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Alfonso Di Sanza D'Alena ha scritto:In merito ai d’Alessandro di Pescolanciano leggo sull’opera di Giambattista Masciotta, “Il Molise dalle origini ai nostri giorni” Vol. III, pag. 288, che il feudo di Pescolanciano fu alienato nel 1576 a Rita de Baldassarre di Roccaraso (R.A. del 6/9/1576) che era “…consorte, e forse allora vedova, di Giovanni Geronimo d’Alessandro.
Giovanni Girolamo d’Alessandro apparteneva alla nota famiglia napoletana emersa fin dal secolo XIII, quando Carlo I d’Angiò volle tra i suoi Consiglieri Angelo d’Alessandro; e portata a grande altezza da Antonio d’Alessandro eminente giurista e diplomatico, del quale molto si avvalse Ferrante I d’Aragona presso le corti di Roma e di Francia. Egli attinse l’apice della carriera nel 1480, quando fu nominato Presidente del Sacro Real Consiglio.
La famiglia d’Alessandro, mercé Antonio, era stata già ascritta nel 1460 ai Seggi di Porto e Montagna. Fu ammessa nel 1574 nell’Ordine di Malta. Usava per arme uno scudo di oro al leone rampante di rosso, con la banda di nero caricata di tre stelle d’oro attraversante sul tutto.
Dei titolari di questa illustre prosapia, sono a noi noti:
a) Fabio, figlio ed erede di Rita, il quale nel 1594 ebbe conferito il titolo ducale sul feudo.
b) Giovanni Geronimo, figlio di Fabio. Egli nel 1629 comprò in asta pubblica Civitanova e Spronasino, nel 1640 Castellino sul Biferno. Era consorte di Lucrezia Sommaia, e morì in Pozzuoli senza prole colpito dalla peste. Avrebbe dovuto succedergli nei feudi il fratello Giovanni; ma questi per non aver motivi di allontanarsi da Napoli dove primeggiava nell’are dell’equitazione, rinunciò in favore del germano Agapito.
c) Agapito, terzogenito di Fabio. Nel 1648 possedeva già Civitavecchia (ora detta Duronia).
d) Giuseppe, figlio di Agapito. Ebbe in moglie Anna Maria Marchesano della famiglia baronale di Castel del Giudice, che aveva portato in dote Carovilli con Castiglione.
Giuseppe morì in Napoli nel 1715: Anna Maria nel 1729. Questo duca di pescolanciano scrisse un grosso volume contenente le regole del cavaliere, le regole sulla professione di spada ed altri esercizi di armi, giostre e tornei, un trattato del modo di curare le infermità dei cavalli, e la raccolta delle proprie poesie su argomenti di equitazione e cinegetici. Il figlio Ettore pubblicò, riccamente illustrato, il curioso volume, nel 1723 in Napoli, per tipi Muzio, dedicandolo a carlo VI imperatore, Re di Spagna.
e) Ettore anzidetto, marito di Maria Anna di Toledo, il quale vendé e riscattò Castel del Giudice, come si espone nella monografia di questo Comune.
f) Nicola, figlio di Ettore e Maria Anna. Era nato a Trani il 19 settembre 1726, e morì in Napoli il 9 settembre 1764. Fu sua moglie Eleonora Castromediano dei duchi di Murciano.
g) Pasquale, primogenito di Nicola ed Eleonora. Nacque in Pescolanciano il 9 giugno 1756, e nel 1778 sposò Maria Giuseppa Spinelli dei principi dei Cariati e dichi di Seminara.
Ebbe vivacità d’ingegno e spirito d’iniziativa industriale; ma la fortuna non fu pari al merito, e il suo sogno di creazione dileguò miseramente (329).
Ignoriamo quando e dove morì Pasquale d’Alessandro: è ben noto, invece, che fu l’ultimo titolare del feudo.
Il titolo ducale di Pescolanciano fu conservato dal di lui figlio Nicolò Maria, nato nel 1784 deceduto nel 1848; ed in seguito da Giovanni Maria (figlio di Nicolò e di Aurora Ruffo dei principi di Scilla) nato il 19 maggio 1824, spento in Napoli l’8 gennaio 1910.
Il duca Giovanni Maria, gentiluomo di camera di Ferdinando II e di Francesco II, nel 1860 aveva seguito la Corte nell’esilio a Roma; e nel 1865 era tornato a Napoli vivendo in assoluto isolamento da vecchio ed irriducibile campione dell’”ancien regime” (330).
Essendogli premorto il figlio primogenito Nicola, il titolo fu ereditato da Giovanni Maria (figlio di Nicola e Carolina Gaetani dell’Aquila d’Aragona dei duchi di Laurenzana) nato in Napoli nel 1881”.
[La nota contrassegnata con (329) riguarda un intervento del 23/12/1878 con cui il Prof. Giuseppe Novi lesse, all’Accademia Pontaniana di Napoli, una memoria su “La fabbricazione della porcellana in Napoli e dei prodotti ceramici affini” (infatti presso il castello di Pescolanciano era stata creata una fabbrica di porcellane) con la quale esponeva le benemerenze, in merito, del duca di Pescolanciano; la nota n. 330 riguarda la stessa memoria accademica].
Da un libro intitolato “I documenti storici e la vita di San Pietro Avellana” (pag. 147) di Pasquale Settefrati, traggo la trascrizione dall’originale della fede di battesimo di Nicola d’Alessandro:
“22 Settembre 1726
Noi Arcid.no Tiberio Carcani Vicario Generale della Metrop.na Chiesa di Trani avemo battezzato un fanciullo, figlio legittimo e naturale dell’ill.mo Sig.r D. Ettorre d’Alessandro Duca di Pecolanciano, e Duchessa Marianna Toledo, Coniugi, nato 19 detto mese, e ve li è posto nome Nicola Pellegrino, Giuseppe, Antonio, Andrea, Vincenzo, Gregorio, Gioacchino, Fabio, Gennaro, Pasquale. Li Pad.ni sono stati l’Ill.mo Sig.r Preside D. Vincenzo Toledo Oxorio, Marchese di Villar, come Proc.re con special mandato di Procura del Sig.r D. Fran.co Maria Carafa Principe di Belvedere, e l’Ill.ma Sig.ra Marchesa di Villar D.na Maria Atonia felipe, come Procuratrice con special mandato di procura della Sig.ra D. Ippolita Mont’Alto Principessa di Cassano L.D.”
Dall’elenco Nobiliare Ufficiale Italiano del 1922: Alessandro (D’). Duca di Pescolanciano (s.n.) mpr orig. Napoletano, dim. Napoli. – Disc. Da Nicola ed Antonio di Pasquale, ascr. Al Reg. Malta.
Dal Libro d’oro (Collegio Araldico) vol. XXIII: Alessandro (d’), XIV, 26, Duca di Pescolanciano, Pred. di Civitanova, Carovilli, Castiglione, Civitavetere, Castel del Giudice, Roccacinquemiglia e Pietra Abbondante, Don.
Dal Bonazzi di Sannicandro, “Famiglie Nobili e Titolate del Napoletano”: Alessandro (D’) – (Famiglia feudataria e d’antichissima nobiltà, ricevuta nell’Ord. Di Malta nel 1778, decorata del titolo di Dc. Di pescolanciano dal 165, ascr. Al Reg. dé Feud. – Resid: Napoli e Pescolanciano – Arma: Di oro al leone di rosso con la banda di nero caricata da tre stelle di oro attraversante sul tutto).
Il rappresentante primogenito della casa (che è attualmente Giovanni, di Nicola di Giovanni) ai termini dell’ascr. All’Elen. reg. ha diritto al titolo di Dc. Di Pescolanciano (pr.), ed i suoi figliuoli, e tutti i discendenti per linea maschile dé quondam Nicola ed Antonio, di Pasquale, ascr. Al Reg. Feud. Hanno dritto, con trasmissibilità (mf) pei maschi e personale per le femine, al titolo di Nob. col pred. dé Dc. di Pescolanciano”.
Il Beltrano “Descrittione del Regno di Napoli” cita la famiglia Alessandri tra le nobili di Melfi e di Rossano, e la famiglia D’Alessandro tra le ascritte al seggio di Porto.
Se ci sia un collegamento tra le due famiglie come pure tra quelle di Fagnano e Pescolanciano, occorrerebbe un’indagine mirata.
Quindi, caro Alessio, auguri per la tua ricerca.
Alfonso di Sanza d’Alena




http://www.comunefagnanoalto.it/FSCult.htm ha scritto:Cronologia storica
Da documenti indiretti del XII secolo apprendiamo che la prima comunità di Fagnano era designata col nome di Ofeniano, che nel XIII-XIV secolo compare come Castrum de Ofeniano e da un cantore anonimo aquilano del XV secolo come Fangeanu.
Nel XVI secolo la comunità di Fagnano era formata da 10 villaggi, come si evince dalla trascrizione della seguente epigrafe riportata da M. Accusio: "Ripae unius ex decem pagis Fanianis agri Aquilani". (Fagnano, Vallecupa, Campana, Corbellino, Colle Pedicciano, Frascara, Opi, Castello, Termine e Ripa).
Nel 1173 Colle è feudo della famiglia Gentile.
Nel 1223 Papa Onorio 111 conferma la chiesa di S. Pietro con la giurisdizione dell'Abate di Santa Maria a Bominaco.
Nel 1231 i tre figli di Rainaldi di Acquaviva, Gualtieri, Enrico e Rainaldo, fanno delle convenzioni con le popolazioni di Valviano e di Ripa.
Nel 1311 i Signori di Fagnano vengono citati dal Re a dare il servizio feudale che questa terra era passata al contado dell'Aquila.
Nel 1360 a Fagnano risultano le seguenti chiese: Santa Maria, che è mensale e collegiata, San Pietro, San Nicolo', Santa Lucia, San Massimo, San Vittono e San Donato. Nello stesso anno a Ripa si enumerano San Vittorio e San Giovanni mentre a Campana ne risultano tre: San Leonardo, San Giovanni e San Ozoino.
Nel 1448 Antonio d'Amico è Preposto di S. Pietro a Fagnano
Nel 1500 Fagnano e Campana fanno una transazione dei loro territori.
Nel 1508 si concludono le controversie tra Campana e Fagnano
Nel 1513 Campana e Stiffe sono governate da un solo Capitano Subalterno dal Capitano dell'Aquila.
Nel 1527 ai tempi di Carlo V, Colle conta 73 fuochi.
Nel 1530 in un testamento di Nicola Piccini della Villa di Opi, si rammenta che nella chiesa di S Pietro dovrà avere sepoltura il clero di Fagnano e Ripa.
Nel 1533 Eleonora Mendozza vende in feudo a Giuseppe Carata le terre di Fagnano e Campana.
Nel 1540 Opi viene menzionata per la presenza di una "Fonte della Regina" e del fiume Nimeo.
Nel 1554 la comunità di Rocca di Mezzo e Fagnano concordano la pace, accettando le condizioni poste dal Castellano dell'Aquila e da Giovannangelo Silverio dei Piccolomini sui confini dei loro territori.
Nel 1582 Fagnano e Campana, dopo diverse controversie presso la Regia Camera ottengono di essere riunite al Regio Demanio.
Nel 1590 Campana si vende a Giovambattista Palmeris. Nel 1596 Fagnano si rivende ai fratelli Ottavio e Isabella Vivis dell'Aquila, già baroni di Campana.
Nel 1606 i fratelli Ottavio ed Isabella Vivis, già padroni di Fagnano, ottengono il dominio di Campana.
Nel 1639 Nicolò Romanelli, che era diventato erede dei due Vivis, lascia i due feudi di Fagnano e Campana ai figli Ottavio ed Alessandro. Nello stesso anno i figli di Nicolò Romanelli vendono Campana a Giuseppe Palmari.
Nel 1642 gli stessi eredi del Romanelli vendono Fagnano ad Antonio Geri Capponi di Amatrice.
Nel 1653 i figli di Capponi vendono il feudo di Fagnano a Francesco Alessandri dell'Aquila.
Nel 1669 il Castello è ancora feudo di Ottavio Romanelli






L'unico piccolo indizio potrebbe essere il fatto che un figlio di Stefano è chiamato Franco come la prima figlia di Pasqualantonio.
Dunque Pasqualantonio potrebbe essere figlio di Stefano e nato verso il 1742-43.]


Alessio Bruno Bedini ha scritto:
Di solito è associata ai vichinghi.
Questo potrebbe essere molto interessante perchè significherebbe che i D'Alessandro sono venuti in Italia al tempo delle invasioni barbariche.
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Tilius ha scritto:Le migrazioni vichinghe in tutta Europa datano a non prima del IX secolo.
Erano vichinghi anche i Normanni, arrivati in Italia dopo il 1000, ergo in ogni caso parecchio tempo dopo quelle che comunemente vengono intese come invasione barbariche, no?



Alessio Bruno Bedini ha scritto:Forse è più difficile da dire che non da capire

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