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Il mio punto è che però entrambi, per la legge e l'Autorità (ed era la legge che conferva l'ammissione al ceto, il titolo e, di conseguenza, gli onori e gli oneri connessi) erano nobili, punto e basta. Uno di fresca nomina, uno più anziano, uno sicuramente più "conosciuto", uno meno conosciuto... ma gli onori e gli oneri spettanti dall'ammissione al ceto nobiliare li conferiva la legge e l'Autorità.
Per rapportarti all'esempio, lo studioso che non è professore dell'università potrà avere tutto il rispetto di questo mondo, la massima considerazione, ma non è professore e non godrà degli onori e degli oneri connessi allo status pubblico, previsto dalle leggi dello Stato e concesso dall'Autorità, del professore di quell'università.


Alessio Bruno Bedini ha scritto:T.G.Cravarezza ha scritto:Scusami Alessio, ma devo concordare appieno con Sergio e non comprendo, viste le tue convinzioni, come tu non concordi
Per farla breve la nobiltà in età pre-repubblicana è stata il ceto dirigente, a tutti i livelli dal paese al governo dello Stato.
Non credo sia storicamente adeguato comparare la nobiltà pre-repubblicana a quella odierna.
GENS VALERIA ha scritto: Qui non ci siamo , Alessio .
Per farla brevissima , tre situazioni storiche differenti:
Una famiglia nobile in età pre-napoleonica godeva valenza giuridico-funzionale cioè faceva realmente parte del ceto dirigente e veniva tutelata dalla legislazione nobiliare .
Una famiglia nobile post-napoleonica ma regnicola aveva solo valenza giuridica .
Una famiglia nobile post-repubblicana gode attualmente solo valenza storico-culturale ma ... inattaccabile ed imperitura , toccare queste due ultime validità sarebbe stolto ed ultra vires.


Sergio guarda che su questa cosa siamo d'accordo.
Proprio perchè "gode attualmente solo valenza storico-culturale" non credo sia storicamente adeguato compararla con ciò che era...
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Alessio Bruno Bedini ha scritto:Te lo faccio io l'esempio:
Tizio è professore universitario di Storia Moderna, ha pubblicato molti libri interessanti a livello nazionale ed è apprezzato dai suoi colleghi.
Caio anche è professore universitario di Storia Moderna, ma ha pubblicato poco e niente e non è per nulla apprezzato dai colleghi.
Sempronio invece non è professore universitario ma ha pubblicato molte cose ed è apprezzato anche da professori universitari.
Chi è uno storico tra questi tre?
Tizio è pacifico possa dirsi uno storico.
Caio invece lo consideri uno storico per il solo fatto che sia professore universitario?
Sempronio invece non credi sia uno storico anche se non è professore universitario?
Come vedi anche oggi un titolo non fa una qualità..

GENS VALERIA ha scritto:Sergio guarda che su questa cosa siamo d'accordo.
Proprio perchè "gode attualmente solo valenza storico-culturale" non credo sia storicamente adeguato compararla con ciò che era...
Anche l' Arma della Cavalleria non combatte più lancia in resta al galoppo , non è storicamente adeguata a quella che fu , ma con ciò, nessuno potrà mai negarle la valenza storica , tantomeno quella culturale.
Alessio Bruno Bedini ha scritto:Sergio guarda che su questa cosa siamo d'accordo.
Proprio perchè "gode attualmente solo valenza storico-culturale" non credo sia storicamente adeguato compararla con ciò che era...

GENS VALERIA ha scritto:Qui non ci siamo , Alessio .
Per farla brevissima , tre situazioni storiche differenti:
Una famiglia nobile in età pre-napoleonica godeva valenza giuridico-funzionale cioè faceva realmente parte del ceto dirigente e veniva tutelata dalla legislazione nobiliare .
Una famiglia nobile post-napoleonica ma regnicola aveva solo valenza giuridica .
Una famiglia nobile post-repubblicana gode attualmente solo valenza storico-culturale ma ... inattaccabile ed imperitura , toccare queste due ultime validità sarebbe stolto ed ultra vires.
Delehaye ha scritto:tu da chi ti faresti curare un dente?
chi è un "dentista"?
Corrado Alvaro ha scritto:La storia considerata come una vicenda di buono e di cattivo tempo, di uragani e di sereni, ecco che cos'è la storia per un italiano. Per questo scetticismo della storia non si sono prodotti tanti tragici fenomeni in Italia, dove nulla è mai scontato interamente, dove tutti possono avere la loro parte di ragione, o dove tutti hanno torto, dove si ritrovano viventi i residui di tutte le catastrofi e di tutte le esperienze e di tutte le epoche. Ci sono ancora i guelfi, i neoguelfi, i separatisti, i federalisti, i sanfedisti, i baroni, i feudatari, ecc. Questi caratteri italiani sono l'origine delle più strane sorprese e delle più incredibili involuzioni.




Alessio Bruno Bedini ha scritto:Delehaye ha scritto:tu da chi ti faresti curare un dente?
chi è un "dentista"?
L'esempio è poco calzante perché oggi l'unico autorizzato a mettere le mani in bocca ad un cliente è il dentista, figura professionale normata.
A prescindere da questo comunque cercherei uno bravo.
Il riconoscimento sociale viene prima di ogni altra cosa anche in questo campo.

T.G.Cravarezza ha scritto:GENS VALERIA ha scritto:Qui non ci siamo , Alessio .
Per farla brevissima , tre situazioni storiche differenti:
Una famiglia nobile in età pre-napoleonica godeva valenza giuridico-funzionale cioè faceva realmente parte del ceto dirigente e veniva tutelata dalla legislazione nobiliare .
Una famiglia nobile post-napoleonica ma regnicola aveva solo valenza giuridica .
Una famiglia nobile post-repubblicana gode attualmente solo valenza storico-culturale ma ... inattaccabile ed imperitura , toccare queste due ultime validità sarebbe stolto ed ultra vires.
Sergio, non ho mai pensato di toccare la valenza storico-culturale delle famiglie con avi nobili, anzi, come socio IAGI ho sempre sostenuto l'approfondimento e il riconoscimento della valenza storico-culturale della nobiltà e dello studio della storia di famiglia. Semplicemente non posso, secondo le considerazioni più volte espresse, usare il medesimo termine, nobiltà, per indicare uno status completamente pubblico, riconosciuto dalla legge, dall'Autorità e destinatario di onori e oneri come per la nobiltà pre e post napoleonica (seppur con situazioni differenti, lo status pubblico permaneva) anche per i discendenti di avi nobili post-repubblicani che vivono uno status completamente privato, non riconosciuto dalla legge, dall'Autorità, non destinatario di onori e oneri (pubblici).
Riguardo l'esempio della cavalleria, muta la tecnologia e quindi si passa dal cavallo all'autoblindo, ma la funzione ed il riconoscimento è il medesimo: la cavalleria (non intesa come cavaliere cristiano, ma come specialità militare di un esercito) aveva specifici compiti e funzioni che, ancora oggi, seppur con tecnologie differenti, mantiene. L'esempio con la nobiltà pertanto non è calzante.

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