Sigillum1 ha scritto:Cari tutti e caro fra' Eusanio, il tuo intervento mi ricorda qualcosa che avrei voluto dirvi e che ho poi dimenticato: se è vero che il volume di Bascapè e Del Piazzo contiene una zona propriamente didattica, quella sulla blasonatura, è altrettanto vero, a mio avviso, che l'opera non lo è, in generale; del resto i due autori erano ricercatori di professione e non avevano, che io sappia, esperienza, in questo settore. Il volume infatti, come, mi pare, si era detto, non è certo lo strumento più adatto per un primo approccio alla disciplina, dato il livello di approfondimento proposto sui singoli temi e la sua struttura alquanto diseguale.
A proposito poi dello stato degli studi araldici al momento dell'uscita del volume, il mio riferimento era alla letteratura in lingua italiana, ma relativamente all'Araldica italiana: il manuale di Neubecker, quello si, strumento, a mio avviso, didattico, è certamente molto utile ma è chiaramente impostato su altri sistemi araldici europei, come è ben visibile persino dagli esempi e dalle immagini utilizzate.
Mi sono sempre chiesta invece perchè i due autori non abbiano utilizzato il lavoro della Zug Tucci (Un linguaggio feudale...) che era da tempo uscito e che avrebbe potuto contribuire a sostenere il capitolo sulle origini che è, nell'insieme, a mio avviso, abbastanza carente, seppure, anche in questo caso, con zone molto analitiche e innovative, e pare non conoscessero neppure il suo manualetto ad uso universitario che, non so se concordate con me, era ben impostato, anche ad uso didattico, anche se ha avuto circolazione molto limitata.
Si potrebbe continuare a lungo…come ogni buon lavoro, anche questo suscita critiche, interrogativi e soprattutto la voglia di continuare il cammino….
Un cordiale saluto. Silvia
Al vecchio frate risulta che uno dei due Autori teneva corsi specialistici di Araldica in un'Università del Centro Italia, sebbene si tratti di informazione di seconda mano.
E la "voglia di continuare il cammino" si nutre, giocoforza, dei testi usati come "carburante" per effettuarlo e proseguirlo... ma più si cammina, più si ha voglia di muoversi, finchè le forze lo consentono.
Bene

si arriva in cielo