Nobiltà... perduta

Per discutere sulla storia di famiglia e sulla genealogia / Discussions on family history and genealogy

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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » venerdì 3 settembre 2004, 17:57

Caro Francesco, caro Michele,

nei ragionamenti fin qui esposti dimostrate di avere non una, ma mille ragioni.

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Messaggioda Andrea Orgnani » venerdì 3 settembre 2004, 18:27

Mi permetto di aggiungere una piccola considerazione: i patrimoni si possono si perdere per errori o congiunture sfavorevoli ma si possono anche ricostituire con il sano e onesto lavoro. Non sono i singoli individui a fare la grandezza di una famiglia ma i principi e i valori con cui essa attraversa i secoli. Se si osserva la storia quasi tutte le famiglie nobili hanno avuto alterne fortune, la nobiltà si può perdere solo se una famiglia tradendo se stessa rinucia alle proprie origini e alla propria storia. Le case, i palazzi, i terreni ecc si possono ricomprare e ricostruire ma la storia .........

Per chi non è convinto: se un nobile ormai "decaduto" vive modestamente e un giorno vince al superenalotto 50 milioni di euro, di colpo ritorna a essere nobile ?
L'esempio è banale ma ragionando per principi si capisce che la nobiltà e i soldi sono due cose differenti, una persona o è nobile o non lo è, i soldi non nobilitano anche se molto spesso le due cose camminano di pari passo.

Saluti, Andrea
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Re: Nobiltà... perduta

Messaggioda CRFÓB » venerdì 3 settembre 2004, 19:24

Adriana ha scritto:Ho sentito un conoscente sostenere quanto segue:"Mio nonno era marchese, ma visto che ha perso tutta la sua fortuna al gioco ora la mia famiglia non è più nobile...".

Vorrei sapere se le cose stiano proprio così... :?


Come esposto dagli altri frequentatori del forum non è proprio così. Tuttavia, in mancanza di altre informazioni - specie dei tempi - avanzo l'ipotesi che il titolo era collegato ad un feudo e che questo feudo sia stato perso al gioco. Ci è stato poi un regio decreto per il trasferimento non tanto della proprietà quanto del titolo?

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Feudo e capitale

Messaggioda Gandalf » venerdì 3 settembre 2004, 19:40

Studiando i metodi di trasmissione feudale, il rapporto famiglia-proprietà-feudo, e ovviamente generalizzando all'estremo quanto ai luoghi ed ai tempi, sembrerebbe assai improbabile una 'fortunosa perdita al gioco' di un feudo, in considerazione dei meccanismi normativi stringenti disposti dai sovrani per regolamentare le ridistribuzioni delle terre feudali...talmente rigide da impedire addirittura ai creditori in possesso di titolo legittimo di soddisfarsi sui beni feudali di famiglia...per tutte basterebbe il riferimento alla Costituzione di Melfi emanata da Federico II nel 1231 e rimasta normativamente in vigore fin verso la metà del XVI secolo.
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Messaggioda CRFÓB » venerdì 3 settembre 2004, 20:31

Rimaniamo larghi e generali in contesti temporali e geografici: io perdo la proprietà terriera annessa al titolo (es. Barone di Monte Tizio), perdo Monte Tizio o alcuni o gran parte dei territori di Monte Tizio. In tal senso, o forse anche in senso figurativo, è nata la frase in esame: "ho perso la mia nobiltà".

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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » venerdì 3 settembre 2004, 20:46

CRFÓB ha scritto:Rimaniamo larghi e generali in contesti temporali e geografici: io perdo la proprietà terriera annessa al titolo (es. Barone di Monte Tizio), perdo Monte Tizio o alcuni o gran parte dei territori di Monte Tizio. In tal senso, o forse anche in senso figurativo, è nata la frase in esame: "ho perso la mia nobiltà".
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Giusto, caro amico.

Così come è ugualmente giusto quando accade l'inverso: quando, cioè, diviene nobile (anche a livello formale, qualora ciò sia previsto e possibile) qualcuno di umili natali che compia (ad esempio) un gesto di elevata portata civica e morale.

Bene :D vale
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Messaggioda FP » venerdì 3 settembre 2004, 23:06

Gentili Signori,
scusate se ho dato l’idea di non essere concorde con voi. In realtà mi batto costantemente con degli amici borghesi per dimostrare che la nobiltà è tutt’altro che beni fisici e liquidi. Cultura, buon costume, solidarietà, cristianità ecc. costituiscono ciò che sorregge quel blasone attaccato lassù, sul palazzo di famiglia. Non oserei mai mettere in dubbio quanto anche i miei avi hanno sostenuto con il sangue.

Ed è proprio per questo motivo che ho fatto il discorso alla sig. Adriana, per farle capire che l’inedia, figlia della povertà, trascina una famiglia nell’indifferenza dei suoi membri stessi. E questo mi rattrista moltissimo.

Di questi tempi, sentire persone quali il caro Michele Tuccimei di Sezze che mi parlano del Gattopardo usando le mie ricorrenti citazioni con il paragone tra “gattopardi e sciacalletti”, mi emoziona tantissimo perché sono sempre più preoccupato dell’ondata “De Blanck”. Se potessi andrei a vivere a Donnafugata!

Per quanto riguarda il sig. Marco Luca: non si preoccupi, non si tratta della mia famiglia, perché mio cugino mi è parente da parte di madre e non da parte di padre, la quale fu ed è nobile. Inoltre non è stato lei a spingermi a parlarne. Non si dia pena minimamente.

Quindi, non è che il buon cugino non abbia a che fare con la nobiltà, anzi…è solo che trai suoi impegni quotidiani, le sue amicizie e altre frequentazioni, egli è divenuto perfetto borghese (anche se nobile dentro e fuori) e non ha tempo e voglia per dedicarsi alla sua nobiltà. Perciò dico tristemente: figuriamoci che ne faranno i suoi figliuoli della nobiltà! Vivranno nientemeno che a cavallo tra il 2010 e il 2100, sospesi nel “budino mediatico” della TV e dei suoi finti miti. Povero stemma e poveri antenati nelle loro tombe dormienti.

Crediamo nella speranza che è l’ultima a morire! Almeno per non scomparire del tutto. Ma suvvia, non siamo così pessimisti, d’altronde qualche nostro discendente potrebbe interessarsi alla storia di famiglia come abbiamo fatto noi! Ne sono certo.

Ciao a tutti e un augurio particolare per la stagione che sta per aprirsi.

Francesco.
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