Albero genealogico famiglia Mussolini

Per discutere sulla storia di famiglia e sulla genealogia / Discussions on family history and genealogy

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Messaggioda danti73 » venerdì 21 gennaio 2005, 0:45

Gentile signor Pigni,
il punto della mia questione è un altro e lei lo sfiora appena nel suo discorso, non approvo proprio quanto dice su Benito Albino:"non c'è dubbio che sbagliò sia a legarsi - sia pure per breve tempo - con la Dalser, sia a riconoscere il figlio nato da quel legame".
Che colpa aveva quel bambino da non dover essere riconosciuto? Ripeto la Dalser si è sempre dimostrata per quello che era sin dal principio, l'errore di valutazione del Duce si doveva pur pagare prima o poi, ma non vedo il motivo di far pagare il conto al bambino nato da quel legame.
Ripeto ancora che a precludere il legame con quel bambino fu la nascita di Vittorio, è a partire da quella data che il Duce si disinteressa completamente del bambino. Perfino suo fratello Arnaldo sentiva scrupoli che invece avrebbero dovuto appartenere solo e unicamente a lui. Benito Albino crebbe nella totale assenza di un padre, sia sotto l'aspetto affettivo che di mantenimento. E poi conoscendo così bene la personalità Dalser, "forse" un buon padre avrebbe potuto occuparsi meglio il figlio, evitandogli l'influenza negativa che poteva avere sulla sua educazione invece non se ne curò mai.
Si ricordi che un figlio non è mai uno sbaglio, una persona con un briciolo di umanità si sarebbe fatta qualche scrupolo in più, mi creda. E' una questione di uno squallore impressionante.
Non facit nobilem atrium plenum fumosis imaginibus
danti73
 
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Messaggioda Emanuele Pigni » venerdì 21 gennaio 2005, 10:28

Gentile signor danti73,

confermo la mia opinione: l'errore più grave da parte di Mussolini nella vicenda fu proprio avere riconosciuto quel figlio; senza il riconoscimento probabilmente non si sarebbero avute le più tristi conseguenze. Si è parlato molto di altri presunti figli naturali del Duce, non riconosciuti; per quanto ne so, le voci sono abbastanza fondate circa una donna e un giornalista (che non è Bruno Vespa), i quali durante il regime fascista godettero di insolita benevolenza dall'alto e furono molto vicini a Mussolini fino alla fine. Sull'umanità di Mussolini - nei limiti imposti dalla ragione di Stato di una dittatura - non è necessario discutere, visto che ne esistono numerosissime prove certe (ne cito solo due: dopo la morte del Duce il suo amico di gioventù Pietro Nenni, in privato, non voleva che se ne parlasse male, perché non poteva dimenticare di essere stato salvato da lui durante l'occupazione tedesca della Francia; gli "scoopisti" che ogni cinque o sei mesi scoprono che nessun ebreo fu deportato nei lager tedeschi dai territori occupati da truppe italiane fino all'8 settembre 1943 elogiano l'umanità dei nostri generali, ma non arrivano a scoprire che Mussolini li aveva esplicitamente incoraggiati a non consentire la deportazione degli ebrei).

Cordialmente,

Emanuele Pigni
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