Famiglie della piccola nobiltà sarda

Per discutere sulla storia di famiglia e sulla genealogia / Discussions on family history and genealogy

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Re: Famiglie della piccola nobiltà sarda

Messaggioda Destavara » giovedì 25 ottobre 2012, 22:54

Ssalve, benvenuto ai nuovi utenti e grazie per gli interventi.
Se non erro,Salvennor, le nostre considerazioni sui Grixoni si riferivano anche ad un riconoscimento reale della comune origine con quelli napoletani, magari si è sempre in tempo per impugnarlo [arf2.gif] [arf2.gif]

Leone passante: il nome Gavino è più corso che napoletano? (prima che tu parta a razzo coi fraintendimenti, sappi che è solo una domanda)
Saluto tutti, D.
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Messaggioda leone passante » venerdì 26 ottobre 2012, 12:47

Per Destavara
Mi pare che la sentenza viceregia si limiti a riconoscerli "discendenti da militari" e non parli dell'origine napoletana.
In ogni caso, i QL di Ozieri mi pare facciano un po' più testo di una sentenza viceregia in materia di luoghi di nascita e siano un po' più al di sopra di ogni sospetto di falso ideologico.
Gli stessi Grixoni, sebbene ad un tempo raccontino una leggenda familiare che favoleggia la loro discendenza da un membro della famiglia romana dei Colonna, fuggito a Napoli vestito da frate e quindi detto "grigione", accettano e riportano nel loro albero genealogico la nascita in Corsica dei primi loro antenati documentalmente accertati, cosa che solo l'irragionevolezza potrebbe negare visto che i QL di Ozieri sono lì e parlano chiaro. Tola Grixoni docet.
Il culto di San Gavino era molto vivo in Corsica nel basso medioevo, dove, a dispetto di quanto accade in Sardegna dove si registra solo San Gavino Monreale, vi sono molti centri abitati a lui intitolati (San Gavino d'Ampugnani, San Gavino di Carbini, San Gavino di Fiumorbo ecc.). Il basso medioevo sardo peraltro vede poco diffuso il nome Gavino a favore di una antroponimia bizantineggiante.
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Re: Famiglie della piccola nobiltà sarda

Messaggioda Salvennor » sabato 27 ottobre 2012, 14:25

Stavo pensando che probabilmente la presenza in Corsica di toponimi e chiese relativi a San Gavino è dovuta anche a influenze culturali sarde legate anche a presenze di origine sarda in tale isola. Se non erro la principale e più antica testimonianza del culto di San Gavino è documentata proprio in Sardegna, nell'omonimo toponimo a nord di Sassari, antico insediamento anche romano. Se i bizantini hanno influenzato nel culto dei Santi e in vari toponimi e nomi la Sardegna (ma anche i pisani, i corsi, iberici hanno avuto influenze di tal tipo) non vedo perchè non possa essersi verificato anche il fenomeno inverso, specie nei confronti della vicina Corsica e specie in certi periodi. A volte nei documenti si notano arrivi in Sardegna di persone originarie per esempio di Valencia, Barcellona, Genova, Porto Ercole etc.. , con cognomi spesso attestati solo in Sardegna, ma che in realtà erano discendenti di sardi.
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Messaggioda leone passante » sabato 27 ottobre 2012, 15:35

per Salvennor

Non capisco il tuo ragionamento: chi nega che il culto di San Gavino sia autenticamente sardo? E' nato in Sardegna, dove si trova il luogo del martirio, ma è stato "esportato" con grande successo in Corsica, dove si è radicato molto bene. Questo a riprova della compatibilità del nome Gavino Grixoni con l'origine corsa documentata dai QL di Ozieri e della nessuna compatibilità con Napoli.
Niente fa pensare ad una stirpe sarda rientrata in Sardegna dopo un esilio corso. Grixoni è estraneo al panorama onomastico sardo prima della seconda metà del '500.
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Re: GRIXONI

Messaggioda Destavara » sabato 27 ottobre 2012, 22:49

leone passante ha scritto:Dalla lettura d'insieme degli interventi che hanno avuto ad oggetto o soltanto accennato alla nobile famiglia Grixoni di Ozieri ho scorto un grave equivoco di fondo.
Intendo riferirmi al fatto che il lettore estraneo e non addentro alle questioni sarde potrebbe ritenere che l'ipotesi di lavoro della pretesa comune origine coi Grisone di Ravello, Bari e Molfetta abbia pari dignità dell'ipotesi di lavoro che sostiene la loro origine corsa.
Vorrei mettere in chiaro al fine di fugare tale equivoco che la tesi corsa ha un puntello documentale ben più forte della tesi napoletana.
E' provato documentalmente dai QL di Ozieri che i Grixoni che si insediarono nella seconda metà del '500 nel capoluogo del Monteacuto provenivano dalla Corsica. Sono infatti detti pacificamente nativi di Corsica i fratelli Pietro ed Antonio Grixoni Ornano figli di Gavino e così pure le rispettive mogli, Anna Maria Sabelli e Maria Giulini Fresco. Pure è detto nato in Corsica Antonio Grixoni Sabelli figlio di Pietro, morto a Ozieri nel 1610, dove aveva contratto nozze nel 1583 con Lucia Jana Taris. Quindi la nascita corsa di almeno tre generazioni è fuori discussione.
La questione napoletana insomma riguarderebbe i Grixoni almeno cent'anni prima del loro arrivo in Sardegna.
Qui si inserisce il mio argomento che sostiene l'autoctonia corsa, basato sulla attestazione del cognome in Corsica, sull'esistenza in quest'isola del toponimo Griscione e sul nome personale del capostipite Gavino, davvero poco napoletano.
Sulla pretesa nobiltà precedente l'arrivo in Sardegna poi c'è da dubitare fortemente anche per via dell'estrazione borghese delle consorti ozieresi fino al 1626, quando Gavino Grixoni Jana sposerà, primo della sua famiglia, una donna di condizione nobile, Viola Carta Boyl.



L'equivoco di fondo pare dettato dal fatto che negli interventi precedenti si è forse omesso di dire, non certo in mala fede, che (secondo quanto sino ad ora pubblicato sul casato) i nobili Grixoni napoletani passarono dalla Campania in Corsica a seguito di fatti delittuosi, e soltanto dopo in Sardegna, ad Ozieri. Dunque per definire la questione servono (o dovrebbero servire) documenti corsi almeno fino al '500, per poi eventualmente tornare comunque in Campania (forse a Ravello-SA), o andare a ... Griscione fino alla notte dei tempi.
Saluto tutti,D.

PS: non condivido il ragionamento così esasperato sui matrimoni tra pari in termini di ceto sociale; le ricerche che ho condotto io mi suggeriscono ben diversamente, ma di questo già ho discusso con leone passante in privato, per cui non mi dilungo troppo in questa sede. Gradirei, se possibile, pareri di altri utenti, fondati sull'analisi dei Libri Matrimoniorum, in modo da analizzare il fenomeno nelle varie parti dell'isola così da farci un'idea chiara ed oggettiva. Grazie
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Messaggioda leone passante » domenica 28 ottobre 2012, 10:49

per Destavara

Il fatto è che né le fonti corse né quelle campane ad oggi restituiscono questo doppio passaggio. Quindi, a fronte delle risultanze documentali dei QL di Ozieri e della attestazione in Corsica del cognome e del toponimo Griscione nonché del n.p.p. Gavino la tesi della corsità ha per ora maggiori puntelli documentali della leggenda dell'origine napoletana.
La compresenza nel Monteacuto (Berchidda) di famiglie Grixoni non nobili chiude il cerchio. E' infatti ormai assodato che la linea nobiliare è soltanto quella che si trasferì nel primo '800 in Anglona, nella specie a Chiaramonti.
A riprova in un atto della Tappa di Tempio del 1721 ho trovato una Petronilla Grixoni di Ozieri, di bassa condizione, sposata ad un Merizanu di Tempio,parimenti di bassa condizione.
Mi spiace contraddirti ancora una volta ma i matrimoni misti di cui parlammo iniziano in epoca molto posteriore e non certo alla metà del '500 quando è assolutamente improbabile che un patrizio napoletano di alto lignaggio faccia un matrimonio borghese in un paese dell'interno della Sardegna, il più misero regno della Corona di Spagna.
Mi pare che nell'analisi delle fonti tu metta una passione che tradisce un diretto coinvolgimento.
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Re: Famiglie della piccola nobiltà sarda

Messaggioda Salvennor » domenica 28 ottobre 2012, 18:39

Per leone passante: Ma infatti non mi riferivo a eventuali negazioni dell'origine sarda del culto di San Gavino (e relativa diffusione di nomi e toponimi). Volevo solo evidenziare il seguente fatto: Spesso le situazioni di influenza culturale, linguistica, religiosa etc.. (che ovviamente hanno come vettore le persone) sono simmetriche, reciproche. La Corsica per certi aspetti ha influenzato la Sardegna, e viceversa, e a volte la Corsica è stata influenzata anche dal sud Italia, dalla Spagna etc.. Idem per altre zone.

Per Destavara: Cercherò tutte le possibili notizie utili a strutturare una statistica relativa alle alleanze matrimoniali in Sardegna tra 500 e inizi 800 . Per ora, a memoria, per periodi non troppo recenti mi vengono in mente i Carta Requesens, Carta Cabitzudo (ricordiamo i post nell'altro topic?), anche alcuni Carta Cavalieri sposati con donne borghesi a inizi 600 (mi pare anche con una Branca o Degortes), poi anche un Giovanni Battista Buragna (nobile algherese) sposato con una Maria Cavada (forse di Orani?), poi anche don Salvador Madau sposato con Lucrezia Carta . Se non sbaglio un o una Requesens si sposò con una o un Taray, ma non ricordo con precisione. Ne so altri, ma ora non ricordo. Tutti matrimoni che sono, o sembrerebbero, di non pari grado.

Ma la citata Viola Carta y Boyl a quale ramo era legata? Sarà nata tra il 1606 e il 1610; il padre sarà stato qualche nipote del Cav. Francesco Carta del 1520.
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Re: Famiglie della piccola nobiltà sarda

Messaggioda Salvennor » domenica 28 ottobre 2012, 19:22

In riferimento al mio recentissimo post:
Ricordavo bene, Maria Taray y Murta, forse di famiglia originaria di Genova, il 19 settembre 1669 sposò don Felice Requesens, figlio di don Michele de. Requesens. Indubbia la differenza di grado.
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Re:REQUENSES

Messaggioda leone passante » martedì 30 ottobre 2012, 20:19

Salvennor ha scritto:In riferimento al mio recentissimo post:
Ricordavo bene, Maria Taray y Murta, forse di famiglia originaria di Genova, il 19 settembre 1669 sposò don Felice Requesens, figlio di don Michele de. Requesens. Indubbia la differenza di grado.


Guarda che non stiamo mica parlando dei famosi Requenses di alto lignaggio, quali il don Luìs Governatore di Milano o donna Maria Requenses sposata al Vicerè don Antonio Folch de Cardona o il ramo siciliano dei Principi di Pantelleria! Stiamo parlando di una modesta famiglia di caballeros non titolata che ebbe dei consiglieri di castello (perfino di 4^ classe!) ed un Veghiere di Cagliari e reggente la Regia Procura che fu ammesso al Parlamento proprio nello stamento regio, le cui alleanze matrimoniali erano con le famiglie Limona e Esgrechio, semplici caballeros e letrados di fresca nobilitazione.
Ultima modifica di leone passante il giovedì 1 novembre 2012, 13:15, modificato 1 volta in totale.
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Re: Famiglie della piccola nobiltà sarda

Messaggioda Salvennor » martedì 30 ottobre 2012, 23:11

Si, sapevo già che sono esistiti vari rami Requesens di rango differente. Comunque quelli che ho citati erano pur sempre di rango maggiore, erano già giuridicamente titolati. Anche nei Cardona esistevano rami di varia condizione. E sto parlando dei rami titolati. Sono esistiti anche militari di grado non elevato con cognome Requesens, sia nella madrepatria iberica che in altre zone d'Europa.
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REQUENSES

Messaggioda leone passante » mercoledì 31 ottobre 2012, 12:24

Vedi l'utilizzo del termime "ramo" al proposito è equivoco e tendenzioso giacché presuppone che si tratti di un'unica stirpe, appunto ramificata. Sennonché non vi è alcuna prova documentale che i modestissimi Requenses cagliaritani abbiano una pur remotissima origine comune con la grande famiglia barcellonese vicina alla corona, se non la comune nazionalità catalana.
Neppure è vero che al tempo delle nozze Carta - Requenses, celebrate nel 1605, essi fossero già nobili.
Non confondere la partecipazione alle Cortes di un personaggio che copre una carica pubblica, nella specie Gaspare, Regio Veghiere, con il riconoscimento della sua nobiltà. La prima ammissione alle Cortes quali caballeros di membri della famiglia Requenses avverrà soltanto nel 1626 con il Parlamento Bayona.
Ultima modifica di leone passante il giovedì 1 novembre 2012, 13:15, modificato 1 volta in totale.
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Re: Famiglie della piccola nobiltà sarda

Messaggioda Salvennor » mercoledì 31 ottobre 2012, 19:26

Esiste un Diploma di Cavalierato relativo a qualche Requesens sardo vissuto tra fine 500 e 1630? Nelle fonti di Araldica Sardegna non si fa menzione di eventuali Diplomi di Cavalierato e/o Nobiltà per qualcuno di essi, e anzi si evidenzia come alcuni di essi godessero del titolo di Don già nelle indicazioni della seconda metà del 500, anche perchè la documentazione diventa più consistente. Quasi come se si volesse evidenziare la coesistenza di vari rami sia in Sardegna che in altre zone (Sicilia, poi ovviamente nella madrepatria iberica e anche in altre zone) caratterizzati in gran parte dalla originaria e antica qualità militare (Cavalieri), con rami che a tale qualità avevano aggiunto titoli feudali, già dal 300 o forse dal 200, titoli che comportavano un rango più elevato (e ricordiamoci che se un ceppo feudale generava molti rami, allora solo uno di questi manteneva il rango maggiore e la titolarità feudale, gli altri rami erano in posizione secondaria). E ciò è compatibile con le differenze di rango e condizione riscontrate. Ecco cosa traspare, e ciò è sinteticamente quanto mi aveva riferito anche un conoscente. E ancora, sono noti i nomi del padre e nonno dei Requesens cagliaritani documentati nei primi Q.L.? E l'indicazione esatta della provenienza? In Araldica Sardegna si lascia intendere tacitamente una continuità con alcuni Requesens documentati a inizi 500 (non la viceregina, di altra linea).

Comunque ecco un "copia-incolla" di una parte di una scheda Requesens elaborata da Araldica Sardegna:
I Requesens, originari della Cataloña, appartenevano ad una illustre famiglia passata in Sicilia nel
XIV secolo e poi giunta in Sardegna.
Galcerando 1° de Requesens nel 1347 ottenne la patente di corsa da cui trasse grande vantaggio.
Suo figlio, Galcerando 2° de Requesens, ammiraglio reale, conte di Trivento e ambasciatore
presso la corte di Napoli, sposato con Raimonda de Cardona, il 13 settembre 1385 ottenne le ville
di Sedilo, Canales, Zuri, Orani Soli, Norbello, Tadasuni e Domusnovas in feudo secondo la
consuetudine italiana. Galcerando 2° si sposò due volte, la prima con la suddetta donna Raimonda
de Cardona, la seconda con una dama di cui ignoriamo il nome. Ebbe quattro figlie femmine,
Giovanna e Isabella dalle prime nozze, un’altra Giovanna e Maria dalle seconde, ma non ebbe
discendenza maschile. Alla morte di Galcerando 2° il Fisco dichiarò devoluto il feudo, ma le
Requesens, ciascuna per suo conto, si opposero dando luogo ad una lunga vertenza che vide, al
termine, vincitrice Isabella de Requesens, moglie di Raimondo Folch de Cardona, duca di Summa
e Viceré di Napoli. Nel 1537 Ferdinando de Cardona y de Requesens, figlio dei precedenti, per
fronteggiare un debito che aveva con don Ludovico de Eril, vendette a Nicolò Torresani e Pietro
Mora il feduo di Sedilo e Canales che, innalzato a contea rimase ai Torresani.
I Requesens, che presero a risiedere in Sicilia, continuarono nell’attività marinarecsa al servizo del
re: nel 1524 Ludovio de Requesens, al comando d’una piccola flotta, disperse i pirati barbareschi
che avevano assalito la costa sarda di ponente.
Francesco de Requesens, sposato con Petrusa de Peralta, siciliani, nel 1553 fu convocato al
Parlamento de Heredia. Fu padre di Isabella, moglie di di Martino de Alagon, 2° marchese di
Villasor.
I Requesens nei Cinque Libri consultati compaiono la prima volta con una nota dell’11 settembre
15751 riferita a Gaspare de Requesens e sua moglie Olimpia Limona. Partendo da quella nota, i
dati su i Requesens si possono descrivere in tre generazioni.
PRIMA GENERAZIONE
Appartennero alla prima generazione
Gaspare de Requesens che fu Veghiere Reale nel 1575. Fu presente e attivo al Parlamento
Aytona, al Parlamento de Gandia e al Parlamento Bayona. Il 12 dicembre 1616 il Viceré duca di
Gandia lo incaricò di reggere la Regia Procurazione in assenza di don Paolo de Castelvì, sospeso
dal suo ufficio. Resse la Procurazione sino al 1617. Sposò Olimpia Limona che morì a Cagliari il 28
dicembre 1607e fu sepolta in duomo. Gaspare de Requesens ebbe titolo di don e morì a Cagliari il
28 agosto 1630.

Tra l'altro c'è da chiedersi come mai per molte stirpi sarde di Cavalieri mancasse (giustamente) l'indicazione di Don, mentre questi Requesens secondo alcuni non erano neanche Cavalieri (fino a inizi 600) e invece sono indicati con appellativo di nobiltà, Don. Strano.
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REQUENSES

Messaggioda leone passante » mercoledì 31 ottobre 2012, 21:52

Per Salvennor
Se conosci quel sito saprai bene che in tutta onestà intellettuale separa nettamente i dati genelogici certi e sicuri rilevati dai quinque libri da altre notizie relative a famiglie omonime che riquadra separatamente.
Ebbene in quel riquadro si fa riferimento appunto a tutti i Requenses che ebbero in qualche modo a che fare con Sardegna, tra cui la celebre famiglia barcellonese che ebbe feudi in Sardegna, poi passati ai Cardona nonché alcuni esponenti del ramo siciliano della stessa. Sempre tutti personaggi di altissimo lignaggio.
In nessun passo però viene detto che i Requenses di Cagliari sono gli stessi. Né, data la posizione non certo di spicco all'interno della nobiltà sarda, è lecito nemmeno ipotizzarlo. Non si conoscono diplomi di concessione ma solo le ammissioni alle Cortes, ribadisco inizialmente come esponenti dello stamento reale, in virtù della carica ricoperta, e non di quello militare. Ricordati che un Veghiere Regio godeva del titolo di don di cortesia.
La loro ascrizione alla nobiltà sarda è analoga a quella di altre famiglie di funzionari regi segnalatisi particolarmente in lavori parlamentari cui erano stati ammessi per la carica.
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MINUTILI

Messaggioda leone passante » mercoledì 14 novembre 2012, 13:41

Vorrei ritornare sui Minutili sardi.
La pretesa loro origine dai celebri Minutolo napoletani, peraltro non comprovata documentalmente, si scontra con dati certi e non opinabili della storia e della linguistica.
Sotto il primo profilo, quello storico, confligge con la circostanza che la famiglia Minutolo napoletana nel '500 era già aggregata da oltre due secoli al Monte dei Capece e tutti i suoi membri portavano indefettibilmente il doppio cognome, come era obbligo per statuto dell'albergo, pena la decadenza. E' appena il caso di rammentare che i Capece erano casato più antico e prestigioso e la considerazione di cui godeva era tale da esser ritenuto (senza prove) discendere dagli antichi duchi bizantini. Ai Capece risaliva peraltro l'arma del leone rampante, assunto dalle famiglie aggregate.
Nel '500 la fama ed il prestigio della famiglia napoletana dei Capece Minutolo rendono dunque altamente improbabile che dei suoi membri trasferiti in Sardegna facessero uso del solo cognome originario, meno prestigioso, negando due secoli della loro storia.
Un altro argomento a contrario lo offre la linguistica. Poiché le evoluzioni che subisce un antroponimo non sono casuali ma sono sempre intimamente legate al contesto linguistico in cui lo stesso vive e diretta conseguenza di fenomeni linguistici nello stesso riscontrabili, appare alquanto arduo ritenere che in una terra fortemente ispanizzata quale era la nostra isola alla metà del '500 un antroponimo napoletano desinente in -o possa evolvere in -i/y. Neppure è il caso di sottolineare come l'evoluzione sia ancor meno compatibile con il contesto linguistico sardo.
leone passante
 
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Re: MINUTILI

Messaggioda Destavara » martedì 4 dicembre 2012, 20:53

leone passante ha scritto:Vorrei ritornare sui Minutili sardi.
La pretesa loro origine dai celebri Minutolo napoletani, peraltro non comprovata documentalmente, si scontra con dati certi e non opinabili della storia e della linguistica.
Sotto il primo profilo, quello storico, confligge con la circostanza che la famiglia Minutolo napoletana nel '500 era già aggregata da oltre due secoli al Monte dei Capece e tutti i suoi membri portavano indefettibilmente il doppio cognome, come era obbligo per statuto dell'albergo, pena la decadenza. E' appena il caso di rammentare che i Capece erano casato più antico e prestigioso e la considerazione di cui godeva era tale da esser ritenuto (senza prove) discendere dagli antichi duchi bizantini. Ai Capece risaliva peraltro l'arma del leone rampante, assunto dalle famiglie aggregate.
Nel '500 la fama ed il prestigio della famiglia napoletana dei Capece Minutolo rendono dunque altamente improbabile che dei suoi membri trasferiti in Sardegna facessero uso del solo cognome originario, meno prestigioso, negando due secoli della loro storia.
Un altro argomento a contrario lo offre la linguistica. Poiché le evoluzioni che subisce un antroponimo non sono casuali ma sono sempre intimamente legate al contesto linguistico in cui lo stesso vive e diretta conseguenza di fenomeni linguistici nello stesso riscontrabili, appare alquanto arduo ritenere che in una terra fortemente ispanizzata quale era la nostra isola alla metà del '500 un antroponimo napoletano desinente in -o possa evolvere in -i/y. Neppure è il caso di sottolineare come l'evoluzione sia ancor meno compatibile con il contesto linguistico sardo.

Naturalmente ... I dissentery!
Saluto tutti, D.
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