Lasciate che, anche alla luce dell’esperienza vissuta in questo specifico settore durante gli oltre otto anni di servizio presso il Cerimoniale Diplomatico del MAE, esprima qualche personale osservazione sull’argomento.
L’illecito che si prefigura nella distribuzione degli ordini cavallereschi farlocchi è sostanzialmente quello della truffa, con risvolti nel contesto dei “danneggiamenti morali e materiali” nei confronti delle istituzioni onorifiche nazionali o degli ordini considerati legittimi.
Non vedo molta differenza tra l’onorificenza cavalleresca fasulla affibbiata da un fantaprincipe ad uno sprovveduto cittadino, e (tanto per fare un esempio) le polverine magiche o i numeri al lotto che una famosa imbonitrice dai capelli rossi smerciava ad ignare vecchiette dai canali di qualche TV privata non molti anni fa.
La differenza principale in questo caso, è forse quella dei capitali coinvolti. Se il neo-cavaliere sborsa infatti cifre normalmente piuttosto contenute per ottenere l’agognato fantatitolo cavalleresco (in generale non superiori a qualche centinaio di Euro, eventualmente appesantite dal successivo – autonomo quanto inutile – acquisto di relativo mantello, spadino, feluca e accessori vari), le vecchiette truffate via cavo hanno all’epoca sborsato per le miracolose polverine anche svariate diecine di migliaia di Euro a testa.
Ai fini della denuncia dell’illecito comunque, il bilancio economico di queste operazioni andrebbe valutato anche e soprattutto dal punto di vista dei guadagni incassati dagli autori stessi delle truffe, certamente più rilevanti per le suddette televendite in quanto risultati nel complesso di svariati milioni di Euro, ma se andiamo a vedere piuttosto consistenti anche per le casse di alcuni di questi fantaprincipi.
Ricordo di aver calcolato all’epoca del caso della “corona ferrea”, come gli astuti autori dell’operazione avessero incassato nel giro di pochi anni un consistente ammontare di denaro. Il MAE aveva infatti all’epoca già ricevuto oltre 300 richieste di autorizzazione a fregiarsi dell’onorificenza pseudo-napoleonica (ma le “investiture” saranno state certamente di più, forse oltre 500), e se per ogni cavalierato (per le classi superiori la cifra aumentava) era previsto un esborso di circa 300 Euro, il calcolo è piuttosto semplice: 300x500 = 150.000 Euro. Una cifra senz’altro ragguardevole per un arco di tempo non superiore ai tre-quattro anni di attività (e per fortuna l’operazione fu bloccata)...
In entrambi i casi immagino, quando ci si rende conto di aver preso una solenne fregatura, i truffati provano analoghe sensazioni di delusione e frustrazione, anche se, come accennato, i numeri sono ben diversi, e non solo a livello monetario ma anche nel numero complessivo dei truffati (nel caso dei cavalierati fasulli, credo limitato forse a qualche centinaio di persone a livello nazionale). Il che spiega probabilmente perchè le suddette vecchiette teletruffate hanno denunciato la loro imbonitrice e provocato un processo pubblico ripreso da tutti i media, mentre in genere i fanta-cavalieri, se e quando scoprono la fregatura, preferiscono tacere, tenersi dentro il malcontento ed astenersi dal procedere contro i truffaldini granmaestri che gli hanno rifilato la patacca...
La provocatoria intransigenza di Nicola potrà apparire eccessiva e, per come in genere vanno le cose nel nostro Paese, sicuramente la sua inflessibile chiamata alla crociata rimarrà per lo più inascoltata e le cose continueranno ad andare come sono sempre andate negli ultimi sessant’anni.
Nel valutare l’opportunità di agire legalmente contro queste organizzazioni pseudo-cavalleresche però, oltre alla materiale truffa perpretata per denaro ed alle pompose quanto fasulle operazioni e cerimonie pseudo-cavalleresco-religiose continuamente messe in atto contra legem, ci sono anche degli aspetti morali ed etici più subdoli e sottili che andrebbero considerati.
Alcuni di questi granmaestri infatti, che non esitano ad esporre nei loro regali salotti e biblioteche foto (più o meno estorte o più o meno frutto di fotomontaggi) accanto al Pontefice di turno o ai personaggi più illustri e potenti, falsi troni dorati e stemmi nobiliari inventati per avvalorare le loro pseudo-legittimazioni, non si fanno scrupolo di sfruttare i privilegi sociali ostentati per allargare le loro truffe anche nel campo finanziario, diplomatico e persino umanitario.
Si sono visti fantaprincipi lanciarsi in operazioni finanziare immaginarie per estorcere ingenti somme di denaro ad incauti quanto creduloni finanziatori in cambio di un titolo nobiliare fasullo o di una scintillante croce di latta. Altri che, facendo leva sulle proprie fanta-origini dinastiche, hanno emesso passaporti e utilizzato targhe diplomatiche fasulle per attraversare più agevolmente le frontiere ed introdursi in ambienti internazionali. Tra questi, addirittura, si è visto qualche fantagranmestro presentarsi presso ignari ministri di paesi africani promettendo – in cambio dei più disparati privilegi – l’attuazione di programmi umanitari di cooperazione per alleviare fame e sofferenze delle malcapitate popolazioni. Programmi che naturalmente non hanno poi avuto alcun seguito o fondamento...
Forse quindi non varrà sempre la pena di denunciare questo genere di personaggi e le loro attività, ma in alcuni casi , vi assicuro, l’azione legale sarebbe più che auspicabile...
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