da Franz Joseph von Trotta » venerdì 19 agosto 2005, 15:07
Caro Cravarezza,
grazie per le sue osservazioni. Il discorso è piuttosto complesso data la peculiare evoluzione storica della Svizzera e la particolare mentalità dei suoi abitanti.
Il concetto di "pari fra eguali" a cui accennavo, ed espresso nel noto motto dei primi confederati del Grutli "Enier fur Alle, Alle fur Einen!" (in Italia credo più conosciuto come motto dei tre moschettieri "tutti per uno uno per tutti!"), alla base dell'atto fondativo dell'unione dei cantonie elvetici sin tutta l'epoca di epoca di Antico Regime, non aveva proprio nulla a che fare con ciò che oggi riteniamo definibile come "ugualianza sociale".
Al di la dell'immaginario di una Svizzera patria della democrazia, la "parità" era intesa in senso "oligarchico" ovvero i patriziati elvetici che componevano il vertice dei "Cantoni sovrani" (patriziati più o meno estesi, ricordiamo che se Berna e Friburgo avevano veri patriziati oligarchici piuttosto ristretti nei cantoni minori come Glarona, Uri o le Tre Leghe ogni cittadino alla Landsgemeinde aveva diritti politici sovrani e vi si recava con lo spadino!) erano retti da optimates che fra loro dovevano essere uguali. Ma questo non evitava loro di essere "il Principe sovrano" in quei territori che avevano conquistato militarmente - come agli Sforza l'attuale Canton Ticino (1512) o ai Savoia il Vaud (1536) -, o, ancora con l'erosione di diritti di iniziale dedizione paritaria di altri territori.
Insomma democratici si ma... fra di noi...
Come tutte le repubbliche aristocratiche il timore di finire preda di un signore (evoluzione che, notoriamente condannò le gloriose città-stato dei liberi comuni dell'Italia settentrionale e centrale) esterno o interno era molto avvertita, e molti cantoni ebbero delle fortissime ingerenze delle grandi potenze esterne che li divisero in fazioni filo-francesi o filo-spagnoli o filo-austriaci, ingerenze che si manifestavano proprio con la concessione di titoli, decorazioni ai quali erano connesse ben più concrete pensioni e prebende, insomma una corruzione strisciante a suon di onori e di ricchezze, che portò molti cantoni in guerra civile e sull'orlo dell'auto distruzione.
Memori di questo passato storico che tanti guai aveva dato i costituenti elvetci (ricordiamo che l'attuale costituzione federale fu varata nel 1848 e riformata nel 1874) dovettero decidere di eliminare alla radice il timore di ingerenze esterne che si potessero manifestare anche attraverso queste vie.
L'attuale concezione della materia cavalleresca legata alla ricompensa del merito personale, come sembrerebbero suggerire le informazioni portate a conoscenza da Emibro, potrebbe favorire un'evoluzione sulla questione.
Quanto all'accenno dei cattolici ricordiamo che la Confederazione è per metà riformata.
Un saluto cordiale,
FJVT
«Ich bin das Wilde, Dumpfe, das man schlug,
Das man erschlagen, weil es fremd und stumm…»
G. Kolmar