Sul fonditore c'è scritto:
Nel secolo XVII nacque in Castelvecchio (n.d.r.: di Pescia)Andrea di Giuliano Moreni, fonditore di campane, che poi iniziò in Firenze la fonderia di cannoni, mortai ed altre armi per le milizie granducali toscane, divenuta in seguito famosa. Di lui Antonio Paoli, di Stiappa, scrisse assai rozzamente una vita, che si conserva manoscritta nella Biblioteca Moreniana di Firenze, composta, così il Paoli si esprime, a gloria dei suoi figli e di Castelvecchio sua patria.
fonte: Guido Biagi, “In val di Nievole”, R. Bemporad & Figlio, 1901, pag. 223,
https://books.google.it/books?hl=it&id=dxhDAQAAMAAJ&dq=suo figlio si chiamava Giovan Domenico Moreni, sua la campana grande del Duomo di Prato.
interessante conoscere questo episodio che lo riguarda:
Il citato rapporto del 1735 da invece un totale di 946 pezzi, di cui 240 cannoni, 81 quarti di cannone, 52 colubrine e quarte colubrine, 193 sagri, 14 falconi, 102 falconetti, 56 smerigli, 142 petrieri e 66 mortai, ripartiti tra 18 fortezze e rocche (San Giovanni, Belvedere, Pisa, Livorno, Portoferraio, Grosseto, Radicofani, Siena, Sorano, Pitigliano, Cortona, Montepulciano, Pietrasanta, San Sepolcro, Terra del Sole, Arezzo, San Martino, Pistoja, Montecarlo). I costi di fusione dei cannoni variavano da 600 a 1 .500 scudi a seconda del calibro, quelli dei mortai erano inferiori (200-300 scudi). Nel 1738 l'artiglieria contava 34 teste impiegate alle Isole e Torri del Litorale. Nelle fortezze erano invece impiegati i bombardieri, classificati fra le milizie (“truppe di bande”).
Nel periodo lorenese l’amministrazione dell’artiglieria e delle fortezze fu attribuita ad una Direzione generale con a capo il colonnello inglese Edward Warren, che fra il 1739 e il 1749 rilevò le piante di 15 fortezze di prima classe, 11 di seconda e 28 torri e castelli delle Isole e del Litorale armati con spingarde e cannoni da ¾ a 20 libbre. (*)
Il 29 gennaio 1748 il gran consiglio di Reggenza approvò il piano di Warren per formare un Battaglione su 3 compagnie di 100 artiglieri dislocate a Firenze, Livorno e Portoferraio più, ad Arezzo, i di una quarta compagnia, con un bilancio di 10.000 fiorini (76.000 lire).
Quasi un terzo della somma era destinato al personale e due terzi al materiale e ai lavori, finanziati da uno speciale assegno imperiale. Per limitare la spesa, nel 1754 l'imperatore ridusse le compagnie a 2 con 175 artiglieri e vietò la fusione di nuove artiglierie dato che il materiale contava 733 cannoni, 52 colubrine, 55 petrieri e 125 cannoni nuovi cal. Norimberga. Ma secondo Warren ne occorrevano ancora 15 da 4 libbre e 24 da 1 e nel 1756 chiese di fondere 30 nuovi mortai moderni utilizzando colubrine e cannoni da 60 esistenti a San Giovanni Battista. Il consiglio dette parere negativo, sostenendo che l’unico intento di Warren era di favorire il primo fonditore Giovanni Domenico Moreni (discendente di Andrea, fonditore sotto i Medici) rimasto disoccupato e costretto a licenziare gli operai. Warren chiese di conferirgli almeno il grado di tenente, e quello di sottotenente a suo nipote Alessandro Tognozzi, abile operaio. Il Consiglio non concesse i gradi, ma accordò comunque un aumento di stipendio di 4 scudi al mese. Inoltre, incurante delle proteste e preghiere del colonnello, il Consiglio ordinò di cancellare l'arme della famiglia Warren posta ad ornamento di 30 cannoni da 24.
Fonte: Virgilio Ilari, Ciro Paoletti, “Bella Italia militar: eserciti e marine nell'Italia pre-napoleonica, 1748-1792, Ufficio storico, Stato maggiore dell'esercito, Roma 2000, pag. 357,
https://books.google.it/books?id=aHNoAAAAMAAJ&q=(* n.d.r.) Raccolta di piante delle principali città e fortezze del Gran Ducato di Toscana levate d’ordine di Sua Maestà Imperiale sotto la direzione del S.re Odoardo Warren, colonnello del Battaglione d’Artiglieria e direttor generale delle fortificazioni di Toscana nel MDCCXLIX. L’Atlante manoscritto è in ASF, Segreteria di Gabinetto, f. 695. È stato pubblicato in facsimile, in bianco e nero: Odoardo Warren, Raccolta di piante delle principali città e fortezze del Granducato di Toscana, Firenze, Spes, 1979.
Francesco Stefano di Lorena (Nancy, 8 dicembre1708 – Innsbruck, 18 agosto1765) fu Sacro Romano Imperatore col nome di Francesco I dal 1745 alla morte. Già duca di Lorena dal 1728 al 1737 col nome di Francesco III (*), rinunciò al titolo cedendo la Lorena alla Francia e acquistando in cambio la corona del granducato di Toscana.
(*) Quando divenne granduca di Toscana continuò ad utilizzare il nome di Francesco III secondo la numerazione lorenese, piuttosto che il più logico "Francesco II" in continuità con la numerazione dei granduchi medicei, tra i quali vi era stato un solo Francesco (Francesco I de' Medici). Il caso è simile a quello di Vittorio Emanuele II di Savoia, che preferì continuare ad utilizzare il numerale della successione sabauda piuttosto che assumere il titolo di "Vittorio Emanuele I d'Italia".
L’arma del Granducato di Toscana sotto il dominio degli Asburgo–Lorena comprende numerosi "quarti" di pretensione e di alleanza.
(in questa immagine manca sullo scudetto il Toscana-Medici!)
https://upload.wikimedia.org/wikipedia/ ... 38.svg.png I quarti di pretensione, appartengono all’arma originaria della casa ducale di Lorena, che se ne fregiava in quanto tale dinastia rivendicava il possesso di questi stati, sono:
· - Napoli (Angiò);
· - Gerusalemme;
· - Aragona;
· - Gueldria (Gueldria + Jülich);
Napoli-Angiò + Gerusalemme + Aragona + Gueldria/Jülich
https://upload.wikimedia.org/wikipedia/ ... ou.svg.png https://upload.wikimedia.org/wikipedia/ ... em.svg.png https://upload.wikimedia.org/wikipedia/ ... ragona.png https://upload.wikimedia.org/wikipedia/ ... ms.svg.png Gran parte di queste pretese derivavano dal matrimonio di Isabella di Lorena con Renato I d’Angiò "il buono" Re di Napoli (*1409 +1480).
Sopra il tutto, a fianco dell’arma originaria di Lorena, è il quarto dei Medici, cui i Lorena successero nel dominio della Toscana:
Lorena + Toscana-Medici
https://upload.wikimedia.org/wikipedia/ ... ne.svg.png http://www.prestigiarooms.it/app/0/2/im ... stemma.png Lo scudo è partito di tre e spaccato di uno ed i quarti sono nominati da destra a sinistra e dall’alto in basso:
· nel 1° d’argento a quattro fasce di rosso (Regno di Ungheria – Árpád);
· nel 2° d’azzurro, seminato di gigli d’oro, al lambello di tre pendenti di rosso (Regno di Napoli – Angiò-Valois);
· nel 3° d’argento alla croce potenziata d’oro, accantonata da quattro crocette dello stesso (Regno di Gerusalemme);
· nel 4° d’oro a quattro pali di rosso (Regno d’Aragona);
· nel 5° d’azzurro seminato di gigli d'oro alla bordura di rosso (Regno di Napoli – Valois);
· nel 6° d’azzurro al leone rivolto e coronato d’oro (Ducato di Gueldria) – (lingua ed unghie???);
· nel 7° d’oro al leone di nero coronato del campo (Ducato di Jülich) – (lingua ed unghie???);
· nell’8° d’azzurro seminato di crocette d’oro, a due barbi addossati dello stesso (Ducato di Bar).
Ungheria-Árpád + Bar + Napoli-Angiò-Valois
https://upload.wikimedia.org/wikipedia/ ... ry.svg.png https://upload.wikimedia.org/wikipedia/ ... ms.svg.png https://upload.wikimedia.org/wikipedia/ ... _Anjou.png Sopra il tutto partito:
· nel 1° di oro alla banda di rosso, caricata di tre alterioni d’argento posti nel senso della stessa (Ducato di Lorena);
· nel 2° d’oro a cinque palle di rosso poste in cinta, sormontate da una più grande di azzurro caricata di tre gigli d’oro (Granducato di Toscana – Medici). La palla azzurra con i gigli d’oro fu concessa a Pietro de’ Medici da Luigi XI Re di Francia nel 1465 e da allora fu sempre portata in aggiunta all’arma originaria di famiglia.
Allo scudo sono accollate le insegne dell’ordine del Toson d’Oro e dell’Ordine di S. Stefano di Toscana, l’antico e benemerito Ordine Militare istituito nel 1561 da Cosimo I con lo stesso scopo di assicurare la sicurezza della navigazione nel Tirreno e di combattere contro Turchi e pirati barbareschi.