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nicolad72 ha scritto:Alessio, se il principe Andrea Doria, mio concittadino, fosse stato vivo durante la battaglia di Lepanto avrebbe avuto 105 anni.
Purtroppo per lui non potè parteciparvi essendo morto nel 1560.
Forse ti riferivi a Gianandrea Doria suo nipote...


Elmar Lang ha scritto:Non dimentichiamo che "Occhialì" ed Oluç Ali sono la stessa persona...





Nonostante la disparità di forze la squadra di Ucciali viene eroicamente affrontata dalla Galera Fiorenza, armata dall'ordine di Santo Stefano, e da Santa Maria della Vittoria, capitana giovannita. L'equipaggio della nave toscana viene sterminato ad eccezione del comandante Tommaso de Medici e di altri quindici uomini, mentre a bordo del legno di Malta i cavalieri lottano furiosamente cadendo uno dopo l'altro.L'aragonese fra' Martino de Ferrera difende strenuamente lo Stendardo dell'Ordine ricevendo un terribile fendente alla spalla sinistra che gli recide il braccio di netto e poi un secondo terribile colpo al volto che lo sfigura. Viene quindi trasportato a poppa insieme agli altri Ospedalieri gravemente feriti, tra cui il generale Giustiniani e il capitano della nave Rinaldo Naro. Impossessatisi della galera, i turchi cercano di entrare sottocoperta, ma lo schiavo turco del Giustiniani, mettendo a repentaglio la propria vita, crea una manovra diversiva che salva la vita ai Giovanniti.
Nel frattempo il sacrificio della Fiorenza e della Santa Maria della Vittoria consente alla riserva del Bazan di sopraggiungere e contrattaccare, e quando anche il Doria riesce finalmente a gettare nella mischia le proprie navi, Uccialì è costretto a battere in ritirata. Anche le due galere giovannite partecipano allo scontro e si lanciano all'inseguimento del nemico in rotta riuscendo a liberare la galera capitana e recuperare la galera San Giovanni, caduta in mano turca nella battaglia di Montechiaro.
Quando gli Ospitalieri salgono a bordo della Santa Maria della Vittoria appena liberata, vi trovano i cadaveri di trecento giannizzeri e i corpi di quaranta cavalieri, tra cui quello del Gran Balì Gioacchino Spar. Solo tre giovanniti giacciono privi di sensi, ma ancora in vita: tra di essi il generale Giustiniani, trafitto da cinque frecce, e incredibilmente fra Martino de Ferrera, nonostante le terribili ferite subite. Fra' Pietro Giustiniani concede la libertà al servo che gli aveva salvato la vita e gli dona il denaro necessario per tornarsene in patria. Ma il fedele servitore si rifiuta di abbandonare il suo signore e gli rimarrà accanto fino alla morte. Fra' Martino de Ferrera, invece, sarà decorato della Gran Croce e, tornato in Spagna riceverà la castellania di Amposta.






Cav.OSSML ha scritto:Alla battaglia di Lepanto oltre all’Ordine di Malta partecipò tra gli altri anche l’Ordine Mauriziano con le galee del Ducato di Savoia “Piemontese” (comandata dal Cav. Ottaviano Moretti), “Margherita” (comandata dal Cav. Giovanni Battaglino) e la “Capitana” (detta anche “La Duchessa”, comandata dal Cav. Domenico Costantino).
Comandante della flotta Mauriziana fu il Grande Ammiraglio dell’Ordine Conte Andrea Provana di Leinì, il quale si congiunse a Nizza con la flotta di Don Giovanni D’Austria.
Sulla nave del Conte Andrea Provana di Leinì, la “Capitana”, presero posto anche il Duca di Urbino e molti altri nobili.
Per espresso ordine del Duca di Savoia l’Ammiraglio della flotta mauriziana si mantenne nella più vicina posizione possibile al Comandante Supremo per cedere il passo solamente all’Ammiraglio Pontificio P.pe Marcantonio Colonna ed a quello Veneziano, Sebastiano Venier.
Con la sua galea il Conte Andrea Provana di Leinì, navigava alla destra della galea del Colonna che, a sua volta, si mantenne alla destra di Don Giovanni D’Austria; durante la navigazione Pietro Giustiniani, comandante della squadra dei Cavalieri di Malta, tentò di infilarsi pericolosamente con la sua nave tra quella del Provana e quella di Marcantonio Colonna ma il Conte di Leiny con una pronta manovra sventò il tentativo di scavalcamento nella gerarchia.
Ne nascerà una controversia di carattere diplomatico che pregiudicherà per secoli i rapporti tra i due Ordini Cavallereschi.

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