da Matt » giovedì 3 ottobre 2024, 19:10
Gentilissimo
Ti rispondo per quello che ho potuto osservare nelle mie ricerche nel corso degli anni (che premetto non sono moltissime). Il gruppo dei "mastri" e degli "artigiani", tra Cinquecento e Ottocento nella penisola italiana, costituiva di fatto un gruppo quasi separato dai contadini e dai braccianti (sebbene con molte accezioni all'interno dei periodi e degli Stati presi in esame). Questo gruppo sociale assieme ai piccoli commercianti, di fatto, noi lo possiamo considerare (utilizzando un modernismo) una proto-borghesia. Il modello borghese però, almeno nella prima età moderna, non è ancora ben formato da un punto di vista sociale (nel Settecento si strutturerà maggiormente molto probabilmente grazie agli stravolgimenti della prima Rivoluzione industriale). Il fine ultimo di arrivo per una famiglia, quanto essa non si limitava a sopravvivere ma riusciva a vivere decentemente, come nel caso di questo gruppo sociale era generalmente arrivare a uno stato di benessere o in certi casi giungere nella classe dominante. Siamo in secoli dove la propagazione familiare è un fatto prima sociale che affettivo, fino all'Ottocento, e in certe zone d'Italia anche dopo, il matrimonio costituisce una forma di patto sociale tra due famiglie. Poteva capitare quindi che famiglie "proto-borghesi" (chiamiamole così), assumendo o meno un profilo aristocratico, potevano unirsi con famiglie del ceto dominante (non usiamo per forza la parola "nobile", sarebbe meglio dire dell'aristocrazia). Tali matrimoni potevano garantire la stabilità economica di un membro del ceto dominante in decadenza e aumentare il lustro della famiglia del ceto "proto-borghese" in termini di parentele. Tra l'altro era consuetudine, per dimostrarlo basta aprire un qualsiasi libro di storia dell'arte, che in età moderna le famiglie dei "mastri" spesso imparentavano in modo similare ai membri dell'aristocrazia feudale o terriera (questo perché all'epoca il modello sociale a ogni livello puntava, per diffusione gerarchica, al ceto dominante). Nel corso del tempo poi alcune famiglie di tradizione nobile, nella penisola, optarono per l'architettura/il mestiere di mastro (es. i Fanzago del celeberrimo Cosimo), così come molte famiglie "proto-borghesi" di architetti/mastri giunsero ad assumere profili aristocratici portando stemmi e usando appellativi onorifici (magnifico e don, soprattutto al Sud). Infine alcune famiglie di mastri, per i loro servigi, finirono per essere nobilitate da Papi e regnati, frequentemente tramite ordini cavallereschi (Domenico Fontana, Filippo Raguzzini, Michelangelo Buonarroti, Borromini etc..).
Con questo non ho certamente detto che i "mastri" erano tutti di famiglie "importanti socialmente". Questa vuole essere solo una panoramica generale. Resta ovvio che generalmente questi erano persone istruite in grado almeno di saper leggere e scrivere (in particolare i mastri muratori) che nelle piccole comunità più che nelle grandi potevano svolgere un ruolo di punto di riferimento. Poi resta ovvio che solo alcune famiglie fortunate poterono emergere con parentele di importanza etc... La gran parte dei mastri però doveva comunque essere qualcosa che per i nostri attuali modelli di pensiero rassomiglia in qualche modo alla piccola borghesia ecco. Tutto questo per dire che non è insolito trovare unioni tra questo ceto di "mastri" e la piccola aristocrazia in età moderna.