da RobertoC » sabato 17 settembre 2005, 11:28
Gentile amico,
forse è opportuno sintetizzare il problema storico per chi ci legge.
Nel 1580 è riscontrata documentalmente a Lecce la presenza di una famiglia Carnesecchi.
Secondo I. Madaro (Guida pratica della città di Lecce, Lecce, 1904) questa sarebbe una diramazione della famiglia fiorentina, che a Lecce edificò una propria cappella nella chiesa di S. Giovanni Vetere, nella quale trovarono poi sepoltura, per concessione dei patroni, tutti i fiorentini morti in questa città.
La famiglia di cui si tratta era attestata nei pressi di via Imperatore Adriano, dove aveva una "corte" detta per l'appunto dei Carnesecchi e poi Potenza.
Lei si chiede quindi:
a)che cosa spinse i Carnesecchi a Lecce?
b)Quali sono le vicende di questa linea?
Ritengo che al quesito "b" possa dare risposta solo una ricerca in loco, condotta sugli atti catastali -se esistono- e sugli atti parrocchiali e notarili.
Intorno al quesito "a" possiamo fare ipotesi, valide per intraprendere percorsi di ricerca.
Non credo che ci si spostasse così tanto, entrando peraltro in uno Stato diverso, se non vi erano motivi estremamente importanti legati al lavoro, all'attività economica.
Posso dirle che le città costiere della mia Puglia avevano forti legami commerciali, fino all'età moderna, con Venezia e Genova in particolare. I traffici erano legati alle notissime lane e ai panni di ottima qualità, che poi erano venduti in tutta Europa.
Posso precisare che, quanto a Foggia (non ho i dati per Lecce), una certa parte di questi materiali innervavano gli stessi mercati toscani e fiorentini.
Il movimento economico, ottimamente ricostruito da John Marino (L'economia pastorale nel regno di Napoli, Napoli, 1992) in un libro che si pone come una pietra miliare per le ricerche in tema, coinvolgeva la Puglia, la Campania e molte realtà del settentrione.
Circa il ruolo di Firenze, rilevo e porto alla sua attenzione, ad esempio, che in un atto ora conservato all'A.S.V. (Archivio di Stato di Venezia), e precisamente nella busta 63, foll. 11r-11v, della serie "Sindaci Inquisitori di Terraferma", è precisato che "La lana si conducono da Milano et da Fiorenza la maggior parte sono spagnola, et alcuna di Puglia non pocha; perché dovendola condurre per la via di Venetia vi concorre gran spesa".
Il documento rimonta all'anno 1596, e quindi è pertinente al periodo di suo interesse.
Conferme a questa ipotesi le avremmo se conoscessimo la consistenza della presenza fiorentina in città (che comunque doveva essere continua e non episodica, visto che gli stessi Carnesecchi concedono la sepoltura ai loro antichi cittadini sciaguratamente morti fuori della patria loro).
Posto che questo sia il motivo che spinge i Carnesecchi a Lecce (le ripeto che è solo una mia ipotesi), ci si può forse chiedere perché vi siano rimasti.
Che abbiano pensato ad un incolato durevole ce lo dice la fondazione della cappella di famiglia. Sapevano dunque di dovere rimanere in zona.
La circostanza che la cappella sia stata eretta in una chiesa parrocchiale e non in uno dei templi maggiori, irrobustisce l'idea che fossero "stranieri" (e che come tutti i "forestieri" si sistemassero nelle zone perifieriche dell'abitato) e che non fossero venuti al seguito di personaggi importanti o comunque coinvolti nell'entourage cittadino.
La loro permanenza in loco, comunque, è evidentemente giustificata dalla lontananza: come facevano a gestire i loro affari a così tante miglia di distanza?
Di esempi ce ne sono innumerevoli, in tutta Italia. Per la mia Foggia ricordo il caso dei Freda, famiglia veneziana che ai primi del XVIII sec. non può più procrastinare il suo "stabilimento" a Foggia per la complessità degli affari che vi hanno in corso.
Verosimilmente questo è quanto potrebbe essere accaduto ai Carnesecchi, i quali peraltro edificano o acquistano una "corte" (che nel periodo in esame implica l'idea di una casa piuttosto ampia, probabilmente analoga alle c.d. "case palazziate" delle famiglie di una certa importanza e consistenza) in ossequi al principio della solidarietà parentale (e la solidarietà implicava sempre una certa forza).
Per concludere, non vedo alcun mistero nella circostanza che a Lecce sia esistita una tomba familiare ed una "corte" riferiti a questa famiglia. Trovo naturale che chi si spostava, godendo di una certa consistenza economica, cercava di provvedere sia alla residenza familiare (ecco la "corte" che non sappiamo se edificata o acquistata) che alla custodia delle spoglie mortali secondo l'uso del tempo (la cappella).
Di norma queste attività dei forestieri si concentravano per l'appunto in zone in cui era alta la presenza degli uomini di una certa "nazione" (i fiorentini, i genovesi e così via), lasciando a volte una forte impressione nella topografia locale (ricordo a Roma la magnifica "chiesa dei Fiorentini", ubicata in un sito densamente popolato, nel periodo rinascimentale, da toscani).
Altro non mi viene in mente.
Saluti.
Roberto Celentano