Bizzarrie araldiche

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Bizzarrie araldiche

Messaggioda Antonio Pompili » martedì 29 luglio 2025, 23:57

Mons. Bruno Bernard Heim, noto araldista e autore, tra numerosissimi altri, di alcuni stemmi papali, affermava: «È preferibile usare composizioni tradizionali o rigidamente simmetriche per scopi ufficiali, ma nel perseguimento dei più alti ideali accessibili nell’araldica ecclesiastica decorativa le possibilità sono praticamente illimitate».

Anche io, certo della correttezza di questa impostazione, ritengo che la versione ufficiale di uno stemma come quello del Romano Pontefice, con la bellezza austera e la dignitosa purezza di forme che devono opportunamente caratterizzarlo, siano cosa ben diversa dall’esercizio artistico nel quale ogni disegnatore può liberamente cimentarsi con intenzionalità puramente decorative.
L’importante è che, chiunque - ritenendo se stesso un vero disegnatore araldico - voglia cimentarsi in sue libere interpretazioni, oltre al bagaglio di una seria preparazione sulla materia, abbia il possesso di un vero stile artistico-araldico che sia da guida nella realizzazione di quei particolarissimi segni di identificazione e di comunicazione che sono gli stemmi. Consapevole del valore autentico di uno stemma e del suo più profondo significato, un vero artista araldico non punterà ad eccellere in esagerata imponenza di forme e ridondante raffinatezza di dettagli. Alcuni artisti, nella continua ricerca di modelli sempre più prolissi nel loro stile ed invadenti nel loro impatto visivo, rischiano, loro malgrado, di scadere nell’inopportuno e nello stravagante.

Nelle foto mostro un presunto stemma del Santo Padre Leone XIV in una versione alternativa su targa esposta sulla facciata di una cattedrale nelle Marche, e lo stemma papale nella sua versione ufficiale osservabile invece sulla facciata di un’altra cattedrale della stessa regione ecclesiastica.

Innanzitutto va notato che il presunto stemma papale nella versione alternativa semplicemente non è lo stemma del Papa felicemente regnante. Infatti non solo esso è sprovvisto di motto, presente invece nella versione ufficiale, ma - ciò che è più grave - è errato anche quanto a composizione interna della scudo: infatti il secondo quarto, innalzante le figure dell’emblema agostiniano, cioè il cuore fiammeggiante e trafitto posto sul libro, è d’argento, mentre nella versione ufficiale il colore è il bianco (raro in araldica ma comunque attestato, soprattutto nell’araldica religiosa, e codificato nella spiegazione ufficiale dello stemma papale: https://press.vatican.va/content/salast ... 00540.html ). Errore, questo, commesso ostinatamente anche da qualche altro disegnatore o grafico araldico (o sedicente tale)...
Quanto alla sagoma dello scudo è a dir poco improbabile nelle sue proporzioni e nelle sue forme che, nel loro voler risultare alternative a tutti i costi, scadono in una bruttura stilistica che era ben evitabile. Il giglio, di nobile semplicità nelle sue forme originali, nel disegno alternativo assume l’aspetto di un’alzatina da centro tavola sulla quale spuntano tre penne di pavone, degne del cimiero di un elmo da araldica civile. Mentre il cuore è eccessivamente ridotto nelle sue proporzioni rispetto al libro, quasi riducendosi a un soprammobile, al contrario di quanto si osserva ragionevolmente nella versione ufficiale. Forse il misterioso autore del disegno alternativo voleva così evitare la sovrapposizione della punta della freccia alla superficie della copertina del libro per questioni di maggiore visibilità? Se così è stato, ha compiuto una operazione tutt’altro che necessaria, ottenendo soltanto la deformazione dell’insieme emblematico, nel quale il cuore resta elemento principale.

Non miglior sorte hanno avuto gli ornamenti dello scudo. La mitra è stata trasformata nella punta di un razzo nell’atto di decollare, con uno slancio tanto più veloce favorito dal movimento esasperatamente accentuato delle aerodinamiche infule. Le chiavi sono state trasformate in una pura astrazione, dal momento che i congegni, piuttosto simili a lame di grandi asce frastagliate, sono troppo grandi rispetto alle esili impugnature. Il fatto che uno stemma sia rappresentazione ideale e idealizzata non autorizza a simili sproporzionate raffigurazioni. Infine il cordone posto a unirle, così rappresentato, starebbe meglio a ornare delle tendine da cucina che non uno stemma papale…

L’araldica nelle sue manifestazioni artistiche deve essere al passo con i tempi e, forte della sua grande tradizione, saper comunicare attraverso un linguaggio di immagini che sia accessibile a tutti e per tutti facilmente percepibile nella sua chiarezza e nella sua forza comunicativa. Lo stemma di Papa Leone XIV, anche nella manifestazione artistica della sua versione ufficiale, si presenta perfettamente in linea con la più moderna concezione dell’araldica nella Chiesa Cattolica ai nostri giorni. Uno stemma il quale, carico del fascino della quasi millenaria tradizione artistica dell’araldica pontificia ed erede di essa, si caratterizza per il suo aspetto moderno e attuale, aprendo a nuove prospettive per una scienza e un’arte araldica che – anche nella Chiesa – sappiano continuamente rinnovarsi per mantenere sempre intatta la loro vitalità.

Sarebbe dunque raccomandabile che, per usi di carattere ufficiale come quelli relativi all’esposizione dello stemma papale sulla facciata di una cattedrale, non si adottassero versioni diverse da quella ufficiale, soprattutto se parliamo di versioni che, avendo ben poco di araldico nella loro veste raffigurativa, risultano pure erronee nella loro composizione.

Me lo ripeteva spesso il mio maestro, il Cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo: l’araldica è un linguaggio e chi decide di parlarlo deve parlarlo correttamente, altrimenti meglio si astenga dal farlo. Nel vedere certe bizzarrie araldiche sento particolarmente vero il suo insegnamento.

don Antonio Pompili
Vicepresidente dell’Istituto Araldico Genealogico Italiano
Membro dell’Accademia Internazionale di Genealogia
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Re: Bizzarrie araldiche

Messaggioda contegufo » mercoledì 30 luglio 2025, 20:53

Nella seconda immagine si vedono a sx lo stemma papale a dx quello del Vescovo titolare.
Credo che nell'araldica in genere e certamente in quella araldica vada posto il problema delle gerarchie.
Secondo don Antonio quale sarebbe la collazione più indicata nell'esempio in questione?

Saluti
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Re: Bizzarrie araldiche

Messaggioda Romegas » mercoledì 30 luglio 2025, 21:25

La collocazione e' corretta e rispetta la gerarchia.
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Re: Bizzarrie araldiche

Messaggioda egometta » mercoledì 30 luglio 2025, 21:31

Più che altro lo stemma di un papa su una chiesa o cattedrale fuori da Roma non ci andrebbe proprio, a parte i pochi casi di basiliche di proprietà della Santa Sede in giro per l'Italia (Assisi, Loreto, Santo di Padova ecc.), spesso frutto di un dono diplomatico di cosa non propria da parte dell'uomo della Provvidenza cav. Benito.
Quanto al motto, c'è anche chi sostiene che la sua presenza sotto a uno stemma papale sia molto sospetto e segno di evidente e dichiarata antipapalità, come nel caso di Bergoglio, e che quindi, se Leo Fortin è papa legittimo, il motto andrebbe velocemente eliminato e sostituito per es. dal pallio a croci rosse, come era per Benedetto XVI, o da niente, come per tutti i pontefici precedenti.
Che poi la difesa delle qualità di una certa versione dello stemma sia fatta dall'autore stesso di quella versione è come minimo di cattivo gusto: chiedete all'oste se il suo vino è buono
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Re: Bizzarrie araldiche

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » mercoledì 30 luglio 2025, 23:36

E' opportuno riaffermare un principio tanto semplice quanto fondamentale: uno stemma papale, quando usato in contesti pubblici e ufficiali, come la facciata di una chiesa cattedrale, non può essere oggetto di interpretazioni personali né di licenze artistiche, per quanto colte o raffinate possano essere.

Il disegno in questione in effetti non corrisponde in diversi aspetti essenziali alla versione ufficiale dello stemma del Pontefice felicemente regnante: mancano il motto, il colore corretto di alcuni quarti, e vi è una libertà eccessiva nelle proporzioni, nelle forme ornamentali e nei simboli, che rischia di compromettere la riconoscibilità, la chiarezza e soprattutto la fedeltà all’identità araldica del Santo Padre.

L’araldica è un linguaggio e in un contesto istituzionale questo linguaggio non può essere improvvisato né personalizzato arbitrariamente.
Il disegno araldico può certo evolversi nel tempo e adattarsi ai linguaggi contemporanei, ma non deve mai snaturare la verità araldica contenuta nello stemma approvato e promulgato dal Papa stesso.

Nessun artista dovrebbe ritenersi legittimato a sostituirsi all’autorità ecclesiastica nel proporre versioni alternative di uno stemma destinato a essere esposto in ambiti ufficiali.
Una cosa è il campo della decorazione privata o della sperimentazione grafica; ben altra cosa è l’adozione di uno stemma sopra una cattedrale, luogo eminente della fede e della comunione ecclesiale.

Condivido quindi pienamente conclusione di Don Antonio: per usi ufficiali, e tanto più per edifici sacri, lo stemma del Pontefice deve essere rappresentato nella sua forma autentica e approvata, senza alterazioni che ne compromettano significato, equilibrio o autorità.
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Re: Bizzarrie araldiche

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » mercoledì 30 luglio 2025, 23:42

egometta ha scritto:Più che altro lo stemma di un papa su una chiesa o cattedrale fuori da Roma non ci andrebbe proprio, a parte i pochi casi di basiliche di proprietà della Santa Sede in giro per l'Italia (Assisi, Loreto, Santo di Padova ecc.), spesso frutto di un dono diplomatico di cosa non propria da parte dell'uomo della Provvidenza cav. Benito.
Quanto al motto, c'è anche chi sostiene che la sua presenza sotto a uno stemma papale sia molto sospetto e segno di evidente e dichiarata antipapalità, come nel caso di Bergoglio, e che quindi, se Leo Fortin è papa legittimo, il motto andrebbe velocemente eliminato e sostituito per es. dal pallio a croci rosse, come era per Benedetto XVI, o da niente, come per tutti i pontefici precedenti.
Che poi la difesa delle qualità di una certa versione dello stemma sia fatta dall'autore stesso di quella versione è come minimo di cattivo gusto: chiedete all'oste se il suo vino è buono


Caro Egometta, ti ringrazio per l’intervento, che tocca temi certamente interessanti, ma che mi permetto di considerare su piani distinti rispetto a quello sollevato da don Antonio Pompili nel suo scritto.
La questione affrontata da don Antonio, infatti, non riguarda l’opportunità o meno che uno stemma papale compaia su una chiesa o cattedrale, né tanto meno si addentra nelle dispute sulla legittimità del regnante pontefice o sulla simbologia del motto.
La sua riflessione si concentra invece su un punto molto più concreto e, direi, tecnicamente oggettivo: se e come rappresentare uno stemma pontificio in un luogo pubblico e istituzionale, come la facciata di una cattedrale, nel caso in cui esso venga effettivamente esposto.
Su questo punto, la posizione di don Antonio è ineccepibile: qualora si scelga di rappresentare lo stemma del Pontefice (legittimo o meno secondo differenti opinioni personali) occorre farlo con aderenza alla versione ufficiale, approvata, promulgata, e pubblicata dagli organi competenti della Santa Sede.
È una questione di correttezza araldica, di sobrietà ecclesiale, e anche di rispetto per l’ufficio petrino, indipendentemente dalle sue vicende storiche o canoniche.

Quanto alla critica per cui chi difende una rappresentazione araldica è anche il suo autore, permettimi di dire che non è un’eccezione né un’irregolarità.
Al contrario, è del tutto naturale che un artista (soprattutto se criticato pubblicamente) chiarisca le proprie scelte.
Ma nel caso in questione, l’intervento di don Antonio non è una difesa di sé stesso, bensì un richiamo al rigore e al buon gusto nella rappresentazione di simboli che non sono proprietà privata né di artisti né di fedeli: sono segni pubblici della Chiesa, e come tali meritano rispetto, misura, e fedeltà.

Al di là delle varie sensibilità ecclesiali o araldiche, credo che tutti possiamo convenire su un principio basilare, già espresso nel precedente post: se si decide di usare lo stemma papale, esso non può essere reinventato o deformato a piacimento.
Ed è questo il punto, semplice ma essenziale, su cui si è espresso don Antonio, a mio avviso, con piena pertinenza.

Con stima immutata
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Re: Bizzarrie araldiche

Messaggioda franco poggiali » giovedì 31 luglio 2025, 10:45

Buon dì,
Non entro nel merito dell'affascinante linguaggio araldico, non avendone lo spessore e le competenze per farlo ma, in quello artistico, vorrei esprimere la mia opinione.
Copiare é sicuramente più difficile che creare, questo é fuori da ogni dubbio. Copiare é facilissimo sbagliare, soprattutto se questo é fatto da parsone che possono avere gravi lacune artistiche.
Interpretare o re-interpretare un qualcosa di ufficiale é sempre sbagliato, (lo vediamo ogni giorno con le leggi del nostro Stato e come recita il detto popolare "fatta la legge, trovato l'inganno").
A volte il linguaggio araldico lo si vorrebbe diverso o comunque più vicino al glorioso passato (non dimentichiamo lo stemma di S.S. Leone XIV, felicemente regnante, che nella facciata della Papale Basilica di Sant'Antonio in Padova appare con la tiara e non con la mitra. I dipintori e gli scultori hanno sempre un po' violentato l'araldica che non é certo facile da leggere e ancor più difficile da scrivere. Detto ciò, io penso che le osservazioni del nostro Don Antonio siano legittime dal punto di vista artistico (le opinioni vanno sempre considerate e rispettate) ma, doverose dal punto di vista del linguaggio araldico. E questo non tanto perché ne é l'Autore ma, anche solo nell'umile veste dell'osservatore chiunque di noi avrebbe potuto evidenziarne, a ben ragione, quelle macro differenze. Nell'arte ognuno può pensare o giudicare o criticare qualsiasi opera ma, nella copiatura di qualcosa di ufficiale, araldica o non araldica, non credo possa essere tollerato.
Io posso andare a teatro per una rappresentazione della Traviata, può piacermi o non piacermi ma, questo non mi autorizza a cambiarne la musica e farla cantare al ritmo del tam-tam perché a me è più simpatico o congeniale e quindi caro Verdi, la tua musica va cambiata secondo i miei gusti.
Penso quindi, in conclusione, che qualsiasi creazione artistica o di linguaggio, possa essere anche criticata ma, non per questo si é autorizzati a modificare l'originale, nel nome di una preferenza, o di una reinterpretazione, o di un gusto personale.
Buona giornata a tutti.
Omne ignotum pro magnifico.
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Re: Bizzarrie araldiche

Messaggioda egometta » giovedì 31 luglio 2025, 19:41

franco poggiali ha scritto:non dimentichiamo lo stemma di S.S. Leone XIV, felicemente regnante, che nella facciata della Papale Basilica di Sant'Antonio in Padova appare con la tiara e non con la mitra

Certo, l'ho postato io un paio di settimane fa, appena installato sulla basilica: i frati fanno ancora le cose per bene. Ma attenzione, non è una basilica papale, bensì un tempio civico regalato dal cav. Benito alla Santa Sede nell'ambito delle trattative sul Concordato (dono di cosa non propria, come scrivevo ieri), ma tutt'ora amministrato dalla Veneranda Arca, di fatto la fabbriceria, che per 5/7 è nominata dal Sindaco di Padova, il 6° è il rettore della basilica (ofm conv) e il 7° è un laico (in questo momento una prof. di storia dell'arte di UniPd) come rappresentante della proprietà.
Cioè la Santa Sede è proprietaria dei muri (e nomina il suo rappresentante nell'Arca e un vescovo, ora quello di Loreto, come delegato pontificio per gli aspetti spirituali), ma l'intero complesso (basilica, convento, biblioteca, museo ed ex museo, sagrato, oratori presenti, Gattamelata e altri monumenti, chiostri, ala ad appartamenti ecc.) non è extraterritoriale, e quindi è in tutto soggetta alle normative e autorità italiane, e quindi il delegato pontificio che voleva fare (e in parte ha fatto, trasformando appunto l'ala ex-biblioteca civica in appartamenti) di testa sua è andato a processo per aver agito senza il nullaosta della Soprintendenza ed è stato velocemente sostituito. Qualcuno forse ricorderà anche le discussioni di un paio d'anni fa col sottosegretario Sgarbi per chi può e deve disporre le perizie e gli eventuali interventi sul Gattamelata ecc. Per dirla in padovano: pensa a dir mesa e pal resto zo e man dal banco...

Quanto al copiare o creare, spiace notare che nella versione ufficiale dello stemma leonino c'è ben poco di creato, e quasi tutto di copiato verbatim (o 'disegnatim') da quello di Bergoglio, evidentemente senza valutare tutte le ambiguità e criticità che esso conteneva e che si sono così riverberate sulla nuova insegna. Evidentemente il parroco/vescovo marchigiano che si è rivolto a un artista di sua conoscenza per farsi fare lo stemma da esporre sulla sua chiesa - anche ultra vires, dove non toccava - aveva le sue ragioni per farlo, magari volendo spingere per una correzione che elimini il motto e le relative ambiguità...
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Re: Bizzarrie araldiche

Messaggioda franco poggiali » venerdì 1 agosto 2025, 12:12

Preg.mo Egometta,
grazie per cortese replica.
Onestamente non sapevo i tanti dettagli sulla Basilica di S. Antonio, mi scuso dell'improprio appellativo di "papale", cosa che, onestamente, pensavo fosse. (Lei é sicuramente di Padova ma io di Ravenna, quindi non potevo davvero saperlo).
Grazie quindi per la dettagliata esposizione e grazie per il simpatico e goliardico popolar detto "pensa a dir mesa e pal resto zo e man dal banco...". Non c'è in Romagnolo una frase similare per esprimere questo concetto. Mi ha divertito molto.
Per il nostro Vescovo Marchigiano, direi che forse ha agito "intra vires" dato che lo ha fatto e messo in atto, esponendolo.
Ribadisco che è legittimo, nell'arte, criticare, apprezzare o denegare ma, penso sia sempre sbagliato adattare un qualcosa di già esistente secondo arbitrari canoni.
Questo lo penso da collezionista e da innamorato del passato, con molti dubbi sul futuro, soprattutto nel campo artistico.
Quando un manufatto é creato, diviene comunque parte integrante della storia, indipendentemente se inserito nel soggettivo bello o brutto elenco, che ognuno di noi possiede.
In un post su Valadier, ad esempio, ho pubblicato uno spettacolare calice liturgico per toccare con mano la valenza di questo grande argentiere artista. Ebbene questo calice così é stato concepito, pensato, cesellato, bulinato ecc. Io non sono più autorizzato a modificarlo. Posso crearne un altro, magari anche più bello ma, quello così deve rimanere perché é già stato scritto nel libro della storia. A noi poi la scelta se scriverlo nelle pagine belle o in quelle brutte, questo é un legittimo e inoppugnabile diritto che niente e nessuno può toglierci. La critica é inevitabile, quando si é entrati, di diritto, nelle pagine dell'immaginario libro della storia.
Questo il mio umile pensiero, basato sull'arte e non sul tecnico linguaggio araldico, lungi da me, sono un sempiterno allievo in questa bella scuola.
Omne ignotum pro magnifico.
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Re: Bizzarrie araldiche

Messaggioda egometta » sabato 2 agosto 2025, 0:02

Il punto non è se è bello o brutto, se piace o meno, se è arte o fotocopia (come di fatto è), se il cuore è grande o piccolo, se la freccia si vede o meno, se le chiavi sono realistiche o no, proporzionate o meno, se è bianco o argento o giallo paglierino ecc.: non è un fatto artistico né terminologico, ma di contenuti veicolati. Cosa comunica uno stemma ecclesiastico con motto? che abbiamo a che fare con un semplice vescovo e non con un papa, anche se fa finta di essere papa e ne occupa il posto, con tutte le ambiguità del pessimo precedente da poco concluso e acriticamente riproposte sotto l'etichetta di 'versione ufficiale', 'prodotto artistico' ecc., con tutti i correlati dubbi sulla legittimità dell'elezione leonina.
Uno stemma così (quello 'ufficiale') è come minimo un'occasione persa per fare chiarezza, oppure un'ammissione di illegittimità come nel caso di Bergoglio, un indizio di sede nuovamente impedita o illegittimamente occupata o di strisciante antipapalità come qualcuno sostiene: la situazione è ancora confusa e l'euforia giubilosa non aiuta a fare chiarezza, sospendiamo il giudizio ancora per un po', in attesa di rimedi e chiarimenti, anche araldici (anche se gli stemmi 'ufficiali' stanno fioccando a Roma una chiesa dopo l'altra, come se nulla fosse: eventualmente toccherà rifarli, secondo l'esempio del prelato marchigiano magari artisticamente migliorato, ma almeno intanto sparisce progressivamente l'indegna insegna del presunto e sarà così più agevole archiviarne la triste ricordatione)
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Re: Bizzarrie araldiche

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » sabato 2 agosto 2025, 11:48

egometta ha scritto:Il punto non è se è bello o brutto, se piace o meno, se è arte o fotocopia (come di fatto è), se il cuore è grande o piccolo, se la freccia si vede o meno, se le chiavi sono realistiche o no, proporzionate o meno, se è bianco o argento o giallo paglierino ecc.: non è un fatto artistico né terminologico, ma di contenuti veicolati. Cosa comunica uno stemma ecclesiastico con motto? che abbiamo a che fare con un semplice vescovo e non con un papa, anche se fa finta di essere papa e ne occupa il posto, con tutte le ambiguità del pessimo precedente da poco concluso e acriticamente riproposte sotto l'etichetta di 'versione ufficiale', 'prodotto artistico' ecc., con tutti i correlati dubbi sulla legittimità dell'elezione leonina.
Uno stemma così (quello 'ufficiale') è come minimo un'occasione persa per fare chiarezza, oppure un'ammissione di illegittimità come nel caso di Bergoglio, un indizio di sede nuovamente impedita o illegittimamente occupata o di strisciante antipapalità come qualcuno sostiene: la situazione è ancora confusa e l'euforia giubilosa non aiuta a fare chiarezza, sospendiamo il giudizio ancora per un po', in attesa di rimedi e chiarimenti, anche araldici (anche se gli stemmi 'ufficiali' stanno fioccando a Roma una chiesa dopo l'altra, come se nulla fosse: eventualmente toccherà rifarli, secondo l'esempio del prelato marchigiano magari artisticamente migliorato, ma almeno intanto sparisce progressivamente l'indegna insegna del presunto e sarà così più agevole archiviarne la triste ricordatione)


Caro Egometta, nel tuo intervento tocchi una serie di questioni che, per loro natura, esulano dal piano strettamente araldico e investono valutazioni ecclesiologiche e persino canoniche sulla legittimità del Pontefice regnante.
Chiarisco subito che su questo piano ciascuno ha le sue opinioni, anche divergenti e radicate, e io non sono certo qui per giudicarle.
Però, proprio per rispetto di queste sensibilità diverse, ritengo molto importante tenere separati i piani, esattamente come ha fatto con chiarezza don Antonio Pompili.

Uno stemma “ufficiale”, in araldica, non è una valutazione teologica né una dichiarazione di intenti ideologici: è un dato approvato da un’autorità.
Nel caso della Chiesa Cattolica, questa autorità è la Santa Sede.
Si può certo ritenere illegittima tale autorità, ma in quel caso, coerentemente, si dovrebbero mettere in discussione tutte le sue emanazioni, dalle nomine episcopali alle lettere apostoliche, non solo lo stemma.

Quanto al contenuto simbolico dello stemma, è vero che in araldica “ogni scelta comunica”, ma proprio per questo motivo non è accettabile che ciascun artista, vescovo, o altro decida arbitrariamente di modificare stemmi approvati, per “correggerli” secondo una propria visione.
È esattamente questo il punto che don Antonio (e anche Franco Poggiali, con una sensibilità artistica molto fine) hanno sottolineato con piena pertinenza.

Se domani venisse approvato un nuovo stemma ufficiale, tutti saremmo chiamati a rappresentarlo così com’è, con rispetto.
Fino ad allora, rappresentare lo stemma “a modo proprio” sulla facciata di una cattedrale non è segno di fedeltà, ma di confusione.
E proprio quegli artisti auspicano chiarezza dovrebbero essere i primi a voler evitare moltiplicazione di versioni e messaggi ambigui.

Chiudo con una constatazione: la critica è legittima e, come ricorda anche Franco, fa parte della vita dell’arte.
Ma la fedeltà a un simbolo ufficiale non è né un atto d'arte né un'espressione d’opinione: è un dovere tecnico e istituzionale.
È tutto qui il punto, e penso che su questo ci si possa serenamente trovare d’accordo, anche restando su posizioni differenti circa altri aspetti.

A presto e buone vacanze!
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Re: Bizzarrie araldiche

Messaggioda egometta » sabato 2 agosto 2025, 14:01

Evidentemente, in seno alla struttura ecclesiastica come anche all'esterno (e fin dall'8 maggio, per tacere del lungo periodo precedente), c'è un movimento che preme perché ci sia un chiarimento (certamente in tutti gli aspetti, compresi i partecipanti al conclave e gli effettivi votanti, da cui discende la legittimità o meno dell'eletto) e perché questo si esprima anche tramite l'araldica: c'è chi ripropone (o mantiene) la tiara, chi elimina il motto, chi suggerisce di sostituirlo col pallio ecc. Rimedi e pressioni 'fai da te', certo, e più o meno indovinate sotto il profilo tecnico e artistico, ma che nel loro complesso significano 'volete dirci se c'è un papa oppure no e come ha fatto per diventare tale?': chi ha orecchie per intendere e mani per agire intenda e agisca, possibilmente a partire da ieri, non da forse dopodomani... tenendo presente che tutto inizia l'11 febbraio 2013, per diventare ulteriormente cruciale dalla sera del 31 dicembre 2022.
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Re: Bizzarrie araldiche

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » sabato 2 agosto 2025, 14:49

egometta ha scritto:Evidentemente, in seno alla struttura ecclesiastica come anche all'esterno (e fin dall'8 maggio, per tacere del lungo periodo precedente), c'è un movimento che preme perché ci sia un chiarimento (certamente in tutti gli aspetti, compresi i partecipanti al conclave e gli effettivi votanti, da cui discende la legittimità o meno dell'eletto) e perché questo si esprima anche tramite l'araldica: c'è chi ripropone (o mantiene) la tiara, chi elimina il motto, chi suggerisce di sostituirlo col pallio ecc. Rimedi e pressioni 'fai da te', certo, e più o meno indovinate sotto il profilo tecnico e artistico, ma che nel loro complesso significano 'volete dirci se c'è un papa oppure no e come ha fatto per diventare tale?': chi ha orecchie per intendere e mani per agire intenda e agisca, possibilmente a partire da ieri, non da forse dopodomani... tenendo presente che tutto inizia l'11 febbraio 2013, per diventare ulteriormente cruciale dalla sera del 31 dicembre 2022.


Comprendo bene che per alcuni la questione della legittimità pontificia sia ancora aperta e vissuta con intensità.
Le domande che poni, sulla validità del conclave, sulla partecipazione dei cardinali, sull’effettiva rinuncia di Benedetto XVI, sono questioni gravi, che hanno segnato un decennio ecclesiale complesso e, come ricordi tu, hanno radici profonde.
Non le ignoro e non le liquido.

Però, proprio per la loro gravità, non credo che possano trovare risposte adeguate attraverso forme simboliche “fai da te”, come modifiche individuali di stemmi papali, reintroduzioni di tiare, eliminazioni di motti o esperimenti stilistici arbitrari.
Nessuna di queste azioni ha valore normativo né chiarificatore: rischiano anzi di aumentare la confusione, offrendo letture discordanti e veicolando messaggi equivoci anche in buona fede.

L’araldica, nella Chiesa, non precede le decisioni istituzionali: le rappresenta. Ed è per questo che chi opera in ambito araldico non può sostituirsi all’autorità ecclesiastica competente, soprattutto se coinvolto nella rappresentazione pubblica di uno stemma pontificio... nemmeno per “dare un segnale”.
Quando l’araldica diventa strumento di pressione ideologica, smette di essere linguaggio ordinato e diventa propaganda.

Aspettare un chiarimento è legittimo. Pretenderlo è comprensibile.
Ma aggirarlo creando versioni araldiche spurie e bizzarre non è una soluzione.
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Re: Bizzarrie araldiche

Messaggioda egometta » sabato 2 agosto 2025, 15:41

Certamente, ma non lo è nemmeno continuare a disquisire solo di bianco e di argento, di giglio più o meno arricciato, di chiavi così colà o colera, di mitria in rampa di lancio o già atterrata ecc., illudendosi che la sostanza stia in queste minuzie (o magari anche maiuzie, ma solo dopo che la sostanza da comunicare sarà stata chiarita, definita e argomentata), sennò il dito sarà squartato in 128 parti e mezza e la luna manco veduta o scambiata per il sole, dando per scontato che sia tale...
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Re: Bizzarrie araldiche

Messaggioda Antonio Pompili » lunedì 4 agosto 2025, 18:28

Forse in parte mi ripeterò con alcune affermazioni esposte finora. Ma vorrei riprendere delle domande ricorrenti in questo post e offrire la mia opinione in risposta.

1) Sulla facciata di una cattedrale in qualsiasi parte del mondo è ben possibile che oltre allo stemma del vescovo del luogo sia esposto lo stemma del Papa regnante. Per un semplice motivo: lo stemma esposto su una chiesa può stare ad indicare - e di fatto indica in casi come quelli che abbiamo visto sopra - potestà su una determinata porzione del popolo di Dio che in quella cattedrale si riunisce o comunque vi riconosce la chiesa madre. Ora il Vescovo nella sua Diocesi gode di potestà ordinaria e propria. Dal canto suo il Papa gode di potestà ordinaria e propria, universale, suprema e diretta su tutta la Chiesa. In una Diocesi dunque due sono quelli che il Diritto Canonico indica come pastor proprius: il Papa e il Vescovo ordinario del luogo. Così come in una parrocchia ne avremo tre: il Papa, il Vescovo, il Parroco. Ha dunque un fondamento giuridico l'uso di esporre sulla facciata di una cattedrale, ovvero di una insigne chiesa al di fuori di Roma, oltre allo stemma del Vescovo locale lo stemma del Romano Pontefice. Si tratta comunque - converrà farlo presente - di un uso di derivazione, che imita quello romano di apporre sulle facciate di chiese titolari dei Cardinali, lo stemma del titolare e quello del Vescovo di Roma.

2) Nella Chiesa il supremo Legislatore è il Papa. Come tale il Papa può legittimamente e ragionevolmente legiferare - anche con semplice disposizione di fatto e senza decreto - del proprio stemma. Se Papa Benedetto XVI ha voluto adottare la mitra ornata di tre fasce d'oro in luogo della tiara nessuno può aver nulla da dire in contrario. Se Papa Francesco da parte sua ha voluto utilizzare - primo nella storia dell'araldica pontificia - il motto che aveva utilizzato fin da quando era stato nominato vescovo, nessuno può dire nulla in contrario. E vorrei chiedere: perché mai un Papa non potrebbe utilizzare il proprio motto, quello che lo ha accompagnato precedentemente alla sua ascesa al soglio pontificio? La risposta che viene data solitamente è: perché il Papa, avendo assunto il ministero petrino, ha necessariamente abbandonato ogni personale idealità, quindi deve abbandonare ogni motto usato precedentemente...
Voglio qui affermare, in modo pubblico e solenne, che si tratta di una risposta romantica ma tutt'altro che definitiva e vincolante.
Per tre motivi che qui elenco:
- Motivo giuridico: il Papa è sovrano nel disporre anche del proprio stemma e può decidere se completarlo con un motto o meno.
- Motivo storico: oggi il motto scelto da un prelato a completamento del proprio scudo è in genere una breve sentenza di tipo sapienziale / spirituale / pastorale, spesso desunta dalle Scritture o dai Padri della Chiesa o dai detti o scritti di qualche Santo, ecc. In passato non era così. Come è a tutti noto, fino ai profondi mutamenti sociali verificatisi in Europa a partire dalla rivoluzione francese, per lo più venivano eletti Vescovi e Cardinali (tra i quali poi veniva eletto il Papa) chierici che provenivano da famiglie di estrazione nobiliare, e quindi adottavano il loro scudo araldico di famiglia, completato degli ornamenti propri del loro grado gerarchico e del loro ufficio ecclesiastico. In generale non vi era l'uso per i prelati di adottare anche il motto della loro famiglia, anche per il fatto che spesso si trattava di motti di sapore guerresco o comunque profani e dunque poco significativi, se non inappropriati, per un ecclesiastico. Tantomeno sarebbe stato opportuno per un Papa utilizzare certi motti. Diversa situazione si è venuta a creare da quando a partire dalla fine del XVIII secolo, sempre più hanno cominciato ad essere nominati Vescovi e Cardinali preti che venivano dalle più diverse estrazioni sociali. Sempre più si è imposta la prassi di stemmi creati ex novo, con l'aggiunta, laddove di desiderava, di motti ad hoc. Ne concludiamo che l'uso di un motto non è così antico per gli stemmi prelatizi. Se guardiamo all'araldica pontificia dei secoli XIX e XX possiamo dire che, fino all'altro ieri, i Papi hanno adottato ancora stemmi preesistenti di famiglia. Stemmi ecclesiastici creati ex novo nell'araldica pontificia sono una "novità" relativamente recente rispetto a stemmi di nuova creazione per prelati che si sono "fermati" all'episcopato o al cardinalato. Non deve dunque sorprenderci che il motto nell'araldica pontificia non abbia attecchito nemmeno nel momento in cui sono cominciati a comparire stemmi di Papi che non hanno adottato un'arma famigliare preesistente. Semplicemente non c'era un sostrato di consuetudine sul quale un simile uso potesse trovare terreno fertile. Tutti conosciamo il motto di San Giovanni Paolo II, TOTUS TUUS, o quello di San Giovanni XXIII, OBOEDENTIA ET PAX. Ma non li abbiamo visti, se non occasionalmente, comparire a completamento dei loro stemmi. E comunque timide comparse dei motti in stemmi di Papi degli ultimi decenni sono registrate. Qui mi limito a citare quello che si trova sulla pavimentazione marmorea davanti al fonte battesimale nella Papale Basilica di San Pietro in Vaticano, ove sotto la punta dello scudo di Giovanni Paolo II, si trova il citato motto di Papa Wojtyła. Nulla di strano che un uso comprensibilmente sporadico si sia alla fine consolidato.
- Motivo ecclesiologico: il Papa è un Vescovo: il Vescovo di Roma. Se tutti i Vescovi possono usare un proprio motto, espressione sintetica dei propri valori spirituali o del proprio programma pastorale, è ragionevole che lo faccia anche il Papa. Nello stemma papale sono gli ornamenti, cioè la tiara oggi sostituita dalla mitra con tre fasce d'oro e le chiavi, ad indicare senza ombra di dubbio il munus petrino e il relativo supremo ministero nella Chiesa. Il motto nulla toglie all'esclusività del ministero del Successore di Pietro nel contesto raffigurativo e comunicativo del suo stemma. Il fatto che si assuma un nuovo ministero, fosse anche quello petrino, non significa che chi lo assume debba annullare il suo passato. Se si può utilizzare, sostituendo il cappello cardinalizio e la croce patriarcale con mitra e chiavi, lo scudo precedentemente usato, perché non si potrebbe fare lo stesso con il motto?

3) Non mi dilungo troppo su quanto detto - e da altri ribadito - circa l'inopportunità di utilizzare per contesti ufficiali stemmi che non corrispondano a quello nella sua versione ufficiale. Invece nel caso, tutt'altro che da preferirsi, di adozione di uno stemma realizzato con diversa impostazione grafico-artistica, non è inopportuno ma è inammissibile che si adottino stemmi non corrispondenti nella composizione interna dello scudo allo stemma realmente adottato dal Papa. Resta un errore grave l'uso di uno stemma papale che di fatto non è lo stemma papale perché modificato sostanzialmente per la mancanza del motto e, ciò che è ancor peggio ed inammissibile, modificato a livello dei suoi smalti. Uno stemma in cui uno smalto è sostituito da quello effettivamente adottato non è una variante dello stemma di partenza, ma è un altro stemma!
Sopra è stato citato il caso della Basilica del Santo a Padova, dove si ritrova uno stemma papale ornato di tiara in luogo della mitra utilizzata a partire da Benedetto XVI. Può passare. La tiara è stata chiaramente abbandonata e sostituita dalla nuova mitra di uso araldico esclusivo del Papa, ma nessuno può negare che se quella tiara si trova a timbrare lo scudo effettivamente utilizzato dal Papa regnante, siamo in presenza dello stemma papale. Parleremo di uso improprio, perché desueto e abbandonato. Ma non di un abuso. Se invece venisse apportato un cambiamento cromatico significativo - quindi non l'uso di una tonalità diversa da quella dell'arma nella versione ufficiale ma addirittura l'uso di altro smalto - allora quello riprodotto semplicemente non sarebbe più lo stemma pontificio. Saremmo in presenza di un intollerabile abuso, frutto di un grossolano errore.
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TU SCIS QUIA AMO TE (Gv 21,17b)
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