da Elmar Lang » sabato 9 novembre 2013, 20:02
Caro G.T.,
quando re Vittorio Emanuele I tornò sul trono dopo il turbine Napoleonico, pensò bene di ricostituire un governo. Uno dei suoi suo consiglieri, di cui ora mi sfugge il nome, gli pose l'ultimo almanacco del "Palmaverde" pubblicato prima della caduta del Regno. dicendogli di rimettere al proprio posto quei funzionari che fossero ancora in vita; nel caso contrario, i loro figli o nipoti, soggiungendo "Maestà, le novità sono sempre seguite da grandi sventure!...".
Ecco, io non sono come quel ministro.
Non sono neppure un "nativo digitale", come con così brutta espressione vien definita l'ultima generazione o poco addietro. Trovo però che l'informatica, i calcolatori elettronici ed in ultimo la c.d. "Rete" hanno enormemente facilitato l'accesso ai dati ed alle informazioni; spesso però rovesciandocene addosso così tante, da non raccapezzarcisi più.
La mia giovinezza di (abbastanza rilassato) studioso è in gran parte trascorsa nelle biblioteche; presso le quali torno spesso, anche solo per poter compulsare quei testi i cui estremi ho trovato in rete, durante le mie ricerche preliminari. Dove, se non in biblioteca, avrei mai trovato ad esempio l'aureo librino di Eschebach "Die Städtebauliche Entwicklung des antiken Pompeij, che per un certo tempo mi fu insostituibilmente preziosissimo? Di certo, le eruditissime considerazioni dell'autore, non le avrei giammai trovate in Rete (che mi fu invece indispensabile per trovare ove ne fosse conservata una copia, non distante dal mio domicilio).
Non sono nemmeno così vecchio, benché il mio modo d'esprimermi possa far pensare il contrario...
Apprezzo molto il suo entusiasmo verso i nuovi e moderni mezzi per la diffusione delle informazioni; solo, trovo che in particolare quella sedicente enciclopedia universale in divenire (mi riferisco a Wikipedia), sia solo una sorta di "palestra letteraria" di autoreferenziali pseudoerudìti, i cui elaborati sommergono quel poco di buono che in quel sito vi si potrebbe trovare. Con la necessaria conseguenza d'una infinita confusione, nella quale è difficile raccapezzarsi.
Vorrei anche sottolineare che io, Wikipedia, in un passato quasi recente la consultai e pure ne aggiornai una pagina, assai "di nicchia" peraltro. Però nel proseguire ricerche in campi di mio interesse, tale ne fu lo scoramento nel leggervi inenarrabili castronerie o comunque banali approssimazioni, che lasciai perdere, considerando anche un non aggiornato "Fedele" (UTET) più fededegno di quelle paginette virtuali.
Il fatto che molti giovani preferiscano aprire Wikipedia anziché confrontare altre fonti notoriamente più autorevoli, devo dire che mi allarma, perché significa che gli insegnanti non sanno dare ai propri scolari la cognizione del metodo di ricerca e degli strumenti necessari a condurla e magari portarla a compimento, mentre i genitori di questi giovani e giovanissimi, si disinteressano, demandando tutto alla "scuola", salvo poi considerarla responsabile di un'incompiuta educazione dei propri figli. E qui per me sta uno dei fondamenti del disastro culturale che, fatte salve rare eccezioni, incombe sulle nuove e future generazioni, colpevolmente indirizzate verso verità confezionate ed ineducate al confronto critico delle fonti e delle informazioni.
In fondo poi, facendo il mio caso personale, quel ch'io so (o ritengo di sapere) è ben poca cosa quindi se mi astengo dal renderle pubbliche su Wikipedia, la perdita culturale sarà di certo del tutto trascurabile; fermo restando che io resterò sempre a disposizione di chi necessitasse del mio aiuto.
Cito: "...ma per generazioni, per fortuna successive alla mia, internet il web e l'informatica sono e saranno l'unica risorsa...". Mi permetta d'osservare, che questa è una prospettiva angosciante.
E per concludere, le parole d'un uomo molto savio ed umano, sul piacere di vivere normalmente e di confrontarci coi classici:
Partitomi del bosco, io me ne vo ad una fonte, e di quivi in un mio uccellare. Ho un libro sotto, o Dante o Petrarca, o uno di questi poeti minori, come Tibullo, Ovidio e simili: leggo quelle loro amorose passioni, e quelli loro amori ricordomi de' mia: gòdomi un pezzo in questo pensiero. Transferiscomi poi in sulla strada, nell'hosteria; parlo con quelli che passono, dimando delle nuove de' paesi loro; intendo varie cose, e noto varii gusti e diverse fantasie d'huomini. Viene in questo mentre l'hora del desinare, dove con la mia brigata mi mangio di quelli cibi che questa povera villa e paululo patrimonio comporta. Mangiato che ho, ritorno nell'hosteria: quivi è l'hoste, per l'ordinario, un beccaio, un mugnaio, dua fornaciai. Con questi io m'ingaglioffo per tutto dí giuocando a cricca, a trich-trach, e poi dove nascono mille contese e infiniti dispetti di parole iniuriose; e il più delle volte si combatte un quattrino, e siamo sentiti non di manco gridare da San Casciano. Cosí, rinvolto in tra questi pidocchi, traggo el cervello di muffa, e sfogo questa malignità di questa mia sorta, sendo contento mi calpesti per questa via, per vedere se la se ne vergognassi.
Venuta la sera, mi ritorno a casa ed entro nel mio scrittoio; e in sull'uscio mi spoglio quella veste cotidiana, piena di fango e di loto, e mi metto panni reali e curiali; e rivestito condecentemente, entro nelle antique corti delli antiqui huomini, dove, da loro ricevuto amorevolmente, mi pasco di quel cibo che solum è mio e ch’io nacqui per lui; dove io non mi vergogno parlare con loro e domandarli della ragione delle loro azioni; e quelli per loro humanità mi rispondono; e non sento per quattro hore di tempo alcuna noia, sdimentico ogni affanno, non temo la povertà, non mi sbigottisce la morte: tutto mi transferisco in loro.
A presto,
E.L.
Non fidatevi mai delle statistiche, se non siete stati voi a falsificarle. (P. Kalpholz)