Moderatori: Novelli, Lambertini, Messanensis, GENS VALERIA, Alessio Bruno Bedini
Nessuno ha scritto:Nella mia area geografica la decadenza fino alla dimenticanza delle proprie origini nobiliari è molto frequente, in quanto ogni Comune rurale era decisamente pieno dei cosiddetti nobiles loci. Ho personalmente fatto passare gran parte delle loro suppliche ai Duchi di Milano e, infatti, molti di loro si lamentavano di essere nobili già dai tempi di Filippo Maria Visconti e di essere riconosciuti come tali da Francesco Sforza ma che i decurioni della città calpestavano i loro diritti e non li volevano riconoscere come tali. Insomma, una nobiltà reale e concreta ma non ricca, sicuramente in larga parte risalente a prima di Filippo Maria Visconti e fatta sparire criminalmente nel corso del Quattrocento. Gli stessi Veneziani, una volta presa per una decina d'anni la città e il contado, hanno riconosciuto come nobili quelle famiglie nei loro, seppur con lacune per molte località, censimenti (altro i Veneziani non hanno lasciato, purtroppo).
Conosco benissimo il caso di alcuni Comuni rurali di mio interesse, dove i nobiles loci, al contrario di ciò che accadeva nel Milanese, partecipavano alla vita comunale e, addirittura, erano in molti casi più della metà delle assemblee comunali. Molti nobiles loci che hanno saputo legarsi al patriziato civico della città sono riusciti a sopravvivere a coloro che non l'avevano fatto nei privilegi (coprivano ancora la carica di parroco in parrocchie urbane, detenevano il giuspatronato di altari nelle parrocchiali anche cittadine, avevano il diritto di fondare nuovi benefici ecclesiastici, avevano negli atti parrocchiali lo stesso trattamento dei nobili cittadini e di quelli feudali, riuscivano ancora a far sposare figli e figlie a nobili feudali, ecc...), ma solo per un misero secolo, in quanto gli Spagnoli smantellarono ciò che ne restava nel giro di 150 anni.
FerCoronato ha scritto:Salve NicoB.
Interessante il dato che si dovesse pagare "l'iscrizione" al Libro d'oro! Non lo sapevo, grazie!
I Coronat furono ascritti nello albergo Pallavicini, con cui c'era alcuno legame familiare (per essempio, la nonna del congiurato Bartolomeo C. era una Paola Pallavicini, moglie di Nicolo Grimaldi Cebà, genitori di Peretta Grimaldi Cebà [e del letterato Ansaldo Cebà]).
Prima al 1528 ci fu un notaio molto legato alla chiesa (canceliere del vescopo) Baldassare Coronat q. Agostino, che lo si trova tantissimo nel tardo quatrocento e primo cinquecento, ma morì nel 1520...senza chance d'essere ascritto.
Nello stemmario di Agostino Franzoni (1636) sullo stemma dei Pallavicini, in alto e a destra, si vede lo stemma dei Coronat. L'ultimo di questo cognome ascritto nel Libro d'oro fu un Bartolomeo C.q. Geronimo nel 1645, chi mi sembra fosse nipote del congiurato.
Distinti saluti
FerCoronato
NicoB ha scritto:Nessuno ha scritto:Nella mia area geografica la decadenza fino alla dimenticanza delle proprie origini nobiliari è molto frequente, in quanto ogni Comune rurale era decisamente pieno dei cosiddetti nobiles loci. Ho personalmente fatto passare gran parte delle loro suppliche ai Duchi di Milano e, infatti, molti di loro si lamentavano di essere nobili già dai tempi di Filippo Maria Visconti e di essere riconosciuti come tali da Francesco Sforza ma che i decurioni della città calpestavano i loro diritti e non li volevano riconoscere come tali. Insomma, una nobiltà reale e concreta ma non ricca, sicuramente in larga parte risalente a prima di Filippo Maria Visconti e fatta sparire criminalmente nel corso del Quattrocento. Gli stessi Veneziani, una volta presa per una decina d'anni la città e il contado, hanno riconosciuto come nobili quelle famiglie nei loro, seppur con lacune per molte località, censimenti (altro i Veneziani non hanno lasciato, purtroppo).
Conosco benissimo il caso di alcuni Comuni rurali di mio interesse, dove i nobiles loci, al contrario di ciò che accadeva nel Milanese, partecipavano alla vita comunale e, addirittura, erano in molti casi più della metà delle assemblee comunali. Molti nobiles loci che hanno saputo legarsi al patriziato civico della città sono riusciti a sopravvivere a coloro che non l'avevano fatto nei privilegi (coprivano ancora la carica di parroco in parrocchie urbane, detenevano il giuspatronato di altari nelle parrocchiali anche cittadine, avevano il diritto di fondare nuovi benefici ecclesiastici, avevano negli atti parrocchiali lo stesso trattamento dei nobili cittadini e di quelli feudali, riuscivano ancora a far sposare figli e figlie a nobili feudali, ecc...), ma solo per un misero secolo, in quanto gli Spagnoli smantellarono ciò che ne restava nel giro di 150 anni.
Davvero molto interessante. Sa dirmi qualcosa di più in merito?
Riguarda solo l'area del milanese? Oppure è valido per il 1300-1400?
Grazie
Nessuno ha scritto:NicoB ha scritto:Nessuno ha scritto:Nella mia area geografica la decadenza fino alla dimenticanza delle proprie origini nobiliari è molto frequente, in quanto ogni Comune rurale era decisamente pieno dei cosiddetti nobiles loci. Ho personalmente fatto passare gran parte delle loro suppliche ai Duchi di Milano e, infatti, molti di loro si lamentavano di essere nobili già dai tempi di Filippo Maria Visconti e di essere riconosciuti come tali da Francesco Sforza ma che i decurioni della città calpestavano i loro diritti e non li volevano riconoscere come tali. Insomma, una nobiltà reale e concreta ma non ricca, sicuramente in larga parte risalente a prima di Filippo Maria Visconti e fatta sparire criminalmente nel corso del Quattrocento. Gli stessi Veneziani, una volta presa per una decina d'anni la città e il contado, hanno riconosciuto come nobili quelle famiglie nei loro, seppur con lacune per molte località, censimenti (altro i Veneziani non hanno lasciato, purtroppo).
Conosco benissimo il caso di alcuni Comuni rurali di mio interesse, dove i nobiles loci, al contrario di ciò che accadeva nel Milanese, partecipavano alla vita comunale e, addirittura, erano in molti casi più della metà delle assemblee comunali. Molti nobiles loci che hanno saputo legarsi al patriziato civico della città sono riusciti a sopravvivere a coloro che non l'avevano fatto nei privilegi (coprivano ancora la carica di parroco in parrocchie urbane, detenevano il giuspatronato di altari nelle parrocchiali anche cittadine, avevano il diritto di fondare nuovi benefici ecclesiastici, avevano negli atti parrocchiali lo stesso trattamento dei nobili cittadini e di quelli feudali, riuscivano ancora a far sposare figli e figlie a nobili feudali, ecc...), ma solo per un misero secolo, in quanto gli Spagnoli smantellarono ciò che ne restava nel giro di 150 anni.
Davvero molto interessante. Sa dirmi qualcosa di più in merito?
Riguarda solo l'area del milanese? Oppure è valido per il 1300-1400?
Grazie
Per quanto riguarda l'area milanese, in particolare l'alto milanese, consiglio di leggere l'opera eccellente di DEL TREDICI, Comunità, uomini e gentiluomini.
Il mio caso è molto simile, in quanto la dicitura è la medesima (cioè nobiles loci), ma la condotta di tali nobili del luogo è assai differente da quella degli abitanti dell'alto milanese: la mia area è la bassa lombarda e, di fatto, non esistendo il sistema giurisdizionale tipico della zona a nord di Milano, i nobili del luogo erano indaffarati nella politica locale e non erano assolutamente disinteressati alla vita comunale. Anzi, tutti coprivano le magistrature dei comuni rurali di residenza, molti addirittura erano procuratori del Comune stesso quando aveva dei contenziosi, altri ancora erano tesorieri, ecc...
Di tante famiglie ho trovato la prova documentale della nobiltà, tuttavia, essendo una nobiltà calpestata molto precocemente, i loro stemmi non sono giunti fino a noi. Avrebbero potuto raggiungere la nostra epoca se i discendenti ne avessero conservato la memoria oppure se i loro sepolcri fossero stati conservati intatti nelle chiese (purtroppo, la maggioranza delle chiese rurali hanno una nuova pavimentazione a partire da metà Ottocento).
La cosa interessante è che tanti nobiles loci, anche molto poveri, si sposavano con nobili di città e feudali. Addirittura, la figlia di uno di questi nobili, che era un artigiano esperto calzolaio, si è sposata con un patrizio cittadino che avrà come figlio il futuro feudatario della località, infeudata nel 1612 per opera degli spagnoli. Anche la situazione politica dei Comuni rurali ridotti a feudo dagli spagnoli è interessante: la loro antica indipendenza, in effetti, ha portato ad una netta separazione tra parte feudale e parte comunale. La comunità è sempre detta magnifica, così come i suoi deputati che, senza meraviglia, appartenevano sempre alle famiglie di nobiles loci del Quattrocento.
Altro non saprei dire, in quanto la documentazione è scarsa. Posso ripetere questo: anche i Veneziani, potenza straniera e conquistatrice per soli 10 anni del territorio, avevano riconosciuto come nobili quelle famiglie. Penso sia interessante per corroborare la tesi che tali famiglie siano state nobili e considerate tali senza alcun dubbio.
NicoB ha scritto:Nessuno ha scritto:NicoB ha scritto:Nessuno ha scritto:Nella mia area geografica la decadenza fino alla dimenticanza delle proprie origini nobiliari è molto frequente, in quanto ogni Comune rurale era decisamente pieno dei cosiddetti nobiles loci. Ho personalmente fatto passare gran parte delle loro suppliche ai Duchi di Milano e, infatti, molti di loro si lamentavano di essere nobili già dai tempi di Filippo Maria Visconti e di essere riconosciuti come tali da Francesco Sforza ma che i decurioni della città calpestavano i loro diritti e non li volevano riconoscere come tali. Insomma, una nobiltà reale e concreta ma non ricca, sicuramente in larga parte risalente a prima di Filippo Maria Visconti e fatta sparire criminalmente nel corso del Quattrocento. Gli stessi Veneziani, una volta presa per una decina d'anni la città e il contado, hanno riconosciuto come nobili quelle famiglie nei loro, seppur con lacune per molte località, censimenti (altro i Veneziani non hanno lasciato, purtroppo).
Conosco benissimo il caso di alcuni Comuni rurali di mio interesse, dove i nobiles loci, al contrario di ciò che accadeva nel Milanese, partecipavano alla vita comunale e, addirittura, erano in molti casi più della metà delle assemblee comunali. Molti nobiles loci che hanno saputo legarsi al patriziato civico della città sono riusciti a sopravvivere a coloro che non l'avevano fatto nei privilegi (coprivano ancora la carica di parroco in parrocchie urbane, detenevano il giuspatronato di altari nelle parrocchiali anche cittadine, avevano il diritto di fondare nuovi benefici ecclesiastici, avevano negli atti parrocchiali lo stesso trattamento dei nobili cittadini e di quelli feudali, riuscivano ancora a far sposare figli e figlie a nobili feudali, ecc...), ma solo per un misero secolo, in quanto gli Spagnoli smantellarono ciò che ne restava nel giro di 150 anni.
Davvero molto interessante. Sa dirmi qualcosa di più in merito?
Riguarda solo l'area del milanese? Oppure è valido per il 1300-1400?
Grazie
Per quanto riguarda l'area milanese, in particolare l'alto milanese, consiglio di leggere l'opera eccellente di DEL TREDICI, Comunità, uomini e gentiluomini.
Il mio caso è molto simile, in quanto la dicitura è la medesima (cioè nobiles loci), ma la condotta di tali nobili del luogo è assai differente da quella degli abitanti dell'alto milanese: la mia area è la bassa lombarda e, di fatto, non esistendo il sistema giurisdizionale tipico della zona a nord di Milano, i nobili del luogo erano indaffarati nella politica locale e non erano assolutamente disinteressati alla vita comunale. Anzi, tutti coprivano le magistrature dei comuni rurali di residenza, molti addirittura erano procuratori del Comune stesso quando aveva dei contenziosi, altri ancora erano tesorieri, ecc...
Di tante famiglie ho trovato la prova documentale della nobiltà, tuttavia, essendo una nobiltà calpestata molto precocemente, i loro stemmi non sono giunti fino a noi. Avrebbero potuto raggiungere la nostra epoca se i discendenti ne avessero conservato la memoria oppure se i loro sepolcri fossero stati conservati intatti nelle chiese (purtroppo, la maggioranza delle chiese rurali hanno una nuova pavimentazione a partire da metà Ottocento).
La cosa interessante è che tanti nobiles loci, anche molto poveri, si sposavano con nobili di città e feudali. Addirittura, la figlia di uno di questi nobili, che era un artigiano esperto calzolaio, si è sposata con un patrizio cittadino che avrà come figlio il futuro feudatario della località, infeudata nel 1612 per opera degli spagnoli. Anche la situazione politica dei Comuni rurali ridotti a feudo dagli spagnoli è interessante: la loro antica indipendenza, in effetti, ha portato ad una netta separazione tra parte feudale e parte comunale. La comunità è sempre detta magnifica, così come i suoi deputati che, senza meraviglia, appartenevano sempre alle famiglie di nobiles loci del Quattrocento.
Altro non saprei dire, in quanto la documentazione è scarsa. Posso ripetere questo: anche i Veneziani, potenza straniera e conquistatrice per soli 10 anni del territorio, avevano riconosciuto come nobili quelle famiglie. Penso sia interessante per corroborare la tesi che tali famiglie siano state nobili e considerate tali senza alcun dubbio.
Davvero grazie.
Io ho trovato i miei avi diretti che erano chiamati "messeri" e uno di loro ha addirittura commissionato un affresco ad un pittore lombardo molto famoso.
Questo è agli inizi del 1500, quindi già sotto il dominio veneziano. La podesteria di Treviso fu la prima ad essere annessa, già alla fine del 1300.
Negli estimi del 1518 appaiono come proprietari terrieri, così come nelle carte dei Provveditori alle Acque e ai Fiumi 10 anni prima la caduta della Repubblica.
Io ho solo un atto di matrimonio, visto che la linea del Piave è stata completamente distrutta dalla prima guerra mondiale, e su questo atto, il mio avo sposava una cittadina importante di Oderzo. Come testimone di nozze, parlo del lato maschile, vi era un nobile locale, che portava il titolo di Illustrissimo, ma questo avvenne nella seconda metà del 1600 quando ormai avevano perso tracce del loro passato.
Grazie anche per la bibliografia
FerCoronato ha scritto:Salve NicoB,
Lei mi chiede se la famiglia Coronat ha lasciato l’albergo Pallavicini dopo le Leges Novae del 1575.
Sì, affermativo, non si parla più dei Pallavicino-Coronato dopo quel anno. Appunto, allora un Bartolomeo Coronato ed un Gottardo Coronato appaiono rispettivamente nel Consiglio minore e nel maggiore, senza qualsiasi altro appellativo. Mentre che lo stesso Gottardo ne aveva il doppio qualche anno prima :
11 Luglio 1548. (nell’elenco ripartizione delle spese per la lastricatura delle strate di Sampierdarena.
Memoria Digitale Ligure. ASCGe. Fondo Padri del Comune. #22:219.
Comunque, ho trovato solo un riferimento posteriore (1583) della doppia denominazione, ma ritengo sia stato per “inerzia”.
“atti relativi all'acquisto di una villa in Albaro 2 da parte di Bendinelli q. Agostino, da Peretta Grimaldi Cebà Pallavicini q. Nicolò, moglie di Giovanni Pallavicini di Coronata (1583)” Marco Bologna. “L’Archivio della famiglia Sauli di Genova” , Ministero per i beni e le attività culturali. Roma, 2001.
Direi che l’appartenenza all’albergo Pallavicini fosse stata una vicenda molto breve nella lunga storia del cognome (le cui tracce risalgono fino al 1200, sempre nell’area della Val Polcevera e Genova-Ovest). Grazie, NicoB per suggerirmi la biblioteca Berio. Niente mi piacerebbe di più che poter recarmici, però -come lo dicevo nel primo post- non abito vicino e, per giunta, il mondo è ormai assai rinchiuso…. Speriamo le cose vadano meglio in un futuro.
Grazie ancora a Nessuno per quello della “decadenza fino alla dimenticanza”. Ritengo sia vero nel caso dei Coronato... è per questo che sto cercando di ricordare.
Saluti cordiali
FerCoronato
Un paio di anni fa, ho commissionato a un genealogista ligure che ho contattato tramite un sito di genealogia, che tracciasse il più possibile il ramo della famiglia Coronat- partendo da mio bisnonno, nato a Pegli nel 1839. Questo signore risali la ricerca (ne ho la documentazione) fino ad un Nicolo (oppure Nicolo Gerolamo) Coronat-, nato attorno 1570, e che avrebbe avuto due figli, Simone (n. 1589) e Oberto (n.1599 a Sampierdarena), del quale io discendo.
Tuttavia, pur essendo pressoché allo stesso posto (Sampierdarena) e tempo (Seicento) dei predetti Nicolo e Gothardo, non sono ancora riuscito a trovare un qualsiasi legame familiare tra il “mio” ramo Coronat- e i Coronat- della storia.

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