da leocarta » lunedì 25 ottobre 2010, 9:05
Salve a Tutti, ciao Salvennor. Visto che è stata citata la mia famiglia mi sento in dovere (e piacere) di specificare alcune cose.
Innanzi tutto su Margherita CArta sposata con Giuseppe SAssu.
La provenienza da Ozieri non è riferita a Margherita CArta bensì a Don Giuseppe Sassu e a Don Filippo Sassu. Margherita CArta potrebbe essere originaria di qualsiasi altra località, anche se non è improbabile che anche lei provenga da Ozieri. Non la trovo però tra i miei avi, che riportano quasi solo ascendenti maschi. Mio Nonno Ignazio Carta aveva a Ozieri una sorella che si chiamava MArgherita (e questo è un indizio interessante), che visse però ovviamente un secolo dopo. Tra l'altro morì giovanissima a causa di tubercolosi contagiata da una amica.
Riguardo a Don Giovanni Gerolamo nobilitato nel 1627, reputo sia un personaggio mai esistito. La notizia su di lui prende avvio infatti da una cantonata presa da Francesco Loddo Canepa (nientemeno !!!) riguardo alla mia famiglia, mal ricordando e male interpretando dati che invece a me sono notissimi.
In "Archivio storico sardo" - volume XXIV del 1954 Loddo Canepa scrive infatti della mia famiglia "I CArta di Ozieri inscritti in base all'elenco del 1822 della Prefettura di Ozieri (Giovanni CArta) hanno pure prodotto all'atto della I° iscrizione nell'Elenco Nob. SArdo un diploma di cavalierato del 1627 in favore di Giov. Gerolamo CArta di SArdegna, che, allegato alla domanda, è stato poi ritirato dal richiedente Don RAimondo CArta e poi smarrito dalla famiglia".
Le notizie da lui riportate sono in parte vere e in parte errate. Il citato Giovanni CArta era mio quadrisnonno, Raimondo era invece mio Trisnonno. Il diploma del 1627 non è un diploma di cavalierato ma di nobiltà e non è stato per niente disperso dalla famiglia (lo posso sfogliare quando voglio e amo tenerlo in mano) e non riguarda un Giovanni Gerolamo bensì un Giovanni Antonio CArta. Questa notizia errata l'ho vista riportata da molti studiosi che, giustamente, non si sono mai sognati di mettere in dubbio la parola di uno studioso dello spessore del Loddo Canepa. Autocitandosi tra di loro si sono però autoreferenziati causando notevole confusione.
Riguardo poi al fatto che Giovanni Antonio Carta nobile dal 1627 sia per lo più ignorato e sconosciuto, dipende, credo, proprio dal fatto che mio trisnonno Don Raimondo non completò mai l'iscrizione nel'Elenco nobiliare Sardo (per i motivi scritti sopra) : il mio diploma è infatti sconosciuto a (quasi) tutti gli studiosi.
Riguardo alla nobiltà concessa al Francesco del 1520, il fatto è davvero controverso e non ho finora trovato alcuna fonte attendibile che possa dimostrarlo. Ad oggi la reputo una notizia infondata (ma sempre pronto a cambiare idea nel caso salti fuori qualche utile documentazione) e si tenga presente che i suoi figli e discendenti sono sempre citati come cavalieri e mai come nobili.
Grazie all'aiuto di persone che possiedono una biblioteca ben più fornita della mia sono riuscito a riscrivere e completare la biografia del Vescovo Sebastiano CArta, fratello del citato Nobile Don Giovanni Antonio CArta del 1627. Per gli interessati, la riporto qui sotto :
Sebastiano Carta fu un personaggio emblematico del suo tempo, testimone e protagonista specialissimo della tanto celebrata ricerca di corpi santi che caratterizzò la Chiesa sarda nel XVII secolo a partire dal ritrovamento dei corpi di San Gavino e compagni martiri Proto e Gianuario a Porto Torres.
Nel 1614 alcuni fatti prodigiosi preannunciarono infatti la straordinaria scoperta dei resti di questi martiri all’interno dell’omonima Basilica di San Gavino a Porto Torres, inconfutabile prova di remota antichità per quella sede episcopale del Capo di Sopra. Questo fu un duro colpo per l’Arcidiocesi del Capo di Sotto che già da tempo contendeva con quella il primato nell’Isola. La reazione di Cagliari non si fece attendere e, a seguito di questo episodio, fin dal novembre dello stesso anno 1614 a Cagliari vennero miracolosamente scoperti in un breve lasso di tempo centinaia di “corpi santi”, soprattutto presso l’antica Basilica di San Saturno, ritrovamenti che assicurarono all’Arcivescovo di Cagliari D’Esquivel onori e riconoscimenti da parte della Chiesa di Roma e del Re Filippo IV.
Sebastiano si inserisce a pieno titolo nelle contese tra le sedi Arcivescovili di Sassari e di Cagliari a proposito del titolo di “Primate di Sardegna e di Corsica”, contese che coinvolsero anche l’Arcivescovo di Oristano nonchè quello pericolosissimo di Pisa.
Questa è la sua biografia. Nato quasi certamente il 25 dicembre 1580 a Sorgono, qui trascorse la sua fanciullezza. Sebastiano viene ordinato Sacerdote e fu Parroco di Orgosolo, Gergei e Mandas. Proseguì poi i suoi studi conseguendo la laurea in Teologia a Pisa, che era allora uno dei massimi centri scientifico-culturali di tutta Europa. Certamente rimpatriò con un notevole bagaglio di esperienze, nutrito anche dalla familiarità maturata con i più eminenti personaggi dell’epoca. Trasferitosi a Cagliari, il suo valore fu preso subito in considerazione presso gli ambienti più alti della Curia sarda. Ancora giovane, non faticò ad inserirsi a pieno titolo in seno al Capitolo e, probabilmente, uomo nel quale si univano le virtù agli studi letterari, non faticò a diventare collaboratore di fiducia del venerando Arcivescovo D’Esquivel.
Nell’ottobre del 1615 il Canonico Sebastiano Carta fu presente al ritrovamento delle reliquie di San Bonifacio Vescovo; il 22 febbraio 1617 partecipa al ritrovamento delle ossa di San Felice Martire; nel marzo del 1618, assieme al Canonico Melchiorre Pirella e in rappresentanza dell’Arcivescovo, lo troviamo presente alla scoperta di numerose reliquie ritrovate in uno scavo effettuato nel cortile della casa di un tale chiamato Sisinnio Sollaj nel Quartiere della Marina. In seguito a numerose altre campagne di scavo che portarono al reperimento di moltissime altre reliquie di Santi Martiri con conseguente grandissima fama per tutta la Diocesi, Sebastiano Carta fu promotore e ispiratore del grandioso Santuario dei Martiri scavato nella roccia sotto la Cattedrale, a spese dell’Arcivescovo ma su stimolo del nostro.
In occasione dell’inaugurazione del bellissimo e ricco Santuario, furono organizzati faraonici festeggiamenti civili e religiosi. Il 27 novembre dello stesso anno una solenne processione traslò nella Cattedrale i corpi santi, ritrovati nella Basilica di San Saturno e in altri luoghi della Città, che vennero sistemati nelle nicchiette ricavate all’interno della cripta. In quell’occasione Don Sebastiano Carta sfilò assieme agli altri Canonici del Capitolo, con le insegne del Canonicato di Mandas.
Nel 1619 Sebastiano Carta si reca in Spagna, a Madrid, per consegnare personalmente al Re Filippo IV una lettera del D’Esquivel e un reliquario con i resti di corpi santi rinvenuti a Cagliari. Una lapide posta sopra l’architrave di una porta all’interno del Santuario ricorda l’avvenuto viaggio e la consegna del citato reliquario.
Divenuto ecclesiastico di spicco dell’aristocrazia religiosa cittadina, ben presto Sebastiano divenne Canonico Magistrale della Cattedrale di Cagliari nonchè Commissario o Giudice Subdelegato della Crociata. In quegli stessi anni fa nominato Vicario Generale e, poco più tardi, Consigliere Regio. Ai primi di febbraio del 1621 il Papa Gregorio XV lo nomina Vescovo Ausiliare del D’Esquivel ormai vecchio e infermo anche a causa di una brutta forma di gotta e di malaria, e, in ottobre-novembre dello stesso anno, ottiene la nomina a Vescovo titolare di Madauro in Numidia.
Nel marzo del 1623 il Carta condusse una visita pastorale in tutta l’Arcidiocesi per conto del D’Esquivel, ormai gravemente ammalato e impossibilitato agli spostamenti. Troviamo le sue tracce nelle Parrocchie di Lanusei, Siniscolca e Escalaplano. Ma già un anno prima, il 22 maggio 1622, in occasione di altra visita pastorale, firma il registro di amministrazione della Chiesa di San Pietro a Scano Montiferro, registro - e firma - che ancora si conservano nell’archivio parrocchiale. Il 29 giugno 1623 il suo nome compare negli atti relativi al ritrovamento delle reliquie di San Lucifero, di Santa Vitalia e di Santa Lucifera.
Il primo “ritrovamento” di un corpo santo mosse dunque l’arguzia dell’Arcivescovo e dei suoi collaboratori che inaugurarono queste campagne di scavo che interessarono numerose Chiese della Diocesi. Sebastiano Carta era diventato dunque un grande esperto di un certo tipo di “santa archeologia” e fu certamente il motore primo di quella manovra politico-religiosa che spianò la strada all’agognato pronunciamento da parte della Sacra Rota Romana sulla maggiore antichità della Diocesi cagliaritana su quella sassarese, sentenza che si ebbe infine tra il 1637 e il 1640.
Sempre nel 1623, il 30 ottobre, fu Don Sebastiano a fondare la Confraternita di San Saturnino durante una assemblea di notabili tenutasi nella cripta della Cattedrale. Nel dicembre dell’anno successivo sottoscrive gli atti relativi al ritrovamento dei Santi Martiri Ienato, Bonifacio, Furioso, Agata, Vittoria e Giovanna, le cui reliquie furono poi concesse in perpetuo alla Chiesa di Sant’Antonio da Padova (l’attuale Chiesa di Sant’Ignazio da Laconi a Cagliari).
Il sabato 21 dicembre 1624 muore il compianto D’Esquivel lasciando vacante la Cattedra cagliaritana. Per tre anni la Diocesi rimase sotto la guida del Carta, che si comportò come se fosse un Arcivescovo ad interim. Il Successore del D’Esquivel sarà Don Ambrogio Machin de Aquena - colto e potentissimo uomo politico con notevoli agganci presso la Corte spagnola - che pronuncerà il giuramento Profissioni Fidei proprio al cospetto di Don Sebastiano Carta. Il nostro Sebastiano, certamente anche in conseguenza del noto donativo fatto alla Corona e di cui ho già scritto, viene in breve “promosso” e nominato Vescovo di Bosa, sede autorevole e rinomata, anche se avulsa dai più importanti movimenti politici.
Chissà, forse il Carta era diventato un uomo troppo potente e pericoloso, da tener lontano; un uomo astuto che avrebbe potuto adombrare il prestigio del nuovo Arcivescovo di Cagliari.
Il 21 novembre 1627 viene citato e ringraziato nel Diploma di Nobiltà del nostro Giovanni Antonio Carta e, nel gennaio 1628, prende possesso per procura della sede vescovile di Bosa. La lontananza dalla Capitale, se mai se ne allontanò, non gli fece abbandonare la sua passione per il ritrovamento di corpi santi e il 4 maggio 1628 autorizza il culto di Sant’Imbenia le cui reliquie sono state rinvenute il 30 aprile 1628 a Cuglieri, nella sua Diocesi. Il 28 maggio dello stesso anno, sempre sotto il suo governo, furono trovate entro una tomba che era nella Chiesa di S. Sabina a Scano Montiferro, antico santuario dei Camaldolesi, i resti di un altro martire chiamato Errio. Le reliquie vennero conservate in una urna di cristallo che ancora si conserva in loco. Il 28 ottobre dello stesso 1628 comunica al Capitolo della Cattedrale di Bosa di aver ricevuto da Roma un Breve col quale viene proibito di dare in prestito i paramenti della Cattedrale. Il 15 febbraio 1629 autorizza il gesuita Padre Salvatore Pala a fondare la Confraternita del Rosario nell’omonima Chiesa di Scano Montiferro. Ricevette in quegli anni anche il titolo di Abate di Santa Maria di Corte e quello di Priore di Sant’Antonio Abate. Muore a Cagliari il 24 luglio 1630, neanche cinquantenne, e viene sepolto in Cattedrale, nella Cripta dei Santi Martiri. Il suo corpo riposa assieme a quello di tanti altri Vescovi di Cagliari, sotto il tombino di marmo che si trova nel pianerottolo delle scale che scendono nel Santuario, davanti alla tomba dell’Arcivescovo D’Esquivel.
Il 3 novembre 1731 una Nobildonna di Sorgono che si chiamava Maria Melys, all’epoca ottantenne, consegna alcune reliquie a un tale Fra Paolo Pira Falquy di Fruxio (Flussio, nel Bosano), fondatore della devozione verso la Beata Vergine di tutti i Santi in Scano Montiferro; le reliquie consistono in una “buona quantità di ossa di Santi, e polveri, senza astucci”. Lo scritto che ci ricorda il fatto, esistente presso la Parrocchia di Santulussurgiu, ci tramanda che Donna Maria Melis ereditò queste reliquie dai defunti Vescovi Sebastiano Carta e Melchiorre Pirella, suoi zii. La Nobildonna certamente non conobbe nè l’uno nè l’altro, deceduti ben prima che lei nascesse. E’ però interessante la notizia del vincolo tra nipote e zii, che dimostra la vicina parentela anche dei due Vescovi.
CArlo