M. Tognato – Con l’OSS dalla Svizzera all’Italia – da La Resistenza Bresciana n. 17, aprile 1986, pag. 74 “Mi pare sia stato al ministero degli Esteri che, oltre ai documenti, abbiamo trovato decine e decine di scatole ricoperte di marocchino azzurro, contenente le insegne dei nuovi Ordini cavallereschi della RSI, pronte per essere distribuite”
Per Lord Acton
A che io sappia, nella Repubblica furono pochi gli insigniti dell’ Aquila Romana.
Furono fatti alcuni conferimenti: sottosegretario agli Esteri, nobile Serafino Mazzolini, nei suoi diari pubblicati da Gianni Scipione Rossi (“Mussolini e il diplomatico” ) scrive
29 novembre 1944. Consegna della Gran Croce dell’Aquila Romane con Spade al generale Wolff
1 dicembre 1944. Accompagno Hidaka dal Duce per la consegna della Gran Croce dell’Aquila
Romana
7 gennaio 1945. Gli presento (a Mussolini) poi Tebaldi e il maresciallo tedesco Bohr che ha condotto da Atene fin qui durante una marcia di tre mesi un centinaio di soldati italiani che in Grecia erano agli ordini di Tebaidi, ed il loro comandante hanno voluto raggiungere in Patria. Il maresciallo Bohr, bel tipo di prussiano, ha parole di riconoscimento pel valore e la lealtà del soldato italiano. Nel pronunziarle si emoziona e piange. Il Duce rimane assai impressionato e mi ordina di condurgli domani il reparto che è accantonato a Brescia, , di consegnare a ciascuno mille lire, di organizzare un rancio, di preparare un regalo pel maresciallo e di imbastire la pratica per la decorazione dell’Aquila Romana”
Il generale Karl Wolff era il capo delle SS in Italia; Hidaka Shinrokuro, ambasciatore del Giappone presso la RSI; Giacinto Tebaidi, ufficiale d’aviazione
Mi soffermo sulla figura del maresciallo Bohr, un semplice sottufficiale che nell’umiltà del suo servizio rende meglio di chiunque lo spirito per il quale fu creato l’Ordine: acquisire particolari benemerenze verso l’Italia.
Scrive Giorgio Pisanò nel IV volume della sua “Storia delle Forze Armate della Repubblica Sociale Italiana”: “Il 19 gennaio Mussolini passò in rassegna presso il suo Quartier Generale una compagnia di soldati italiani che, al comando del maresciallo germanico Bohr, era giunta a Gargnano: La compagnia, tutta formata da volontari che, all’atto dell’armistizio non avevano voluto deporre le armi, ai primi dell’ottobre 1944 era dislocata a Megera, presso Atene. Il 2 ottobre il reparto aveva iniziato il viaggio verso l’Italia, a piedi. In quarantadue giorni di marcia, disimpegnado servizi di sicurezza e aspramente combattendo contro i partigiani, aveva risalito la penisola balcanica giungendo infine a una testata rotabile, da dove il viaggio era potuto proseguire in autocarro. Successivamente la compagnia aveva raggiunto il lago di Garda in ferrovia.
Mussolini, passato in rassegna il reparto, che gli si era presentato con l’armamento al completo ed in buone condizioni di equipaggiamento, rivolse un vivo encomio ai soldati e al maresciallo Bohr, annunziando che la compagnia avrebbe fatto parte della sua Guardia.
Nel successivo febbraio la compagnia fu inviata in dislocamento ordinario a Bassano del Grappa ove rimase sino alla fine delle ostilità”.
Per il Sig. Lorioli,
Lei scrive che La RSI aveva altri e ben più urgenti pensieri per la testa. Pienamente d’accordo, ma queste cose servivano anche a tenere su il morale alla gente e allora, che dire di Stalin che soltanto nel biennio 1942-1943 creò 6 Ordini per l’esercito e l’aviazione e 2 per la Marina, senza contare quello della Vittoria, riservato ai comandanti di fronte ?
Per il Sig. Tilius
Lei scrive (credo basandosi sul testo di Pelliccioni) “da notare come in entrambi i casi descritti il tricolore sia invertito”
dal Decreto Legislativo del Duce 23 Gennaio 1944 – XXII, n. 15
Stemma e Sigillo dello Stato. […]
Art. 1.
Lo stemma dello Stato è formato da uno scudo sannitico dai colori nazionali interzati in palo, sormontato da un’aquila, col bianco caricato del Fascio Repubblicano.
La foggia di detto stemma è effigiata nella tavola unita al presente decreto.
Era, in pratica, una brisura dello stemma allegato nel Regio Decreto Legge 12 dicembre 1926, n. 2061, che dichiara il Fascio Littorio emblema dello Stato.
Ritter


