Gentili amici, non riuscendo a dormire, torno qui e vi racconto una cosa che mi ha divertito:
riprendendo alcune pagine che da tempo non leggevo, ho ritrovato un' altra "simpatica" notizia settecentesca tratta dalla relazione ai feudatari (che altre volte ho citato) stesa da Vincenzo Mameli (avo di Goffredo) intorno al 1769: parlando della villa di "Berquidda" afferma all' incirca così: "...La gente è un pò falsa, ma è di indole migliore dell' altra di questo Ducato ... però si è sposato o sta per sposarsi un "caballero" di Buddusò, che potrebbe causare cattive conseguenze a Berchidda ..." (niente di meno!!)
Poi nella parte proprio su Buddusò riprende grosso modo come segue:" Anche qui sono frequenti i matrimoni fra parenti come ad Alà, ma alcune di queste coppie fanno vita coniugale senza curare le formalità ecclesiastiche, come a Berchidda il predetto cavaliere, con grave scandalo di quel villaggio, ove non è mai stato introdotto ... un abuso simile a quello che quel cavaliere va commettendo. ...". (mmm, certo: il più grosso problema di abuso criminoso mai creatosi in tutta Berchidda nell' arco di tutto il secolo!!)
Bene: credo proprio di avere scoperto il cavaliere in questione! A Buddusò visse un famiglia Casu decorata di cavalierato e nobiltà nel 1652 (con un Antonio), che, stando al Floris, nei secoli successivi si trasferì a Berchidda. Ora, poichè non credo che i cavalieri di Buddusò che si trasferirono a Berchidda nel '700 fossero a caterve, questo "scapestrato" potrebbe essere proprio un Casu (se è così sono un genio!
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).
A parte gli scherzi, mi volevo riallacciare ai già accennati (con Salvennor) temi della condotta non proprio esemplare di alcuni personaggi (anche nobili) nei villaggi sardi, e della frequenza delle unioni illegittime nella società sarda ancora oltre la metà del '700 (Salvennor, se ricordi, ti di dissi che nel Monteacuto accadeva ancora forse fino al primo '800), temi direi trasversali rispetto alle classi sociali.
Quello che in questo contesto mi sembra strano è la quasi criminalizzazione di quel "poveretto" che, seppure non nominato, dopo un quarto di millennio forse forse può ancora essere riconosciuto (scommetto che a Berchidda ancora non si parla d' altro
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!). Buona notte (spero!)