vorrei accennare ad una questione che non è esattamente bibliografica (giacché parlerò di una rivista, e non di un libro), ma che coinvolge un esponente di una famiglia poco conosciuta cui, peraltro, andrebbero maggior notorietà ed attenzione da parte di noi studiosi.
Il personaggio si chiama Briobris di Vico: il nome è a metà strada tra medioevo fantastico e slogan da acqua minerale, ma la sua vicenda personale segue le tragiche vicende di una famiglia che, a metà XIV secolo, stava per concludere la parabola del proprio dominio sulle zone settentrionali del Lazio in maniera adeguata alla rudezza con cui l'aveva esercitato.
Parliamo dei di Vico, prefetti pontifici nel viterbese, che tanti (troppi!) ancor oggi cognomizzano in un'inesistente famiglia Prefetti di Viterbo: ecco un altro ottimo motivo perché noi si riesca, prima o poi, a studiarli a dovere...
Un primo spunto a farlo potrebbe venire dalla rivista Bell'Italia che, nel corrente numero di febbraio 2004, parla della bella chiesa di San Francesco a Vetralla (VT), ricca di stemmi affrescati ed ivi trattati solo incidentalmente (ma che raccomando caldamente di vedere a tutti coloro che dovessero trovarsi da quelle parti).
Lì è ancora conservato il monumento funebre di Briobris (morto nel 1353), che la rivista mostra in un'ottima fotografia a pagina 108: sulla fronte di esso, troneggiano ai lati due scudi gotici, scolpiti in marmo chiaro a bassorilievo. Il sinistro di chi osserva mostra l'arma di Vico (un'aquila al volo abbassato, accompagnata da sette torte poste due ai cantoni del capo, due accanto alla testa, e tre in punta); il destro, la unisce in un partito a quella Orsini (bandato, al capo caricato da una rosa e sostenuto da una fascia diminuita).
Un'altra aquila vichiana priva di scudo è dipinta in alto, dietro alla figura del defunto giacente sul coperchio del sarcofago, con le sue torte (qui tramutate in bisanti) in argento su sfondo verde.
Scusatemi la lungaggine ma, siatene certi, ne vale la pena. E siate ancor più certi che non voglio fare pubblicità occulta ad una rivista che non ne ha bisogno (anche se di solito essa tratta l'araldica in maniera tutt'altro che raccomandabile).
Bene

si arriva in cielo


