Avrei preferito non approfondire la questione in questa sezione (propriamente dedicata ad altra materia rispetto all'araldica, per quanto strettamente legata ad essa), ma visto che solleciti così gentilmente un mio intervento a riguardo, e visto che magari abbiamo acceso anche l'interesse di altri, sono felice di dire una parola. E mi perdonerai caro Marcello se per praticità mi limito praticamente a copia-incollare la risposta che ti ho dato privatamente.
La mia resta opinione, visto che stiamo parlando di ciò che non è stato oggetto di regolamentazione. Per i parroci il Conte Pasini Frassoni, in interessante articolo della rivista del Collegio Araldico dei primi del 900, non metteva in dubbio l'uso di un cappello nero con un fiocco dello stesso colore pendente per lato. In tempi più recenti, Mons. Heim affermava che questo uso è da considerarsi un 'diritto' per ogni sacerdote, indipendentemente dal fatto che sia parroco o insignito di altra carica permanente. Sono d'accordo con questa seconda linea. E non darei a un parroco un numero maggiore di fiocchi. E' vero: il parroco gode di potestà ordinaria e propria nella sua parrocchia, a differenza di un sacerdote che ad esempio collabori a diverso titolo nella sua parrocchia (come vicario parrocchiale, o semplice collaboratore, ecc.). Ma il parroco è costituito nello stesso identico ordine, quello presbiterale, rispetto agli altri preti. Per cui aumenterei i fiocchi, portandoli a due, solo per decani, altrimenti detti vicari foranei o arcipreti, quei presbiteri che hanno un compito di vigilanza su alcune parrocchie cui sono preposti (CIC 553 ss.) [Questo allo stesso modo con cui si aumenta di un ordine di fiocchi il cappello degli arcivescovi rispetto a quello dei vescovi]. I tre fiocchi poi sono consuetudinari per i canonici e a loro li lascerei, in considerazione dell'importanza che essi, magari più nel passato che oggi, potevano avere. E anche per evitare ogni confusione.


