T.G.Cravarezza ha scritto:Permettimi la battuta, ma non resisto (e spero che nessun suddito di S.M. Borbonica mi maledica), ma adesso comprendo perché non fossero popolari i Savoia e le loro leggi "un poco (ma proprio "poco") più fiscali"
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Il processo di "centralizzazione della nobiltà" a onor del vero è iniziato proprio con Carlo di Borbone alla metà del Settecento ed ha avuto il suo culmine con suo figlio Ferdinando alla fine del XVIII secolo.
Naturalmente i nobili napoletani hanno cercato di resistere a questo processo, come era normale che fosse, con alterne fortune.
Probabilmente però occorre considerare che questo processo di centralizzazione non è stato solo dell'Italia meridionale ma di tutta Europa.
Pensiamo ad esempio alle spinte accentratrici che lo stesso Luigi XIV aveva imposto in francia.
T.G.Cravarezza ha scritto:Ad ogni modo, già il solo fatto che il deputato, pubblico ufficiale, determinasse che a suo giudizio quella famiglia fosse esente dal testatico, e di conseguenza nobile, stabiliva con tale certificazione una sorta di attestazione della nobiltà. Cioè era comunque spettanza dell'Autorità, in quel caso rappresentata dal deputato, stabilire se io fossi nobile o no. E quello era già una di quelle certificazioni cui accennavo precedentemente. Cioè, va bene il riconoscimento sociale, ma poi, per dirmi nobile e per godere degli onori di tale status, dovevo comunque essere riconosciuto/dichiarato tale dall'Autorità.
Il compito del deputato delle università non era quello del rilevatore nelle numerazioni dei fuochi (che era più fiscale).
Il deputato doveva anzitutto raccogliere le rivele ossia le dichiarazioni personali.
Il compito di verifica non era specifico del deputato ma delegato alla pubblica discussione che si svolgeva alla presenza di tutti nella piazza del paese.
Ancora una volta dunque non c'era l'autorità che decideva o riconosceva ma la pubblica discussione.
Ho letto alcune pubbliche discussioni e non è mai emerso qualcuno che dicesse: "tizio non è nobile".
Ritengo dunque che chi non fosse nobile non diceva di essere nobile.
Il riconoscimento sociale ha come altra faccia della medaglia il controllo sociale.
Non era consentito a chi non era nobile il dirsi nobile.
T.G.Cravarezza ha scritto:E magari una famiglia, pur possedendo pari requisiti di altra, perché mal vista dall'Università locale o dal ceto nobiliare locale, veniva esclusa dal deputato dalle famiglie nobili e quella, pur con tutto il riconoscimento sociale, non era da considerarsi nobile.
Qui il discorso è più complesso.
Per quella che è la mia esperienza posso dirti che non conosco anche in questo caso contestazioni.
Si cercava probabilmente di accontentare tutti per quanto possibile.
Indubbiamente se qualcuno era stato in passato considerato nobile manteneva la qualità anche avendo perso il titolo o parte delle ricchezze.
Ho visto onciari in cui sono presenti persone provenienti da famiglie nobili di altre città e in genere gli è riconosciuto lo status di nobile.
Queste persone presentavano qualche documento?
Non saprei rispondere esattamente su questa domanda e non si potrebbe nemmeno generalizzare.
Probabilmente bastava qualcuno fidato che garantiva sullo stato di nobile di quella persona.
Un'altra prova che non servivano carte bollate per fare un nobile?
