Mostra visitata il 30 agosto 2009.
Una mostra indubbiamente intima, evocativa, organizzata com'é negli spazi ristretti di un unico piano del Museo di Cortina. Sono esposti una serie di cimeli estremamente interessanti che coprono, salvo poche eccezioni più antiche, l'arco temporale dei monarchi Savoia-carignano, da Carlo Alberto fino a Umberto II. I pezzi, in massima parte provenienti dalle raccolte di famiglia e altre collezioni private, sono
in grado di stimolare l'attenzione e l'interesse del visitatire medio così come dello specialista più esigente, consistendo in oggetti di intrinseco valore e magnificenza (decorazioni cavalleresche, gioielli, smalti, argenteria, porcellane, ritratti reali), dei quali però, come dirò più estesamente in seguito, si é scelto (?) di fornire un apparato descrittivo di
basso profilo. L'allestimento prevede un percorso a ritroso nel tempo (si parte da Umberto II per finire con Carlo Alberto). Presumo che sia stata una scelta deliberata (anche se le motivazioni che posso ipotizzare mi sembrano un poco incosistenti), ancora più sorprendente considerando che, per avere un percorso temporale naturale e corretto, sarebbe bastato invertire il
senso di marcia. L'illuminazione
soft non pregiudica la leggibilità degli oggetti ed é perfettamente in linea con gli standard attuali per questo genere di esibizioni. Le tabelle biografiche dei monarchi, a parte lo stile e i contenuti alquanto
edulcorati (ma, considerato che si tratta di un evento organizzato dalla famiglia, nessuno pretendeva né si aspettava il contrario), soffrivano anch'esse di una certa qual eccessiva sinteticità, ed inoltre non si potevano notare delle strane,
inspiegabili ripetizioni: alla tabella biografica in italiano si affiancava una tabella con il testo più piccolo in inglese, affiancato a un secondo testo biografico italiano, che differiva solo leggerissimamente (e più in forma che in contenuto) dal testo nell'adiacente biografia italiana "in grande". Questa ripetizione dava una sgradevole impressione che si fosse
riciclato del materiale da un altro, precedente allestimento (o almeno é quello che io ho pensato vedendo queste strane duplicazioni biografiche...)
Sulla cura grafica del catalogo, nulla da recriminare (e mi accade raramente con
questa Casa Editrice): bella rilegatura cartonata rigida (cosa che accade rarissimamente nei cataloghi d'arte, quantomeno riferendoci all'edizione destinata alla vendita in mostra, anche se poi spesso le case editrici approntano la versione cartonata per la vendita in libreria) e apparato iconografico brillante e nitido, che, nella parte relativa al vero e proprio catalogo degli oggetti esposti, é frutto di una campagna fotografuca appositamente condotta (né poteva essere altrimenti ché la provenienza privata degli oggetti rendeva indisponibile l'opzione del riciclo da fondi fotografici museali). Forse solo la scelta del
bianco e nero per le illustrazioni della parte introduttiva (saggi) é impostazione datata che comunque stavolta poco si nota, essendo la stragrande maggioranza di quelle immagini foto d'epoca e quini per
forza di cose monocromatiche.
Sulla validità dei testi ancora non mi pronuncio, non avendo sin'ora potuto dare più d'una scorsa veloce. La parte relativa al catalogo é priva di vere e proprie schede, limitandosi a una didascalia estesa per ogni oggetto riprodotto. Didascalia a catalogo che, pur nella brevità e genericità in cui spesso scade, é comunque enormemente più esplicativa dei cartellini degli oggetti in mostra (lodevolmente
biligui, come il catalogo: italiano e inglese), criticabili non tanto per la stringatezza quanto per il
qualunquismo che li contraddistingue. Perché mai una
bandoliera devo chiamarla
cinturone (se non per far pensare erroneamente ai visitatori che con quell'oggetto re Umberto ci tenesse su le brache!) ovvero perché una
cartuccera devo chiamarla
portamunizioni? Perché devo ripetere fino all'ossessione la dicitura "cesellato a mano" che davvero nulla aggiunge alle (pressoché) assenti informazioni tecniche sul pezzo (oltre che essere spesso errato, ché non sempre é il
cesello l'attrezzo utilizzato)? Perché devo sproloquiare in formule del tipo "alta oreficeria russa di Corte" che saranno anche fortemente
evocative per il visitatore medio, ma che in
concreto ben poco vogliono significare?
Scelta didascalica entry level o pressapochismo da altro motivo generato, quale che fossero le motivazioni ritengo che il risultato sia stato quello di banalizzare degli oggetti altrimenti interessantissimi e di eccezionale qualità (
superlativi il collare russo di Sant'Andrea appartenuto a Umberto I e l'Ordine di Cristo conferito da Pio XI a Vittorio Emanuele III), qualità da sola bastante a
consigliare caldamente la visita all'esposizione.
Avrete capito che personalmente ho trovato però alquanto irritante la scarsità delle informazioni che
in soldoni venivano passate nelle scarne e approssimative didascalie degli oggetti in mostra. Se questa fosse una scelta per "
essere più vicini al popolo" dei visitatori oppure se questo manifestasse una potenzialmente
inquietante "carenza di conoscenza" nei confronti degli oggetti in mostra, francamente non sono riuscito a capirlo.
Qualche immagine dell'allestimento.







