Fons Honorum

Per discutere, di tutto un po' sulle nostre materie / Discussions of a general nature on our topics

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Messaggioda pierfe » lunedì 21 giugno 2004, 15:29

G.Grifeo di Partanna ha scritto:Scusatemi Signori nel caso il mio intervento fosse superato dai Vostri,
ma dopo aver letto la prima pagina, non ho continuato e mi sono chiesto e Vi chiedo:

Dopo che, durante il secondo conflitto mondiale, un'enorme bomba ha cancellato il palazzo maggiore che la mia famiglia possedeva a Palermo e distrutto il suo contenuto, compresso il vastissimo e più volte citato archivio Grifeo, dovrei ritenermi una seconda scelta perchè le pergamene conservate precedentemente per secoli sono andate in fumo?

Una storia familiare siciliana dai tempi del Gran Conte Ruggero dovrebbe passare immediatamente in ombra?

Non mi sembra il caso che una classifica del genere possa avere vita. L'appartenenza alle proprie famiglie non si incasella in classifiche, soprattutto quando c'è una storia di almeno mille anni, o giù di lì.


E' impossibile cancellare definitivamente tutte le memorie di una famiglia storica perchè non sono solo conservate nel palazzo di famiglia (anzi proprio quelle conservate dalla famiglia sono quelle di minor valore).
Una famiglia storica lascia le sue memorie in numerosi archivi ed è impossibile che tutti gli archivi vengano distrutti.
I problemi sorgono quando le "prove" sono solo quelle conservate in famiglia :D :D :D
Pier Felice degli Uberti

P.S. tutte le famiglie risalgono ai secoli bui, e fra i propri avi tutti hanno sempre dei leader, importante è conservare nei secoli la propria leadership, ma se questo non avviene vuol dire che non tutti i discendenti sono all'altezza del proprio nome.... ed è quello che vediamo ogni giorno sotto i nostri occhi.
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Messaggioda T.G.Cravarezza » lunedì 21 giugno 2004, 15:32

Gentile Pierfelice,
abbimo espresso il medesimo concetto (anche se io sono come sempre eccessivamente prolisso), con un minuto di distacco l'uno dall'altro :)
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Messaggioda pierfe » lunedì 21 giugno 2004, 15:36

T.G.Cravarezza ha scritto:Gentile Pierfelice,
abbimo espresso il medesimo concetto (anche se io sono come sempre eccessivamente prolisso), con un minuto di distacco l'uno dall'altro :)


Caro Tomaso,
è ovvio... oltre ad appartenere alla stessa regione storica... seguiamo la stessa scuola :D :D :D
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Messaggioda G.Grifeo di Partanna » lunedì 21 giugno 2004, 22:17

Egregio Signor Cravarezza,
su tutto ciò che lei ha affermato, non posso non darle ragione.

Da come vedo, lo aveva già illustrato, ma il mio intervento è venuto istintivo dopo aver letto solo gran parte della prima pagina di repliche su questo tema.

Sulle tracce lasciate in altri archivi, registri e quant'altro, non ci sono problemi. I Grifeo (esempio personale per farmi capire) esistono da troppo tempo perchè tutto sia passato nell'oblio.

Rimpiango la perdita del nostro archivio, che certo non era di poco o minor rilievo. Documenti, bolle papali e quant'altro, costituivano un patrimonio inestimabile, dal valore assolutamente incalcolabile.

Comunque, per ricostruire il filo di una storia familiare non sono di certo l'unico mezzo. Come da Lei affermato esistono molteplici fonti e in parecchi secoli di tracce se ne lasciano tante e tutte documentabili. Senza dimenticare quelle immediatamente visibili in storici palazzi, castelli e similari.

Il mio appunto semmai era sul fatto che per alcuni nomi importanti per la storia italiana (e siciliana in primis, per ciò che mi riguarda) ci sia bisogno di conferire una prova. Soprattutto quando una famiglia è citata e raccontata in una non certo piccola rosa di testi.

Di contro, si può dire che si deve pensare a comprovare la propria, personale discendenza da cotanto patrimonio storico. Nulla questio. E' da certificare la personale posizione, non di certo quella di una famiglia storicamente accettata, citata e che ha lasciato tracce indelebili.
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Messaggioda T.G.Cravarezza » martedì 22 giugno 2004, 10:09

Infatti, gentile signor Grifeo, la questione è proprio e solamente quella di dimostrare il proprio collegamento con la famiglia in questione e non tanto la storia o l'importanza di questa o quella famiglia. Al giorno d'oggi dove imbroglioni e vanagloriosi personaggi riempiono il mondo, è questo un punto fondamentale.
La famiglia in sè, come giustamente afferma Lei, se è nobile non deve dimostrare di esserlo a nesusno, proprio perchè già conosciuta.
Cordialmente
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Messaggioda Grimaldi » martedì 21 dicembre 2004, 14:45

Egr.i sign.i,
ho notato solo oggi questo interessante (ed un pò vecchio) topic, che partendo dal "fons honorum" è dilagato verso ben altro e più vasto campo....
Ne approfitto allora per fare delle osservazioni...
Noto con stupore come sia tanto diffuso il credere che una famiglia possa definirsi e reputarsi “nobile” senza nessun documento storico-genealogico o quasi e che la stessa scienza genealogica è presa a calci dagli “opinionisti”, che riescono a parlare del relativismo del “secondo me” perfino quando si tratta di una scienza.
Qual’era la domanda? Una famiglia quando può dimostrare la sua “nobiltà”? Quando può dimostrare direttamente (con atti ancora esistenti) o indirettamente (con atti che seguivano quelli precedenti, tipo riassunti in atti pubblici, notarili, ecc.) la sua genealogia. Perché debbo purtroppo far notare che lo stesso diritto nobiliare ritiene nobile chi può provare di discendere da un personaggio investito o detentore di una nobiltà.
Come ho ripetuto altrove una documentazione genealogica è un processo storico-giuridico basato su delle prove.
Ovvio è che con il tempo molto materiale originale è stato perso ma per arrogarsi il diritto di dirsi discendente di una famiglia nobile bisogna dimostrarlo.
E fin dove è possibile dimostrare una genealogia fino a quel punto risale l’antichità (ovvero nobiltà storica) di una famiglia.
E’ sicuro poi che non tutti possono rintracciare tutti gli atti che occorrerebbero a dimostrare la loro genealogia, ma laddove questi atti sono stati già raccolti nel passato questo è più facile.
Ad esempio un disceso da un nobile romano moderno (che ad esempio oggi in una monarchia avrebbe diritto al titolo di “principe”) certamente non potrà avere o rintracciare tutti gli atti della sua genealogia centenaria, ma di sicuro potrà dimostrare la genealogia dall’avo titolato di epoca recente, che a sua volta poteva dimostrare la genealogia dal primo titolato e man mano fin dove poteva risalire.
Laddove mancano tali atti manca la prova genealogica e quindi la dimostrazione della nobiltà (che tanto sembra stare a cuore a troppi genealogisti…).
A tale proposito vorrei riportare un fatto personale che potrebbe aiutare a capire la questione.
Tempo fa mi recai alla parrocchia del paese dove per secoli visse la mia famiglia per vedere di persona gli atti antichi della genealogia familiare, farmene rilasciare delle copie e poterle così conservare fra i miei documenti. Il parroco, costernato, mi rivelò che un incendio di inizio secolo li aveva distrutti……
Se io avessi avuto bisogno di tali atti per dimostrare la mia ascendenza essi sembravano non esistere più……
La mia fortuna è stata però che di questa famiglia altri personaggi nei secoli passati si erano occupati di ottenerne delle copie da presentare all’Ordine di Malta (categoria nobile), sottoporre a tribunali del Regno borbonico ecc…. e per fortuna tali copie erano riferite ai miei avi diretti.
Morale? Gli originali di tali atti non sembrano esistere più ma di essi ne sopravvivono copie autentiche nell’archivio dell’Ordine di Malta a Roma, nell’archivio di Stato di Napoli, ecc……
In sostanza questo è accaduto per molti atti antichi. Quindi una genealogia o la si ricostruisce ex novo cercando (ove possibile) tutti gli atti che occorrono oppure si dimostra, sempre con atti, l’aggancio genealogico ad una genealogia già nota (ma in tale caso occorre poi una severa critica ed un approfondito esame della veridicità degli atti della genealogia già nota).
Questo è quanto.
Grazie per l’attenzione.
Grimaldi
 

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