Da dove derivano i vostri alberi genealogici?

Per discutere sulla storia di famiglia e sulla genealogia / Discussions on family history and genealogy

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Messaggioda Alessio Bruno Bedini » mercoledì 19 ottobre 2005, 12:56

Sempre restando in tema OT so che c'è differenza "dolciaria" anche tra comuni vicini .. ad esempio mi dicono che il babà piu buono è quello "casertano" :D .. ovvio però che sia questione di gusti .. :D :D :D .. se avremo modo di fare un colloquio genealogico o un convegno in terra partenopea faremo delle "prove scientifiche".. :D :D :D
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Alessio Bruno Bedini
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Messaggioda Grimaldi » mercoledì 19 ottobre 2005, 13:03

Alessio Bruno Bedini ha scritto:Sempre restando in tema OT so che c'è differenza "dolciaria" anche tra comuni vicini .. ad esempio mi dicono che il babà piu buono è quello "casertano" :D .. ovvio però che sia questione di gusti .. :D :D :D .. se avremo modo di fare un colloquio genealogico o un convegno in terra partenopea faremo delle "prove scientifiche".. :D :D :D


Arrgghh!!! Eresia!

Che poi.... "casertano"??' Ma non esiste nemmeno.
La ricetta classica è quella detta napoletana.

Al massimo diciamo che secondo qualcuno (scommetto casertano) i pasticcieri a Caserta fanno buoni babà... :D

Ma anche qui la cosa è discutibile... Ci sono pasticcerie a Napoli città, come anche altrove, che sono davvero insuperabili! :D
Grimaldi
 

Messaggioda Grimaldi » mercoledì 19 ottobre 2005, 13:04

Adesso però
non andiamo fuori tema! :D

Aspetto, curioso, che altri amici ci parlino, se lo desiderano, delle loro ricerche...
Grimaldi
 

Messaggioda michele d'arasmo » mercoledì 19 ottobre 2005, 18:25

Cari Giovanni ed Alessio,

a Napoli intendo provare la famosa pastiera. Ma democraticamente proverò anche i babà a Caserta. Comunque ti comunicherò in privato dove alloggerò a Napoli.

Scherzi a parte, condivido pienamente la conclusione di Giovanni.
Professionisi ed amani della materia.
In genere i secondi si occupano della propria storia.
I professionisti lo fanno a tempo pieno, dovendoci anche vivere. Il guaio è che qualcuno, ritenuto professionista, ci marcia..........
michdaras
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Messaggioda barnaba » mercoledì 19 ottobre 2005, 21:40

Scusate se ritorno all'argomento iniziale: un buon sistema, quando si ha la possibilità, è di consultare gli archivi degli enti dotalizi.
Io sono stato fortunato!
Sto lavorando su una discendenza per linea femminile che parte dal 1584 e arriva ad oggi :oops: .
Posso dare chiarimenti a chi è interessato.
Saluti
Barnaba
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Messaggioda Grimaldi » giovedì 20 ottobre 2005, 9:22

Egr. sign. Barnaba
l'argomento è molto interessante e credo che quindi meriti una discussione a parte. Le vorrei chiedere ad esempio se parla di istituzione come i "monti di maritaggi". Attendo quindi che lei ce ne parli.
Grazie ancora

G.
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Messaggioda MMT » giovedì 20 ottobre 2005, 9:50

barnaba ha scritto:Scusate se ritorno all'argomento iniziale: un buon sistema, quando si ha la possibilità, è di consultare gli archivi degli enti dotalizi.
Io sono stato fortunato!
Sto lavorando su una discendenza per linea femminile che parte dal 1584 e arriva ad oggi :oops: .
Posso dare chiarimenti a chi è interessato.
Saluti
Barnaba


Eccone uno d'interessato.
Sono tutt'orecchi!

Michele Tuccimei
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Messaggioda Guido5 » giovedì 20 ottobre 2005, 9:51

Grimaldi ha scritto:...l'argomento è molto interessante e credo che quindi meriti una discussione a parte...


Caro Giovanni,
non so se valga la pena, vista la diversita' delle situazioni. In ogni caso anch'io ho avuto un colpo di fortuna riguardo alla famiglia di mia moglie: per le discendenti, tanto in linea maschile quanto in linea femminile, di un certo capitano Camillo Beccari di Cesena c'era una dote piuttosto consistente, l'equivalente di circa 10.000 euro odierni.
Quella famiglia Beccari si e' estinta presto e l'ente (diventato pubblico) che ne amministrava i beni e' stato soppresso negli anni Trenta del secolo scorso, ma la nonna paterna di mia moglie la dote l'ha avuta e cosi' la bisnonna e la trisavola.
E' ovvio che i cognomi sono diversi ma la discendenza andava dimostrata. Cosi' ho trovato una piccola miniera di alberi genealogici. E alcuni rami poi si agganciano alle genealogie di Davide Shama'...

Ciao a tutti!
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Messaggioda Grimaldi » venerdì 21 ottobre 2005, 9:51

Caro signor Guido
il tema è molto interessante.
Faccio notare che la dimostrazione di appartenenza ad antichi fondatori di benefici, monti di maritaggi, cappellanie etc. è preziosa fonte genealogica!
In tali atti il pretendente (o la pretendente) portava i documenti attestanti la sua discendenza dal fondatore! Quindi un unico "processo" riassunto in cui è citata la genealogia e le relative fonti. Un pò come i processi nobiliari del tempo. Insomma da studiare!
Cordiali saluti.

*******

Tornando al tema...
nessun'altro vuole parlarci della sua ricerca genealogica?
Grimaldi
 

Messaggioda barnaba » venerdì 21 ottobre 2005, 21:56

Grimaldi ha scritto:Caro signor Guido
il tema è molto interessante.
Faccio notare che la dimostrazione di appartenenza ad antichi fondatori di benefici, monti di maritaggi, cappellanie etc. è preziosa fonte genealogica!
In tali atti il pretendente (o la pretendente) portava i documenti attestanti la sua discendenza dal fondatore! Quindi un unico "processo" riassunto in cui è citata la genealogia e le relative fonti. Un pò come i processi nobiliari del tempo. Insomma da studiare!
Cordiali saluti.

*******

Tornando al tema...
nessun'altro vuole parlarci della sua ricerca genealogica?


L’ente su cui sto lavorando è il “Monte Bernabei”.
Nell’anno 1584 Francesco Bernabei redige un testamento, pubblicato in Ancona dal notaio Brancaleoni.
Nel testamento si dispone la costituzione, con atto pubblico, di un Ente dotalizio, il "Pio Monte delle Vergini Bernabei", (che chiamerò brevemente “Monte Bernabei”), con un fondo di duemila scudi, amministrato da tre commissari (segretario, cassiere e conservatore). Scopo dell’Ente è di assicurare una dote di 500 scudi (2660 lire nel 1940) a tutte le discendenti femmine dei nipoti Geronimo e Cesare Bernabei, (Francesco non ha figli), che contraggano matrimonio, o indossino l’abito monacale o facciano voto di castità.
L’attività del Monte è registrata su libri custoditi dal commissario conservatore.
Le discendenti femmine della famiglia Bernabei all’età di 17 anni fanno richiesta della dote, dimostrando la discendenza dalla famiglia (certificati di battesimo ecc.). Entro il dodicesimo anno da tale richiesta, acquisito uno dei tre stati ( di solito il matrimonio), possono intascare la dote, esibita la documentazione necessaria ( per esempio il certificato di matrimonio) .
Tutto ciò è riportato fedelmente nei libri custoditi dal commissario conservatore, che costituiscono pertanto uno straordinario albero genealogico per linea femminile, dal 1584 al 1942, con relativa documentazione.
Saluti
Barnaba
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Messaggioda Luca » domenica 30 ottobre 2005, 16:00

Scusate se riprendo il tema a distanza di alcuni giorni.
Per rispondere al quesito principale, ossia l'attendibilità dei propri lavori, mi sembra di capire che la maggior parte dei partecipanti al forum svolga ricerche riguardanti la propria ascendenza per cui, mi chiedo, chi potrebbe avere interesse a mentire a sè stesso? Certo è che non essendo professionisti si può incappare, soprattutto agli inizi, in errori veniali o anche grossolani ma sicuramente prima o poi si rimette tutto a posto. Il problema può crearsi quando si assumono, all'interno dei propri, lavori svolti da altri. Beato chi ha di questi problemi! Chi come me ricostruisce genealogie di famiglie umili non ha di certo tali dilemmi.
Da quest'ultimo punto parte la riflessione per l'altro quesito: la democraticità delle ricerche genealogiche. Mi sembra che a parole siamo tutti concordi, ma tra le righe del forum non sempre si coglie la stessa opinione. Pur non volendo assumere le parole che vado a riportare come conferma di quanto ora esposto, ugualmente mi servono da spunto di riflessione; qualcuno ha scritto: "una volta l'occhio mi cadde su una registrazione di nascita del XVIII secolo, dove il bambino veniva indicato figlio di una donna e di padre ignoto. E chi si imbarca in una ricerca cosa prova leggendo questo quando giungera' a quell'avo?"
Cosa deve pensare? Che una delle sue trisavole era talmente meschina da dover praticare il mestiere più antico del mondo per poter campare (succede anche oggi!). O che si è lasciata convincere dalle lusinghe di qualche giovanotto che le aveva promesso di sposarla per poi invece abbandonarla nel momento peggiore (non succede forse anche oggi? Solo che allora non avevano la prova del D.N.A. per inchiodare il farabutto). O che qualche tracotante signorotto, non avendo ancora a disposizione la televisione per riempire le sue serate, preferiva importunare le sue servette per ingannare il tempo (e succedeva, eccome se succedeva!). O chissà cos'altro potrà pensare. D'altra parte chissà quanti di noi, ricostruendo i propri alberi con sicurezza matematica e riscontri scientifici non sanno (e non sapranno mai!) di quella trisavola che ha portato con sé nella tomba il segreto di quell'attimo di passione invereconda che le ha cambiato la vita!
Quindi: da dove trova spunto la nostra passione per le ricerche? Secondo il mio modesto parere, oltre che dalle più volte citate motivazioni, nasce anche dalla voglia di vincere la sfida contro le difficoltà insite nella ricerca stessa. A volte scoprire il collegamento diretto con quel Carlo Bianchi nato nel 1650 può dare più gusto per la scoperta in sè stessa che per il valore di Carlo Bianchi, perché magari è passata attraverso tre diversi Comuni, cinque Parrocchie, registri mancanti, altri che si pensavano dispersi e invece erano soltanto non inventariati, casi di omonimia, matrimoni in seconde nozze, errori dei Parroci e chi più ne ha più ne scriva!!!
Spero di essere rimasto in tema.
Luca
 
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Messaggioda Messanensis » martedì 1 novembre 2005, 6:07

Grimaldi ha scritto:Ho notato che anche nella nostra sezione interna di ricerche genealogiche non ci sono così molte ricerche in corso come invece io avrei pensato.
Insomma se io avessi avuto un gruppo di amici con i quali parlare e dai quali farmi consigliare nelle mie ricerche avrei fatto salti di gioia.
Che dire? Sembra che si ami più parlare di genealogia, magari leggere qualche libro, anzichè farla. Ovvero ricercare!
Mi chiedo quanti siano davvero i ricercatori che passano tempo a frugare in archivi, a sforzarsi di leggere e tradurre atti antichi... insomma a fare il lavoro del genealogista vero.
Allo stesso modo, come ho spesso denunciato, non si fa critica delle fonti! Non si studia il lavoro di altri studiosi ma esso viene spesso e supinamente accettato come tale.


Caro Giovanni,
tra quelli che frugano nei libri impolverati degli archivi ci sono anch'io. Soltanto che non avendo incontrato finora particolari problemi non sono intervenuto nel forum. Inoltre per mancanza di tempo ultimamente sono andato avanti un pò a rilento nelle ricerche.

Quanto alla critica delle fonti ti posso citare il mio esempio: in tutti i libri vedrai che la mia famiglia è indicata come originaria di Rodi. Inizialmente avevo creduto a tale origine, anche perchè nello stemma c'è la croce ottagona e pensavo a qualche collegamento con i cavalieri gerosolimitani.
Subito però mi è venuta la voglia di verificare la fonte di tale notizia. Ho scoperto che il primo a citare la nostra famiglia come originaria di Rodi fu G. Minutolo nelle "Memorie del Gran Priorato di Messina" (1699), in cui l'autore riporta le prove nobiliari fatte dei Cavalieri messinesi per entrare nell'Ordine di S. Giovanni gerosolimitano. Tra questi il Minutolo riporta Fra Giovanni Casata, messinese oriundo di Rodi, ricevuto Cavaliere nel 1573, il quale provò la nobiltà dei propri quarti, tra cui quella dell'ava materna Giovanella Basili, nobile di Rodi.
Ora, nell'Archivio di Stato di Palermo, alla Magione, esiste un archivio contenente tutti i processi nobiliari dei personaggi siciliani che furono ricevuti nei tempi antichi nell'Ordine di Malta, sui quali si basò il Minutolo per la sua opera. Qui mi sono andato a cercare il processo di Fra Giovanni Casata. Leggendolo mi sono accorto che in realtà l'ava materna del Casata si chiamava Giovannella Bardi e non Basili. Il Minutolo commise un errore di trascrizione! Vedete come da un piccolo errore, sommato ad un'ingannevole presenza nello stemma (la croce di Malta) e ad un cognome derivante da un nome di indubbia origine greca (Basilio-Basileus) possa nascere una fantasiosa origine dall'isola di Rodi.

Spero che questa mia esperienza possa giovare anche ad altri. Meglio andarsi a leggere il documento originale, piuttosto che fidarsi di ciò che riportano i libri!

Cordialmente,
Rosario
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Ogni erba si conosce per lo seme.
Dante
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Messaggioda Grimaldi » mercoledì 2 novembre 2005, 11:18

Caro Rosario
conoscendoti anche in corrispondenza privata conosco bene il tuo modo di procedere e quindi il tuo aneddoto non mi sorprende. :wink:
Questo è davvero l'ottimo modo di far critica alle fonti per accertarsi anche di convinzioni generalmente accettate supinamente.

Collego a questo topic l'interessantissimo articolo di questo numero di Nobiltà su Mugnos.
Un autore ritenuto per generazioni una pietra miliare degli studi genealogici siciliani ma che invece, alla luce delle moderne metodologie di ricerca, deve essere mediato ed esaminato, soprattutto per quanto riguarda le origini dei vari casati.

Molto probabilmente lo stesso dovrebbe essere fatto per tutti gli autori antichi che trattarono simili materie.
Sarebbe un lavoro molto interessante anche se lungo.

Saluti

G.
Grimaldi
 

Messaggioda Grimaldi » mercoledì 2 novembre 2005, 11:26

Rispondendo al signor Luca
mi trovo daccordo con le sue opinioni.

Vorrei però sottolineare che molti hanno varie ragioni per falsare e mentire (spesso anche a se stessi) sulle proprie origini giacchè alla maggioranza delle persone non importa chi erano i propri avi ma importa che erano persone importanti (scusate il gioco di parole), magari per vantarsi loro...
Da questo nasce quello che definisco lo "snobismo genealogico" (considerare una genealogia solo in base all'importanza della famiglia)...

Le genealogie, a parte le difficoltà varie ed il fattore "X" (quella che chiamo l'incognita tradimento delle spose), dovrebbero essere un modo per approfondire la conoscenza di se stessi e per conservare la memoria familiare.

Cordiali saluti

G.
Grimaldi
 

Messaggioda Luca » mercoledì 2 novembre 2005, 15:35

Touché!
Evidentemente sono un po' troppo ingenuo o uso un metro non più in voga!
Concordo in pieno con la sua affermazione: "Le genealogie [...] dovrebbero essere un modo per approfondire la conoscenza di se stessi e per conservare la memoria familiare." anche se il risultato della ricerca dovesse portare a scoprire cose non proprio mirabolanti. Non vorrei far la figura della volpe che non riesce a raggiunger l'uva ... (è una simbologia che non mi appartiene) ma mi sembra di poter affermare tranquillamente che a volte è meglio accontentarsi della "nobiltà d'animo" (anche perché mi consta che talora il passaggio automatico di quella "titolata" non sempre, a madre natura, riesce bene).
Saluti
Luca
 
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