Assolutamente nessun ordine cavalleresco

Per discutere sugli ordini cavallereschi e le onorificenze/ Discussions on orders of chivalry and honours

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Messaggioda Emibro » domenica 7 agosto 2005, 17:55

Franz Joseph von Trotta ha scritto:Gentile Emibro,

grazie per l'informazione e la segnalazione del link... allora potremmo dire: nessun ordine e qualche medaglia!

Un saluto,

FJVT



Sicuramente!

E*
---- Orbis Non Sufficit ----

**** Fortuna Defuit non Virtus ****

"Carri armati nemici fatta irruzione a sud. Con ciò "Ariete" accerchiata. Trovasi circa cinque chilometri nordovest Bir el Abd. CARRI "ARIETE" COMBATTONO!"
Emibro
 
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Messaggioda T.G.Cravarezza » venerdì 19 agosto 2005, 8:38

Gentili Signori,
molto interessante l'argomento proposto. Io però vorrei soffermarmi su un punto.
Il gentilissimo Franz Joseph ha scritto: "Del resto l'ideale di un unione di "pari fra uguali" è quello che regolava la società svizzera già in passato fin dal patto fondativo del Grutli - ma con tutte le ovvie ed evidenti contraddizioni del caso in uno stato di Antico Regime quale gli antichi Cantoni furono, con il loro complesso reticolo di baliaggi e territori sudditi! - e che resta tradizionalmente alla base dell'attuale modello federale".
Personalmente non ritengo essere premiati da qualche stato estero con il conferimento di una qualche decorazione di un ordine cavalleresco al merito appunto per meriti aquisiti, quindi per le "buone azioni fatti", sia un motivo di diseguaglianza sociale. Se io mi rendo meritevole di una ricompensa, non penso che tale ricompensa sia la base di una mia differenziazione rispetto agli altri concittadini, ma semplicemente di un riconoscimento per ciò che io ho fatto e questo sì mi può differenziare dagli altri cittadini, ma solo sul piano di aver compiuto un atto utile ad un ente/istituzione/stato.
La questione per gli Ordini Cavallereschi veri e propri (SMOM, OESSG...), cioè che hanno ancora fini molto similari a quelli delle loro origini, è similare. Anche in questo caso non penso che l'appartenere a uno di questi ordini mi possa porre come diverso davanti alla costituzione ed al mio stato. Al massimo mi si può accusare di servire due padroni (lo Stato come cittadino elvetico e la Chiesa come cavaliere SMOM o OESSG, ad esempio). Ma questo avviene già nel momento in cui veniamo battezzati: sottostiamo alle giuste leggi dello stato umano di appartenzna, ma dobbiamo obbedienza al Signore ed al Sommo Pontefice Suo Vicario in terra (ecco il motivo per cui i cattolici in Cina non sono accettati: i cinesi hanno compreso meglio di molti cattolici il significato del battesimo e dell'essere cattolici).
Per concludere, non ritengo disonorare il mio stato se faccio parte di un Ordine Cavalleresco come lo SMOM o l'OESSG che hanno fini talmente nobili da far impallidire tutte le altre associazioni di uomini.
Cordialmente
Tomaso Giuseppe Cravarezza
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Messaggioda Franz Joseph von Trotta » venerdì 19 agosto 2005, 15:07

Caro Cravarezza,

grazie per le sue osservazioni. Il discorso è piuttosto complesso data la peculiare evoluzione storica della Svizzera e la particolare mentalità dei suoi abitanti.

Il concetto di "pari fra eguali" a cui accennavo, ed espresso nel noto motto dei primi confederati del Grutli "Enier fur Alle, Alle fur Einen!" (in Italia credo più conosciuto come motto dei tre moschettieri "tutti per uno uno per tutti!"), alla base dell'atto fondativo dell'unione dei cantonie elvetici sin tutta l'epoca di epoca di Antico Regime, non aveva proprio nulla a che fare con ciò che oggi riteniamo definibile come "ugualianza sociale".

Al di la dell'immaginario di una Svizzera patria della democrazia, la "parità" era intesa in senso "oligarchico" ovvero i patriziati elvetici che componevano il vertice dei "Cantoni sovrani" (patriziati più o meno estesi, ricordiamo che se Berna e Friburgo avevano veri patriziati oligarchici piuttosto ristretti nei cantoni minori come Glarona, Uri o le Tre Leghe ogni cittadino alla Landsgemeinde aveva diritti politici sovrani e vi si recava con lo spadino!) erano retti da optimates che fra loro dovevano essere uguali. Ma questo non evitava loro di essere "il Principe sovrano" in quei territori che avevano conquistato militarmente - come agli Sforza l'attuale Canton Ticino (1512) o ai Savoia il Vaud (1536) -, o, ancora con l'erosione di diritti di iniziale dedizione paritaria di altri territori.
Insomma democratici si ma... fra di noi...

Come tutte le repubbliche aristocratiche il timore di finire preda di un signore (evoluzione che, notoriamente condannò le gloriose città-stato dei liberi comuni dell'Italia settentrionale e centrale) esterno o interno era molto avvertita, e molti cantoni ebbero delle fortissime ingerenze delle grandi potenze esterne che li divisero in fazioni filo-francesi o filo-spagnoli o filo-austriaci, ingerenze che si manifestavano proprio con la concessione di titoli, decorazioni ai quali erano connesse ben più concrete pensioni e prebende, insomma una corruzione strisciante a suon di onori e di ricchezze, che portò molti cantoni in guerra civile e sull'orlo dell'auto distruzione.

Memori di questo passato storico che tanti guai aveva dato i costituenti elvetci (ricordiamo che l'attuale costituzione federale fu varata nel 1848 e riformata nel 1874) dovettero decidere di eliminare alla radice il timore di ingerenze esterne che si potessero manifestare anche attraverso queste vie.

L'attuale concezione della materia cavalleresca legata alla ricompensa del merito personale, come sembrerebbero suggerire le informazioni portate a conoscenza da Emibro, potrebbe favorire un'evoluzione sulla questione.

Quanto all'accenno dei cattolici ricordiamo che la Confederazione è per metà riformata.

Un saluto cordiale,

FJVT
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Messaggioda T.G.Cravarezza » martedì 23 agosto 2005, 12:45

Gentile von Trotta,
visto dal punto di vista che ha esposto, penso non ci siano discussioni in merito. Effettivamente anche il semplice riconoscimento di un merito presso un altro stato può far sospettare (per meglio scrivere, "poteva" far sospettare) di servire due padroni.
Corretta anche la questione religiosa.
Cordialmente
Tomaso Giuseppe Cravarezza
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