I Cavalieri dei nostri giorni

Per discutere sugli ordini cavallereschi e le onorificenze/ Discussions on orders of chivalry and honours

Moderatori: Novelli, Lambertini, Mario Volpe, Tilius, nicolad72

I Cavalieri dei nostri giorni

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » domenica 20 febbraio 2005, 1:55

Premetto che non esiste a tutt'oggi una definizione di cavaliere che vada bene 'tout court' per tutte le nazioni e per tutte le epoche. Questo perchè nel corso dei secoli la definizione che all'inizio poneva l'accento sulle caratteristiche fisiche o militari si è andata trasformando arrivando, in alcuni periodi, a porre in evidenza quasi esclusivamente le doti morali. Insomma siamo passati dal rude guerriero all'ufficiale, al nobile di nascita, al gentiluomo, al cercatore di virtù o al difensore dei deboli. Possiamo quindi dire che non c'e' mai stato un 'perfetto Cavaliere'.

Le sue virtu' erano comunque tra le piu nobili : prodezza, forza, coraggio, lealta', fede, umiltà, generosità, onore e giustizia.

Oggi, tramontato il periodo dei grandi ideali, delle ideologie, della religione, ha ancora senso parlare di Cavalieri? Di ideale cavalleresco? Di valori cavallereschi?
Immagine
Avatar utente
Alessio Bruno Bedini
Moderatore Genealogia, Manifestazioni e Bibliografia
 
Messaggi: 7468
Iscritto il: martedì 21 settembre 2004, 21:47
Località: Cittadino del Mondo

Messaggioda T.G.Cravarezza » domenica 20 febbraio 2005, 10:54

Gentilissimo,
proprio nell'attuale carenza di valori morali, etici, sociali, politici e di ideali irrompe l'ideale cavalleresco. Proprio oggi è quanto mai necessario che vi siano persone, cavalieri, che detengono e cercano almeno di rappresentare quell'insieme di valori che si stanno perdendo, compresa la difesa della nostra Religione.
Speriamo non debbano mai tramontare tali ideali e che gli Ordini Cavallereschi mantengano i valori che li contraddistinguono resistendo alle tentazioni di trasformarsi in mere associazioni qualunquiste.

Cordialmente
Tomaso Giuseppe Cravarezza
---------------------------------
"Vince te ipsum"
Avatar utente
T.G.Cravarezza
Amministratore
 
Messaggi: 6673
Iscritto il: sabato 11 gennaio 2003, 22:49
Località: Torino

Messaggioda michele d'arasmo » mercoledì 23 febbraio 2005, 2:54

Cari amici,

sul ruolo odierno degli ordini ci sarebbe molto da dire.
Sopravvivono ordini antichi e tuttora riconosciuti a livello internazionale (in certi casi anche soggetti di diritto internazionale), come lo SMOM, il S.Sepolcro.
Vi sono poi gli ordini istituiti dai vari stati, che sostanzialmente sono solamente delle decorazioni per meriti conseguiti verso il proprio paese. I meccanismi di accesso spesso sono troppo semplici, ma resta il fatto che si tratta di ordini (decorazioni) riconosciute e tutelate.
Vi sono poi gli ordini delle ex case regnanti, in genere destinati ai propri fedeli, spesso sono una fonte di sostentamento per i discendenti di quelle casate. Con il tempo, quando le pretese a troni inesistenti scompaiono assieme agli ultimi nostalgici, tendono a non essere piu' conferiti se non ai membri della famiglia.

Semplicemente è cambiata la società.
Viviamo, almeno noi in occidente, in realtà lontane da quelle che favorivano l'ideale cavalleresco: viviamo in realtà dove le povertà e le ingiustizie, pur presenti, sono comunque limitate; realtà con forte mobilità sociale, un elevato livello di istruzione (al quale spesso non corrisponde un adeguato livello culturale).
La religione cristiana (e quella cattolica in particolare) ha sempre minore presa sulle coscienze e se leggiamo bene le cifre disponibili (statistiche, sondaggi, referendum che videro la chiesa impegnarsi in prima persona e in modo tenace) vediamo come in quasi tutti i paesi occidentali i credenti oramai sono una minoranza. E la fine del comunismo non ha portato ad una rinascita religiosa, esso è crollato quando l'operaio tedesco orientale o russo ha visto che il suo collega occidentale aveva la macchina, la casetta al mare e non viveva in coabitazione.
A scanso di equivoci faccio presente di essere credente, ma allo stesso tempo sono molto pratico e realista.
L'unica religione che al momento fa proseliti è l'islam, ma penso che la soluzione di molti problemi in quei paesi, la redistribuzione delle ricchezze e anche la caduta di alcuni regimi (Siria, Iran, Arabia Saudita, ecc.), se coinciderà con un maggior benessere per quelle popolazioni, nel giro di una o due generazioni porterà ad una laicizzazione della società. E comunque esistono stati a maggioranza islamica (p.e. Marocco, Algeria, Turchia, ecc.) dove la religione incide relativamente sulla società, in alcuni casi (vedi recenti riforme in Marocco) la società civile ha sconfessato diversi principi islamici (ruolo della donna, tanto per fare un esempio).

Piaccia o non piaccia, il mondo di oggi è diverso da quello di ieri, non so quale spazio potranno avere i principi della cavalleria. Certamente si trasformeranno adeguandosi alla nuova realtà (mi sembra che lo SMOM abbia superato molte prove pur restando fedele ai suoi principi).

Personalmente ritengo irreversibili i cambiamenti verificatisi e che si verificheranno. Chi, onestamente, vorrebbe tornare ad una società in cui si poteva essere cavaliere ma anche (e piu' facilmente) schiavo o servo della gleba?

Forse bisogna ridefinire il concetto di cavalleria, e comunque il passato va studiato e non rimpianto. Cio' che muore non torna in vita.

Cordialmente,

michele d'arasmo
michdaras
michele d'arasmo
 
Messaggi: 156
Iscritto il: mercoledì 15 settembre 2004, 16:27

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » mercoledì 23 febbraio 2005, 14:52

Della sua lucidissima e condivisibile disamina, caro Michele, vanno sottolineati due aspetti:
michele d'arasmo ha scritto:...(omissis)...L'unica religione che al momento fa proseliti è l'islam, ma penso che la soluzione di molti problemi in quei paesi, la redistribuzione delle ricchezze e anche la caduta di alcuni regimi (Siria, Iran, Arabia Saudita, ecc.), se coinciderà con un maggior benessere per quelle popolazioni, nel giro di una o due generazioni porterà ad una laicizzazione della società. E comunque esistono stati a maggioranza islamica (p.e. Marocco, Algeria, Turchia, ecc.) dove la religione incide relativamente sulla società, in alcuni casi (vedi recenti riforme in Marocco) la società civile ha sconfessato diversi principi islamici (ruolo della donna, tanto per fare un esempio).

Giustissimo: la famosa implosione auspicata da molti (o paventata, a seconda dei punti di vista).

...(omissis)...Chi, onestamente, vorrebbe tornare ad una società in cui si poteva essere cavaliere ma anche (e piu' facilmente) schiavo o servo della gleba?...(omissis)...


La peggior forma di schiavitù è quella di chi s'illude d'esser libero, senza esserlo veramente.

La globalizzazione, la concorrenza, e gli altri moderni credo legati allo sviluppo (se tale vogliamo definirlo) dell'economia globale sta progressivamente trasformando in tal senso la maggioranza dei ceti medio-bassi della società.

E talora non solo quelli medio-bassi...

...schiavitù è dipendenza, e purtroppo ormai quasi in qualsiasi senso si intenda quest'ultimo termine.

Bene :( vale
"Quando il mediocre plagia il maestro, ne copia anche gli errori"
---
Detestabile è la falsa umiltà
Chiedete a Icaro se con i copiaincolla Immagine si arriva in cielo
Avatar utente
fra' Eusanio da Ocre
 
Messaggi: 12913
Iscritto il: mercoledì 7 maggio 2003, 21:14

Messaggioda michele d'arasmo » mercoledì 23 febbraio 2005, 15:15

Carissimo Padre,

la ringrazio per la risposta.
Alla schiavitu' fisica oggi si e' giunti ad una schiavitu' mentale.
L'uomo moderno paga anche per la sua presunzione. Quando vedo gente che si improvvisa avvocato perche' segue forum, deride il suo medico perche' ha letto l'inserto sanitario di un quotidiano, deride il muratore perche' ha comperato un manuale di fai-da-te.

Comunque voglio restare al titolo e all'argomento proposto da Alessio.
Il vecchio mondo che espresse un certo tipo di cavalleria non esiste piu'.
Esiste un nuovo mondo - ancora indefinito (ma il mondo e' mai stato definito?).
C'e' posto in questo nuovo mondo per principi, comportamenti, azioni che, seppure completamente differenti da quelli del XVIII secolo (che erano differente da quelli del XVI, che a loro volta erano differenti da quelli del XIV secolo), possono essere ricondotti ad una visione cavalleresca della vita e dei rapporti interpersonali?
Cosa vuol dire essere (o diventare) oggi cavaliere o nobile? (intensi non nel senso di procurarsi un ordine o un titolo)

Sarebbe una bella discussione. Ma richiede un certo tipo di impegno intellettuale. La si deve affrontare con "cinico" realismo, guardando la realta' per quello che e', e non per quello che vorremmo che fosse.
Se e' chiaro si deve dire che e' chiaro, se scuro che e' scuro. I se e i ma non aiuterebbero certamente.
Bisognerebbe evitare paralleli con il passato, e sopratutto considerare che cio' che spingeva molti ad entrare nella cavalleria (quanti riuscivano nell'intento rispetto a quelli che tentavano?) non erano certamente gli ideali ma probabilmente conseguire dei risultati innanzitutto per se stessi.
Ma quell'interesse personale di riflesso apportava beneficio anche alla societa' circostante. Un po come uno che oggi crea una azienda. Lo fa per contribuire al proprio benessere, ma la sua riuscita produce risultati benefici per altre persone.

Che ne pensate?

michele
michdaras
michele d'arasmo
 
Messaggi: 156
Iscritto il: mercoledì 15 settembre 2004, 16:27

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » mercoledì 23 febbraio 2005, 15:47

michele d'arasmo ha scritto:Carissimo Padre, la ringrazio per la risposta.
Alla schiavitu' fisica oggi si e' giunti ad una schiavitu' mentale. L'uomo moderno paga anche per la sua presunzione...(omissis)...cio' che spingeva molti ad entrare nella cavalleria...(omissis)...non erano certamente gli ideali ma probabilmente conseguire dei risultati innanzitutto per se stessi.

Indubbiamente.

Ma quell'interesse personale di riflesso apportava beneficio anche alla societa' circostante. Un po come uno che oggi crea una azienda. Lo fa per contribuire al proprio benessere, ma la sua riuscita produce risultati benefici per altre persone.
Che ne pensate?
michele


La figura dell'imprenditore-filantropo era vigente fra XIX e XX secolo: si trattava di illuminati produttori di benessere per sè e per gli altri, portatori di istanze sociali magari improntate ad un paternalismo d'antan, ma concretamente efficaci nel far star bene i propri dipendenti.

Anche magari soltanto affinchè lavorassero di più e meglio... ma intanto li facevano comunque vivere bene!

Allora, questo genere di personaggi era comunque una minoranza.

Oggi sembrano estinti del tutto, benchè molti di essi siano formalmente cavalieri... non sto parlando di politica, il vecchio frate non se ne occupa minimamente, ma come vede si torna in pieno al tema del dibattito...

Bene :wink: vale
"Quando il mediocre plagia il maestro, ne copia anche gli errori"
---
Detestabile è la falsa umiltà
Chiedete a Icaro se con i copiaincolla Immagine si arriva in cielo
Avatar utente
fra' Eusanio da Ocre
 
Messaggi: 12913
Iscritto il: mercoledì 7 maggio 2003, 21:14

Messaggioda michele d'arasmo » mercoledì 23 febbraio 2005, 18:33

Caro Frate,

pochi, anzi rari, coloro che decidono di dedicare la vita al prossimo.
Ma il fatto che ognuno di noi ha bisogno del proprio simile ci porta a frenare i nostri istinti peggiori, a valutare le dimensioni del proprio interesse e anche a sacrificarlo parzialmente a favore di altri.
Ritengo che oggi, comunque, noi viviamo nel migliore dei sistemi economico-politici esistenti, che non avra' risolto tutti i suoi problemi, ma sta garantendo il massimo benessere al maggior numero di persone.

Quegli imprenditori illuminati del XIX secolo, di cui lei parla, erano semplicemente persone che avevano compreso che il mondo aveva preso una certa direzione. Alla fine perseguivano sempre interessi personali, e l'intervento a favore dei propri dipendenti era motivato da tanti fattori (paura di sommosse, problemi di resa qualitativa e quantitativa, far si che i propri dipendenti diventassero anche propri clienti, innovazioni legislative, ecc.). Certamente la spinta non derivava da puro altruismo o da sentimenti religioso-solidaristici (questi comunque erano presente nel mondo protestante, anglosassone e germanico).
Lo stesso valeva per gli antichi cavalieri. Per molti servi emancipati, l'entrare a servizio di un cavaliere poteva essere la premessa per un innalzamento sociale, magari fino a divenire cavaliere egli stesso. E certamente chi si imbarcava in questa avventura (che doveva essere piena di insidie e di pericoli) lo faceva per conseguire un risultato per se e non certo per dedizione al prossimo. Fortunatamente esisteva all'epoca una determinata legge morale, che imponeva al cavaliere determinati comportamenti e limiti. Ovviamente quel cavaliere doveva difendere la fede (cioe' il potere), essere fedele al suo signore (dal quale poteva derivare la propria caduta) difendere gli umili e gli oppressi (anche per evitare che cercassero giustizia presso altri lidi).
Si creo' una sinergia benefica, che se da un lato permise al cavaliere di conseguire potere e ricchezza, dall'altro garantiva ai suoi regnicoli tutela e difesa. Questo non vuol dire che il rapporto tra il cavaliere e i suoi sottoposti fosse idilliaco. Molti cavalieri caddero perche' cacciati dai propri signori, molti per rivolte dei propri regnicoli, molti perche' cacciati dai propri signori in conseguenza del malcontento del popolo.
Questo era il passato. Il presente e' differente ma su certe cose ha mantenuto le stesse caratteristiche di allora. In particolare riguardo alla natura umana.

saluti
michele
michdaras
michele d'arasmo
 
Messaggi: 156
Iscritto il: mercoledì 15 settembre 2004, 16:27

Messaggioda antonio_conti » giovedì 24 febbraio 2005, 1:40

Mi inserisco brevemente nella discussione (senza volerla portare fuori tema) perché alcune parole di fra' Eusanio mi hanno fatto tornare alla mente la figura di un imprenditore (termine assolutamente riduttivo!) come Adriano Olivetti. Fu accusato di paternalismo... fu accusato di essere un utopista... mentre era una figura estremamente concreta.
Adriano Olivetti è, per me, il modello dell' "imprenditore filantropo".
Scusate l'intrusione... mi ritiro, ma sentivo il desiderio di ricordare figura di Olivetti.

Cordialmente

Antonio Conti
Libertà vo cercando
antonio_conti
 
Messaggi: 827
Iscritto il: venerdì 21 febbraio 2003, 0:35
Località: Fano & Urbino

Messaggioda michele d'arasmo » giovedì 24 febbraio 2005, 2:08

Sono d'accordo Antonio.
Ma il problema è che l'umanità non puo' dipendere dalla buona volontà di persone per bene come Olivetti. Esse saranno minoritarie se non esisteranno leggi che impongono dei comportamenti e ne vietino degli altri. E quando queste leggi esistono figure come Olivetti non servono piu', anche se la loro presenza è sempre un bene.

Io credo che nel mondo odierno si possa parlare di cavalleria e nobiltà, o comunque di comportamenti riconducibili al significato migliore che si possa attribuire a quelle due parole, quando l'imprenditore, che giustamente vuole trarre un beneficio dalla propria attività, si preoccupa di far si che la propria azienda prosperi (quindi garanzie per chi ci lavora), si rafforzi (quindi nuovi posti di lavoro) e continui dopo la sua morte (garanzia ulteriore per chi ci lavora, speranza per chi dovrà cercare un mestiere).

Buonanotte

michele
michdaras
michele d'arasmo
 
Messaggi: 156
Iscritto il: mercoledì 15 settembre 2004, 16:27

Re: I Cavalieri dei nostri giorni

Messaggioda Accademista » mercoledì 28 ottobre 2009, 17:33

Alessio Bruno Bedini ha scritto:Premetto che non esiste a tutt'oggi una definizione di cavaliere che vada bene 'tout court' per tutte le nazioni e per tutte le epoche. Questo perchè nel corso dei secoli la definizione che all'inizio poneva l'accento sulle caratteristiche fisiche o militari si è andata trasformando arrivando, in alcuni periodi, a porre in evidenza quasi esclusivamente le doti morali. Insomma siamo passati dal rude guerriero all'ufficiale, al nobile di nascita, al gentiluomo, al cercatore di virtù o al difensore dei deboli. Possiamo quindi dire che non c'e' mai stato un 'perfetto Cavaliere'.

Le sue virtu' erano comunque tra le piu nobili : prodezza, forza, coraggio, lealta', fede, umiltà, generosità, onore e giustizia.


Oggi, tramontato il periodo dei grandi ideali, delle ideologie, della religione, ha ancora senso parlare di Cavalieri? Di ideale Cavalleresco? Di valori cavallereschi?


salve a tutti, stavo leggendo un po' i vari thread postati sul forum.. e ho trovato questo vecchio thread.. che effettivamente mi piace molto. Il mio ideale di cavaliere fa riferimento alle virtù riportate dal Sig. Bedini, e sarebbe veramente bello se il prefisso di "Cavaliere" si potesse associare ancora a chi si distingue veramente con gesta pure e prive di altre finalità. Ovviamente l'ideale di cavaliere medievale, difensore della cristianità, stratega e guerriero indomabile è purtroppo ormai irrealizzabile, ma non perchè non esistono persone così, ma semplicemente perchè i tempi son completamente cambiati e così anche le tattiche di guerra che son diventate, a mio modestissimo parere.. codarde.. ma ricevere il titolo di cavaliere dovrebbe essere veramente un onore.. ricevuto solo per enormi benefici apportati alla comunità, e di cui TUTTA, e voglio sottolineare ancora TUTTA, la comunità dovrebbe godere.. troppo spesso nella mia giovane vita ho sentito gente esser chiamata cavaliere, o commendatore o onorevole o altro.. e poi chiedere un attimo in giro e sentire che il loro operato va completamente in paradosso con il loro ambito titolo..
sarò un po' idealista.. ma spero vivamente che, se un giorno dovessi ricevere questo titolo ( e certamente sarebbe uno dei più bei momenti della mia vita), spero che sia per qualcosa di veramente buono per tutta la comunità, e non solamente per pochi azionisti o un ristretto gruppetto di uomini d'affari o gentiluomini.
lì'ideale di cavalleria secondo me esiste ancora, nell'animo di quegli uomini e quei ragazzi che guardano il mondo non con lo sguardo rivolto solo al materiale, al denaro e al presente, ma con una visione a 360 gradi della storia, con lo sguardo e le proprie azioni protese non al portafogli, ma al cuore della gente, alla vita degli altri.
In questo senso si può parlare ancora una volta di cavalierato, e in questo senso io penso se ne potrà sempre parlare.
cordiali saluti
Mores et Honores
Membro di Famiglie Storiche d'Europa
Socio IAGI
Accademista
 
Messaggi: 421
Iscritto il: domenica 24 maggio 2009, 12:54


Torna a Ordini Cavallereschi, Onorificenze e Sistemi premiali/ Orders of Chivalry & Honours



Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 7 ospiti