Definizione di Nobiltà Civica

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Re: Definizione di Nobiltà Civica

Messaggioda Franco Benucci » domenica 1 gennaio 2012, 0:57

Per maggior chiarezza su quello che dicevo sopra, ecco la distinzione proposta a Padova intorno al 1570 (da Alvise Businello, ramo padovano dei della Torre), ma rimasta nel campo delle private iniziative di 'tassonomia nobiliare' (benché autorevolmente ripresa circa un secolo dopo da Zuane de Lazara):
NOBILI ASSOLUTAMENTE ET IMMEDIATAMENTE: (87 famiglie) "nobiltà antica, sono cittadini da 6 età et il padre del primo era cittadino [che fa 7 generazioni], possono comparire avanti ogni Imperatore né hanno opposizione alla loro nobiltà"
NOBILI SIMPLICEMENTE: (50 famiglie) "per 3 età discendono da cittadini et il padre del primo sii figlio di cittadini [che fa 5]"
CITTADINI POPOLARI (60 famiglie, pronte per il Consiglio nonostante l'attributo): "nasce da persona civile [2 generazioni, per entrare ne servivano 3], e non faci Arte" (da notare che molte di queste erano nobili altrove, per es. i Codazzi a Lodi-Milano, e semplicemente erano a Padova troppo poco tempo per essere già entrate, ma al prossimo giro entravano)
seguono poi i "Nodari di Collegio" (32 famiglie) e i "Mercanti principali di questa Città" (15 famiglie) che facevano da ulteriore serbatoio per la mobilità sociale quindi per l'eventuale futura ammissione in Consiglio = cooptazione al ceto nobiliare civico.
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Re: Definizione di Nobiltà Civica

Messaggioda RFVS » domenica 1 gennaio 2012, 12:21

@Franco Benucci

Perfettamente d'accordo [cheers.gif]

@GENS VALERIA

GENS VALERIA ha scritto:Avrai notato , Riccardo, che anch'io ho semplificato un bel po'.

In molte città Toscane ( soprattutto sette ) e nello Stato Pontificio tale differenza esisteva, ma è pur vero che il Pontefice Leone XII Motu Proprio di Leone XII del 1827 riformò l’amministrazione dello Stato per le importanti implicazioni in campo nobiliare nei quali era prevista, oltre alla trasformazione della gestione delle Città con reggenza trasformata in due soli Ceti ( Nobile e Civico, rimanendo abolita la distinzione fra Patrizio e Nobile), anche la prerogativa di nuove ammissioni, nonché di aggregazioni, riservata direttamente alla Sovrana Santità.
Ciò spiega perché eventuali elenchi dell’epoca compilati nelle varie Delegazioni e Legazioni pontificie non fanno menzione del titolo di Patrizio.
Dal 1827 , spesso i membri delle famiglie già patrizie presero a farsi chiamare Conti in quanto il "titolo" di nobile andava loro un pochino "stretto".


Capisco, ma il fatto che nel 1827 Leone XII abbia unito in un solo gruppo Patrizi e Nobili non dovrebbe essere motivo per dire che queste due categorie di nobili civici sono uguali, pur volendo semplificare la spiegazione. Del resto uguali non sono ed il 1827 è solo uno degli atti conclusivi della lunga stagione dei nobili civici. Prima di questa data ci sono stati diversi secoli (molte città e terre svilupparono le nobiltà civiche nel '500. In alcuni - pochi - casi anche prima) in cui Patrizi e Nobili hanno prosperato e - dove fossero esistiti entrambi - erano categorie diverse di una medesima classe.
Sono molto dubbioso sul discorso del titolo di Conte. In dieci anni di ricerche questa cosa mi è parsa semplicemente una eccezione - per altro rara - più che la regola.
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Re: Definizione di Nobiltà Civica

Messaggioda GENS VALERIA » domenica 1 gennaio 2012, 15:55

Si tratta di intendersi sulle definizioni . :D
La classe era quella alla quale appartenevano le famiglie che si alternarono al potere occupando le magistrature, quindi la classe della nobiltà civica o cittadina, sostanzialmente una.
Queste differenti categorie all'interno della medesima classe nella stessa città,quando esistevano, spesso ben distinte furono più che altro consorterie più o meno chiuse, fazioni egemoniche, gruppi di potere, che si escludevano a vicenda facendo dell'antichità della nobiltà generosa il vero punto discriminante. A volte, per statuto, si dividevano seggi e cariche, più spesso l'una escludeva l'altra nella gestione della cosa pubblica.

Esempio, quando in Liguria "patrizio" era una rara espressione di cortesia:

A Genova, a partire dal 1570 con le riunioni che si tennero nella casa di Giacomo Basadonne , un nobile nuovo , si ha l’inizio dell’azione coordinata dei ( Nobili ) Nuovi , cioè gli ex-popolari , per la riforma degli istituti che avevano garantito sino a quel momento l’egemonia dei  ( Nobili ) Vecchi , gli ex-nobili . In queste riunioni si parlava di riforma costituzionale e si arrivava anche a scriverne .

A questa riforma si arrivò nel 1576 con l’accordo di Casale ; alla trattativa oltre ai rappresentanti del re di Spagna e dell’Imperatore parteciparono : da una parte i Nuovi , che rivendicavano nello spirito del ’28 l’istituzione di un unico ordine di nobiltà senza distinzioni di fazione e di gerarchia ; dall’altra i Vecchi , che ripresentavano i propri titoli di distinzione e propugnavano l’interpretazione dell’“unione” dei genovesi come regime misto di “Nobili” e “Popolari” basato sulla parità di partecipazione al governo .

Le leggi del 1576, che sembrarono segnate profondamente dalla mediazione straniera, furono sostanzialmente una elaborazione genovese , che sanciva un patto di potere tra i gruppi dirigenti delle due fazioni politiche . I membri dei due Consigli venivano ora nominati da Trenta Elettori , scelti dal Minor Consiglio uscente , e il criterio del sorteggio era adottato per la formazione dei Collegi . I Governatori e i Procuratori erano estratti , però , da una lista di 120 nominativi ( il cosiddetto  Seminario ) compilata inizialmente dagli stessi legislatori di Casale .
Ogni semestre un bambino estraeva a sorte tra i nomi del Seminario tre Governatori e due Procuratori : in ciascuna delle Magistrature non ci potevano essere due persone della stessa famiglia .
Complessivamente il sorteggio aveva nella costituzione del 1576 un ruolo anche minore di quello che gli era riconosciuto dalle leggi del 1547 : ancora una volta il ricambio della classe dirigente veniva ridotto al minimo .


;) Non mia abitudine prendere a randellate la mia storia familiare, ma...
...a Venezia, la denominazione " titolo" di Patrizio veneto, mera qualifica d'uso, riscontrabile sporadicamente dall’epigrafia cinquecentesca in poi, fu imposta soltanto dalla Consulta regnicola, ad indicazione della millenaria nobiltà civica.
La qualifica usuale dei nobili cittadini veneziani era quella di Nobilis Vir , Nobil Homo, nobilomo ser.
Ciò bastava, avanzava e non ingenerava affatto sentimenti di ... inferiorità. :D
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Re: Definizione di Nobiltà Civica

Messaggioda Franco Benucci » lunedì 2 gennaio 2012, 0:37

GENS VALERIA ha scritto:a Venezia, la denominazione " titolo" di Patrizio veneto, mera qualifica d'uso, riscontrabile sporadicamente dall’epigrafia cinquecentesca in poi, fu imposta soltanto dalla Consulta regnicola, ad indicazione della millenaria nobiltà civica. La qualifica usuale dei nobili cittadini veneziani era quella di Nobilis Vir , Nobil Homo, nobilomo ser. Ciò bastava, avanzava e non ingenerava affatto sentimenti di ... inferiorità. :D

Vero, ma anche no... la qualifica di P.V. (patrizio veneto) si trova sistematicamente impiegata quanto meno per distinguere i membri dei rami familiari che appartenevano (o erano stati ascritti per soldo, da Candia in poi) al patriziato, da quelli che ne erano decaduti (per difetto di nascita o altro, recedendo a cittadini originari: Alvise Corner/Cornaro, quello di Falconetto, Ruzante, ecc. ne è un esempio ben noto) o che non vi erano stati ammessi (rimanendo perciò semplicemente membri delle varie nobiltà di T.F. da cui provenivano).
Schematizzando, i cittadini originari amministravano Venezia e lo Stato (cioè fornivano il personale delle amministrazioni cittadine, centrali e periferiche), i nobili di T.F. (dopo le dedizioni del 1405, per Treviso 1338 e dedinitivamente 1388) amministravano le loro città e pezzi dei rispettivi territori (prima del 1405 governavano città e territorio intero), i P.V. (anche se originari di T.F.) governavano Venezia, le province di T.F. (e da Mar) e lo Stato, e inoltre amministravano i pezzi di territorio sottratti alle varie nobiltà di T.F.
In epoca austriaca i cittadini originari provarono a ottenere il riconoscimento di nobiltà sostenendo (a ragione) che favano da secoli le stesse cose delle varie nobiltà di T.F. (e forse anche di più), ma gli andò buca: a Venezia c'erano 'sempre' stati solo i patrizi, non i nobili (magari chiamati n.h. ma patrizi), i quali patrizi nel frattempo stavano rinunciando a qualunque tipo di rivendicazione e di ruolo politico in cambio di un titolo di conte... Andò dritta solo a quei rami delle famiglie cittadinesche venete che nel corso dei secoli erano stati ammessi nei vari consigli civici (= nobiltà) di T.F. e così vennero riconosciuti nobili anche dal Kaiser, al pari di ex-mercanti, ex-artigiani, ex-patrizi, emigranti vari, ecc. che avevano seguito nel tempo la stessa trafila... C'est la vie... e allora non c'era ancora la SAI... ;)
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Re: Definizione di Nobiltà Civica

Messaggioda GENS VALERIA » lunedì 2 gennaio 2012, 9:40

Franco Benucci ha scritto: (...) Vero, ma anche no... la qualifica di P.V. (patrizio veneto) si trova sistematicamente impiegata quanto meno per distinguere i membri dei rami familiari che appartenevano (o erano stati ascritti per soldo, da Candia in poi) al patriziato, da quelli che ne erano decaduti (per difetto di nascita o altro, recedendo a cittadini originari: Alvise Corner/Cornaro, quello di Falconetto, Ruzante, ecc. ne è un esempio ben noto) o che non vi erano stati ammessi (rimanendo perciò semplicemente membri delle varie nobiltà di T.F. da cui provenivano).(...)


Non metto in dubbio ciò che scrivi, le mie perplessità sono legate al fatto che nei libri dell'Avogaria di Comun nell' A.d.S.Ve ( ma non li ho certo spulciati tutti... :D ) dove si trovavano i " sacri testi ufficiali della nobiltà veneziana " , ( processi nobiltà , matrimoni ecc.. ) non ho mai riscontrato il termine "patrizio", l'ho trovato solo negli indici manoscritti o dattiloscritti del XIX e del XX Secolo.
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Re: Definizione di Nobiltà Civica

Messaggioda Franco Benucci » martedì 3 gennaio 2012, 1:18

GENS VALERIA ha scritto:nei libri dell'Avogaria di Comun nell' A.d.S.Ve ( ma non li ho certo spulciati tutti... :D ) dove si trovavano i " sacri testi ufficiali della nobiltà veneziana " , (processi nobiltà , matrimoni ecc.. ) non ho mai riscontrato il termine "patrizio"

Chiaro, lì non serviva, era contestualmente ovvio di chi si stava parlando. Mi riferivo a epigrafi, atti e riferimenti testuali extra-Avogaria, designazioni per distinguere tra 'cugini' omonimi, ecc.
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Re: Definizione di Nobiltà Civica

Messaggioda GENS VALERIA » martedì 3 gennaio 2012, 10:18

[hmm.gif] Che ti devo dire ... ho visionato ed a volte digitalizzato una discreta quantità di atti parrocchiali oltre agli atti tratti dal Libro d'oro dei matrimoni con notizie dei figli , dei Secoli XVI , XVII , XIII , ma tra i diretti interessati ed i testimoni , non ho mai trovato un P.V.( patrizio Veneto ) ma tutti N.H o N.V. ( Nobil Homo e Nobilis Vir) ed ovviamente N.D. ( nobil donna ).

Rimango dell'idea che il termine "patrizio" fosse estremamente poco diffuso almeno a Venezia e se vogliamo poco ...ortodosso, venne sostituito da "nob." nobile ( dell'Impero Austriaco ) fino a quando la consulta del regno non si occupò della materia.

Immagine
Atto di Battesimo di Zaccaria Valier di Zuane e della N.D. Faustina Contarini. 15/11/1682 Parrrocchia di S. Apollininare Venezia,
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Re: Definizione di Nobiltà Civica

Messaggioda fabrizio guinzio » martedì 3 gennaio 2012, 14:54

A proposito di Venezia: nelle Cronache locali cremasche i Signori veneti della Città erano i soli ad essere indicati con N.H.(N.V.) - N.D. le consorti e per esteso ad essere indicati come Nobili Patrizi (e nel Regno d'Italia tale doppia superlativa qualifica, che un araldista partenopeo, C. Padiglione, voleva fosse attribuita a tutta la nobiltà civica italiana per distinguerla dai nobili di feudo e nobili sul cognome, quella veneziana l'ha avuta ufficialmente riconosciuta insieme ad altre nobiltà di campana, ma non è stata riconosciuta a tutti i Comuni nobili italiani!) veneti. E' scientificamente corretto?
Ultima modifica di fabrizio guinzio il martedì 3 gennaio 2012, 18:58, modificato 1 volta in totale.
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Re: Definizione di Nobiltà Civica

Messaggioda GENS VALERIA » martedì 3 gennaio 2012, 15:18

Forse l'usanza di distinguere tra il Cinquecento e fine Settecento i nobilomini veneziani quali "patrizi" o "nobili patrizi" era dettata dalla volontà di distinguersi dai locali "nobili" di terraferma o ultramarini e quindi fosse generalmente in uso fuori Venezia.
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Re: Definizione di Nobiltà Civica

Messaggioda Franco Benucci » martedì 3 gennaio 2012, 15:57

Viceversa: la qualifica di P.V. serviva a distinguere un, poniamo, Francesco Papafava (da Padova) ascritto (per soldo) al patriziato veneto, dal suo omonimo, parente, coevo e conterraneo appartenente però al ramo familiare che non aveva potuto permettersi tale ascrizione e che era perciò rimasto semplicemente nobile cittadino. Oppure un, poniamo, Alvise Pisani (da Venezia), figlio naturale di un patrizio e perciò 'declassato' in laguna al ceto cittadinesco, che però otteneva l'aggregazione al Consiglio nobile di Padova, dal suo parente naturale, omonimo, coevo e conterraneo che discendeva invece legittimamente da un altro ramo familiare e perciò era ascritto al Maggior Consiglio veneto.
In entrambi i casi era un'esigenza che si poneva in T.F., non a Venezia, dove tutti e soli i patrizi (legittimamente nati e registrati al libro d'oro) erano n.h.
Se proprio sei come san Tomaso vedrò di tirear fuori qualche esempio epigrafico o tipografico dell'epoca, ma "beato chi crederà senza aver veduto", come che dixeva el paròn...
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Re: Definizione di Nobiltà Civica

Messaggioda GENS VALERIA » martedì 3 gennaio 2012, 16:11

Franco Benucci ha scritto:(...) Viceversa: (...)

Ti credo sulla parola ... :D
Dove non ho certezze formulo ipotesi.
Tutto ( ed il contrario di tutto) può essere, siamo nel campo fumosissimo dei "titoli"( si fa per dire ) e dei trattamenti in uso, ma che saranno codificati solo molto più tardi e non certo sotto le ali del leone di San Marco .
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Re: Definizione di Nobiltà Civica

Messaggioda GENS VALERIA » martedì 3 gennaio 2012, 19:38

Franco Benucci ha scritto: (...) In entrambi i casi era un'esigenza che si poneva in T.F., non a Venezia, dove tutti e soli i patrizi (legittimamente nati e registrati al libro d'oro) erano n.h. (...)

[hmm.gif] Alla fine, Franco, ripensandoci, il nostro pensiero, coincide :
L'esigenza di una distinzione era sentita in terra ferma ed è qui che si evidenziano i Patrizi Veneti ( P.V.) in contrapposizione alla locale nobiltà cittadina.
In laguna, i nobilomini non mostravano minimi turbamenti.
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Re: Definizione di Nobiltà Civica

Messaggioda Franco Benucci » mercoledì 4 gennaio 2012, 0:42

Infatti, il fenomeno è unico e è di T.F., cambia il punto di vista da cui lo considera(va)mo... visto da terra (e immagino da mar) era pertinente per via della compresenza di nobili locali e di P.V., visto dalla laguna invece era irrilevante perché tanto c'erano (o rilevavano) solo loro.
In laguna c'era un fenomeno analogo per distinguere omonimi e coevi, non sempre parenti, con la carica rivesita (spesso protempore ma tipicamente): sier Alvise Pisani el 40, sier Alvise Pisani kr proc.r, sier Alvise Pisani el piovego, ecc.
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Re: Definizione di Nobiltà Civica

Messaggioda LeSaboteur » mercoledì 4 gennaio 2012, 10:10

GENS VALERIA ha scritto: Lo stemma esisteva quasi sempre, ma non era affatto prerogativa nobiliare, talvolta però non è giunto fino a noi, per incuria o sfortuna.

Torno nuovamente nella discussione per porre un altro quesito : Esisteva un registro "centrale" degli stemmi od in generale la sua "tutela" e conservazione erano meramente privati? Capisco che ,come detto, la suddetta nobiltà non era un fenomeno omogeneo ma se qualcuno sa qualcosa riguardo un qualsiasi posto..che ben venga :)

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Re: Definizione di Nobiltà Civica

Messaggioda Franco Benucci » mercoledì 4 gennaio 2012, 12:38

A Padova è documentato un codice araldico (e prosopografico) conservato negli archivi del Comune "ante quam palacium concremaretur" (cioè ante 1420), di cui quindi esistono solo copie ed estratti (dichiarati tali)
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