da Mario Volpe » martedì 2 maggio 2006, 9:31
Come promesso, rispondo al quesito del Sig. pietro.i in merito alla posizione del MAE sugli ordini di Casa Savoia. Anche se credo che lo stesso Sig. petro.i e gli altri frequentatori del forum rimarrano un pò delusi, in quanto non credo di poter dire molto di più di quanto non sia già stato detto in questo stesso forum
Innanzitutto posso confermare che l’orientamento del Ministero è attualmente quello di non considerare “autorizzabile all’uso” nel nostro Paese nessuna delle onorificenze concesse dai Savoia.
Le richieste pervenute al Ministero negli ultimi anni da parte di cittadini italiani che chiedevano l’autorizzazione a fregiarsi di onorificenze di ordini sabaudi, peraltro rarissime, sono sempre state cortesemente restituite al mittente.
Sulla questione consentitemi di esprimere alcune annotazioni a titolo del tutto personale.
Appare innanzitutto chiaro che l’orientamento del Ministero è in gran parte vincolato alle disposizioni contenute nella legge n.178 del 1951, che, come noto, ha soppresso due dei principali ordini sabaudi – l’Ordine Supremo della SS. Annunziata e l’Ordine della Corona d’Italia - ed ha sancito la “cessazione dei conferimenti” di un terzo ordine – l’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro (che ha comunque mantenuto lo status di ente ospedaliero sulla base di quanto stabilito dalla XIV disposizione transitoria della Costituzione).
Ulteriori “ragioni di opportunità”, evidentemente connesse alle precedenti, hanno indotto il MAE a considerare parimenti non autorizzabile anche l’Ordine Civile di Savoia, benché in merito a quest’ultimo la Repubblica non abbia mai adottato specifici provvedimenti legislativi (ancora meno autorizzabile appare quindi l’Ordine al Merito Civile di Savoia, istituito in seno al precedente da Vittorio Emanuele di Savoia nel 1988).
Per quanto concerne gli altri ordini sabaudi (erano otto in totale), come certamente molti di voi già sapranno, due di questi furono avocati dalla Repubblica tra la fine degli anni quaranta e l’inizio dei cinquanta: l’Ordine Militare di Savoia, poi “rinominato” Ordine Militare d’Italia, e l’Ordine al Merito del Lavoro.
Mentre gli ultimi due divennero “obsoleti” ancora prima della proclamazione della Repubblica: l’Ordine Coloniale della Stella d’Italia, divenuto desueto con la perdita delle colonie nel dopoguerra, e l’Ordine Civile e Militare dell’Aquila Romana, di cui cessarono i conferimenti a seguito della caduta del Fascismo nel ’43 (successivamente soppresso con D. Luogt. del 5 ottobre 1944 n.370), anche se, nella sua versione “repubblichina”, ha continuato ad essere conferito nella Repubblica Sociale fino al termine del II Conflitto Mondiale (e credo anche oltre…).
Per quanto riguarda la posizione “civile” dei Savoia, ricordo che l’approvazione della legge costituzionale n. 1 del 23.10.02, ha esaurito per i discendenti maschi della famiglia gli effetti dei primi due commi della XIII disposizione transitoria della Costituzione Italiana, ed ha restituito agli stessi il libero accesso nel nostro Paese, nonché i normali diritti civili di cittadini italiani.
Ben diversa però, appare la situazione dal punto di vista dei diritti “dinastici” della Casata (senza parlare dei beni esistenti nel territorio nazionale di proprietà della famiglia, che sono stati avocati dallo Stato con il terzo comma della già citata XIII disposizione transitoria della Costituzione, tuttora in vigore).
Per il ripristino dei suddetti diritti sarebbe infatti necessario – a mio parere - un intervento legislativo che modifichi la normativa vigente (la legge n.178/51), o l’individuazione di uno strumento interpretativo della già ricordata modifica costituzionale. Cosa che finora non è avvenuta.
Un dialogo in tal senso, proprio a seguito della sopra citata modifica costituzionale, era stato avviato informalmente negli ultimissimi anni tra i competenti uffici del Ministero, della Presidenza del Consiglio e della Presidenza della Repubblica, senza peraltro far scaturire nessuna conclusione sulla questione. Dubito molto che nel prossimo futuro l’argomento possa nuovamente essere “rispolverato” dal nuovo Governo.
Ci sono voluti oltre sessant’anni per restituire il libero accesso in Italia agli eredi della famiglia di Savoia, il dibattito è sempre aperto e, chissà, forse prima o poi le competenti Autorità o il Parlamento potrebbero decidere di tornare sull’argomento per esaminare la possibilità di restituire ai suddetti eredi l’esercizio – oltre a quelli civili - anche dei loro diritti dinastici.
Mario Volpe