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Alessio Bruno Bedini ha scritto:Per questo motivo la concessione di un titolo che invece era atto fondativo non portava con se in modo automatico la nobiltà per il beneficiario.
...
La nobiltà non si concedeva. Se eri contadino o mercante tale rimanevi anche con un titolo nobiliare.
...
Anche con un titolo nobiliare non avevi il riconoscimento sociale.

GENS VALERIA ha scritto:L'uso del tempo presente è diretta conseguenza di questo " corollario" :
[i] "La nobiltà è sempre un atto reale e pubblico, perché è riscontrabile dal pubblico, la natura nobiliare sussiste anche se l'autorità sovrana (v. ad es. Costituzione della Repubblica Italiana ) , per i più disparati motivi, non vuole che il nobile possa accedere a quei benefici e/o privilegi (*) e quindi ignori o meglio non pubblicizzi tale natura, ossia non ne regoli i diritti, lo “status” e la sovranità ."[/i]
(*) Diritto all'uso pubblico di un titolo, onori militari, precedenze , esenzioni fiscali, accesso a certe cariche ecc...
Il ragionamento non fa una grinza.

GENS VALERIA ha scritto: "La nobiltà è sempre un atto reale e pubblico, perché è riscontrabile dal pubblico, la natura nobiliare sussiste anche se l'autorità sovrana (v. ad es. Costituzione della Repubblica Italiana ) , per i più disparati motivi, non vuole che il nobile possa accedere a quei benefici e/o privilegi (*) e quindi ignori o meglio non pubblicizzi tale natura, ossia non ne regoli i diritti, lo “status” e la sovranità ."


Tilius ha scritto:Se eri contadino o mercante e ricevevi un titolo, significa che eri pieno di soldi.
E, stante il titolo (e i soldi), ricevevi pieno riconoscimento sociale.
Totò (che ricevette il "riconoscimento" da una autorità repubblicana, nemmeno competente in materia) e le poche altre eccezioni che citi, sono, appunto, eccezioni.
Non esempi.


Alessio Bruno Bedini ha scritto:Oggi in Italia la nobiltà non è un atto reale e pubblico.
E' una questione privata con tutto quello che questo comporta.
Ma come dicevo lascerei fuori la questione da questo topic.
Altrimenti come puoi immaginare si scatenerebbe un discorso che ci porterebbe da tutt'altra parte..
Ma chi lo ha stabilito ?GENS VALERIA ha scritto: Se poi è un discorso tabù ... non ne parliamo , qui !Ma chi lo ha stabilito ?


Tilius ha scritto:GENS VALERIA ha scritto:L'uso del tempo presente è diretta conseguenza di questo " corollario" :
[i] "La nobiltà è sempre un atto reale e pubblico, perché è riscontrabile dal pubblico, la natura nobiliare sussiste anche se l'autorità sovrana (v. ad es. Costituzione della Repubblica Italiana ) , per i più disparati motivi, non vuole che il nobile possa accedere a quei benefici e/o privilegi (*) e quindi ignori o meglio non pubblicizzi tale natura, ossia non ne regoli i diritti, lo “status” e la sovranità ."[/i]
(*) Diritto all'uso pubblico di un titolo, onori militari, precedenze , esenzioni fiscali, accesso a certe cariche ecc...
Il ragionamento non fa una grinza.
Caro Sergio,
ti ammiro (sinceramente) per questo tuo incrollabile considerare la nobiltà come una sorta di grazia divina.
Eterna.
Immutabile.
Immarcescibile.
Generata e non creata.
Alessio Bruno Bedini ha scritto:GENS VALERIA ha scritto: Se poi è un discorso tabù ... non ne parliamo , qui !Ma chi lo ha stabilito ?
Penso sia meglio aprire un topic a parte o riaprire un vecchio topic..
Alessio Bruno Bedini ha scritto:Maurizio, Bartolomeo D'Aquino principe di Caramanico era l'uomo più ricco del regno alla metà del Seicento, pieno di soldi come dici tu, eppure non fu mai accettato dalla maggioranza degli nobili. Alcuni pensa addirittura si ribellarono al re perché un mercante, un uomo vile lo consideravano, era stato nominato principe.
Il conte di Conversano finì in carcere e nonostante il re personalmente gli avesse chiesto la mano di sua figlia per il D'Aquino questi sempre fermamente rifiuto.
Tutta la storia è ben raccontata da Rosario Villari in "La rivolta antispagnola a Napoli".
Il D'Aquino trovò grandi difficoltà a sposarsi e dopo molto tempo e tante difficoltà l'unico che volle concedergli una sua figlia in sposa fu Ermes Stampa 4° Marchese di Soncino.
Il figlio di Bartolomeo, Antonio D'Aquino (* Napoli 15-1-1643 + 27-3-1691), 2° Principe di Caramanico, si sposò nel 1689 con Caterina, figlia di Filippo de Dura, Patrizio Napoletano. Un matrimonio senza dubbio molto inferiore alle aspettative di un principe.
Come vedi non sempre i soldi hanno dato un riconoscimento sociale in modo automatico.

Tilius ha scritto:Alessio, per le poche eccezioni che porti, ti posso portare l'intero Libro d'Oro regnicolo.
Almeno la metà é gente che ricevette un titolo (direttamente dai Savoia post '61 o che se lo videro confermare post '61) grazie a una situazione economica molto florida.
Stop.
Tutti pienamente integrati nel riconoscimento sociale dell'esclusivo club della Nobiltà.
Tilius ha scritto:PS: e, by the way, non mi sembra che il matrimonio con la figlia di un Marchese di Soncino possa considerarsi 'na schifezza. Parliamo della più danarosa aristocrazia lombarda.
Tilius ha scritto:PPS: ho dato una occhiata all'albero genealogico dei principi di Caramanico: DOPO GLI STENTATI INIZI DI UN PAIO DI GENERAZIONI AL PIU', ECCO CHE MAGICAMENTE SOLDI E TITOLO VENGONO FINALMENTE E DEFINITIVAMENTE RICONOSSSSSSSSIUTI ET ACCETTATI... (la date anche a me la soddisfazione di scrivere qualcosa in maiuscolo? ...)


GENS VALERIA ha scritto:L'uso del tempo presente è diretta conseguenza di questo " corollario" :
"La nobiltà è sempre un atto reale e pubblico, perché è riscontrabile dal pubblico, la natura nobiliare sussiste anche se l'autorità sovrana (v. ad es. Costituzione della Repubblica Italiana ) , per i più disparati motivi, non vuole che il nobile possa accedere a quei benefici e/o privilegi (*) e quindi ignori o meglio non pubblicizzi tale natura, ossia non ne regoli i diritti, lo “status” e la sovranità ."
(*) Diritto all'uso pubblico di un titolo, onori militari, precedenze , esenzioni fiscali, accesso a certe cariche ecc...
Il ragionamento non fa una grinza.
Alessio Bruno Bedini ha scritto:
Questo portato è L'ESEMPIO: l'uomo più ricco del regno, con un titolo di principe (mica pizza e fichi) che viene rifiutato dalla nobiltà!
Poi non metto in dubbio che in altri casi il riconoscimento della nobiltà avvenne contemporaneamente alla concessione del titolo.
Ciò che mi preme è lo stabilire che il riconoscimento della nobiltà non era automatico dopo la concessione del titolo.
T.G.Cravarezza ha scritto:Scusami Alessio, ma devo concordare appieno con Sergio e non comprendo, viste le tue convinzioni, come tu non concordi


T.G.Cravarezza ha scritto:Cioè, scusami tanto, ma se il Ministero manda un nuovo direttore all'Archivio di Stato di Torino e magari non è ben visto dai dipendenti perché tutti amavano quello passato, poco importa: il nuovo direttore ha l'autorità per svolgere l'incarico e i dipendenti dovranno farsene una ragione (poi magari con il tempo, acquista anche la giusta autorevolezza e considerazione e verrà accettato).


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