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Messaggioda GENS VALERIA » domenica 30 luglio 2023, 13:39
La nobiltà è una qualità e, come tale, rimane.
Può rimanere in ombra per alcune generazione ma rimane. Un fons honorum può dare ad essa la visibilità che ad essa compete e come tale maggior dignità.
credo che tutto sta nel fatto che la gente non è a conoscenza di cosa sia stata veramente la nobiltà, ripeto in breve:
1) prima di Napoleone un modo per aumentare il proprio patrimonio sotto l'aspetto finanziario (giurisdizioni feudali), oppure dopo un consolidato periodo di traffici commerciali, avendo raggiunto un’agiatezza e una notorietà, l'accesso alla nobiltà o patriziato cittadino, dove si aveva il potere di controllare ed indirizzare l'intera comunità di riferimento.
2) dopo Napoleone una onorificenza ereditaria, un po' come a titolo personale oggi il signor Presidente della Repubblica nomina cavaliere del lavoro la crema della nostra società. Prima andava alla discendenza questo onore vuoto da veri privilegi, mentre oggi muore con la persona che ha ricevuto la decorazione
Fuori da questo è solo un sogno da romanzo d'appendice
L'accesso oggi ad una nobiltà di cortesia (intendo le assurde concessioni di pretendenti, tra le quali con le debite differenze inserisco anche quelle dell'ex-re Umberto II) può far bene al proprio "animus" ma non ha alcun senso nei confronti della società che non gli da nessuna rilevanza.
Al panorama delle concessioni aggiungo anche quelli che ottengono oggi una vera nobiltà in Belgio, in Spagna (il re Filippo VI non ha fatto concessioni) e nell’UK dove la regina Elisabetta II effettua ancora concessioni, o certifica la successione o riconosce i diritti feudali in Scozia (che è un accesso alla Gentry). Ma tutte queste non si possono equiparare a quella che veramente era la nobiltà quando aveva ancora un peso nella società ovvero sino alla fine della II Guerra Mondiale.
Rimango sorpreso nel vedere che le persone con invenzioni puerili diventate "nobili" pubblicano le loro favole su libri a ciò preposti sotto l'etichetta di libri nobiliari in una repubblica dove la nobiltà essendo non riconosciuta non esiste. Tutte le pubblicazioni sul mercato hanno carattere privato non essendoci alle spalle un Ente dello Stato preposto alla valutazione dei diritti storici nobiliari, ma devo fare una precisazione su questo punto: escludo e non intendo mettere nel calderone il Libro d'oro della nobiltà italiana (Libro d'oro srl), che è nato nel 1910 in piena vigenza del diritto nobiliare (unica pubblicazione superstite del periodo monarchico), che non ha mai sostenuto di essere una pubblicazione scientifica, con una chiara successione che risale a quell'epoca: Carlo Augusto Bertini Frassoni fondatore, Raul Bertini Frassoni (nipote), Roberto Colonnello Bertini Frassoni (nipote ex-sorore ed addottato dallo zio Raul Bertini Frassoni), Libro d'oro srl (a cui sono stati ceduti i diritti e della quale fa parte lo stesso Roberto Colonnello Bertini Frassoni); la pubblicazione si limita ad essere un elenco di famiglie nobili così come furono riconosciute o in attesa di riconoscimento durante il regno d'Italia, con l'aggiunta di qualche caso di nobiltà melitense, di "riconoscimenti" della sua associazione di riferimento (CNI), e di una parte residuale che ha ottenuto "riconoscimenti costantiniani in una epoca dove le prove nobiliari erano approfondite", o che da sempre erano elencate nella pubblicazione. Questo perché in conclusione è un cahier mondain riservato agli appartenenti ad un gruppo.
Andate alla ricerca della vostra vera storia di famiglia e farete scoperte che rappresentano la vostra storia
Pier felice Degli Uberti ------http://www.iagiforum.info/viewtopic.php?f=6&t=23731&start=15

by wikipediaFu il Maggior Consiglio, il 12 maggio 1797, a decretare la fine della Repubblica di Venezia, scegliendo - di fronte all'invasione napoleonica - di accogliere l'abdicazione dell'ultimo doge Lodovico Manin e di sciogliere l'assemblea aristocratica: nonostante la mancanza del richiesto numero legale di 600 membri, il consiglio votò a larghissima maggioranza (512 voti a favore, 30 contrari, 5 astenuti) la fine della Serenissima ed il trasferimento dei poteri ad un indefinito governo provvisorio, sanzionato il 16 maggio dal trattato di Milano.
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