Pecunia non olet

Per discutere sugli ordini cavallereschi e le onorificenze/ Discussions on orders of chivalry and honours

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Pecunia non olet

Messaggioda gnr56 » sabato 5 luglio 2014, 16:22

Pongo come una provocazione la domanda: ma se un borghese ha la possibilità economica di "comprare" l'ammissione ad un Ordine cavalleresco tale comportamento viene giudicato 1) socialmente riprovevole nella comunità degli insigniti di Ordini cavallereschi o 2) in linea con i tempi di oggi dove il denaro può tutto (anche far tacere le appartenenze massoniche inconciliabili con l'appartenenza ad un ordine cavalleresco cattorilico) e a cui ci si inchina?
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Re: Pecunia non olet

Messaggioda T.G.Cravarezza » sabato 5 luglio 2014, 17:03

La domanda è abbastanza inutile poiché o si fa pettegolezzo oppure non si potranno mai avere statistiche sinceri sulla questione. Ognuno di noi avrà le sue opinioni su questo o quell'ordine, su questo o quel cavaliere.

Se tale personaggio mente al suo ordine e si fa passare per un santo e, per di più, aiuta economicamente le opere dell'ordine, è ovvio che l'ordine lo accolga tra i suoi membri: perché non ammettere una persona moralmente brava (o almeno così si fa passare) e, per di più, economicamente capace e disponibile? Questo vale ieri, oggi e domani. In tale situazione, il problema sarà della coscienza di tale persona che emetterà un giuramento/impegno nell'ordine, davanti ai suoi superiori e davanti a Dio (se è un ordine militante e cattolico). Essendo tale impegno basato su falsità, ovviamente vivrà bene sulla terra, onorato dai suoi amici quale "cavaliere" e poi ci penserà nostro Signore a "ricompensarlo" [sweatdrop.gif] [stretcher.gif] in cielo come merita.

Se invece è l'ordine che accetta tale personaggio pur sapendo che vive una vita contraria alla morale che professa l'ordine e lo ammette unicamente per le eventuali elargizioni, anche in tal caso, saranno i responsabili di tale ammissione (delegato, priore et similia) a dover risponderne in coscienza.

Nel primo caso l'ordine non ha colpe; nel secondo bisogna capire se la responsabilità e di tutta la gerarchia o solo del delegato compiacente che ha nascosto ai superiori la vera natura del neo cavaliere.

Personalmente, quindi, posso solo sperare che coloro che sono responsabili delle ammissioni nei vari ordini, soprattutto in quelli militanti, abbiano la capacità di discernere al meglio le motivazioni dei cooptati e che pongano le dovute attenzioni alla loro formazione.
Per la mia esperienza, trovo che gli ordini cavallereschi rispecchino la società, come del resto la Chiesa, ed essendo composti da esseri umani imperfetti abbiano al loro interno cavalieri e superiori buoni e santi, e cavalieri e superiori mele marce. Fondamentale è che le mele marce siano una minoranza ed è quello che io penso siano attualmente. Bisogna adoperarsi perché rimangano una minoranza.
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Re: Pecunia non olet

Messaggioda Pantheon » sabato 5 luglio 2014, 18:34

L'essenza della Cavalleria va compresa a fondo, vissuta come un percorso, come un modo per vivere quotidianamente la propria fede cristiana...E'vero che "pecunia non olet" ma il vero Cavaliere dovrebbe essere prima di tutto un servitore dei deboli, quindi un buon cristiano e, a suo modo, attraverso il suo credo, aspirare alla santità.

La vera Cavalleria non può accettare quindi la simonia anche se la contemporaneità appiattisce i valori come un rullo compressore e giustifica certe pratiche.
Ovviamente in questo caso mi riferisco a quegli ordini che mantengono, tuttora, una componente ed un carisma religioso.

Quelli che non rientrano in questa tipologia, i cosiddetti "ordini di merito", a mio giudizio fanno un po' eccezione, personalmente li reputo alla stregua di "clubs esclusivi" e quindi il fatto di "cacciare palanche" per entrare a farvi parte non mi turba più di tanto, è un modo come un altro per cercare una sorta di affermazione, di distinzione sociale un po' sui generis.


Saluti
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Re: Pecunia non olet

Messaggioda fabione 66 » sabato 5 luglio 2014, 18:35

Forse rientra in quel "censo e more nobilium" ?
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Re: Pecunia non olet

Messaggioda Pantheon » sabato 5 luglio 2014, 18:58

Penso che ormai il referente semantico del termine censo abbia poco a che fare con il "more nobilium"....
Su questo non credo sia corretto dare giudizi di ordine morale, se si vuole analizzare il fenomeno scientificamente, se non altro in ambito sociologico....Ma così si va diritti.... [offtopic.gif]
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Re: Pecunia non olet

Messaggioda pierpu » sabato 5 luglio 2014, 20:40

..così come gli Ordini, anche di merito, non si fanno scrupoli ad accompagnare alla porta membri che si rivelano petulanti e molesti..
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Re: Pecunia non olet

Messaggioda gnr56 » domenica 6 luglio 2014, 10:30

pierpu ha scritto:..così come gli Ordini, anche di merito, non si fanno scrupoli ad accompagnare alla porta membri che si rivelano petulanti e molesti..


Non sapevo che la petulanza e la molestia, ma quali poi, rientrassero tra le condizioni che obbligano gli Ordini ad accompagnare alla "porta" un appartenente all' Ordine stesso

A leggere gli Statuti degli Ordini, specie se si professano e si richiamo al Magistero della Chiesa, altre sarebbero le condizioni ostative che spesso si vogliono, volutamente ignorare, a vantaggio di alcuni e a danno di altri innocenti voce nel deserto.


Omnia non properanti clara certaque erunt, festinatio improvida est et caeca.
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Re: Pecunia non olet

Messaggioda fabione 66 » domenica 6 luglio 2014, 10:49

pongo un quesito mica tanto ot.
quale idea si può fare "l'opinione pubblica cavalleresca" di un operaio ferroviere ammesso ad un un 'Ordine Cavalleresco riconosciuto ....con poco censo e poco more nobilium per quello che si intende sociologicamente oggi ed ancor meno di pecunia certamente non olezzosa ?
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Re: Pecunia non olet

Messaggioda T.G.Cravarezza » domenica 6 luglio 2014, 10:53

La discussione ritengo sia giunta a termine e provvedo a chiuderla, anche perché, come già scritto precedentemente, non ha scopi utili, è mero pettegolezzo sui "se", sui "ma", senza giungere a conclusioni e, anzi, gettando solo un alone di discredito sull'operato di importanti istituzioni storiche, sociali e religiose.
Gli ordini cavallereschi militanti si basano, per la cooptazione, su requisiti morali e religiosi. La questione economica ovviamente fa parte dei requisiti poiché il futuro cavaliere deve sostenere le attività dell'ordine, oltre che spiritualmente con la costante preghiera, anche materialmente con donazioni e quote annuali (come del resto in passato, i cavalieri che partivano per le crociate, piuttosto che si rendevano disponibili alle esigenze del proprio ordine, dovevano sostenerlo sia finanziariamente sia equipaggiandosi autonomamente per la battaglia e armatura, cavallo, scudieri non erano a buon prezzo [knight.gif] [sweatdrop.gif] ).
E' ovvio che è compito dei responsabili degli ordini verificare primariamente i requisiti morali del candidato e solo secondariamente quelli economici e sociali. Se poi qualche delegato chiude un occhio sulla morale in vista di qualche sostanziosa elargizione, sia lui sia l'ammittendo se la vedranno, in coscienza, con il Signore. Ma non è la prassi degli ordini seri di cui, in questo forum, si discute.
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