Simbolo papale su stemma nobiliare

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Re: Simbolo papale su stemma nobiliare

Messaggioda Antonio Pompili » giovedì 22 maggio 2014, 23:57

marcello semeraro ha scritto:Nello stemma citato da Bardo, l'arma Pacelli è addestrata dalle insegne della Chiesa. Non conosco le motivazioni di questa concessione. Rilevo però che spesso tali insegne furono concesse a personaggi che ricoprirono una carica particolare oppure a individui (o famiglie) che si distinsero per i servigi resi alla Santa Sede. La famiglia Pacelli era molto addentro agli uffici giuridici della Curia Romana.

Nel 1929, in riconoscimento della loro parte alla stipulazione dei Patti Lateranensi, Eugenio Pacelli fu creato cardinale, e suo fratello fu reso marchese dal Papa (poco dopo principe dal Re). Al principe fu concesso di completare la sua arma con l'emblema del Vaticano, ma nella composizione dell'addestrato, a differenza dell'usuale forma con il palo. Si tratta pertanto di un 'palo' di concessione, e non di un palo commemorativo di un membro della famiglia asceso al soglio pontificio. Per questo altro uso - che fa la sua comparsa all'inizio del XVII secolo, e che effettivamente conoscerà, tra le altre, anche espressioni simili a quelle del palo di Gonfaloniere - possiamo ricordare in tempi vicini a noi il caso dei principi Morra (creati nel 1885) innalzanti nella loro arma un palo caricato di due emblemi papali (tiara e chiavi decussate) uno sull'altro.

Quanto allo stemma di Eugenio Pacelli e alla sua evoluzione non vorrei qui soffermarmi per non andare off-topic.

Mi limito a rispondere circa il blasone, visto che gentilmente marcello chiede un mio intervento, motivo per cui lo ringrazio.

Sono anch'io dell'idea che il blasone proposto dallo Spreti sia migliorabile e condivido quanto detto sulla preferenza da accordare al termine addestrato, e circa la necessità di blasonare a partire dal campo principale (in modo simile a quanto avviene per il capo, del resto).
Sono meno d'accordo circa queste affermazioni:
marcello semeraro ha scritto:E poi...la pezza che sostiene di monti all'italiana non mi pare una pianura (non è quella la sua posizione ordinaria) ma una divisa (fascia diminuita) abbassata e posta su un mare.

Il termine divisa è desueto per indicare una fascia diminuita. In passato si indicava pure genericamente, con la locuzione in divisa, ogni pezza diminuita. Meglio limitare il termine al motto quando questo è scritto in un breve posto non al di sotto ma al di sopra dello scudo, a volte facente parte del cimiero.
Il sito Araldica Vaticana, nella blasonatura dello stemma di Pio XII, propone per questa pezza il termine burella, ma è improprio, perchè le burelle, pur essendo delle fasce diminuite, sono sempre in numero.

In passato si parlava addirittura di un burellato, quando i pezzi del fasciato erano almeno dieci. Ma siamo sempre lì: termini desueti che è meglio lasciare al Crollalanza e al suo secolo.

In definitiva penso si possa dire tranquillamente che la pezza di verde è una pianura, ideata e raffigurata con chiaro intento naturalistico: fa da base naturale al monte (sia pure stilizzato), emerso dalle acque. E' vero, non si trova nella posizione ordinaria. Ma si tratta, in molte raffigurazioni se non in tutte (anche nel disegno dello Spreti), di una pezza assimilabile alla campagna erbosa, diminuita di circa la metà rispetto la altezza di questa. Pianura verdeggiante. Semplicemente.
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Re: Simbolo papale su stemma nobiliare

Messaggioda marcello semeraro » venerdì 23 maggio 2014, 9:04

Ottimo. Avevo intuito che si trattasse di una concessione a un Pacelli.


Per quanto riguarda la pezza che sostiene i monti, continuo a ritenere che si tratti di una divisa (termine mutuato dal francese divise) oppure, genericamente, di una fascia diminuita e abbassata. L'arte del blasone dei vari Crollalanza, Ginanni, Guelfi Camaiani resta per il sottoscritto la più precisa. Finezze di altri tempi?
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Re: Simbolo papale su stemma nobiliare

Messaggioda Antonio Pompili » sabato 24 maggio 2014, 1:15

Ogni opinione è rispettabile, caro marcello. E un forum è proprio il luogo in cui opinioni diverse vengono messe felicemente a confronto non solo, e forse non tanto perchè qualcuno alla fine convinca qualcun altro, ma soprattutto per il semplice piacere di discutere insieme di argomenti di comune interesse.
Non mi importa dunque molto avere 'ragione' a tutti i costi... Ma trovo che le opinioni debbano sempre tener conto dell'oggettività dei fatti.

Ora, una figura araldica è un fatto oggettivo, perchè di fatto è un oggetto - figurativo e non reale, d'accordo!, ma oggetto - e dunque di una natura precisa.
Ora, a livello geometrico, quella di cui stiamo parlando corrisponde ad una fascia diminuita. Poi chiamiamola fascia diminuita, o divisa (questo secondo modo a me non piace, ma è attestato e quindi poco può importare il mio gusto personale...), ma quello è. E tuttavia, anche solo limitatamente al disegno (non artisticamente eccelso, ma graficamente chiaro) dello Spreti, si capisce senza dubbio che è una fascia diminuita di verde ricoperta di erba, rappresentata con aspetto naturalistico. Come la descriviamo una simile figura? Fascia diminuita di verde, erbosa? L'attributo erboso si usa propriamente e limitatamente per campagna, pianura, montagna e tutte le figure e pezze collegabili ad esse. Voler descrivere quella pezza verde come fascia diminuita (o divisa) sarebbe - secondo la mia modesta opinione - come voler descrivere una luna d'argento, che geometricamente può corrispondere a un bisante d'argento figurato (che pure, al limite potrebbe darsi come tale nel blasone), proprio così: bisante d'argento figurato! Formalmente la descrizione sarebbe esatta per far capire, a chi non ha visto quello stemma con la luna, quale figura vi campeggi... ma non corrisponderebbe alla natura più propria di quella figura così come concepita per quello stemma.
Se la regola base di una corretta blasonatura è descrivere ciò che si vede, e si vedono ciuffetti d'erba sulla superficie di quella pezza... La scelta mi sembra non preferibile in un senso piuttosto che nell'altro, ma obbligata in un senso e non nell'altro.
A questo si aggiunga il noto e anche chiaro significato simbolico del nostro stemma, che ha assonanza con il nome Pacelli, pax coeli, la pace fra cielo e terra, ricordata dalla biblica colomba (e, nella versione usata dal Cardinale Eugenio prima dell'ascesa al soglio pontificio, anche da un poi omesso arcobaleno). Mi sembra naturale pensare a quella pianura verdeggiante su di un mare ondoso al naturale - composizione araldica decisamente fuori dal comune, e proprio per questo espressiva di chiara intenzionalità simbolica - in perfetta linea con l'antico racconto della terra emersa dalle acque... Se pensiamo più specificamente allo stemma di Pio XII, dobbiamo dire che questi era anche araldicamente figlio del suo tempo. Era una vera e propria moda nell'araldica ecclesiastica, tra la seconda metà del XIX secolo e la prima metà del XX secolo, associare le composizioni araldiche tanto al nome del titolare quanto a sue precise intenzionalità simbolico-teologiche, e questo modificando leggermente un preesistente stemma di famiglia o creandolo ex novo. Le modifiche che Papa Pacelli ha apportato, all'arma precedentemente usata, sono state senza dubbio in questa linea. Non c'era più l'arcobaleno dello stemma cardinalizio, ma era ricomparsa (è il caso di dire... riemersa) quella pezza verde che già era presente in una più antica versione dello stemma di famiglia. Anche una riflessione su questo aspetto, mi sembra rendere obbligata la scelta in favore del termine pianura.

Anche l'attributo di abbassata, che pure invochi come possibilità, è - sempre secondo la mia modesta opinione - non opportuno, per il semplice motivo che ne è già chiarita la posizione descrivendola posta sul mare ondoso al naturale che - questo sì, in modo confacente alla sua normale posizione araldica - si trova nella punta dello scudo.

Infine mi sia consentita una parola sui grandi autori del passato sopra citati. Sono stati grandi autori. Ne sono convinto, come sono convinto che i loro dizionari siano (o se non lo siano, debbano essere) nella biblioteca di chiunque in Italia si interessi di araldica. Ma il linguaggio araldico si evolve, come ogni linguaggio. Qui non è in gioco la precisione soltanto, caratteristica che non ha tempo. Nel blasone sono in gioco anche la concisione, la chiarezza e la completezza. I termini del blasone per rispondere a tutte queste esigenze si adeguano ai tempi, sia pure - inevitabilmente, opportunamente e necessariamente - nel solco di una tradizione consolidata. Voler dire che con i citati autori del passato si è chiusa l'evoluzione del linguaggio araldico, significherebbe non solo ignorare quanto anche in tempi più recenti è stato prodotto (e che pure utilmente potrebbe essere nella biblioteca di chi si interessa della materia), ma anche più semplicemente e tremendamente decretare la fine del linguaggio araldico.
Sempre si tratta di mia modestissima opinione...
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Re: Simbolo papale su stemma nobiliare

Messaggioda marcello semeraro » sabato 24 maggio 2014, 10:05

Voler dire che con i citati autori del passato si è chiusa l'evoluzione del linguaggio araldico, significherebbe non solo ignorare quanto anche in tempi più recenti è stato prodotto (e che pure utilmente potrebbe essere nella biblioteca di chi si interessa della materia), ma anche più semplicemente e tremendamente decretare la fine del linguaggio araldico.


Non ho mica detto che si è chiusa l'evoluzione del linguaggio araldico. Peraltro, caro Don Antonio, stai parlando con uno che ha salutato positivamente le innovazioni apportate nel campo dell'araldica ecclesiastica, ad esempio. L'arte del blasone è viva, su questo non ci piove. Tradizione e modernità devono convivere insieme, armonicamente.

Però innovare non significa snaturare la precisione e l'eleganza della terminologia blasonica. Tu prima hai detto:

In passato si parlava addirittura di un burellato, quando i pezzi del fasciato erano almeno dieci. Ma siamo sempre lì: termini desueti che è meglio lasciare al Crollalanza e al suo secolo


Ecco, secondo me se un fasciato è di 10 pezzi, è preferibile blasonarlo come burellato; se le fasce diminuite sono in numero dispari, si blasonano trangle.

L'araldica classica aveva una serie di termini molto precisi per definire le pezze diminuite e non capisco perchè, in nome della modernità, si debba rinunciare al loro utilizzo.

Ma forse stiamo andando off-topic...
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Re: Simbolo papale su stemma nobiliare

Messaggioda Antonio Pompili » sabato 24 maggio 2014, 10:55

Sì, infatti. Meglio non procedere oltre perchè ormai la discussione è da considerare chiusa.
Bisognava dar motivazione della presenza dell'emblema pontificio in uno stemma. E ciò è stato dato.

Permettimi solo di definire non felicissima la tua considerazione,
marcello semeraro ha scritto:innovare non significa snaturare la precisione e l'eleganza della terminologia blasonica.

non perchè la senta come offensiva in alcun modo al mio pensiero (che sulla questione innovazione/fedeltà alla tradizione mi pare abbastanza equilibrato, e non solo in materia araldica...), ma perchè la trovo nettamente in contrasto proprio con l'esempio che poni: burellato/fasciato di 10 pezzi.
Ognuno è liberissimo di usare tutti i francesismi che vuole, secondo la moda ben diffusa al tempo del Crollalanza, che - vorrei ribadirlo - era il suo tempo. Di alcuni di questi termini mutuati dal linguaggio blasonico d'oltralpe ancora oggi non potremmo fare a meno se non introducendo in alternativa descrizioni verbose e ridondanti. Ma non si può dire - e qui siamo ancora nel campo dell'oggettività e non delle opinioni - che la locuzione fasciato di 10 pezzi sia meno precisa del termine burellato, visto che la prima descrive in modo esatto e inequivocabile la natura e il numero e, conseguentemente a questo, le necessariamente ridotte dimensioni rispetto al normale della pezza. Né si può dire che il termine mutuato dal francese sia più elegante, se non mossi esclusivamente da una valutazione di gusto personalissimo che, in quanto tale è valutazione degna di rispetto ma impossibilitata ad imporsi su altre. Penso sia bene limitarsi a dire, "secondo me è preferibile", "mi piace di più", "suona meglio al mio orecchio"... questo termine piuttosto che quell'altro, ma senza mettere in questione la precisione o l'eleganza di un'alternativa.

Poi non credo che qui nessuno sia così insensato da voler goffamente contrapporre la modernità alla tradizione... L'importanza insuperabile della tradizione anche nel linguaggio araldico odierno l'ho premessa nel mio intervento precedente e non mi ripeto.
Ripeto solo che ognuno è liberissimo di usare i termini che vuole. E sarà comunque ben diverso usare l'uno o l'altro termine in una discussione al bar con gli amici, o su una pubblicazione scientifica... O esprimere una preferenza perchè si sceglie fra l'uno o l'altro glossario, oppure esprimere una preferenza scrivendo un glossario... Ma per decretare la preferibilità dell'uno rispetto all'altro ci si deve muovere da basi oggettive e non da gusti personali (almeno non esclusivamente o primariamente da questi).
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Re: Simbolo papale su stemma nobiliare

Messaggioda marcello semeraro » sabato 24 maggio 2014, 15:02

A proposito della domanda iniziale posta da Avilius:
quali modalità grafiche una famiglia nobile che abbia avuto un pontefice tra i suoi membri può rappresentare tale onore nello stemma di famiglia ?


“le famiglie che dettero Sommi Pontefici alla cattolicità, od ebbero il Vicariato od il generalato della Romana Chiesa, o ne furono privilegiate, possono usare l'ornamentazione araldica della così detta Basilica; cioè: il gonfalone della camera Apostolica accollato con le chiavi pontificie, cimandone lo scudo, e ponendolo in capo, secondo la tradizione, previo riconoscimento, caso per caso, preceduto dal parere della Commissione araldica romana” [art. 83 del Massimario della Consulta Araldica del Regno d'Italia]


Sarebbe poi interessante parlare delle altre forme di concessione delle insegne Papali anche al di fuori delle famiglie imparentate con i Sommi Pontefici.
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