Chi o cos'e un Cavaliere?

Per discutere sugli ordini cavallereschi e le onorificenze/ Discussions on orders of chivalry and honours

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Chi o cos'e un Cavaliere?

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » mercoledì 13 aprile 2005, 19:53

Riordinando alcuni appunti di qualche anno fa, ho scoperto un bellissimo scritto del mio caro amico Renato (che purtroppo non sento da un paio di anni). In tale scritto egli provava a descrivere cosa fosse un Cavaliere .. ve ne faccio leggere qualche passo ..


Cavaliere è colui che rispetta il codice. Quel complesso di "norme", che e', ovviamente, il contenuto della 'magna carta' della cavalleria , l'antico codice dei cavalieri:

"Un cavaliere e' votato al valore"

"Il suo cuore conosce solo la virtù"

"La sua spada difende gli inermi"

"Il suo potere sostiene i deboli"

"Le sue parole dicono solo verità"

"La sua ira abbatte i malvagi"


Superfluo e' commentare riga per riga, "in claris non fit interpretatio" , l'interpretazione e' semplice ... basta leggerle ... basta sentirle nel proprio cuore ...

Tuttavia alcune osservazioni si rendono necessarie per chi voglia , in cuor suo, approfondire questo argomento o essere ancor piu' cosciente di quello che stiamo studiando.

Solo un paio di precisazioni quindi: "Un cavaliere e' votato al VALORE" ... VALORE ... cosa e' il Valore? .... " Oh grazie cavaliere, mi avete salvata dal cattivo :D ... siete valoroso, il mio eroe ... " ....

Valore e' il complesso delle qualita' positive in ogni campo: morale ,professionale, intellettuale per le quali una persona viene definita degna di stima. E' altresi il coraggio, l'ardimento, l'eroismo. E' anche cio' che si ritiene vero, bello, buono secondo un giudizio personale ma sempre piu' o meno in accordo con quello della societa' di riferimento.

Ancora... "Il suo cuore conosce solo la VIRTU".. cosa e' la virtu? .... quali sono le virtu' di un cavaliere?

La VIRTU' e' l'amore per il bene che indiuce l'uomo a perseguirlo e a praticarlo costantemente. VIRTU' e' civile, naturale, morale, ma sempre costante disposizione dell'anima a fare del bene. Le VIRTU' sono quelle cardinali: prudenza , giustizia, fortezza e temperanza. Le VIRTU' sono quelle teologali: fede speranza e carità. Sono precetti importantissimi ....spesso si dice io sono un paladino... ma nella vita vera di tutti i giorni siamo sicuri di esserlo sempre ?

Nella vita di un vero cavaliere questi ideali, mitigati dai tempi e dalle circostanze, diciamo pure " modernizzati" ...devono sempre risplendere ...

Da chi ci distingue questo codice? Da tutti quelli che agiscono per il proprio rendiconto senza curarsi di chi gli e' accanto, da tutti quelli che oscillano senza fissa meta fra il Bene ed il Male, da tutti quelli , soprattutto che per comodita' e di comodita' realmente si parla, non prendono mai una posizione definita , preferendo scegliere di volta in volta la propria posizione di fronte ai fatti ....

"Io sono buono, ma scelgo di volta in volta"

Mai sentita questa espressione ? ... e' una scusante... un alibi... posso fare quello che voglio... tanto lo avevo detto prima... Il nostro sommo poeta Dante li chiamava "Ignavi" ...

Non seguire un codice, non seguire il codice di cavalleria e' davvero semplice e comodo, lo ammetto... anzi... molto comodo alla luce di tutto quello detto fin'ora... e' facile giusto .... perche' non c'e' un ordine non c'e' UNA legge ... c'e 'solo caos

Ci si puo' fidare al 100% di una persona di questo stampo? A voi la risposta ... ad ognuno di voi con la propria esperienza passata, presente e futura... la giusta via è sempre impervia e piena di ostacoli che devono essere affrontati con umilta', chiedendo aiuto quando si necessita

Direi i Cavalieri sono umili combattenti e testimoni fra chi vive nella stessa citta e nello stesso mondo..

... danno la testimonianza diretta delle proprie azioni e poi quando sono di nuovo fra le proprie mura ripensano: "... mi sono comportato in maniera onorevole ..? cavalleresca ?"



Aspetto importantissimo legato alla cavalleria e' quello che riguarda le battaglie: troppa gente non vede l'ora di mettere mano alla spada, troppi scalpitano per entrare nella pugna, un cavaliere prima di tutto ..... PENSA ...

Combattere per difendere chi ha bisogno e' spesso necessario ... si combatte in tanti modi : nella vita reale con il proprio agire e perseveranza, un cavaliere non si deve mai battere per blande ragioni, e questo e' il suo maggior punto di forza... un cavaliere affronta l'avversario con dignita' , dopo aver pensato, dopo aver provato a dissuaderlo, non attacca chi e' meno forte di lui, non insulta mai, non attacca alle spalle, in caso di difficolta' o di rinuncia lo fa con serenita' senza macchia e sempre con il cuore sereno e puro.

Forse per meglio mettere a fuoco lo spirito giusto ... ricordate nella battaglia ... CUORE - MENTE - SPADA

CUORE ... il cavaliere conosce chi e' , conosce il codice , rispetta e "sente" le norme del codice di cavalleria dentro di se

MENTE ... un cavaliere deve vincere l'impulso, deve trattenere la rabbia , rendersi neutrale per poter avere il cervello al massimo del suo potenziale, per poter calcolare quale possa essere la soluzione piu' appropriata

SPADA ... estrema risorsa, "la forza" , l'impatto, l'ultimo baluardo .... il proprio sacrificio personale

Il cavaliere moderno segue il codice e rispetta le stesse regole, sebbene mitigate dai tempi, dalla cultura, dalla civilta' ...


Ci sono stati cavalieri in tutte le epoche. E con loro si è tramandato , come il testimone di una staffetta, il loro Codice, un catalogo di norme magari pedanti e rituali, che però nella sua essenza in tanti hanno inconsapevolmente obbedito, anche prima che venisse codificato durante l'età cavalleresca. Un cavaliere e' il galantuomo, o ancora un gentiluomo se la parola vi appare più moderna. Perché l'ostacolo da superare è tutto qui: la paura dell'antico.

L'uomo deve stare sempre al passo con i suoi tempi, dunque va accantonato tutto ciò che è stato mutato dai secoli, dal progresso, dal costume: non sarebbe ridicolo chi affermasse che un valente cavaliere moderno debba saper ben cavalcare?

Parimenti ridicolo sarebbe pretendere da un neo-cavaliere virtù come la nobiltà di nascita. La classe nobiliare, infatti, è stata spazzata dalla storia.

Cavaliere è una parola antica, certo. Antica, però; non vecchia. Antica, dunque carica di tradizione, che sicuramente incute soggezione, ma che se è giunta fino a noi certamente durerà a lungo: il futuro ha sempre un cuore antico.

Se provate soggezione per il termine "cavaliere" , beh, usate la parola gentiluomo - ma sappiate che la sostanza va al di là delle parole, e che di fatto di cavalleria si starà ragionando.


"Sono un cavaliere , sono un paladino"


Alcuni passaggi mi sembrano molto significativi .. soprattutto la fiducia che ripone nei cavalieri, 'homini novi' diversi da tutti gli altri, e in grado di cambiare, oggi come tanti secoli fa, il mondo. Il ruolo del Cavaliere assume un aspetto sacrale .. quasi degli illuminati dalla Grazia...

****

Voi cosa ne pensate: Chi o cos'è (anche al giorno d'oggi) un cavaliere?
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Alessio Bruno Bedini
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Messaggioda Michele Baroncini » sabato 16 aprile 2005, 22:02

Caro Alessio :P ,

notevole, a parer mio, lo scritto del tuo amico.

Lucido e pieno di buon senso. Un'ottimo inquadramento del fenomeno cavalleresco.

Denota una profonda comprensione delle valenze essenziali di ciò che si suole chiamare "cavalleria".

Un patrimonio ideale e valoriale ch'è antico, ma nient'affatto vetusto. Si potrebbe dire alla greca "aoristos"... privo di riferimenti temporali e di per ciò stesso sempre attuale e vitale in quanto trae sostentamento da una morale naturale d'ineffabile chiarezza, dal desiderio innato di compiere il bene, da quell'"amore" di natura e ispirazione divina che Aristotele definiva il motore dell'universa realtà.

Personalmente m'infonde gioia e coraggio sapere che vi sono persone che condividono con me la profonda convinzione della bellezza e dell'utilità dell'"esser cavalieri" ai giorni nostri.

Militare per la virtù è cosa ardua e sublime, un sacrificio eroico e gioioso che si rinnova ogni giorno senza che il tempo riesca a scalfirne l'intima bellezza e giustizia.

C'è molto bisogno, ancor oggi, di Cavalieri. Ve ne sarà finche vi saranno Uomini su questa terra.

un saluto

Michele
Michele Baroncini
 

Messaggioda Maria Luisa Alasia » domenica 17 aprile 2005, 2:09

Bravo Alessio,

"Un cavaliere e' votato al valore"

"Il suo cuore conosce solo la virtù"

"La sua spada difende gli inermi"

"Il suo potere sostiene i deboli"

"Le sue parole dicono solo verità"

"La sua ira abbatte i malvagi"

Che altro posso aggiungere dopo che ti ho letto mi sono sentita bene. Grazie Ciao
Alasia Maria Luisa alasia44@yahoo.com 3 Edson Lane Old Brookville,N.Y. 11545 516-759-4392
Maria Luisa Alasia
 
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Messaggioda RobertoC » martedì 25 ottobre 2005, 22:32

Caro Bedini,
l'immagine proposta dal suo amico è talmente idealizzata da divenire impalpabile. Di certo, è storicamente molto lontana da quanto ci riportano le fonti attendibili.
Naturalmente, se poi vogliamo volare con la fantasia e pensare che l'età di mezzo sia stata solo amor cortese, ideali cavallereschi ed eroismi disinteressati, possiamo anche farlo. Ma in questo caso è di poesia che discutiamo, non di storia.
Cordialmente
Roberto Celentano
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Messaggioda Alessio Bruno Bedini » mercoledì 26 ottobre 2005, 19:33

RobertoC ha scritto:Caro Bedini,
l'immagine proposta dal suo amico è talmente idealizzata da divenire impalpabile. Di certo, è storicamente molto lontana da quanto ci riportano le fonti attendibili.
Naturalmente, se poi vogliamo volare con la fantasia e pensare che l'età di mezzo sia stata solo amor cortese, ideali cavallereschi ed eroismi disinteressati, possiamo anche farlo. Ma in questo caso è di poesia che discutiamo, non di storia.
Cordialmente
Roberto Celentano


Ovvio che tale descrizione non sia una descrizione storica.. questo però perchè probabilmente il "cavaliere" non appartiene a una dimensione solamente storica ma anche filosofica (o se vuole poetica) ..

.. in che senso? Semplicemente, nel senso che "essere un cavaliere" ha sempre significato anche possedere (o quanto meno desiderare) una serie di valori umani non comuni ..

.. a mio avviso, dunque, "essere un cavaliere" ha sempre designato un obiettivo piu che uno status .. fondamentalmente come lo "essere cristiano"..


..Sulla funzione e status storico, invece, segnalo un bellissimo libro letto da poco: "Jean-Claude Maire Vigneur, Cavalieri e cittadini" ..

..in questo libro si analizzano alcuni scritti medioevali del XIII e XIV secolo per capire meglio il contesto e la mentalità del cavaliere..

A titolo di curiosità Rolandino dice: "Ha Deus! Tunc erant werre, si licitum est dicere, bone werre, dum unus alteri viriliter inimicans, captus tamen aliquando, non morti tradebatur continuo, non in vincula mittebatur, non sententia protinus ferebatur in eum fore horribiliter mutilandum; mittebatur imo laudabiliter et honorifice quo volebat ... " (Rolandini Patavini, Cronica in factis et circa facta Marchie Trivixane)

.. già nel 1200 ci si lamentava che non esistevano più i "veri cavalieri" ..
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Messaggioda michele d'arasmo » giovedì 27 ottobre 2005, 18:30

Pienamente d'accordo con Roberto C.
Un conto la poesia, un conto la storia.
E in genere queste non vanno d'accordo.
Diventare cavaliere nel medioevo voleva dire emanciparsi, ottenere terre e servi, insomma affrancarsi da una vita difficile e di stenti.
Chiaramente bisognava nobilitare il tutto, e i presunti "ideali cavallereschi" hanno avuto la stessa funzione delle ideologie moderne.
Si sostenevano le crociate in nome della liberazione della terrasanta, ma il grosso di chi partiva vedeva la possibilità di conseguire laggiu quanto in Europa non gli era concesso.
Certamente vi erano anche persone che realmente si ispiravano a quelle idee, come nelle moderne ideologie vi erano seguaci onesti e in buona fede, ma questi sono minoritari e non fanno testo.
Poi, come tutti i fenomeni storici, vi è stato anche il lato positivo. La cavalleria, il feudalesimo hanno contribuito al risorgere della civiltà, stabilendo regole, doveri e concedendo diritti.
Ma alla base di tutto vi sono sempre motivazioni economiche, giustificate tirando in ballo grandi parole e grandi ideali.
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Messaggioda T.G.Cravarezza » giovedì 27 ottobre 2005, 20:10

michele d'arasmo ha scritto:Ma alla base di tutto vi sono sempre motivazioni economiche, giustificate tirando in ballo grandi parole e grandi ideali.


Gentili Signori,
non voglio intervenire sul piano storico, anche se riguardo alle crociate avrei da ridire sulla sintesi ideologica del gentile Michele. voglio solo sottolineare che non concordo affatto con l'affermazione sopra riportata. L'economia e gli interessi personali non sono e non possono essere molle sufficienti a spingere intere generazioni di individui. Sono sicuramente delle forti motivazioni, ma per mettere a rischio la propria stessa vita, penso che siano necessarie motivazioni ben più profonde ed importanti, quali quelle religiose o ideali e virtù come quelli riportati dal puntuale Alessio.
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Messaggioda michele d'arasmo » giovedì 27 ottobre 2005, 21:35

Gentile Tomaso,

premetto subito di non avere interesse per qualsivoglia ideologia. Ritengo valido tutto quello che produce e crea ricchezza e benessere, e che ogni uomo debba essere fedele a se stesso.
La cavalleria medioevale si inseriva in un altro contesto socio-culturale, dove aveva una propria funzione pratica. E quest'ultimo aspetto la rese vincente. Personalmente dubito che un cavaliere divenisse tale (quindi dedicandosi anche alle armi, cosa certamente pericolosa) solo per altruismo. Difendeva la vedova e il contadino perchè questi in cambio prestavano servigi. Nulla di male, anzi, questo ha permesso di riavviare l'evoluzione sociale - interrottasi durante le invasioni barbariche - e a far progredire l'umanità.
Non nego che vi siano uomini animati anche da nobili sentimenti e altruismo. Ma sono destinati a rimanere minoranza e generalmente ad essere sconfitti.
Dispiace dirlo, ma è la realtà. Ma allo stesso tempo mi sento di dire che economia e interesse personale hanno fatto progredire il mondo. Il sistema capitalista, sicuramente imperfetto ma che ha dato il maggior benessere di tutti i tempi e non a gruppi ristretti, si basa su economia e interesse personale e da questi parte.
Certo, persistono aree di indigenza e di miseria. E per fortuna esistono anche persone disponibili a sacrificare qualcosa di proprio per aiutare il prossimo e magari compensare mancanze dello stato (che non può e non deve arrivare ovunque).

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Messaggioda T.G.Cravarezza » venerdì 28 ottobre 2005, 7:36

Caro Michele,
preciso che la mia non era una critica nè all'economia nè all'interesse personale (o di stato, anche se al giorno d'oggi si usa poco affermare, almeno in Italia) nè al capitalismo. Ma non vedo questi in contrapposizione agli ideali, alle virtù ed alla religione. Insomma, l'uno non è esclusione dell'altro. Si può essere degli ottimi imprenditori, fare, giustamente, il proprio interesse e progredire economicamente, ma allo stesso tempo ricercare le virtù, aiutare il prossimo e seguire la Verità cristiana. In questo contesto inserirei il cavaliere. Concordo che, come in tutti gli ambienti, ci saranno stati sicuramente anche cavalieri delinquenti, ma io li reputo una minoranza.
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Messaggioda RobertoC » venerdì 28 ottobre 2005, 10:54

Il discorso è innegabilmente interessante.
Io credo che la "nostra" (di noi moderni, voglio dire: di noi che siamo passati attraverso gli strali illuministici contro il medioevo, e l'azione di recupero del romanticismo, specie tedesco) visione della cavalleria sia molto, troppo mediata dalla lettura ottocentesca, che peraltro apriva una fase di aperta rottura rispetto alle valutazioni precedenti.
Il fenomeno che traspare dalle righe in esame è, quindi, più pertinente ai cicli (stupendi) di Chrétien de Troyes, per fare un esempio, che non alla realtà storica.

D'altro canto, che l'osservatore interagisca sul fenomeno osservato (pel fatto stesso di osservarlo) finendo per condizionarne l'esame, è principio chiaro anche in ambito storico. Un conto è il nudo evento; un conto il nostro esame dell'evento; un conto la valutazione dello stesso.

Allo stesso modo noi parliamo sovente di "medioevo" mettendo insieme oltre dieci secoli di storia, in cui sono accadute le cose le più diverse, e rispetto al quale periodo la cavalleria (tolta la poesia detroyesiana) non occupa che un ambito marginale. Il che è tanto riconosciuto dalla ricerca, che molti storici parlano oggi di "medievi" più che di un unico medioevo.

A mio avviso, infine, commettiamo un errore di prospettiva storica se escludiamo l'interesse dal periodo storico in esame (e lo scrivo, sia chiaro, senza alcun filo di polemica nei confronti dell'ottimo Cravarezza). Vero è che nel parlare d'interesse (e d'interesse economico, cioè di utile) siamo condizionati dalla critica marxista, e dall'atteggiamento che ciascuno ha rispetto a tale visione; ma è davvero impossibile pensare ad un tempo e ad un mondo in cui l'interesse sia soppiantato da altri valori. I Merovingi cadono perché una figura oscura, un Maestro di Palazzo (impropriamente taluni lo assimilano ad un Primo Ministro moderno), decide di mettere loro fine per insediare la sua dinastia. Le crociate, su cui pure ci si è soffermati, oltre ad un nucleo ideologizzato ed ideologizzante, sul quale forse varrebbe la pena di soffermarsi, hanno un motore legato alle prede, ai bottini, alle conquiste (non solo materiali ma anche morali, che "rendono" anche di più). Si pensi alla crociata diplomatica fridericiana: lo Svevo risolve tutto senza colpo ferire (unica volta nella storia), ma il Pontefice lo riprova e lo scomunica.

Continuo a ritenere, quindi, che altro sia una lettura poetica, una lettura che personalmente mi avvince ma non mi convince; altro sia un esame delle fonti, per quanto sia condizionato dal punto prospettico dal quale lo si conduce.

Attendo la vostra.
Un caro saluto.
Roberto Celentano
RobertoC
 

Messaggioda T.G.Cravarezza » venerdì 28 ottobre 2005, 12:15

Egregio Signor Celentano,
io quando scrivo è proprio alle fonti che mi rifaccio e non alla letteratura dell'800 o dei romanzi medievali. Proprio le fonti affermano quanto le crociate, ad esempio, non si basarono unicamente sulla molla economia e di depredazione dei luoghi santi, molla che non avrebbe potuto durare per così tanti secoli, coinvolgere così tante persone anche di ceti totalmente differenti tra loro e portarle a sacrificare la loro stessa vita. Proprio le fonti ci indicano che naturalmente, ci furono anche interessi particolari in molti partecipanti (vedasi la crociata contro Costantinopoli o quella di Federico II che fu totalmente inutile per la cristianità e per i fini crociati di liberazione). Fonti addirittura mussulmane che ci indicano come i crociati non furono quei mostri sanguinari e depredatori che una certa cultura illuministica cerca di propugnare.
Inoltre dobbiamo anche considerare la morale dell'epoca. Noi oggi ormai secolarizzati da 200 anni di illuminismo che non ha fatto altro che screditare gli ideali, le virtù ed i valori religiosi, naturali, sociali e politici europei e cristiani, cerchiamo di comprendere, con l'attuale metro di valutazione privo dei suddetti valori, il pensiero di uomini di mille anni fa che quei valori ben conoscevano e che sicuramente, anche se non tutti, apprezzavano e ricercavano.

Precisando che la discussione è interessante e che è piacevole intraprenderla con persone preparate come Loro , porgo cordiali saluti
Tomaso Giuseppe Cravarezza
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Messaggioda michele d'arasmo » venerdì 28 ottobre 2005, 16:33

Cari Amici,

sono discorsi non semplici, poichè parliamo di un mondo che non esiste più e del quale abbiamo una pallida percezione.
Le persone nel corso della storia hanno scelto di partecipare a determinati eventi per raggiungere propri fini: tra chi partiva per le crociate c'era chi lo faceva unicamente per motivi spirituali, altri per motivi economici, altri per desiderio di avventura.
Sicuramente in quell'epoca il sentimento non solo era forte, ma impregnava ogni momento della vita della singola persona.
Parliamo di un tempo in cui anche un semplice mal di denti era un dramma, dove le persone umili avevano una alimentazione limitata (l'agricoltura fino all'800 era sempre condizionata da migliaia di incognite) oltre che condizionata dalle disponibilià economiche. E le difficoltà toccavano anche i ricchi e i potenti, sebbene in modo diverso. QUindi tutto veniva ricondotto ad una fede che dava conforto a chi soffriva e frenava chi comandava.

Il tipo di società e i rischi a cui era sottoposta imponevano la soluzione di tipo feudale con un forte carattere religioso.
Il cavaliere si impegnava nella difesa del contado e quest'ultimo gli garantiva quei servigi necessari per mantenerlo in modo adeguato, affinchè potesse svolgere il proprio compito.
L'alternativa per il contadino era vivere esposto ai rischi (parliamo di epoche in cui dalla Spagna alla Siberia era un bosco unico e rifugio di malfattori e banditi) e per il cavaliere non essere adeguato al proprio compito e quindi destinato ad essere sconfitto e magari reso servo o ucciso.
Interesse del contadino era produrre in modo sufficiente per se e per la propria comunità, interesse del cavaliere era garantire la sicurezza delle persone a lui sottoposte. Sicurezza anche economica, trattandosi di comunità basantisi principalmente sull'autoconsumo.
Certamente, dato il forte sentimento religioso dell'epoca, queste comunità e queste persone erano beneficamente influenzate dal cristianesimo.
Pur nella diversità di ruoli entrambi, il contadino ed il signore, erano uniti dalla fede religiosa.
Non era più la vecchia società schiavistica preromana, dove tutta una categoria di persone, gli schiavi, non erano considerati esseri umani ma semplici beni.
Ovviamente, e questo vale anche oggi, il contadino aspirava a migliorare la propria condizione (da servo diventare libero, magari possidente e poi cavaliere) e il signore difendeva la propria condizione. Sicuramente nell'alto medioevo la mobilità sociale, considerato ovviamente il periodo, deve essere stata non indifferente, almeno fino a quando gli stati, con le leggi e con la ritrovata capacità di farle rispettare, sono riusciti a regolamentare anche questi processi.

Certamente l'illuminismo ha volutamente discreditato quei secoli.
Quando sorge un qualcosa di nuovo ha bisogno di affermarsi, ma contro ha il vecchio che non vuole prendere atto della propria fine.
Del resto il cristianesimo fece lo stesso con il mondo classico, come il socialismo ottocentesco fece con lo stato liberale-borghese.
Immaginiamo cosa può aver pensato un antico romano legato alle vecchie tradizioni quando apparve il cristianesimo. Solo il fatto che questa dottrina considerasse uomini anche gli schiavi, e per giunta riconoscendo loro dignità e diritti, negasse l'origine divina di sovrani e condottieri, ha prodotto reazioni violente che tutti conosciamo. Ovvio che il cristianesimo, affermandosi, dovesse fare delle scelte sul come rapportarsi con il vecchio modo di pensare che periodicamente tentatava di riprendere il sopravvento.
Personalmente credo che - in generale - più che lo screditare (servito nel momento di cambiare i ceti dirigenti) sia servito il nascere di nuovi ideali, virtù e valori.
La libera iniziativa in campo imprenditoriale, le conquiste tecnologiche, i progressi scientifici, l'istruzione di massa, ecc. hanno cambiato il mondo.
E in genere quando il mondo decide di cambiare lo fa indipendemente dalla volontà delle persone.
E comunque il mondo di oggi è conseguenza di quello di ieri. Con i suoi pregi e i suoi difetti.

cordialmente,

michele d'arasmo
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Messaggioda T.G.Cravarezza » venerdì 28 ottobre 2005, 17:07

michele d'arasmo ha scritto:La libera iniziativa in campo imprenditoriale, le conquiste tecnologiche, i progressi scientifici, l'istruzione di massa, ecc. hanno cambiato il mondo.
E in genere quando il mondo decide di cambiare lo fa indipendemente dalla volontà delle persone.
E comunque il mondo di oggi è conseguenza di quello di ieri. Con i suoi pregi e i suoi difetti.

cordialmente,

michele d'arasmo


Non mi pare che l'illuminismo abbia inventato le università, la stampa, la filosofia, la ricerca scientifica, l'arte et cetera. La Chiesa ha creato le università e la ricerca scientifica era sempre stata spinta da religiosi (nonostante l'illuminismo e di conseguenza alcuni movimenti d'oggi abbiano cercato di contrapporre scienza e religione, quando grandi scoperte furono fatte da religiosi e con l'approvazione della Chiesa). Senza contare lo sviluppo artistico e delle lettere. Grazie ad alcune scoperte molto importanti sono stati fatti passi da gigante negli ultimi secoli, ma questo non sicuramente grazie ai cambiati valori.
Inoltre non considererei il cristianesimo come la base del crollo dell'Impero. Il cristianesimo ha solo preso il testimone. L'Impero non si basava solo sullo schiavismo e contro lo stato di schiavitù avevano già scritto, molto prima, grandi filosofi. Penso che la rovina dell'Impero Romano sia stato lo stesso impero, cioè il passaggio dalla "Res Pubblica" romana all'Impero, con, anche in quel caso, un cambiamento di valori che Catone il censore, già ai suoi tempi, criticava.
Medievali saluti :D
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Messaggioda michele d'arasmo » sabato 29 ottobre 2005, 2:00

E pur vero che la chiesa talvolta non ha visto di buon occhio certi progressi, scoperte o invenzioni. Ma questo è normale e comune a tutte le istituzioni umane.
Il suo contrapporsi era comunque sostenuto da vasti settori della società civile. Nel XIX secolo un papa proibì le vaccinazioni, oggi la chiesa è in prima fila nel vaccinare i bimbi del terzo mondo.
Domani troverà la formula per giustificare le altre scoperte, comprese clonazione, cellule, ecc. Vuoi perchè un qualcosa una volta scoperto viene utilizzato, vuoi per questioni di consenso. A maggior ragione oggi, che la religione è minoritaria nella società, le indicazioni dei massimi esponenti delle varie confessioni generalmente disattese. In particolare il cristianesimo opera in una società che lo vede in difficoltà, con l'insediamento nel suo territorio storico di grosse e crescenti comunità di altre fedi, con la mancata rinascita religiosa dell'ex area socialista.

Nel medioevo la morale cristiana era indiscussa e fondamento di tutte le istituzioni.
Dopo i secoli delle invasioni barbariche, che videro una stagnazione della società e in certi casi un regresso, la chiesa ebbe il grandissimo merito di fornire una nuova morale a nuovi popoli e di salvare quanto restava del pensiero classico.
Il feudalesimo permise la rinascita del vivere civile e regolato da leggi.
Come oggi i governanti giurano di rispettare la volontà popolare (da cui fanno derivare il loro diritto a governare), così nel medioevo il cavaliere giurava sui principi cristiani dato che da essi derivava la legittimazione del potere.
L'adesione e l'osservanza di quei principi dipendeva sicuramente dalla covenienza personale di chi riceveva l'investitura, sicuramente giocava in molti il timore di castighi divini.
Interesse del cavaliere era di restare tale e di riuscire a trasmettere il feudo al proprio erede. Ovviamente anche in quei tempi c'era la questione del consenso. Se oggi il dissenso può esprimersi in sede elettorale o con dimostrazioni di piazza, all'epoca si manifestava diversamente: perdendo il favore del sovrano se questo veniva danneggiato dal cavaliere, oppure tramite la rivolta del contado per mille diversi motivi.
In definitiva quei cavalieri che aderivano ai dettami della chiesa lo facevano anche per interesse personale.
Ma in questo non c'è nulla di male. Richiamando Adam Smith, il panettiere che prepara il pane buono lo farà anche per scrupolo e convinzione, ma principalmente perchè fornendo un prodotto di qualità mantiene ed amplia la propria clientela e meglio si difende dalla concorrenza. Insomma, l'interesse personale può tradursi in beneficio per la collettività.
Quello che sostanzialmente è accaduto in duecento anni di liberalismo ma principalmente nel XX secolo. Se non fosse aumentato il benessere medio non sarebbero cresciuti i consumi di beni e servizi. Se all'inizio del capitalismo vi fu una contrapposizione tra padrone e operaio, oggi si è passati ad una sostanziale collaborazione. Il padrone, produttore di beni, comprese che migliorare le condizioni di vita e le disponibilità dei propri dipendenti permetteva di aumentare il numero dei consumatori con conseguente aumento della produzione, delle vendite e degli introiti.
Probabilmente conflittuale fu la nascita del feudalesimo, poi si giunse ad un equilibrio reciprocamente vantaggioso tra cavaliere e contado, e quando il feudalesimo venne superato da nuove forme che lui stesso aveva incubato si fece da parte (o, meglio, lo misero da parte).
Lo stesso accadrà con il sistema capitalista, verrà il giorno in cui verrà sostituito da un nuovo sistema economico. Non sappiamo come e quale, ma andrà così. D'altronde, il capitalismo odierno è spesso la negazione del capitalismo di 200 anni fa, è diverso da quello di 100 anni fa.
Di certo possiamo dire che, pur con tutti i suoi difetti, questo sistema sta garantendo un benessere diffuso mai visto nella storia.
NOn ha senso continuare a discreditare oppure rimpiangere il medioevo. E' un periodo storico esauritosi e finito per sempre. Fu quanto di meglio potesse esserci in quel momento storico e il nostro mondo, che è la negazione del medioevo, comunque esiste grazie anche a quanto realizzato in quell'epoca.

Ma tornando anche alla natura di questo forum, si era partiti dalla cavalleria medioevale.
Cioè dal gruppo dirigente di un determinato periodo storico.

La moderna società sancisce l'uguaglianza tra gli uomini, ma non nega ai meritevoli di affermarsi socialmente. Non nega l'esistenza di elites, semmai non riconosce loro uno status privilegiato o comunque differente rispetto agli altri.
Possiamo parlare di una nuova aristocrazia, una nuova nobiltà?
Certo, non riconoscibili grazie a titoli e predicati, non dichiarati tali da sovrani o da governi, ma certametne con caratteristiche proprie che li differenziano dal resto della popolazione.
Quali sono i requisiti che oggi potrebbero permettere a uomini dell'elite economico politica di definirsi "nuovi nobili"?
michdaras
michele d'arasmo
 
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Messaggioda pompiere » sabato 29 ottobre 2005, 11:55

Non me ne vogliate ma tempo fa espressi così un mio pensiero sulla cavalleria oggi.
Forse è un po' forte ma è solo un modo per ribellarsi al decadimento della modernità. Lo riporto giacchè si parla anche della cavalleria oggi.

La cosa molto triste di questo mondo dirò, è che ci sono persone mi pare di capire che da dietro una scrivania od in poltrona elargiscono copiose somme in beneficenza (tanto per smacchiarsi la coscenza) e poi le sbandierano per comprare come al mercato le più riconosciute e prestigiose onorificenze facendosi baluardi di una presunta cavalleria.
Per costoro nessun problema, gli ordini e le onorificenze fioccano.
Poi invece c'è chi ogni giorno concretizza la cavalleria.
Chi raccoglie il cervello delle gente quando negli incidenti non si sono messi la cintura ed hanno aperto il capo contro il parabrezza. Quelli che tra le lamiere delle vetture si affaticano per tirare fuori i feriti che ti respirano sul collo come a pregarti di fare presto. Quelli che tornano a casa con i pantaloni strappati perchè saltando di balcone in balcone per salvare una anziano solo che si è sentito male, hanno agganciato una ringhiera. Quelli che hanno le mani nere perchè per salvare dei posti lavoro si sono fatti in quattro per spegnere una capannone che bruciava.
Quelli che ancora soffrono quando uno sconosciuto muore tra le loro braccia, quelli che stanno male perchè non si è fatto a tempo a salvare una vita.
Quelli che quando tgli muore davanti un bimbo vorrebbero strapparsi le vene e gridare "Porco mondo ma perchè???????"
Ci sono anche loro, si ci siamo ancora, e così oltre noi anche le forze dell'ordine che rischiano ogni giorno di farsi sparare addosso.
Sono loro i cavalieri, quei personaggi che nonostante il materialismo dilagante ed il decadimento dell'idealismo e della società, si mettono in gioco e si rendono pronti a rischiare tutto anche se stessi per il bene altrui.
Per loro però è dura perchè sono sporchi, hanno i calli nelle mani.
Ma sono loro i cavalieri di questo millenio e sono sulle bocche e nei pensieri di tutti quando qualcuno di loro ci lascia, poi il vento si porta via i loro nomi e ciò che essi rappresentano.
Ma non è colpa di nessuno viviamo in una società dove non conta più nulla dove i valori sono ogni giorno fustigati da porcherie colossali.
Per la mia generazione i valori sono il cellulare, la discoteca e magari la pasticca.
Che tristezza se penso a tanti giovanissimi che nella storia si sono esposti ed hanno lottato per delle idee (non conta di che genere), per delle cose concrete.
Ma il mondo va così, noi romantici idealisti possiamo ancora tentare di sopravvivere e dire se vogliamo "Io non ci sto!".
Dat virtus locum flammaeque recedunt
(Motto della Federazione Tecnica dei Corpi Pompieri Italiani 1899-1937)
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