PremessaLo stemma (datato al 1555) è attribuibile a Guidobaldo II Della Rovere (*1514 +1574), duca di Urbino dal 1538 al 1574, primogenito del duca Francesco Maria I e di Eleonora Gonzaga
1.
Nel 1508 i Della Rovere subentrarono ai Montefeltro nel ducato di Urbino con il già ricordato Francesco Maria (figlio di Giovanni della Rovere e di Giovanna di Federico da Montefeltro), il quale succedette allo zio Guidobaldo I, unico figlio maschio del predetto Federico
2.
Blasonatura"Inquartato: nel 1° di [oro], all'aquila col volo abbassato di [nero], la testa rivolta e coronata del [campo] (
Impero)
3; nel 2° di [azzurro], al rovere sradicato di [oro], ghiandifero del [medesimo], con i rami passati in doppia croce di Sant'Andrea (
Della Rovere); nel 3° bandato di [azzurro] e di [oro] (
Montefeltro)
4; nel 4° partito di tre
5: a) fasciato di otto pezzi di [rosso] e di [argento] (
Ungheria antica); b) di [azzurro], seminato di gigli di [oro] (
Angiò-Napoli)
6; c) di [argento], alla croce di [oro], accantonata da quattro crocette del [medesimo] (
Gerusalemme); d) di [oro], a quattro pali di [rosso] (
Aragona)
7; al palo di [rosso], caricato del gonfalone papale astato e crocettato di [oro], gheronato di [oro] e di [rosso], attraversato da due chiavi decussate e affrontate, una di [oro] e l'altra di [argento], legate di [rosso o azzurro], attraversante sull'inquartatura (
Chiesa)
8".
Scudo ovale, contornato da un serto di alloro, timbrato da una corona all'antica (sette punte visivili), circondato dal collare dell'Ordine del Toson d'Oro e sostenente l'
impresa delle tre mete.
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L'arma ducale mostra nella parte destra il blasone ridotto del ducato di Urbino (ereditato dai Montefeltro), mentre in quella sinistra troviamo i quarti derivati da Giovanni Della Rovere, avo paterno del nostro Guidobaldo II. Nell'ambito degli usi araldici rovereschi, l'esemplare del Museo Nazionale dell'Artiglieria di Torino rappresenta uno dei primi casi di stemma ducale recante il
palo della Chiesa caricato dal gonfalone papale con le chiavi, mentre in precedenza (almeno fino al 1555) esso era raffigurato con le chiavi sormontate dalla tiara (vedi
infra, nota 7). Ciò rende lo stemma in esame ancora più interessante dal punto di vista storico-aradico. Il palo della Chiesa, insegna connessa alla dignità di Gonfaloniere di S.R.C.
9, è ordinariamente di rosso, con l'ombrello basilicale attraversato dalle chiavi. Tuttavia si riscontrano casi eccezionali nei quali il gonfalone è sostituito dalla tiara, come ad esempio negli stemmi degli Este duchi di Ferrara, dei Montefeltro duchi di Urbino e, almeno fino al 1555, dei loro successori rovereschi
10.
Note1. G. Benzoni,
Guidubaldo II Della Rovere, duca di Urbino, in "Enciclopedia Treccani" (URL=http://www.treccani.it/enciclopedia/guidubaldo-ii-della-rovere-duca-di-urbino_%28Dizionario_Biografico%29/).
2. Cfr.
Della Rovere, in "Enciclopedia Treccani" (URL=http://www.treccani.it/enciclopedia/della-rovere/);
3. Prima dell'assunzione dello stemma inquartato con l'aquila e il bandato montefeltresco (la cui più antica testimonianza è osservabile su un sigillo di Oddantonio, primo duca di Urbino, apposto su una lettera del febbraio 1443, qualche mese prima, quindi, dell'investitura ducale avvenuta il 26 aprile 1443) l'aquila compariva come cimiero (almeno dal XIV secolo) e come supporto. Rammentiamo che negli stemmi ducali montefeltreschi e rovereschi l'aquila è sempre monocefala. Cfr. A. Conti,
L'araldica nei sigilli di Oddantonio da Montefeltro, in "Nobiltà, rivista di araldica, genealogia, ordini cavallereschi", Anno XVIII, n. 98, settembre-ottobre 2010, pp. 431-432 e pp. 436-437. Si noti come nell'arma in questione il rapace compaia con la testa
rivolta .
4. Nell'esemplare in esame non è presente una peculiarità del bandato montefeltresco, ovvero l'aquila di nero al volo
abbassato caricante la seconda banda.
5. L'incremento aragonese nell'arma roveresca fu l'effetto di una concessione (1475) di re Ferrante a Giovanni Della Rovere (vedi
supra). Il sovrano di Napoli, infatti, concesse a Giovanni, ai figli e ai successori le armi e il cognome d'Aragona.
6. A partire dalla seconda metà del XIV secolo, dal quanto angioino, quando unito al solo punto di Gerusalemme o anche ai punti di Gerusalemme e Ungheria, poteva essere omessa la brisura del lambello di rosso. Ciò nulla toglie alla riconoscibilità del blasone. Cfr. L. Borgia,
Lo stemma del Regno delle Due Sicilie, Firenze 2001, pp. 20-21
7. Nello stemma in argomento, i pali aragonesi sono raffigurati in numero di tre.
8. Stranamente le chiavi petrine sono affrontate, mentre dovrebbero essere addossate. Ricordiamo che almeno fino al 1555 i Della Rovere duchi di Urbino usarono la tiara e le chiavi decussate nel palo della Chiesa, come d'altronde fecero i Montefeltro a partire da Federico, il primo ad usare tale privilegio nello stemma ducale. Cfr. A. Conti, C. H. Clough,
Guidobaldo da Montefeltro duca di Urbino: fu mai gonfaloniere di Sancta Romana Ecclesia, in "Studi Montefeltrani", n. 27 ( 2006), pp. 115-121; A. Conti,
Baldacchino processionale urbinate roveresco, disponibile al seguente indirizzo:
http://araldica.blogspot.it/2012_06_01_archive.html9. Va ricordato che Guidobaldo II non ebbe mai la dignità di Gonfaloniere di S.R.C., ma solo quella di Capitano generale della Chiesa.
10. Cfr. V. Ferrari,
L'araldica estense nello sviluppo storico del dominio ferrarese, Ferrara 1989, p. 34; A. Conti, C. H. Clough,
op. cit., p. 117.