimostra, sempre con atti, l’aggancio genealogico ad una genealogia già nota (ma in tale caso occorre poi una severa critica ed un approfondito esame della veridicità degli atti della genealogia già nota).
Questo è quanto.
Grazie per l’attenzione.